FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL PASSAGGIO

Marco Crimi




Paolo! Rientra, per favore, urlava nonna Carmela. Lui sarebbe pure rientrato.
Stare su un cornicione al settimo piano e soffrire di vertigini non è il massimo della vita. Solo che c'era un problema. Nonna Carmela era morta da un mese d'infarto e l'aveva vista coi suoi occhi quando l'avevano chiusa nella bara.

Tutto ha avuto inizio ieri. Ma lasciamo che sia il protagonista a narrarci questa storia.

<<Mi chiamo Paolo Goosmayer, scapolo. Dirigo un'agenzia di viaggi nella ventitreesima strada ed ho il pallino dell'arte moderna. Quando posso, anche se ho solo un ritaglio di pochi minuti, faccio sempre una scappata alla galleria privata di mio padre che si trova appunto in casa sua; conosco gente con vizi peggiori del mio.
A un bel quadro e a una bella donna io non resisto mai, forse per questo L'italiana di Matisse è il mio quadro preferito: a volte ci passo davanti delle ore... incantato, rapito dal fascino misterioso di quella figura; le sto dedicando una monografia che forse nessuno pubblicherà mai. Fin da piccolo avevo questa passione e mio padre cercava di soddisfarmi sempre, dato che ci vedevamo una o due volte all'anno.
Insomma, mentre sto lì per la millesima volta... inizia questa maledetta storia.
Un capogiro così non mi era mai venuto. La realtà intorno a me si distorceva e mi sembrava di far parte di una composizione cubista. Non compresi al momento quale guaio avesse provocato dato che quella sensazione era stata di breve durata. Sono cose che capitano a chiunque, chissà se ne parlerò mai al mio medico?
S'era fatto tardi. In agenzia mi staranno aspettando. Prima di andarmene passai a salutare mia madre e i miei parenti, che si erano ritrovati quel pomeriggio, come tutti gli altri monotoni pomeriggi, per discutere di cose futili, fare una partita a bridge e prendere un tè; mi costrinsero a prenderlo con loro ed io a malincuore accettai.
Stavamo discutendo sul nuovo vestitino della mia cuginetta quando sulla soglia della porta apparve la nonna Carmela! Senza nessuna preoccupazione mia madre si alzò, le prese la mano e la aiutò a sedersi mentre io diventavo verde di stupore e terrore; quando poi il mio cuginetto mi scosse, saltai in aria; la nonna preoccupata mi tese la sua mano ed io spaventato balzai dalla poltrona e mi ritrovai con la schiena sulla finestra; quando poi lei si avvicinò ancora la mia prima reazione fu quella di scappare per cui aprii la finestra e salii sul cornicione. Adesso mi trovavo in questa mostruosa situazione, non sapevo cosa mi stesse accadendo e allora decisi di saltare, ovviamente sotto c'era la piscina, non ho nessuna intenzione di morire così giovane! Di natura non sono uno molto coraggioso per cui preferivo scappare, ma il mio taxi era sparito: gli avevo detto di aspettare ma avrà tirato su un altro cliente. Comunque stavo per chiamarne un altro, quando una grossa macchina grigia si piantò con una fragorosa frenata di fianco a me; ne uscì una voce di donna: Paolo! Monta su, presto! Aprii la portiera e seduta al volante vidi una bellissima donna; lei continuava: Certo che hai un bel fegato a startene così in bella vista con l'aria che tira! Dai! Entra Paolo!.
Mi conosceva ma io non sapevo chi fosse. Strano! Una ragazza così non si dimentica tanto facilmente. Non starò cominciando a perdere colpi?
La ragazza rincominciò a parlarmi: Li hai seminati entrando a casa dei tuoi genitori. Ma potrebbero essere ancora nei paraggi.
Forse mi aveva scambiato per qualcun altro. Ne approfittai per attaccare bottone. Mentre lei continuava a blaterare cose per me senza senso: Steiner è riuscito a parlare con Frankie Gelsomino.
Ah, sì? E che gli ha detto?.
Ha provato a fargli capire che Paolo Goosmayer è qualcuno a Manhattan. Quello ti vuole proprio far fuori Paolo!. Nessuno scambio di persona! Paolo Goosmayer ero proprio io!
Suonò il telefono e lei rispose: Pronto?!... Sono Ellen... sì, è con me... Poi si rivolse a me: E' Steiner, vuole parlarti!.
Steiner?... io... io lo richiamo più tardi. Steiner... ti richiama lui..., che ne so che gli gira per la testa, sai com'è fatto mio marito.
Mio marito!? Ma di che accidenti stava parlando? Pensavo di aver capito! qualcuno stava macchinando uno scherzo alle mie spalle. Forse quel burlone di Petersen, il mio socio. E va bene! Questa donna mi interessava troppo per non stare al gioco. Per una volta in agenzia avrebbero fatto a meno di me.
Improvvisamente la ragazza si accorse di una macchina che ci stava seguendo ma con delle manovre da film poliziesco riuscì a seminarli, io ero spaventatissimo, ma lei non meno preoccupata di prima, mi disse: Sono sempre il miglior driver della famiglia, eh Paolo?.
Se è uno scherzo comincia a piacermi poco! Fermi! Mi faccia scendere!.
Eh ma che ti prende, Paolo?.
E' stato Petersen ad organizzare tutto, vero!.
Chi è Petersen?.
Pensavo di essere andato fuori di testa?... che stava succedendo? Questa donna diceva di essere mia moglie... e io manco la conoscevo... non stava recitando, non era uno scherzo!.
Arrivammo poi in una casa, probabilmente in quella del mio omonimo, trovai delle fotografie di quando ero giovane da tutte le parti, assieme con Ellen. Non era possibile che questo stesse succedendo, era un sogno! Un'allucinazione!
Mi prendesse un accidente!... il mio passaporto. Come era finito qui? Mi prendesse un accidente doppio!... qui risultava che ero stato in Colombia con la frequenza di un pendolare. Io non avevo mai messo piede in Colombia. Non dovevo farmi prendere dal panico. Dovevo star calmo... e cercare di razionalizzare. Scartata la possibilità di uno scherzo di quel buontempone di Peterson i casi possibili erano due: primo, stavo semplicemente impazzendo secondo, esisteva un'altra persona col mio stesso nome e la mia stessa faccia. Ma se avessi avuto un gemello mamma l'avrebbe detto. Dei due il più probabile era il primo. Guardai sulla guida telefonica... non era possibile! C'era un solo Paolo Goosmayer, ma non al mio indirizzo e non esisteva nessuna agenzia di viaggi Petersen e Goosmayer.
Non ero matto!... ma stavo impazzendo!.
Però le cose andavano valutate con il giusto distacco, quello che stava succedendo era assurdo, ma stava succedendo e non potevo farci niente; tutto sommato avevo una moglie che era la donna che avevo sempre desiderato, una casa al cui confronto la mia era poco più di una cuccia per cani, non sapevo che lavoro facessi ma era sicuramente meglio che mandare avanti una pidocchiosa agenzia di viaggi nella ventitreesima, forse mi sarebbero mancati i miei libri, i miei appunti, la mia collezione di diapositive d'arte...
Arrivò Steiner, con un'aria molto preoccupata, mi interrogava su cosa avremmo dovuto fare con un tale Gelsomino, non capivo più niente, preferivo fuggire; decisi quindi di andarmene per evitare di imbrogliare ulteriormente la situazione: avevo bisogno di riflettere.
Salito su un taxi mi diressi verso la mia agenzia, cioè dall'indirizzo dove avrebbe dovuto essere la mia agenzia di viaggi. Ma: Non è possibile! La mia agenzia dove è finita? Non c'è modo di uscire da questo incubo!.
Mi fermai un po' davanti alla mia ex agenzia di viaggi e un attimo dopo mi trovavo con una pistola alla schiena davanti ad un grasso signore che parlava un dialetto strano; la mia sfortuna non conosce limiti: era proprio Gelsomino: al posto della mia agenzia c'era una impresa di pompe funebri che poi si sarebbe rivelata essere l'ufficio del grassone. Non compresi molto bene i suoi discorsi ma mi caricarono su una macchina e mi portarono in un boschetto. Di questa storia ci capivo sempre meno, adesso mi trovavo in questo bosco fuori città con due pistole puntate addosso. Chiusi gli occhi ed avevo una paura tremenda, sentii il rumore degli spari, ma quando smisero io ero ancora vivo! Vidi i miei probabili assassini per terra morti, crivellate di proiettili.
La macchina grigia ricomparve di nuovo di fianco a me: sopra c'erano Steiner e Ellen, che sembrava molto preoccupata: erano stati loro ad ucciderli.
Portatemi a casa di mia madre! Presto! gridai. Una volta arrivato lì corsi subito verso il quadro dove era iniziato tutto, ma niente! Non succedeva niente maledizione... però, ecco di nuovo quella strana sensazione, era successo ancora! Lo stesso violento capogiro della prima volta, sarò tornato nel mio mondo? Steiner non c'era più, allora ce l'avevo fatta!>>

Un'avventura incredibile: provate ad immaginare due mondi del tutto simili, in due diverse dimensioni: in tutti e due i mondi esiste un Paolo Goosmayer, solo che nel primo fa il gangster, nel secondo dirige un'agenzia di viaggi. Ora ai due Paolo è successo qualcosa che accade una volta su mille miliardi, si sono trovati nello stesso posto nello stesso istante lì, nella galleria, davanti a un quadro di Matisse, e ciò ha provocato l'apertura di una porta di un passaggio tra i due mondi e tutti e due i Goosmayer lo hanno attraversato scambiandosi di posto. Forse quello è un punto particolare, un vortice nella struttura dell'universo.

Sapevo di trovarti qui, Paolo.
Chi è lei?.
Embè... fai lo scemo con tuo fratello, adesso?. Fratello?... io non ho un fratello!!!.



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