FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL PAZIENTE ARCANO
Daniele D'Aquino
L'oggetto era più strano di quanto fosse apparso nelle radiografie. Lo sollevò con le pinzette, poi lo deterse con delicatezza del sangue che lo ricopriva, usando un brandello di garza. L'aspetto era quello di un proiettile, ma irto di piccoli ami ritorti. In tutta la sua carriera di chirurgo aveva estratto dai corpi dei pazienti i reperti più impensabili, ma mai qualcosa di simile al frammento di metallo che brillava sotto la lampada. Né di così sinistro.
Forse era la sua forma o più probabilmente il fatto che si trovasse in un posto dove non sarebbe dovuto assolutamente stare, lo stomaco di un uomo. Qualunque fosse il motivo, quell'oggetto era davvero inquietante.
La pensavano in questo modo anche gli altri medici dell'èquipe, che lo fissavano con perplessità e stupore.
Nella sala operatoria era sceso il silenzio, rotto soltanto dal sommesso ronzio delle macchine. Il chirurgo si guardò intorno incrociando gli sguardi interrogativi dei colleghi, quindi, dopo averlo avvolto nel brandello di garza, posò l'oggetto sul carrello che conteneva gli strumenti.
Cos'è? chiese uno dei suoi assistenti. La voce gli tremava.
Non lo so, proprio non lo so.
Lanciò un'occhiata al paziente, ancora addormentato per effetto dell'anestesia totale. Era un uomo sulla cinquantina, sordomuto, con un fisico davvero invidiabile per la sua età; il giorno prima era venuto insieme ad un amico e questi gli aveva detto che avvertiva forti dolori al ventre, fitte lancinanti che lo facevano quasi svenire.
Lo avevano subito sottoposto a una radiografia, scoprendo quello strano oggetto la cui natura rimaneva un enigma. Un infermiere ipotizzò che si trattasse di qualcosa rimasto all'interno del corpo durante un'operazione, ma quell'uomo non aveva mai subito alcuna sorta di intervento chirurgico, nemmeno un'appendicectomia.
Erano quindi seguiti altri svariati esami, dopo i quali decisero di operarlo.
Il chirurgo si era insospettito molto dell'amico del paziente, che si era comportato in un modo molto strano, rispondendo alle loro domande in un modo molto vago, quasi reticente.
Un'altra cosa che lo aveva colpito era l'abbigliamento del paziente, che indossava una dolcevita nonostante si trovassero in una di quelle estati così calde che ti facevano rimpiangere di non aver comprato un condizionatore. Pensando a ciò guardò il collo dell'uomo, su cui erano applicati quattro grandi cerotti, due per lato; per un attimo nella sua mente balenò una velocissima associazione di idee, così rapida che non riuscì a coglierla.
C'era qualcosa, qualcosa...
Mi passi quell'affare per favore? Voglio vederlo da vicino. Era un infermiere, che attendeva con la mano protesa.
Il chirurgo prese l'oggetto con un misto di timore e cautela e lo diede al collega, il quale lo portò all'altezza degli occhi stagliandolo contro le luci della sala operatoria. Gli altri medici si riunirono intorno a lui mormorando parole di stupore e di meraviglia.
Il chirurgo sapeva che avrebbero dovuto risvegliare il paziente, che non si stavano comportando nel più corretto dei modi, ma non gliene importava più di tanto.
Incredibile! esclamavano a qualche metro da lui.
Guardate, qui c'è un filo di... sembra nylon. Come se fosse un amo.
Hai ragione, assomiglia proprio ad un amo, uno di quelli per professionisti, che una volta presa la preda non la lasciano più.
Il chirurgo s'impietrì, smettendo per un attimo anche di respirare. Fu come se non si trovasse più nella sala operatoria, ma in una dimensione lontana, in cui c'erano solo lui e il paziente e intorno il nulla.
Le voci dei medici gli arrivavano ovattate, un semplice brusio a cui non faceva caso; ora era completamente isolato dal resto del mondo e tutto a causa di quella parola. Quella parola aveva risolto ogni cosa, come l'ultimo pezzo di un puzzle; aveva fatto quadrare la situazione e proprio per questo il chirurgo cominciò a tremare. Sordomuto. Se era come la pensava lui... Dolcevita. Sembrava assurdo però ci credeva. Cerotti. Non restava che controllare, verificare se avesse veramente ragione, se quell'idea così balzana si dimostrasse giusta.
Il chirurgo si avvicinò al paziente che dormiva ancora, con un'espressione placida sul volto; allungò una mano tremante sopra il collo dell'uomo, la posò sul cerotto posto più in alto e tirò.
Il cerotto venne via di colpo, alzando una piccola striscia di pelle che poi ricadde su se stessa, rivelando per una frazione di secondo delle sottili fessure scure da cui usciva aria ad intervalli regolari.
In una di quelle fessure riluceva qualcosa di verde, simile a una foglia; il chirurgo la prese e rigirandola tra le mani la guardò con stupore.
Era un'alga.
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