FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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... ALLA PADRONA DEI CIELI

Francesco Mantovani




Stai dormendo raggomitolata in sogni confusi, quando qualcosa ti s'infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie, verso la realtà. Forse un suono. Apri gli occhi. La stanza è in enombra. Ma la luce è sufficiente per capire che questa non è la tua stanza da letto, e questo non è il tuo letto. Cerchi di ricordare cos'hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto, ma la tua mente è vuota. Cerchi con la mano l'interruttore della lampada sul comodino...

... il rumore cupo del cartone contro cui le dita hanno sbattuto ti getta nel panico per un momento... la strada pochi metri avanti a te, la gente che cammina, le macchine che corrono con i loro pneumatici che accarezzano i sanpietrini. Non è una stanza, non è un letto... è solo il marciapiede... uno squallido scalino freddo dove un destino infame ti obbliga a trascorrere un'altra umiliante giornata.
Qualcosa rapisce la tua attenzione, ancora stordita dal sonno ti giri a guardarla: sarà lontana da te già una decina di metri, ma una disgustosa scia di profumo ne insegue ancora i tacchi sul pavimento di travertino. Da vicino era stomachevole! Torni a fissare la strada riflettendo come al solito suo: due note stonate interrotte dai colpi stizzosi della bronchite... Cavolo Stella: hai un po' di raucedine stamani! Che sia il caso di consultare un medico?. Ridi.
Un'altra mattina... qualche pezo di cartone, un nome inventato, la puzza ogni giorno più forte; le uniche costanti sembrano essere la fame ed il freddo... ti curvi ancora di più e prendi a bestemmiare, proprio mentre due suore ti oltrepassano parlottando tra loro: Streghe!. E quelle accellerano il passo. Vigliacche! Afferri i tuoi stracci. Piove ancora e l'ombrello non ha più la tela: quelli buoni la gente non li butta mai. Rovisti nel mucchio dei tuoi possedimenti e ne trai una busta nera dei rifiuti; ti fermi un istante, poi esclami con con voce profonda: Plastica? Sì grazie. Ed in mezzo una barbona che ride!. Sarebbe una sensazionale trovata pubblicitaria! Lentamente, fai i buchi per le braccia e la indossi.
Con il tuo povero fagotto sulle spalle, esci dai Propilei per goderti la vista di Piazza San Pietro. Avverti le gocce di pioggia abbattersi pesantemente sul naylon, mentre un folle istinto ruba lo spazio alla tristezza... e, all'improvviso, scoppi a gridare: Dei poveri è il Regno dei Cieli, e allora io vi dico, per Dio, che questo è tutto mio!!. E te ne stai lì, con il mondo sulla schiena ed il dito puntato... ma un signore si ferma ad osservarti; ti scruta fisso, senza esternare alcuna espressione particolare. Come nei peggiori film comici, voi due, immobili nelle vostre rispettive posizioni, lasciate che la mia pioggia sempre più battente e rumorosa, vi avvolga senza toccarvi. Poi, ancora imperturbabile, quell'uomo nell'impermeabile beige trae dalla tasca qualcosa... una banconota e te la offre:
Si prenda un caffè, non è molto, ma....
Alza il bavero e riprende a camminare.
Hey, signore -quello si arresta di spalle -scommetto che anche Dio ha cominciato facendo colazione! Grazie..
La pioggia copre il resto e nel grigiore, Stella, rimani sola, con il tuo smoking di naylon. Ancora sola. Guardi verso di me e capisco che, almeno per ora, non vorrai più parlarmi... la malinconia e la tristezza ti soffocano. Mi insulti. Ancora sola.

Son passate tre o quattro ore; la pioggia ora non cade più e Stella se ne sta seduta su di una panchina ancora umida, intenta a fissarsi le scarpe senza lacci:
Com'era che aprivo le partite a scacchi? Il cavallo a destra verso l'interno o e2 in e4? No....
Ancora banalità, stupide cose prive di valore. Contrariamente a quanto si può voler credere, nella vita di un barbone non ci sono le gioie quotidiane di tutti i comuni esseri mortali, né visioni paradisiache della Madonna o ascetiche perle di saggezza incartate in frasi eterne... solo puzza e miseria, e fame... e amarezza. Niente filosofia, solo una netta sensazione di stare lentamente impazzendo. Ed è così pure se li chiamate clochard... sempre tristi ed affamati sono. E soli. A volte diventano pazzi, a volte muoiono di freddo... ma non c'è molta diferenza.
Cominciano così, con il fissarsi sui particolari, sui ricordi specialmente: le piccole cose passate. Piccole cose, grandi cazzate... d'altra parte non è il tempo per pensare che manca... ma a volte è proprio la voglia di pensare che non c'è. Meglio i problemi per il pranzo!
... Stella... non è il suo vero nome; e questo ha una sua importanza: non che voglia troncare col passato, non credo, anzi, quell'appllativo la tiene debolmente legata a se stessa, a quella che era. Quel nome apprteneva al protagonista di un telefilm che andava di moda quand'era ragazza; quando anche un telefilm la faceva sorridere, mettendo in risalto i suoi occhi... poteva ancora canticchiarne la sigla e ricordarne qualche scena. Lo mandavano sempre all'ora di pranzo, su un canale privato... Chissà se c'è ancora... si chiede ora sentendo affiorare la nostalgia... eccola di nuovo: il dolore più grande, la nostalgia. Più forte della felicità, della tristezza, della vita, di tutto ciò che si è perso... e si è perso tutto! Qualcuno la crede un sentimento stupido, privo di senso, come quando i genitori ti spediscono al campeggio da solo... ma per Stella è quasi tutto: dolorosa e forte, la sua unica compagna... ai bambini passa, e dopo una settimana alcuni se li scordano pure i genitori! Per lei, invece, è sempre lì, come il primo giorno. Ingialliti, magari un po' sfocati, i ricordi la feriscono ogni giorno, senza possibilità di fuga...
Intorno al lei non c'è nessuno, è sola, come sempre. Nessuno con cui scambiare una parola... ed eccolo lì, il suo unico interlocutore delle ultime ore, da quando a me non rivolge più attenzione, intento a leccarsi le zampe... Charlie, il gatto...
Non gli si può chiedere molto, ma almeno non ti sparla dietro... e poi non prova quasi mai a rubarti la cena!. Stupidi pensieri, cretini e sarcastici. Amari come coltellate. So che parla con me... ed avverto anch'io il dolore che le bagna il volto... abbassa lo sguardo. Al mondo nulla è più palese delle lacrime sulla faccia di un barbone: lo fanno assomigliare ad uno spazzacamino triste. E quei solchi scavati sul nero delle guance non ne mutano l'espressione, semmai la completano... chissà come fa la gente a non chiedersi se un barbone può anche non piangere. Forse perché piangere è un lusso da ricchi: agli straccioni è dato solo rimpiangere.

E' calata la sera sulle vie delle città ed il solito via vai non accenna a diminuire: luci di macchine, vetrine di negozi... e sulla piazza stanno montando un albero, impacchettato come le vecchie insegne dei barbieri:
Non sembre più nemmeno un abete! -... Natale -Cristo, è Natale... è Natale la sento mormorare. Ed ecco, più penetrante della sua puzza, sente un odore familiare, forte e schifosamente dolce. Alza gli occhi: di nuovo lei, vestita peggio di prima ma con la stessa identica scia... più devastante della cometa! Sente di non poter perdere quest'occasione e, di colpo, si leva in piedi afferrando il coperchio della scatola da scarpe dove ogni tanto i passanti fanno scivolare qualche spicciolo di carità. Poi, facendosi largo nella calca, con il volto ancora striato di lacrime, raggiunge la donnina che procede svelta ed impettita lungo la via. Ora le è accanto e con un guizzo fulmineo le sfila l'orrendo cappellino verde a bombetta che le orna il capo... mentre la gente si fermava stupita, ci versa dentro tutte le monete... qualcuna cade in terra tintinnando sul marciapiede bianco... quella la fissa allibita, con la bocca spalancata, come per gridare, ma senza il fiato per farlo. E Stella le restituisce il copricapo inchinandosi con eleganza e sussurrando:
Questo è il mio regalo di Natale; me ne faccia uno anche lei: cambi profumo!.
Poi se ne va, scomparendo tra pacchi ed insegne luminose; un po' più viva. Finalmente se stessa.

Ho scoperto così che nel freddo e nel buio delle mie vie, nel silenzio, ritmato dai suoni nel progresso, nella solitudine, tra la gente che cammina via veloce, qualcuno vive! Dedicato... alla Padrona dei Cieli.



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