FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LA COSA

Valerio Piseddu




L'oggetto era più strano di quanto fosse apparso nelle radiografie. Lo sollevò con le pinzette, poi lo deterse con delicatezza del sangue che lo ricopriva, usando un brandello di garza. L'aspetto era quello di un proiettile, ma irto di piccoli ami ritorti. In tutta la sua carriera di chirurgo aveva estratto dai corpi dei pazienti i reperti più impensabili, ma mai qualcosa di simile al frammento di metallo che ora brillava sotto la lampada. Nè di così sinistro.

Una pioggerellina di ghiaccioli tamburellava sulla grande cupola trasparente del Surgical Center della Base X356, producendo una nube vaporosa di particelle iridescenti.
Maunth posò il frammento sul decontaminatore e seguì, molto interessato, la serie di punti luminosi che si rincorrevano sul pannello dell'apparecchio. Nessun segno di radiazioni.
-Senti, io credo che gli Urioteli abbiano cambiato tattica disse rivolgendosi all'aiuto che gli stava di fronte mi sbaglierò, ma questo non è uno dei loro possibili proiettili!-
Paul si tolse la benda protettiva dal viso e lo ricambiò con una smorfia.
-D'ora innanzi da loro dovremo aspettarci di tutto-
Sollevò a sua volta il frammento di metallo e lo guardò contro la potente lampada situata sopra il lettino. Vista in controluce si notava una certa trasparenza del corpo centrale, che a prima vista era sfuggita ad entrambi. Pareva addirittura che all'interno ci fosse qualcosa di liquido che cambiasse colore a seconda dell'incidenza della luce.
-Eppure non si può escludere che si tratti di un corpo metallico. Gli uncini ritorti sono saldati alla superficie ed il tutto ha la parvenza di essere stato costruito per lacerare i tessuti-
-Ed iniettarvi una qualche sostanza contenuta al suo interno-aggiunse Maunth.
Il capitano Knyck era stato trasportato in sala di rianimazione ed i due lo raggiunsero dopo essersi dati un'occhiata d'intesa.
-Bisognerà monitorare strettamente il decorso post operatorio e passare questa "cosa" al laboratorio per saperne di più disse il primario.

Ora il PKK/W45, l'astronave di Knyck, era rientrato nel suo hangar, mentre la base X356 veniva esposta ad una tremenda buffera accecante che ne aveva reso problematico l'atterraggio. La battaglia era stata molto cruenta e le perdite numerosissime. L'unico ferito grave ora giaceva in rianimazione. Era stato per un vero miracolo che il suo coopilota fosse riuscito a salvare lui e la sua astronave. Per tutti gli altri niente da fare. Il risultato finale era stato addirittura sorprendente: un centinaio di dispersi, spariti nel nulla, ed un solo ferito. Gli operatori della base X356, tutti impegnatissimi a riordinare le tante cose lasciate in sospeso dopo il trambusto di un preallarme di appena pochi secondi, non avevano prestato molta attenzione al rientro del PKK/W45. Si era solo notato che qualcosa non andava per il verso giusto ed il coopilota dovesse essere in seria difficoltà se dopo aver fatto atterrare il velivolo non riusciva ad abbandonare l'astronave.
L'umanoide Modis107, preposto alle pulizie dell'hangar, si accorse che al suo interno non vi era alcun segno di vita. Aprì il portellone esterno e ne ispezionò l'abitacolo. La scena fu deludente: i due posti di guida erano vuoti, quello del comandante Knyck, con lo schienale insanguinato trapassato da un foro e l'altro, quello del coopilota del tutto intatto; ma di lui nessuna traccia; soltanto la sua tuta d'argento si trovava afflosciata sul sedile di guida. Estese le ricerche a tutto l'interno, ma il PKK/W45 era assolutamente vuoto. Soltanto accanto alla maniglia del portellone d'uscita qualche piccola macchia di sangue. Con molta probabilità le tracce lasciate dalle ferite del capitano Knyck quando fu tratto in salvo dal suo coopilota.

La notte scese presto sulla base X356 e le tre lune ne rischiararono i contorni metallici, dando all'insieme l'aspetto spettrale di un enorme e sinistro pipistrello. Il comandante Thursthone passeggiava a lunghi passi nella sua camera ed ogni tanto osservava la sua scrivania dove, sopra un foglio di carta, stava in bella mostra l'oggetto misterioso che il dott Maunth gli aveva portato qualche ora prima con il minuzioso resoconto dell'analisi. Doveva assolutamente scoprire quel mistero. Certamente quella "cosa" racchiudeva il segreto che avrebbe potuto anche spiegare il risultato disastroso della battaglia. Ripercorse con la mente il periodo della sua lunga carriera e riflettè sul fatto che di feriti, a bordo delle astronavi, ne aveva sempre visto moltissimi; ma mai aveva visto dileguarsi nel nulla cinquanta unità da combattimento con l'intero equipaggio. Si fermò davanti all'oblò e, quasi per concedersi una tregua, si mise a riflettere su quanto era avvenuto in quei pochi mesi, dopo l'avvio dell'operazione Sirio. Il suo incarico era stato quello di rendere possibile l'insediamento di una stirpe umanoide in quella fascia galattica occupata dagli Urioteli. Il primo impatto con loro fu dei più facili e cordiali. Si trattava di entità molto intelligenti, costituiti da anti-materia, ma con una massa corporea considerevole, la cui visibilità era subordinata ai riflessi della luce astrale ed in ambienti chiusi a speciali lampade. Avevano la strana forma lattiginosa di una zucca rovesciata e riuscivano a comunicare per telepatia. La prima volta che li contattò non ebbe difficoltà ad avere in concessione da loro spazi vastissimi, che gli avrebbero consentito di intrapprendere una vera e propria "colonizzazione" di umanoidi, con il solo scopo di preparare il grande esodo planetario dal suo sistema solare in via di estinzione.
Ma le cose negli ultimi tempi precipitarono. Gli Urioteli dimostrarono di non tollerare più l'insediamento degli umanoidi che in tempi brevi erano riusciti a costruire una efficientissima base, guarnita dei più micidiali mezzi d'assalto. A questo punto essi ruppero i patti e dichiararono la guerra ad oltranza. Ogni venti giorni, in coincidenza del perielio astrale, più vicino alla base, i nemici facevano incursioni decimando la sua flotta, con perdite rilevanti da ambo le parti. Ma questa volta, purtroppo, le perdite si erano verificate soltanto dalla sua parte.
Si allontanò dall'oblò e si accorse che il suo fidato segretario dal corridoio chiedeva il permesso di entrare. Modis15 era la copia fedele di tutti gli altri umanoidi, con in più una serie di cip che lo rendevano superiore a chiunque altro per intelligenza ed una tuta dorata simile a quella dei due unici umani della spedizione: il capitano Knyck e lui, il comandante. L'apertura elettronica a massa fluida, introdusse il visitatore che Thursthone cordialmente accolse con una stretta di mano.
-Mi scusi se l'ho disturbata, disse, non potevo fare a meno di contattarla dopo quanto è accaduto-e mentre parlava i suoi occhi fissavano lo strano oggetto posato sulla scrivania. Thursthone gli fece cenno di accomodarsi e lui stesso si adagiò sulla poltrona snodata allungando le sue gambe fino a poggiare i suoi piedi sulle ginocchia dell'umanoide che non battè ciglio, anzi spostò leggermente la sua posizione in avanti per favorirne meglio la postura.
-Bene! Di cosa volevi parlare? -
-Volevo osservare da vicino l'oggetto... se lei permette... -
-Prendilo, non fare complimenti, è lì, osservalo quanto ti pare. A me non ha svelato i suoi segreti nemmeno dopo aver letto la relazione minuziosa del laboratorio. -
-Posso leggerla? -
-Fai pure. Ma non credo possa illuminarti più di tanto: si limita a dire che l'involucro è di un metallo trasparente durissimo. Sul liquido, al suo interno, niente. Si, proprio niente. Non sono riusciti ad esaminarlo per l'imperforabilità della calotta. L'analisi spettrale ha evidenziato una sostanza del tutto sconosciuta. Gli uncini sembrerebbero dello stesso materiale dell'involucro, ma non sono trasparenti: a detta degli analisti, potrebbero servire per iniettare il liquido. Ma neanche questo è certo; non sono riusciti a scoprire nessuna apertura alle estremità -
Modis15 prese con due dita l'oggetto e se lo portò davanti agli occhi. Lo scosse leggermente ed osservò le onde variegate che si formavano col movimento del liquido.
-Si tratta certamente di un proiettile capace di forare qualunque corazza. E' costruito con una tecnica meravigliosa. Ciò che non capisco è che il capitano Knyck, dopo esserne stato ferito, non abbia subito alcuna conseguenza, tranne la lacerazione dei tessuti.-
Anche il comandante Thursthone era attratto da quella "cosa" tenuta per aria fra le dita dall'umanoide, tanto sicuro di sé da farla ruotare fra pollice medio ed indice come in un gioco di prestidigitazione. Vide il proiettile ruotare due... tre volte, poi sul punto di cadere, i suoi uncini si avvinghiarono all'indice del segretario, del quale riuscì solo ad udire un debole lamento: Modis15 era scomparso alla sua vista, nonostante i suoi piedi continuassero a poggiare ancora sulle solide ginocchia di lui. Anche il proiettile era scomparso. Si protese in avanti, per accertarsi che il suo corpo fosse ancora lì e, annaspando nell'aria, con sua grande sorpresa riuscì ad afferrare il suo braccio ed a costringerlo ad alzarsi. Lo toccava, ma attraverso il suo corpo vedeva tutti gli altri oggetti della camera situati dietro di lui. Allentò la presa per ispezionare se nell'altra mano tenesse ancora quella "cosa", ma ad un tratto il corpo di Modis15, gli sfuggì e svanì nel nulla. Vide solo la spia della porta elettronica lampeggiare per un attimo, poi più nulla. Provò a chiamarlo, ma il silenzio regnò sovrano, rotto appena dal brusio lievissimo dei condizionatori.

Il capitano Knyck, al posto di guida dell'astronave, si rivolse al comandante Thursthone seduto accanto a lui:
-Non vorrei apparire masochista, ma forse questa lezione ce la siamo meritata!-
-Credi?-
-Si! Quando siamo arrivati da loro, abbiamo creduto troppo ingenuamente a tutte le promesse di ospitalità, ma dal canto nostro sapevamo di dover portare a termine l'operazione Sirio. In effetti nulla di meno che invadere il loro spazio-
Il comandante con gli occhi fissi sulla plancia non prestava attenzione a quanto diceva il coopilota, unico suo compagno di viaggio. Avevano già superato oltre la metà della distanza che li separava dal loro sistema solare, verso cui tornavano, dopo la fuga precipitosa dalla base X356, e non aveva ancora risolto l'enigma della "cosa". Su lui pesava tutta la responsabilità della missione fallita. Valeva la pena ora ritornare in uno spazio invivibile? Non sarebbe stato meglio mutare rotta e vagare nell'ipersiderale fino a che la morte non li avesse liberati da quell'incubo? Si passò una mano sul viso e si accorse che alcune rughe erano sparite: la sua pelle era ridiventata liscia e soda come quella di un adolescente. Volse il capo verso il suo compagno, ma vide solamente la sua tuta dorata afflosciata sul sedile.
Lui era solo con la sua astronave, lanciata a velocità iperspaziale, che sfiorava campi di luce iridescenti e si incuneava in meteoriti che si frantumavano al suo passaggio in polvere cosmica. Per la prima volta sentì un senso di paura. Cercò di liberarsi dalle cinghie di sicurezza, ma una mano gli si posò sulla spalla trattenendolo.
-Comandante! Prego; stia calmo. Non servirà a nulla lasciarsi prendere dal panico. E' più facile che lei decida di essere dei nostri, esattamente come è stato per tutti gli altri.-
Riconobbe la voce di Modis15 e la stretta della sua mano ora era potente e decisa. Si girò, ma non vide nulla. Vide solo qualcosa che scivolava sul dorso della propria mano destra. Era ricomparsa la "cosa" che immediatamente gli si avvinghiò ad un dito. Provò una sensazione di euforia e di piacere intenso simile ad un orgasmo. Poi lentamente cominciò a scorgere i lineamenti delle altre persone. Rivide Knyck e Modis15. Strinse loro la mano, si rimise ai comandi ed invertì la rotta.



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