FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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L. B.
Mario Cocozza
L'oggetto era più strano di quanto fosse apparso nelle radiografie. Lo sollevò con le pinzette, poi lo deterse con delicatezza del sangue che lo ricopriva, usando un brandello di garza. L'aspetto era quello di un proiettile, ma irto di piccoli ami ritorti. In tutta la sua carriera di chirurgo aveva estratto dai corpi dei pazienti i reperti più impensabili, ma mai qualcosa di simile al frammento di metallo che ora brillava sotto la lampada. Nè di così sinistro.
Lo sguardo scivolò stancamente verso il polso, dove aveva avvertito una leggera puntura... sentì il cervello contrarsi spasmodicamente nel tentativo di trovare una spiegazione plausibile a ciò che stava accadendo. Gli arti rispondevano convulsamente all'urlo soffocato che gli esplodeva nel cranio, alla disperata ricerca di una via di fuga. L'oggetto misterioso aveva iniziato a vibrare silenziosamente, mentre uno degli ami si svolgeva lentamente, penetrando sempre più a fondo nel suo braccio. Le vibrazioni aumentarono d'intensità sotto i suoi occhi pietrificati dal panico, finché l'orrore di quella vista fu troppo per i suoi nervi, che cedettero di schianto. Si accasciò esanime sulla poltrona, mentre l'oggetto continuò a vibrare fino a produrre una nuova straordinaria mutazione: quello che era stato un piccolo pezzo di metallo, cominciò lentamente a liquefarsi, scivolando lungo l'amo estroflesso fino a penetrare completamente, goccia dopo goccia, sotto la pelle dell'uomo...
L'agente Palumbo non amava il nuovo commissario. Tutta quella prosopopea da giovane intellettuale da strapazzo lo infastidiva: Per me non ci capisce nulla. Certo che lasciare lo studio del chirurgo senza protezione è stata proprio una baggianata. Questa è la volta buona che lo rimandano all'accademia pensò, proprio mentre il commissario faceva il suo ingresso sulla scena del delitto: Allora, chi è entrato per primo? esclamò, rompendo il pesante silenzio che aleggiava nella sala. Due agenti si fecero timidamente avanti: Siamo stati noi, capo, niente è stato toccato finora. Il corpo si trovava lì sul tavolo e presentava un taglio recente all'altezza del polso, però non abbiamo trovato tracce di sangue in giro. Ci credo! Quel poveretto è morto da almeno quarantotto ore. Il nostro amico aveva appena iniziato l'autopsia ed ora... avete notizie dalle volanti? No, capo, abbiamo diramato l'avviso a tutte le unità, ma finora nessuna risposta. Capo, capo, ma quale capo. Questo dovrebbe stare vicino ad una lavagna, altro che guidare una caccia all'uomo!' pensò Palumbo con tanto impeto che si guardò intorno per essere sicuro di aver tenuto la bocca chiusa.
Chiara si sentì arrestare il respiro, le auto della Polizia non potevano essere lì per caso ed il concitato andirivieni attraverso la porta dello studio di suo marito (ex era una parola che puzzava di morte, sosteneva) le tolse la tenue speranza che fossero lì per qualcun altro. L'agente di guardia all'ingresso dovette trattenerla con la forza per impedirle di irrompere all'interno, ma l'inconfondibile voce del commissario Castelletti smorzò il suo slancio: Palumbo, lascia passare la signora! poi, cento decibel più giù: prego, signora, si accomodi. Gli occhi di Chiara facevano miracoli di strabismo, nel tentativo di cogliere un segno della presenza di Angelo, ma invano. Non si preoccupi, signora, suo marito non è qui. Diciamo che è... scomparso
Come, scomparso...
Si, sparito, svanito, volatilizzato. Insomma non c'è. Speravo che lei potesse aiutarci a cercarlo. Magari lo ha sentito, ieri... alzando lo sguardo verso di lei, intenta a fissare il corpo inanimato disteso sul lettino: signora, mi sta ascoltando? Certo, certo una leggera smorfia tradì lo sforzo compiuto per riacquistare il controllo dei propri nervi purtroppo non ho alcuna idea di dove possa essersi diretto. A cosa stava lavorando? Hmm, niente di particolare, almeno a prima vista. Abbiamo trovato quel poveretto privo di vita su di un marciapiede del lungomare. I primi esami e le testimonianze raccolte concordavano nell'indicare un infarto come causa della morte, ma le radiografie mostravano qualcosa di insolito, per cui avevamo chiesto a suo marito... scusi, ex marito... di inviarci al più presto i risultati degli esami. Palumbo si grattò la fronte per dissimulare il fastidio che provava nel sentire spiattellare notizie riservate su quel musetto aggraziato. "Ma bravo, dille pure della "cosa" nascosta nell'avambraccio, tanto, il segreto istruttorio è solo ciarpame per te". Ma Castelletti, quasi che avesse udito i suoi pensieri, non aggiunse una parola, limitandosi a scrutare le reazioni che il suo discorso stava provocando sul bel volto di Chiara, senza neanche accennare all'oggetto di cui non si trovava più traccia. Oh, non è la prima volta che mio marito questa volta le costò più fatica rinunciare all'ex sparisce all'improvviso per qualche giorno. Sa, ha molti amici... ed amiche presso cui rifugiarsi. A riflettere, dice lui. Il filo di voce col quale pronunciò le ultime parole tradiva malinconia, piuttosto che rabbia. Bene, signora, può darsi che lei abbia ragione. La prego di lasciare un suo recapito, potremmo avere ancora bisogno del suo aiuto. Arrivederci Il mezzo inchino che improvvisò non era certo d'ordinanza, ma riassunse il tono del comando non appena lei oltrepassò l'uscio per tornare all'auto: Ho l'impressione che sappia qualcosa... non perdetela d'occhio.
Non riesco a crederci! Porc..., ma perché proprio a lui? Dio! Fa che non rovini tutto! Ti prego, ti prego, ti... L'auto quasi sfiorava il ciglio della strada, nella sua folle corsa, ma lei non degnava di uno sguardo i fantastici strapiombi che lambiva. Non c'era più tempo.
Le lucine del modem sembravano fissarlo con aria interrogativa, mentre il monitor faticava a diradare il buio che lo riempiva. Un brivido gli attraversò la mente quando l'avambraccio iniziò a vibrare silenziosamente. Partendo dal cuore della vibrazione, due filamenti si snodarono lentamente, insinuandosi tra i pulsanti della tastiera. Immagini strane apparvero come d'incanto sullo schermo, in un susseguirsi di colori, parole ed ideogrammi incomprensibili. Sulla destra, in basso, un link occhieggiava furtivo, in attesa di ricevere ordini. Le parole azzurrine sul fondo bianco erano le uniche che riuscisse a comprendere senza problemi: "PROJECT L. B.".
La manina leggera del mouse terminò le sue buffe evoluzioni (non era mai stato un campione nel destreggiarsi con quella ferraglia) nei pressi della "B", il click che ne seguì fu sovrastato dallo stridio di freni sulla ghiaia del giardino. Chiara percorse i trenta metri che la separavano dalla porta d'ingresso in un lampo. Riconobbe subito la sagoma familiare, di là dal mobile-libreria che delimitava la zona studio. Sul viso riflessi di mille colori si inseguivano tra le minute perle di sudore, lo sguardo quasi implorante la colpì come un maglio, nel profondo del cuore... Avrebbe voluto prenderlo tra le braccia e carezzarlo come si fa con i bambini spaventati, proprio lei che a diventare madre aveva dovuto rinunciare per causa sua: Come stai?. Angelo cercò con cura le parole per risponderle, ma la mente si rifiutava di collaborare: Gu... uarda c... cosa mi hanno fatto...,
mostrandole il polso legato alla macchina. Ciò che lei gli rispose, e forse ancor più la dolcezza della sua voce, riuscirono ad infondergli un briciolo di calma: Lo so, ma non aver paura. E' una storia lunga, che credevo di non doverti mai svelare, ma a questo punto devi sapere.
Il commissariato sonnecchiava tra le inutili scartoffie da sistemare, quando una esclamazione proveniente dall'ufficio del capo frustò l'aria: Ma bravi! e così i piccioncini si sono dati appuntamento tra i boschi. Palumbo, rispondi alla pattuglia di appostarsi e di non lasciar allontanare nessuno. Andiamo a far loro una sorpresa....
All'inizio sembrava un gioco, un modo per sentirci vivi. Un gruppo di pionieri aggrappati ad un barlume di comunione cibernetica, una mailing list... e via raccontando capimmo ad un certo punto di trovarci ad un bivio, potevamo soffocare nell'inutile ricerca della "parola perfetta", oppure incamminarci su di una strada del tutto nuova.... Solo alcuni accettarono la sfida. L'organizzazione del lavoro fu studiata per sfruttare al meglio le competenze di ciascuno (ed il decoder fu il risultato di quel mirabile esempio di cooperazione), ma tutti partecipavamo alla elaborazione del progetto principale. Il progetto L. B. prevedeva l'invio di messaggi codificati (all'apparenza semplici stralci di racconti scritti a più mani) all'unità incaricata della sintesi. Van Gogh, Beethoven, Kafka, Einstein, Visconti fungevano da collaboratori involontari, fornendo al progetto saggi delle massime espressioni di comunicazione mediata.
Ormai eravamo pronti a distillare il succo della nostra fatica. Il nostro coordinatore ci aveva informato che l'immissione di nuovi dati non provocava più mutamenti al messaggio sintetizzato, da considerare ormai definitivo. Purtroppo l'incidente che lo ha portato sul tavolo del tuo studio gli ha impedito di compiere l'ultimo atto...
Inondare la rete col vostro messaggio? la reazione a quella rivelazione fu assai meno violenta di quanto Chiara avesse previsto, quasi che la storia appena sentita lo avesse condotto alla stessa naturale conclusione si, ogni sito, ogni indirizzo di posta elettronica, ogni newsgroup, riceverà il nostro messaggio, ma non è tutto. L'etere è il nostro vero obiettivo. Basterà che tu spinga quel pulsante. Le ultime parole giunsero indistinte al suo orecchio. Mentre lei parlava aveva pensato ad innumerevoli obiezioni: l'abulia collettiva, il rischio di venire considerati alla stregua di pubblicitari senza scrupoli, le possibili ritorsioni... ed avrebbe voluto esporgliele con chiarezza, per aiutarla a riflettere. Ma non vedeva ormai che i suoi limpidi occhi verdi. Così profondi, così vicini...
Fu un attimo, la porta si spalancò di colpo, mentre le dita scivolavano leggere sulla tastiera: Fermo o sparo! l'urlo delle sirene ruppe la magia, Fermo!. La fiammata seguì le parole, in una frazione di secondo che a Chiara parve un secolo...: Angelo...
Sono qui, amore. Non mi ha neanche sfiorato, ma il computer... brandelli di circuiti erano sparsi un po' dappertutto. Presto, si allontani da lì, ormai saranno quasi alla porta. Tenga questo! un piccolo oggetto metallico dalla forma ormai familiare passò dalle mani del commissario alle sue, mentre con voce inutilmente stentorea il primo aggiungeva: Bene, alla centrale mi dovrete spiegare perché avete sottratto quell'oggetto alle indagini... e se sperate di cavarvela a buon mercato solo perché il vostro computer non ci potrà essere d'aiuto, vi sbagliate di grosso!. Gli agenti apparsi sulla porta non potevano vedere il volto del loro capo accennare ad un sorriso, né la strizzatina d'occhi che rivolse ai due sospetti, più esplicita di qualsiasi discorso. Chissà che Chiara non sia riuscita a vedere più lontano del mio buon senso..., si chiese Angelo. Trovare un L. B. commissario gli regalava una strana euforia. Lungo il tragitto che li separava dalle auto in attesa, si tennero per mano come due ragazzini al primo appuntamento. Presero posto entrambi sull'auto del commissario, senza manette, provocando le immaginabili proteste di Palumbo: Ma le disposizioni vigenti... e la altrettanto scontata replica del suo superiore: Ma cosa ne vuoi sapere tu di disposizioni! Piuttosto, avvisa la centrale che stiamo rientrando. Le guance dell'agente assunsero in un attimo una bella tonalità purpurea: Non posso, capo. Che significa non posso? non ti sembra di esagerare, adesso?. Ormai sul punto di scoppiare in lacrime, Palumbo sbottò: Non so cosa è successo, forse ho perso la frequenza, ma ogni volta che provo a collegarmi si sente solo questa strana musica... ecco! l'abitacolo fu invaso da suoni e parole di incantevole effetto. In sottofondo l'inconfondibile voce della Callas cantava una nenia di struggente dolcezza, declinando un solo verbo, in tutte le lingue che l'umanità aveva conosciuto. Sembra un mantra suggerì Chiara, estasiata. Anche Palumbo, assorto, rimase ad ascoltare: amoamiamoamaamo...
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