FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LA MACCHIA

Massimiliano Dernini




Stai dormendo raggomitolata in sogni confusi, quando qualcosa ti s'infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie, verso la realtà. Forse un suono. Apri gli occhi. La stanza è in penombra. Ma la luce è sufficiente per capire che questa non è la tua stanza da letto, e questo non è il tuo letto. Cerchi di ricordare cos'hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto, ma la tua mente è vuota. Cerchi con la mano l'interruttore della lampada sul comodino...

... Questa volta ci è andato pesante...
... Averlo per le mani cinque minuti...
... Quel figlio di un cane...

Le voci ti arrivano da lontano, smorzate. Come ascoltate con il cotone nelle orecchie.
Cerchi di aprire gli occhi, ma scintille di dolore ti si propagano per la testa.
Tenti di metterti su un fianco: impossibile, troppo indolenzita. -Ha aperto gli occhi!-
Una stanza bianca, il materasso rigido. Fiori. Che sonno...
Ricordi l'uscita dal coma in maniera buffa: pare di nascere, ma del tutto consapevole di ciò che sta accadendo, come se un neonato fosse in grado di realizzare ciò che gli succede. -Signora. E' al sicuro. Come sta? Mi sente?--Amore. Come ti senti?-
Delle persone intorno al letto, tutte a fissarti, chinate su di te...
Ci vuole un po' a realizzare, poi all'improvviso il ricordo. Preciso.
Strilli, credi. Poi ancora sonno.
Di nuovo un risveglio, una carezza sulla mano: tuo marito. -Tesoro-ti dice -va tutto bene. Ti porto via di qua; ti porto a casa.-
A casa.
Niente più sedativi.
Cominci ad alzarti: dal letto alla sedia; dalla sedia al letto. Un giorno, finalmente sola, dalla sedia al lavandino del bagno. Allo specchio.
Un hamburger, pensi. Non troppo cotto. Vomiti. Non ce la fai a pulire: lasci tutto lì, nel lavandino e sul pavimento. Come ha fatto quel maiale a scoparti così conciata? Violentarti sì, lo capisci. Ma perché massacrarti? perché massacrarti prima? Rimani spesso a casa da sola, ormai. Non la vuoi un'infermiera a farti da sentinella: non sei malata, sei ferita. Sei stata picchiata selvaggiamente, stuprata, di nuovo percossa e ancora violentata. Puoi anche starci da sola in casa, a quel punto. Devi riposare e distrarti. Non vuoi compagnia. Ordini per telefono gli arretrati dei quotidiani delle ultime settimane. Non c'è il tuo nome, negli articoli: solo le iniziali. E una descrizione piuttosto precisa di dove abiti. Un pazzo, che ha già colpito nella città, ti ha preso di mira. Un pazzo...
Un'amica ti ha telefonato, ipocrita, curiosa. Dopo, ha sparso la voce che preferisci non sentire nessuno per un po'... Tu non intendevi "nessuno": intendevi i tipi come lei! Pace. Tuo marito torna sempre presto. Porta fiori. Ti stringe le mani. Ma non ti abbraccia. Non ti bacia.
Lo trovi spesso seduto sul letto, il viso fra le mani, a scuotere il capoccione in modo bovino, con grossi lacrimoni a ballargli nelle palpebre.
Povero amore-geme -cosa doveva capitarci...-Come "capitarci" ti chiedi!?
Ti racconta di come in ufficio al suo apparire le stanze diventino tutto a un tratto silenziose, di come i colleghi abbiano iniziato a dimenticarsi di invitarlo per i party o i week-end. Ti spiega come comprenda tutto ciò e come sia dura... Del resto, ormai... Ormai cosa, ti domandi!? Prende ad addormentarsi davanti alla Tv. Tutte le sere. Per settimane. Sinché finalmente apre il divano letto e si stabilisce in soggiorno. Davanti alla Tv. Una mattina lo baci delicatamente, per svegliarlo. Ti scrolla via, gli occhi sbarrati, un'espressione di disgusto -adesso lo capisci-dipinta in faccia.
Stai bene a quel punto. Solo un paio di segni accanto ad un occhio e una nuova, diversa ombra nei tuoi lineamenti. Un'ombra perenne: le ossa spezzate e risaldate danno sfumature sconosciute alla luce sul tuo viso.
Tieni la casa da perfetta casalinga, la mattina pulizie alternate nelle stanze, il pomeriggio lavaggio biancheria e stiratura; poi cucina e a sera il rito della cena e la ritirata nei rispettivi territori. Finché non lo fai, non rompi il silenzio: perché? perché ti fa questo?
-Amore, amore mio-dice. Lo sa, sta rendendo tutto più difficile, sta peggiorando le cose.
Ma non ce la fa. E' più forte di lui. Più grande di lui. Non è capace di affrontarlo.
Forse, dici, se piano piano vi riavvicinaste, se con delicatezza tentaste... Sono mesi che non vi sfiorate. Ancora quell'espressione di disgusto nei suoi occhi. Non può; te lo spiega, è molto chiaro: non riesce a pensare ad altro che a quel pazzo nella vostra casa, sul vostro letto. Si è portato via la vostra rispettabilità, lo ha privato del suo onore. Il suo onore, non lo capisci!? Come puoi non arrivarci!? Grida.
Non parlate per un po'. Un giorno lo sorprendi che si masturba in bagno.
Siete a pezzi.
Cominci a fare lunghe passeggiate, lasci un po' perdere le faccende domestiche per le tue meravigliose escursioni pomeridiane, per smarrirti nei tuoi passi, arrivando fino al porto, ai moli, ai docks. E proprio lì, in una serata di vento misto a pioggia, davanti ad una grossa nave con la pancia aperta ed i containers che entrano ed escono, capisci. Vedi la soluzione di tutto. Ti organizzi, parli con gente, indaghi.
E questa sera, infine, è tutto pronto.
Quando torna dal lavoro ti trova ansiosa, fremente. Tuo marito, la tua metà, l'unica persona al mondo di cui t'importi qualcosa.
Ti scruta interrogativo. Lo preghi, lo supplichi di seguirti in stanza da letto.
Entrate, chiudi la porta, togli la chiave, accendi la luce. Gli cade la ventiquattrore di mano, spalanca la bocca. Non se li aspettava tre uomini nella vostra ex camera. Non tre così, comunque.
-Questi signori hanno accettato di aiutarci a risolvere i nostri problemi-gli spieghi -sono marinai, hanno fatto sei mesi imbarcati e sono appena arrivati. Ho insistito perché accettassero del denaro: loro lo farebbero gratis. Riporteranno un po' di pace fra noi, ci ridaranno un po' di serenità. Vedrai, quando avranno finito con te, non ci sarà più alcuna differenza tra noi: la nostra condizione, il nostro rapporto sarà perfettamente equilibrato, senza macchie. E tutto potrà tornare come prima.
Come quando eravamo felici.-
Poi li lasci soli e te ne vai a fare un giro al porto, fra i docks, dove ormai tutti ti conoscono e ti senti come a casa.



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