FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LENTI NON TROPPO A CONTATTO

Fabio Gurini




Stai dormendo raggomitolata in sogni confusi, quando qualcosa ti s'infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie, verso la realtà. Forse un suono. Apri gli occhi. La stanza è in penombra. Ma la luce è sufficiente per capire che questa non è la tua stanza da letto, e questo non è il tuo letto. Cerchi di ricordare cos'hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto, ma la tua mente è vuota. Cerchi con la mano l'interruttore della lampada sul comodino...

Ti ritrovi ad osservare una stanza che è veramente un disastro, vestiti sporchi sparsi ovunque, poster rovinati appesi alle pareti, libri alla rinfusa. Accanto al tuo letto dorme, russando spudoratamente, una ragazza. Ma..., tu la conosci! Sì, è Carmen, la sorella di Maria. E questa è la loro stanza. Allora non è un sogno, è tutto vero, il miracolo si è realizzato. Ora rammenti tutto.
Ecco come si sono svolti i fatti. Gaia, durante la solita passeggiata per lo shopping del sabato insieme alla madre, capita davanti alla vetrina di un ottico molto rinomato e conosciuto in città. Incuriosita decide di entrare a dare un'occhiata, mentre sua madre incontra e si mette a chiacchierare con la moglie dell'assessore alla cultura. Nonostante il campanello della porta abbia suonato, nessun commesso si affaccia, quindi la ragazzina comincia a sbirciare le montature degli occhiali. Il rapporto di Gaia con gli occhiali è sempre stato traumatico, purtroppo per lei ha dovuto iniziare a indossarli da quando andava alla scuola materna, dovendo subire tutti i pesanti commenti degli altri bimbi, che, si sa, a quell'età sono dei maestri di sadismo verso i più deboli. I genitori erano sempre pronti a cambiarle la montatura e a fare commenti positivi sulla sua figura. Suo padre, il sindaco della città, le diceva di non preoccuparsi, anzi avrebbe dovuto essere fiera di portarli, visto che tutti i più grandi luminari della storia ne portavano un paio. Sua madre, al contrario, lodava la bellezza della figliola occhialuta. Gaia ha sempre saputo che erano tutte bugie, in realtà gli occhiali non le donavano affatto, la rendevano brutta e diversa dagli altri compagni. Figurarsi che non aveva potuto partecipare al corso di nuoto, perché senza occhiali non vedeva più in là del suo naso. Crescendo si era fatto una bella ragazzina seppur timida, ma con gli occhiali aveva sempre l'aria da intellettuale spocchiosa, opinione accentuata dal fatto che era l'unica della classe a portarli, ma, cosa più rilevante, l'unica che studiasse e fosse sempre preparata, perciò isolata e derisa dagli altri. Forse per questi motivi stava pensando di provare a mettersi le lenti a contatto, tanto pubblicizzate in quei giorni. Un sorriso si affacciò su quel visto normalmente depresso.
-Buongiorno, gaia ragazzina -sentì alle sue spalle. Persa tra i suoi pensieri non si era accorta del vecchio proprietario che ora le chiedeva se potesse fare qualcosa per lei. -Veramente, ero entrata solo per dare un'occhiata. Ma lei come fa a conoscere il mio nome? -chiese educata. -Oh, tu ti chiami Gaia? Che coincidenza! Io mi riferivo alla tua espressione. Comunque osserva pure tutto ciò che vuoi tranquillamente. Penso però che tu sia entrata perché attirata da una forza speciale, quella della mia collezione di lenti a contatto, sai, credo che ad una giovane come te possa interessare. Vieni a vedere. -Incuriosita Gaia seguì il vecchietto nella stanza attigua. La classica saletta delle visite oculistiche con tutti gli strumenti necessari e, sul tavolo, un computer con un grande monitor sul quale girava un salvaschermo raffigurante due bulbi oculari a zonzo senza controllo inseguiti da due lenti a contatto. -Le mie lenti sono molto più docili di quelle -suggerì il buon vecchietto alla ragazzina -dai un'occhiata qui e dimmi. -Sollevò il drappo che nascondeva un acquario, un po' speciale a dire il vero, infatti non conteneva nessun tipo di pesce ma una miriade di pezzetti di vetro colorato di varie forme che giravano placidamente. Il vecchio accese una lampada facendo rimanere Gaia affascinata dalle forme, dai colori e dai riflessi di quelle lenti. Non aveva mai osservato l'effetto di un caleidoscopio se non su di un libro, ma quello che stava ammirando ora era molto più stupendo. -Cos'è mai una lente? -declamava il vecchio -Una lente non è altro che un mezzo per vedere il mondo in un altro modo, da un'altra posizione, con altri preconcetti -. A Gaia il vecchietto risultava un po' strambo ma, tutto sommato, simpatico. -Mi scusi -chiese Gaia -tutto questo è meraviglioso, ma perché lei chiama queste lenti a contatto? --Intelligente domanda, -rispose il vecchio -devi sapere che io intendo il contatto non solo fisico ma anche mentale. Se ci pensi bene anche gli occhiali che porti ora sono in contatto con te, quindi potremmo chiamarli occhiali a contatto, anzi no, altrimenti i miei figli insistono a dire che sono matto. Le lenti montate su quella che fu una povera tartaruga non fanno altro che permetterti di vedere la realtà così come la vedono gli altri esseri umani. Prova a toglierli! -Gaia se li tolse e vide quello che vedeva normalmente senza occhiali, una paccottiglia di forme e colori senza senso. -Cosa vedi? --Cosa vuole che veda mancandomi nove diottrie? Niente. --Non è esatto, eventualmente ti è consentito di non vedere niente a occhi chiusi, ma a palpebre aperte tu devi vedere qualcosa, non sei mica cieca. --Beh, ecco, vedo molte forme diverse, colorate, indistinte che intuisco cosa possano essere dal momento che le ho osservate prima con gli occhiali. Questo intendo io per non vederci niente--Sublime! -esclamò il vecchio. -Sublime? -Gaia si rimise subito gli occhiali irritata -Secondo lei la situazione di una persona che senza occhiali non ci vede niente è sublime? E' come tutti gli altri miei compagni che mi prendono in giro --No, non pensavo neppure a tutto ciò. Quando ho fatto quella considerazione mi riferivo a ciò che hai detto, cioè al fatto di vedere forme diverse, colorate, indistinte, un altro mondo insomma. Non sai quale grande fortuna hai rendendoti conto di tutto ciò. --La realtà è la realtà, però, non perché io decido di vederla in modo diverso o di non vederla affatto questa cambia, rimane sempre realtà, anche se ci sono teorie scientifiche che affermano il contrario. -disse Gaia ricordandosi di uno strano enunciato di fisica, se non sbagliava relativo alla relatività, che affermava il cambiare della realtà al cambiare dell'osservatore, o qualcosa del genere. -Già, proprio così. Bisogna decidere se chiamare realtà ciò che è, oppure ciò che si vede. Ma come determinare ciò che è se non lo si vede? Quindi ciò che si vede è ciò che è, indi per cui, dal momento che ad ognuno di noi è possibile cambiare il tempo, il modo e il luogo della visione, la realtà non è mai unica ma è un sovrapporsi di più stati reali tutti veri e dimostrabili. Quindi, per farti un esempio, il tuo mondo può essere brutto o bello, armonioso o disordinato, in pace o in guerra con se stesso. Sta a te decidere --Il mio mondo è il mio mondo. Punto. Nessun altro può vederlo dal mio punto di vista --Questo non è del tutto vero, poiché tu puoi vedere il mondo di qualcun altro dal suo punto di vista. --E come? --Questo è un segreto -sussurrò gravemente il vecchio. -Come un segreto? -gridò Gaia -lei sta qui a raccontarmi queste cose fantastiche e finisce col dirmi che c'è un segreto. Me lo deve rivelare.--Anche rivelandolo, non sarebbe applicabile visto che funziona solo con alcune persone, non ho mai capito bene per quale motivo. --Ma io sono curiosa, non mi capita tutti i giorni di parlare di argomenti così inusuali --Va, bene -disse -devi sapere che esistono delle speciali lenti a contatto che danno la facoltà di poter vedere il mondo di un'altra persona per poco tempo. Si tratta di lenti monouso, che è meglio definire usa e dissolvi, dal momento che appena finito il loro effetto svaniscono come per incanto --E dove si trovano? Come sono realizzate? --Io ne tengo alcuni campioni, in realtà si tratta di comuni lenti trattate con un metodo speciale inventato da me. Te le mostro -Il vecchio aprì un cassetto ed estrasse un vasetto pieno di un liquido azzurro. -Tieni -disse -questa sera prova ad indossarle e domani vedrai il risultato. Mi raccomando però, non farne parola con nessuno e soprattutto indossale al contrario delle normali... -
--Papà! Stai di nuovo raccontando qualche tua fandonia a questa signorina? -lo interruppe la voce di un giovane appena comparso sulla porta -Non lo stia a sentire, signorina. Un attimo, la prego, e sono subito da lei -Così facendo prese in consegna il padre, che fece appena in tempo a rivolgere alla nostra Gaia un breve sorriso seguito da un occhiolino, facendolo accomodare sul divano che si intravedeva dalla porta comunicante. Tornò subito preoccupandosi di chiudere bene la porta. -Lo scusi, purtroppo mio padre è affetto da una grave malattia mentale, non pericolosa per carità, che lo induce a raccontare fantasie delle più grossolane spacciandole per verità. L'altra sera per esempio abbiamo dovuto correre al pronto soccorso perché diceva di aver ingurgitato del sapone viscido, dopo la lavanda gastrica si è scoperto che aveva semplicemente mangiato dell'innocua carne in scatola. Mi dica, le ha raccontato strane storie? -Gaia, che aveva prontamente intascato il piccolo contenitore, negò tranquillamente. Chiese informazioni particolareggiate su tutte le lenti a contatto disponibili in negozio e ne acquistò un paio facendosi spiegare dettagliatamente le modalità di utilizzo. Uscì soddisfatta e pronta a fare questa nuova esperienza. Lasciamo immaginare le discussioni sorte con la madre possessiva che, dopo aver chiacchierato a lungo, si era rivolta disperata alla polizia pensando a un rapimento della figlia, per non parlare delle discussioni sorte col padre che non condivideva la scelta di portare le lenti a contatto. Quella volta però decise di fare di testa sua: per tutta la giornata di domenica Gaia fece innumerevoli prove di fronte allo specchio, imparando a riconoscere la posizione giusta delle lenti: sono giuste se somigliano ad una scodella, sono a rovescio invece se sembrano un piatto. Quella sera, sola nell'intimità della sua stanza da letto, aprì il barattolo e fu grande la sua sorpresa scoprendo che, effettivamente, conteneva una lente completamente trasparente e sensibilmente più pesante rispetto a quelle provate lungo il giorno. Non avrebbe saputo spiegare la pesantezza di quella lente, ma aveva quel qualcosa di speciale che è impossibile riuscire a descrivere. -Tanto male non può farmi -pensò -quindi la indosso sull'occhio destro poi vediamo -L'operazione fu veloce visto il continuo esercizio, inizialmente non le sembrò che fosse cambiato alcunché, ma poi insorse in lei uno strano effetto di sonno, come se avesse preso dei sonniferi, si ritrovò stesa sul letto e fece appena in tempo a esprimere il suo desiderio di visione della realtà prima di addormentarsi profondamente.
E siamo così giunti al lunedì mattino nella camera di Maria, dove la nostra Gaia si trova vedendo le cose con altri occhi. Dovete sapere che Maria è la compagna più simpatica e combina guai della classe. Una giovane piena di lentiggini e perennemente spettinata, il classico maschiaccio che viene sempre rimproverato per le sue marachelle. Però felice e piena di voglia di vivere. E' questo che attira l'annoiata e triste Gaia. Sono quasi le sette ma Carmen continua indisturbata a russare. La sveglia si mette a trillare. Si sente un mezzo muggito, dopodiché la grassa sorella di Maria si gira dall'altra parte continuando il suo sonno. -Carmen! Maria! Scendete, altrimenti arrivate tardi! -grida la madre dal piano di sotto. -Sì, mamma -è la risposta all'unisono. Le due sorelle si alzano svogliatamente, si lavano velocemente e dopo essersi vestite e abbellite un po' scendono. La madre ha già apparecchiato per la colazione. -Mi stupisco -dice guardando Maria -questa mattina ti sei pettinata meglio del solito. Non è che hai intenzione di toglierti il cerchietto e spettinarti appena svoltato l'angolo? --No, mamma -risponde Maria che pensava di agire esattamente in quel modo.
Le due ragazze, appena finito di mangiare, salutano ed escono nell'aria mattutina di maggio non dimenticandosi di dare un'occhiata ai loro tesori in giardino: tartarughine, girini e piccole rane. -Ti ricordi, Carmen, di quella volta che ne misi due nel cassetto della terribile strega? -(La signorina Tovatti, un'anziana vicina. N. d. R.) -Sì, avevamo sentito le grida fin su al terzo piano -rise Carmen. Le due sorelle si incamminano felicemente verso la scuola. A questo punto le immagini svaniscono piano piano in Gaia. Ma non è un problema. Ha scoperto che forse potrà avere una nuova amica quest'oggi. Il mondo di Gaia, figlia unica, non era desolante; semplicemente non riusciva a vederne gli aspetti positivi. Che strani miracoli fanno queste moderne lenti a contatto!



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