FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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NATURALMENTE

Emanuela Zilio




L'oggetto era più strano di quanto fosse apparso nelle radiografie. Lo sollevò con le pinzette, poi lo deterse con delicatezza del sangue che lo ricopriva, usando un brandello di garza. L'aspetto era quello di un proiettile, ma irto di piccoli ami ritorti. In tutta la sua carriera di chirurgo aveva estratto dai corpi dei pazienti i reperti più impensabili, ma mai qualcosa di simile al frammento di metallo che ora brillava sotto la lampada. Né di così sinistro.

Lo osservò più attentamente. Di sicuro, se si trattava di un'arma, doveva essere qualcosa di estremamente sofisticato e innovativo. Lo adagiò su un vetrino e lo sottopose al microscopio elettronico. Il metallo non era di quelli in uso comune e gli uncini risultavano eccessivamente piccoli per essere stati fabbricati dall'arte umana. Tra una punta e l'altra, se si escludevano i filamenti strappati al pezzo di stoffa di pochi minuti prima, si scorgevano infime particelle ovali, quasi sicuramente metalliche, disposte in apparente disordine. Provò a smuoverle con la punta del bisturi, ma sembravano attratte all'oggetto da una forza magnetica, estremamente efficace. Nove e un quarto. Spense la luce.
Accese quella del suo appartamento al terzo piano di un palazzo situato nella stessa città, ma agli antipodi dell'ospedale dove lavorava. Raccolse la posta da terra e la gettò sopra al tavolo, poi si sfilò le scarpe e si lasciò cadere sul divano. Un'altra giornata così e il suo posto di valente chirurgo sarebbe stato affidato a qualcun altro; lui avrebbe fatto il paziente, e l'uomo vestito di verde sopra di lui, dopo averlo sezionato, avrebbe pensato: In tutta la mia carriera avevo estratto i reperti più impensabili, ma mai qualcosa di simile..., rigirando tra le pinzette il suo cervello.
Non aveva nemmeno fame. Allungò il braccio verso il piccolo treppiedi stile Luigi XIV e afferrò la prima rivista a portata di mano. Mese di Febbraio: era arrivata il giorno prima... doveva averla messa lì la signora delle pulizie perché, la copertina gli risultava nuova. A tutta pagina campeggiava uno spettro multicromatico con affiancata la scritta "Un mondo ancora inesplorato: i segreti delle gemme." Sotto, più a destra un titoletto secondario in nero: "Nuove scoperte nel settore allergologico". Aprì a pagina ventitré.
... Si aprono nuove frontiere per
quanto riguarda la questione allergie.
Da recenti studi effettuati su circa un
centinaio di IGE èvenuta alla luce la
presenza di graminacee antichissime.
Secondo alcuni esperti le piante
produttrici di talisostanze,
risalirebbero all'età paleozoica,
sarebbero ricomparse inEuropa
durante il Medioevo, ma a tutt'oggi ne
era sconosciuta la sopravvivenza...-respiro-
... struttura rigida...-respiro più profondo-
... vaccino...-battito più lento-
Scritte sfuocate.
Assenza di scritte.
Nero.
Comparsa di immagini.
Si svegliò indolenzito, una notte sul divano non è il massimo. Le sei meno venti, tichettava monotono il suo orologio con fare ancora addormentato. Prese un caffè veloce, subito dopo la sua Spider (il lavoro gli permetteva almeno questo). Il laboratorio era rimasto nello stato di disordine in cui l'aveva lasciato la sera prima. I primi raggi di sole alla base del cielo grigiastro illuminavano beffardamente proprio l'oggetto che tra gli incubi e le ire aveva abbandonato nella scatolina di cristallo.
Ma cosa sei?... gli chiese, si chiese, rigirandola fra le mani. Qualche sferetta rotolò da una parete all'altra della piccola confezione. Le bastarde, dopo tutti i suoi inutili sforzi, si erano staccate da sole durante la notte. Ne sollevò una con attenzione e la depose su un'ovatta sterile. Perfettamente ovale, -a queste dimensioni-, completamente liscia, a quelle ingigantite.
La schiacciò: incomprimibile.
Le avvicinò una fonte di calore: nessuna reazione. Le gocciolò sopra dell'acqua, dell'alcol, dell'acido: immutabile. La abbandonò. Forse serviva più tempo. Magari nel pomeriggio l'avrebbe mostrata a qualche collega.
Durante la mattina operò un'appendicite, un rene (dal quale tolse un calcolo grande come una noce e senza uncini), delle tonsille e un polmone d'urgenza, perché il povero digraziato aveva fatto un incidente in moto con tanto di emorragia interna. Pranzò alle due, poi l'occhio gli cadde su un giornale uguale a quello sfogliato la sera prima. Era infilato nel portariviste della sala pausa, vicino alla macchinetta degli orribili caffè. Pagina ventitré, forse ventiquattro... sì, ventitré,... gli era sembrato interessante, ma poi la stanchezza lo aveva sopraffatto.
Dunque...
... Secondo alcuni esperti le piante
produttrici di talisostanze,
risalirebbero all'era paleozoica,
sarebberoricomparse in Europa
durante il Medioevo, ma a tutt'oggi ne
erasconosciutal'eventuale
sopravvivenza. Le molecole isolate
grazie ai sofisticatissimi studi hanno
permesso di evidenziarne l'eccezionale
struttura rigida. Ad un esame
comparato con altre sostanze che
inducono reazioni allergiche così
forti, si è potuto stabilire che non
esistono composti simili giàconosciuti
in natura. La loro forma ovoidale
farebbe pensare quasi alle spore dei
funghi, ma la loro inviolabilità anche
rispetto al laser lascia gli scienziati
alquantoperplessi. Remotissima
pertanto è l'idea di un possibile
vaccino. I casi di morte accertati, con
ritrovamento di tale sostanza nel
sangue, ammontano a circa centoventi.
Ulteriori analisi verranno effettuate
entro breve termine dalcentro
allergologico di Atlanta, specializzato
nel settore...
Fine pausa.
Nei corridoi aleggiava la formalina e il laboratorio puzzava di chiuso. Aprì la finestra. Sotto di lui, sul batuffolo bianco qualcosa era cambiato. Corse al microscopio. C'era qualcosa di diverso... sì, si era schiuso... ne usciva un tentacolino filiforme. Lo ispezionò da tutti i lati, sopra e sotto. Nella scatolina trasparente tutti gli altri elementi erano statici, nessun movimento. Cos'era stato? L'acqua, o l'alcol o l'acido?... La luce...? Impugnò il bisturi e fece forza inserendolo nella fessura. Niente. Tirò la propaggine, la contorse, cercò di reciderla. Niente. Cos'altro si erano inventati questi Americani? Che arma era quella?... Colpiva la vittima (ma sarebbe stato possibile ferirla senza ucciderla con un aggeggio del genere?!) e poi si ramificavca dentro? Perché?
Affari loro. Lui era un chirurgo, non un detective. Strappo' un pezzo di carta assorbente; vi avvolse proiettile e sferette, compattò ben bene il cartoccio e gettò il tutto nel cestino.
Notte. E che notte.
Gli incubi non lo abbandonarono nemmeno un istante, anche se il suo letto gli offriva una posizione un po' più rilassata del divano sperimentato la notte precedente. Sognò se stesso in un'armatura antica, sfidato a duello da un altro uomo di ferro: si vide in groppa ad un cavallo marrone-scuro, dalla lunga criniera nera, le spalle forti che scintillavano alla luce del sole. Osservò la sua cotta impenetrabile e l'ampio scudo decorato che lo proteggeva; si esaminò mentre squadrava l'avversario, sicuro della vittoria. Poi notò che il cavaliere di fronte portava una mano alla sacca legata in vita, una cerbottana alla bocca, un soffio profondo alla cannuccia. Si stupì del se stesso che cadeva dopo pochi secondi, che si contorceva al suolo e che urlava furiosamente, mentre i piccoli oggetti che gli erano stati sparati addosso e che gli si erano attaccati alla maglia metallica non sembravano altro che semplici infiorescenze, come quelle che quando cammini per i boschi ti si appiccicano tenacemente ai calzoni.
Si svegliò grondante di sudore.
Non passò in laboratorio quel giorno, a causa di una conferenza nei dintorni di Roma; vi andò la mattina successiva. Intravvide qualcosa di strano mentre alzava la tapparella che dava sulla strada: nel cestino, al buio, con la carta, l'oggetto era mutato nuovamente. Propaggini argentee e particolarmente rigide erano cresciute verso l'alto, fino ad uscire dal sacchetto delle immondizie. I filamenti che non seguivano nessuna precisa direzione, si intrecciavano tra di loro, dando vita ad una ragnatela piuttosto fitta. Su qualcuno di essi, piccoli rigonfiamenti lasciavano pensare che ci sarebbe stato qualche altro rivolgimento.
Mese di Marzo: titolo in arancio: "Le armi più efficaci sono quelle naturali". Foto in bianco e nero al centro: sorta di proiettile munito di uncini e ovuli.
Pagina quattro.
... Sembra ormai imbrigliato il killer
delle centoventi persone decedute in
circostanze anomale quest'anno. Si
tratterebbe di unagraminacea
particolarmente antica e letale. Le sue
infiorescenze, estremamente resistenti
agli stimoli esterni, tanto da restare
immutate se sottoposte al raggio laser,
producono piccoli semi ovoidali
ricoperti da una guaina di acido.
Ognuno di essi è in grado di dar vita
a centinaia di pianticelle. Le ultime
attestazioniriguardantiquesto
vegetale risalgono al Milleduecento
circa, ma è ormai definitivamente
provata la suasopravvivenza.
L'ambiente chimico-biologico interno
al corpo umano sembra congeniale al
suo sviluppo. Le autopsie effettuate su
trentuno dei cadaveri hanno riscontrato
la presenza di questi ricci nella
parte alta dello stomaco.



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