FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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PELUCHE

Mauro Notarangelo




Stai dormendo raggomitolata in sogni confusi, quando qualcosa ti s'infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie, verso la realtà. Forse un suono. Apri gli occhi.
La stanza è in penombra ma la luce è sufficiente per capire che questa non è la tua stanza da letto, e questo non è il tuo letto. Cerchi di ricordare cos'hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto, ma la tua mente è vuota. Cerchi con la mano l'interruttore della lampada sul comodino...

..., perché l'ombra voli via lontana, mentre incontri una bottiglia semivuota di whisky ed un orsetto di peluche bianco ancora vivo nel ricordo. Quel suono, forse un sibilo come uno scroscio d'acqua, t'inonda i sensi; i ricordi della sera straripano nella mente.
Click!
Dove mi trovo? Sussurri inebriata, mentre il tuo corpo pesantemente guada la pozza ormai lago, che giace placida sul pavimento corroso dagli anni.
Sulla soglia della porta, oltre il letto, conduci i tuoi pensieri fin nel bagno dove l'acqua sgorga da un rubinetto semiaperto.
Con un guizzo e un po di estro leggiadro sporgi il tuo esile braccio, perché quel flusso s'arresti.
Forse temi di annegare da ubriaca in quel lago di ricordi che si affastellano alla mente umidi di alcol.
Nuovamente sussurri: Luke!
Poi esiti un po; perché il passo troppo celere delle immagini pesca in un fiume di lacrime chiamato dolore!
Allora torni nella camera da letto seguendo l'ebbrezza del tuo profumo.
Ti confondi con l'acqua, quasi ti sciogli in essa.
Lo specchio argentato riflette il chiarore del tuo corpo sotto l'incredulo raggio di una luce fioca mentre il ricordo svanisce.
Disegni nell'aria una coppa con il palmo e pian piano l'adagi in superficie, dove l'aria si tramuta in essenza.
Lisci con la mano ancora rorida il tuo corpo snello e madido, mentre l'anta cede placida alle folate di un vento veritiero.
Accarezzi l'intera nudità e tremi sotto i colpi di quella brezza mattutina... poi, sorseggi il sapore di quella solitudine tanto amara.
E' triste essere lì in quella stanza ed in quel letto sola col tuo corpo.
Dunque, incominci rabbiosa a gridare ululando: Luke! Luke!
Ormai esausta, ti siedi al capezzale del letto ad aspettare la bassa marea con l'acqua fin su le caviglie quando, ti sovviene in un baleno quel giorno in cui Luke ti portò sulla battigia mentre il mare ritirava le sue onde.
L'intensità del vostro amore cresceva, e più il mare ritirava se stesso, più Luke ti conduceva oltre, dove un bacio è più di un bacio ed uno sguardo è qualcosa come: anima!
Vi rotolaste nudi, fra alghe e bottiglie di whisky abbandonate e ormai bevute quando, quel mare si prosciugò e si dileguò proprio come Luke; questa notte!
Adesso alzi il capo, da tempo chino fin sul comodino, e bagni con un gesto quel dono di peluche che hai sempre portato con te, perché sospinto dalle gocce di rabbia, cada nella pozza annegando anche lui.
Pensi di tuffarti, esausta dal dolore, in quell'acqua ormai torbida che, melmosa e pesante, grava su di te come un ricordo penoso.
Curva, chiedi forza ai tuoi muscoli, ma il tuo corpo cede sotto il peso della sua fragilità.
Incominci a tremare sempre più forte e contorcerti arrotolando le membra tra gesti ed atti convulsi.
Sapevi del tuo male.
Lo sapeva anche Luke!
Ma sapevo anch'io di Luke, perché riuscii quel giorno a decifrare la luce dei tuoi occhi.
Un bagliore si sprigionava intenso e recondito, quasi fosse la coda di una stella e come una cometa seguisti il suo cammino fino all'angolo della strada oltre il quale scomparve!
Ti sentii lontana avendoti ad un palmo... poi deglutii, e proseguimmo insieme verso la mia casa a te oscura.
Eri timorosa ed il tuo passo stentava, perché la mente giaceva lì in quell'angolo remoto e forse oltre.
Parlai del tutto e del niente come un garrulo fanciullo.
Ti dissi anche che scrivevo racconti, ma tu seguitavi a porgermi l'orecchio per ascoltare quei passi ormai lontani, quindi aggiunsi: Un giorno scriverò di te e racconterò la tua storia! Qualcuno ha iniziato da chissà quale luogo ed io desidero concluderla affinché l'inizio possa avere una fine.
Ridesti a crepapelle avvolta nella tua timidezza poi, mi porgesti la mano menzognera facendo spallucce e proseguisti adagio al mio stesso passo.
Misi la chiave nella toppa e in un baleno entrammo nel mio appartamento.
Buttasti i tuoi oggetti dappertutto e tenesti con tè un orsacchiotto bianco di peluche.
Lo adagiasti con dolcezza sul comodino affermando: questo è il mio portafortuna! mi accompagna ovunque, e gradirebbe un po di whisky!
Ti scrutai attentamente e non capii, mentre con l'indice ridestavi i miei sensi richiamandomi a te.
In piedi nella stanza da letto, vicini e stretti l'un l'altro mi chiedesti: la toilette? e partisti spedita a sciacquarti il viso intriso dai fumi dell'alcol lasciando che l'amore defluisse da un rubinetto semiaperto.
Tornasti più sobria di prima e incominciasti a spogliarti per regalarmi il tuo corpo ma non il tuo cuore.
Ed io sapevo!
Ora, nel mezzo della notte mi alzo e a piedi nudi raggiungo un foglio bianco per scolpire la storia in piena coscienza... poi, alle prime luci dell'alba, decido di andar via lasciando l'inchiostro sgorgare da quel rubinetto ed inondare la stanza.
Ti guardo un'ultima volta stesa sola su quel letto così ampio, e fermo mi volto verso l'uscio; deciso!
Ormai fuori, nell'aria algida penso di riscaldarmi con un Te.
Entro nel Bar all'angolo della via, ordino bevendolo d'un sorso.
Pago, giro le spalle e mi allontano; qualcuno grida al di là del bancone: Luke! il resto.
Mi volto, infilo la mano nella tasca del giaccone ed estraggo, tenendolo ben saldo, un orsetto bianco di Peluche.
Lo indico a quell'uomo ignoto ed aggiungo: il resto?... al prossimo racconto.



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