FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LORO SE NE CIBANO
Alberto Cola
L'oggetto era più strano di quanto fosse apparso nelle radiografie. Lo sollevò con le pinzette, poi lo deterse con delicatezza del sangue che lo ricopriva, usando un brandello di garza. L'aspetto era quello di un proiettile, ma irto di piccoli ami ritorti. In tutta la sua carriera di chirurgo aveva estratto dai corpi dei pazienti i reperti più impensabili, ma mai qualcosa di simile al frammento di metallo che ora brillava sotto la lampada. Né di così sinistro.
Fissò il paziente, ancora addormentato sotto l'effetto del sedativo. Era stata una fortuna che lui transitasse lì per caso, altrimenti sarebbe sicuramente morto dov'era, riverso sulla strada, probabilmente vittima di uno sconsiderato che si era dato alla fuga.
L'uomo non aveva documenti e comunque sarebbe rimasto in quello stato ancora per un po'. Era fuori pericolo, stranamente. E poi quell'oggetto singolare, inquietante, che stuzzicava la sua curiosità in modo abnorme.
Si decise, a malincuore; per avere delle risposte non poteva fare altrimenti. Attraversò la stanza a grandi passi, quasi temesse un improvviso ripensamento. Si sedette davanti alla console e, scacciando a fatica le proteste tumultuose della sua coscienza, attivò il contatto audio del computer.
-Autorizzazione Nova2, accesso alla rete abbonati.
-Buon pomeriggio dottor Ness. Identificare il nominativo che si intende contattare via rete.
-Crowley, Angus Crowley -disse piano, respingendo l'ultima incertezza.
-Il caso è davvero un compagno imprevedibile -sentenziò l'uomo, la mano destra tesa verso il sole, con il pollice e l'indice che ruotavano l'oggetto come a cercarne un'improbabile trasparenza. La nebbia aveva già invaso la valle e la debole luce del tramonto sembrava animare l'intero panorama con tenui geometrie rosate. -Ho passato la mia vita alla ricerca di cose come questa, e tu, caro amico, ci vai a sbattere contro senza saperlo, con un'innocenza davvero invidiabile per questi tempi.
Sollevò lo sguardo dalle profondità del bicchiere colmo di brandy. L'alta figura di Angus Crowley si stagliava imperiosa sul balcone, con un'espressione scherzosa stampata in volto, come sempre. -Ciò significa che sai di cosa si tratta? -chiese.
-Non con sicurezza. Un'ipotesi, forse.
Da quasi un'ora stavano parlando, e l'unico argomento ancora non trattato era proprio quello per cui aveva contattato Angus. Come ricordava bene, era impossibile fermarlo una volta preso il via, i ricordi dell'università e mille storie incredibili erano fluite dalla sua bocca senza sosta. Ora finalmente sembrava essersi deciso.
-Devo confessarti di essere rimasto stupito quando ho visto il messaggio del famoso chirurgo Elliot Ness. Chi, dopo tutti questi anni, poteva ancora aver bisogno di Crowley il Ciarlatano?
-Andiamo Angus...
-Sai bene che è l'appallativo preferito con il quale i colleghi mi chiamano, soltanto perché sono abituato a guardare cose che gli altri ignorano. E poi, non mi ha mai dato troppo fastidio. -Liquidò l'argomento con un gesto distratto della mano. -Hai avuto coraggio a tenere il paziente qui, nella tua clinica, e operarlo senza autorizzazione. Immagino sia quel che distingue te dalla maggior parte dei tuoi colleghi: non pensi mai alla poltrona e alle as-sicurazioni. Ora, ipotesi su come questo coso sia finito nella testa di quell'uomo?
-Nessuna. Non c'erano segni di precedenti interventi chirurgici.
Angus posò l'oggetto al centro del tavolo, con una precisione quasi rituale. -I miei studi mi hanno portato oltre la normale conoscenza. Medicina egizia, alchimia, parapsicologia, gnosti-cismo, mistica ebraica, teosofia, sono stato introdotto persino nella cerchia dell'Ordo Templi Orientis e decine di altre cose che i razionalisti puri come te stenterebbero a capire, eppure sono perplesso nonostante alcune possibili spiegazioni possano per certi aspetti adattarsi a quel che abbiamo davanti, ma divergere totalmente per altri. La lunghezza di quasi tre centimetri esclude qualsiasi riferimento di carattere... -Con un movimento improvviso riprese l'oggetto, lasciandolo scivolare nel palmo della mano. -Il punto Elliot, il punto preciso da dove l'hai estratto.
Il medico sobbalzò, sorpreso da quella repentina richiesta. -Era praticamente nella scissura interemisferica posteriore del cervello, ma con il colpo subito da quell'uomo non posso assicurarti maggior precisione. Anzi...
-Anzi?
-Bè, ci sono delle tracce lungo la scissura, l'urto deve averlo spostato dal punto d'origine, approssimativamente...
-Era vicino alla fessura di Bichat -concluse l'altro.
Ness non riuscì a nascondere lo stupore. -Ma come... -Le sue parole si persero nell'aria. Angus Crowley era in piedi diretto verso la porta. Prima di uscire si voltò, l'espressione inquieta.
-Devo andare al mio laboratorio, lì ho gli strumenti adatti per approfondire la cosa. Un frammento, una vecchia riminiscenza amico mio, qualcosa d'incredibile; Dio voglia che i miei sospetti siano infondati. Mi farò vivo al più presto.
Uscì, lasciando addirittura la porta aperta tanta era la fretta.
Passarono tre giorni, che impiegò dedicandosi al paziente. La medicina moderna permetteva recuperi stupefacenti, solo qualche decennio fa, si ritrovò a pensare spesso, quell'uomo non avrebbe avuto speranze. Oggi invece si era quasi completamente ripreso, a soli cinque giorni dall'incidente.
A dire il vero l'unico problema era giustificare alle autorità la sua presenza, e l'identità. Cominciò a pensarci sul serio il sesto giorno, quando una chiamata interruppe il corso dei suoi pensieri. Il volto di Angus, irriconoscibile, comparve sullo schermo. -Salve Angus, cominciavo a...
-Lascia perdere i convenevoli. Sarò lì tra poco. Il paziente? -chiese con una smorfia infastidita.
-Si è ripreso, anche se non parla. Direi che lo stato di shock...
-Bene, forse c'è ancora una possibilità. Per l'amor di Dio Elliot, chiuditi nel reparto, non far entrare nessuno prima che io sia arrivato -concluse, un attimo prima di chiudere il collegamento.
-Vuoi smetterla di agitarti e spiegarmi, con calma, daccapo?
Angus si bloccò di colpo, come riportato alla realtà. Elliot lo guardò dirigersi per l'ennesima volta verso la finestra e gettare un'occhiata frettolosa di fuori, il volto terreo.
-Non è facile, credimi. Il sospetto mi è venuto quando hai descritto la zona del cervello, così, come un lampo. Vecchie teorie sui centri delle varie funzioni, gli scritti di Hitzig e Ferrier del 1870, mi hanno aperto la strada a ipotesi ancora più antiche, suggestive. Il perno del discorso sta tutto in un paragrafo del Corpus Hermeticum, nel quale si identifica la zona in cui risiede l'anima degli uomini, finalmente scoperta. Accenni simili si trovano anche nel Necronomicon e nel Picatrix...
-Ma sono libri che non esistono!
-Sì amico mio, forse, sta di fatto che si spingono più in là, enunciando la consistenza stessa dell'anima... ma non posso spiegarti, è meglio così, credimi. Insomma, ho ripreso quelle conoscenze applicandole a ciò che avevo per le mani. Il mio laboratorio è fornito di apparecchiature che sfruttano principi che ai più risulterebbero improbabili a dir poco, ma dalla portata che anch'io stento a comprendere. Ebbene ho aperto l'oggetto.
-Ma, per tutti i diavoli, come...
-Che meraviglia, amico mio, quale perfezione inavvicinabile, da far impallidire persino il mediatore chimico di Esteban! Un simbionte perfetto, capace di catturare l'essenza più nascosta di un'essere vivente, di codificarla, darle corpo, solidità, e infine trasmetterla, come fosse un segnale.
-Giuro Angus che io...
-Ma l'uomo non può vivere senza la sua parte più intima e spirituale, puro involucro senza sostanza. Ecco allora il cambio, la sostituzione con un prodotto artificiale, in grado di rimpiazzare quello naturale, ma solo pallido riflesso senza importanza né sapore. Capisci? Una sorta di codificatore dell'anima! Tutto ciò che quell'uomo rappresenta sintetizzato e inviato con uno scopo ben preciso. Da loro.
Il medico scosse la testa, in fondo forse le dicerie su Angus non erano poi così strambe. -Stiamo parlando di medicina Angus, scienza con secoli di storia documentata, e di un corpo estraneo, reale, che ci ha fornito un interesante dilemma, tutto qui. E poi chi sarebbero loro.
-Non farti fuorviare, amico mio. Ho fatto la prova di Kremmers sul codificatore, avessi visto che aura è capace di emettere, mai visto nulla di così malefico. E i simboli al suo interno, pressoché intraducibili, rune al di là del tempo, sono quasi impazzito nel tentativo. L'anima è cibo Elliot, da sempre mantiene in vita i Regni dell'Oltre e razziarne l'essenza è fondamentale.
-Ancora non mi hai detto chi sono loro.
-Ma ancora non hai capito? -urlò Crowley. Pescò dalla tasca l'oggetto e lo illuminò di fianco con una lampada gettandone l'ombra sul muro. Elliot restò a bocca aperta. -Vedi? Stolto. La sua ombra non è come dovrebbe essere. E' una lettera: Tau, nell'alfabeto ebraico simboleggia la croce, e qui è rovesciata!
Nell'attimo di silenzio che seguì, si udì distintamente soltanto il ronzio di fondo dell'ascensore che saliva. Angus imprecò, nulla più che un borbottio, e subito corse a chiudere la porta. -Sono già qui maledizione!
-Per l'amor del cielo, vuoi una volta per tutte...
-Non c'è tempo capisci? Dov'è il paziente?
-Di là, nella stanza collegata col mio studio.
-Presto. -Angus corse via, con Elliot che arrancava dietro di lui. -Hai interrotto il contatto estraendo il codificatore, e loro stanno venendo per rimettere le cose a posto. L'unica speranza è ricollocarlo dov'era.
Irruppero nella stanza. L'uomo nel letto fissava il soffitto con occhi vacui, senza profondità. Nel corridoio si udì il tonfo dell'ascensore che arrivava al piano. -Non è in grado di recepire nulla, la sua coscienza è sotto la soglia minima -disse Elliott.
-Ovvio, la sua spiritualità naturale è resa troppo debole da chissà quanti anni di saccheggi, e la sua sostituta è stata tolta. Quest'uomo è in grado di vedere cose inconcepibili per l'occhio umano, pensa Elliot, il mondo com'è nella realtà. -Voltò delicata-mente il paziente, l'oggetto brillava tra le sue dita. -Lui cercava te Elliot, ecco perché era così vicino alla clinica. Pensare che loro possano sbagliare è pazzesco; creare inavvertitamente un dop-pione potrebbe smascherarli e ora tentano di provvedere.
-Ma come intendi ricollocarlo? E poi cosa significa che stava cercando me? Se non l'ho mai visto!
Due ombre filtrarono sulla lama di luce che emergeva da sotto la porta, assurdamente deformi. Angus appoggiò l'oggetto alla base del collo, proprio sulle vertebre cervicali. -La tua esperienza di medico da oggi non sarà più la stessa -disse con solennità. Gli ami ritorti, quasi immediatamente iniziarono a contorcersi scavando nell'epidermide; Elliot non poté trattenersi dall'emettere un gemito d'orrore. In pochi secondi l'oggetto era quasi completamente scomparso nel piccolo cratere di carne che si era creato, mentre la pelle, attraversata da misteriose luminescenze, si stava cicatrizzando a una velocità incredibile.
-Sta tornando da solo al suo pasto -sussurrò Angus, lo sguardo che scrutava l'uscio.
Le ombre si dissolsero, nello stesso istante in cui il paziente sbarrò gli occhi in modo convulso, con le pupille che sembrarono mettere a fuoco distanze improbabili, per poi tornare a focalizzarsi sui due uomini che lo vegliavano. Elliott sapeva che gli incubi hanno la stessa consistenza della realtà, e come essa non lasciano scampo. Afferrò con forza la sottile tunica dell'individuo, senza che Angus riuscisse a fermarlo.
-No, Elliot! Non chiedere...
Lui doveva sapere.
-Chi sei perdio? Chi sei?
Spaventato e confuso, l'uomo girò gli occhi verso di lui e, un attimo prima che la follia gli piombasse addosso, Elliot sentì l'altro che, con un filo di voce appena udibile, rispondeva.
-Ness, mi chiamo Elliot Ness...
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