FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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REGINA REGINELLA

Mario Bartoli




Paolo! Rientra per favore, urlava nonna Carmela. Lui sarebbe pure rientrato stare su un cornicione al settimo piano e soffrire di vertigini non è il massimo della vita. Solo che c'era un problema. Nonna Carmela era morta da un mese d'infarto e l'aveva vista coi suoi occhi quando l'avevano chiusa nella bara.

Si, è vero, gli capitava sempre di sentire la voce di trapassati quando era in particolari momenti di stress, ma di solito erano morti antichi, magari famosi, ma senza alcun legame di parentela: Cesare, Dante, Napoleone, una volta anche Giovanna d'Arco. Anche lei sentiva le voci, pensò Paolo.
Ma la nonna era morta da poco, ed era sicuramente un segnale d'allarme l'interesse per lui di un morto fresco, per di più parente stretto. Di solito, i segnali di attenzione che gli inviavano i morti antichi, meno interessati di nonna Carmela alla sua salute, erano sempre indicazioni banali, da stai attento a dove metti i piedi somaro, a guarda che hai lasciato le chiavi a casa babbeo, anche un tantino offensivi se vogliamo!
Continua a distrarti Paolo, continua a pensare ai morti, fai divagare la mente. Non pensare ai sette piani di vuoto là sotto.
Fece ancora due passi laterali sul cornicione: due passi da granchio.
Regina, Reginella quanti passi mi darai
per arrivare al tuo castello
con la fede e con l'anello?

Un passo da leone, e si sarebbe sfracellato, così nonna Carmela, Cesare, Napoleone e Giovanna d'Arco l'avrebbero avuto come ospite quella sera.
La filastrocca infantile gli tornava in mente, mentre procedeva tenendosi il più possibile appiccicato al muro, adeguata alla situazione attuale: tanti piccoli passi da granchio per arrivare al suo appartamento da Regina sua moglie, ma prima doveva aspettare che si addormentasse, perché sarebbe stato duro spiegarle come faceva a trovarsi in mutande, canottiera e calzini sul davanzale a sette piani da terra.
Certo sarebbero stati meglio due passi da gambero, sarebbe tornato indietro, avrebbe risalito il davanzale, si sarebbe messo in salvo, e nonna Carmela, Cesare, Napoleone e Giovanna d'Arco avrebbero riposato in pace. Facile a dirsi.
Regina Reginella,
con la fede e con l'anello
un altro passo e mi sfracello.
Di nuovo la filastrocca ripetuta e corretta.
Mente, mente lavora, non mi far pensare a sti sette piani. Pensa ad altro Paolo, pensa ad altro. Quante volte l'aveva sognata una situazione così, svegliandosi poi di soprassalto madido di sudore, un sogno ricorrente quando aveva la febbre, forse, chissà, premonitore. Ma di sicuro ora non dormiva, altrimenti si sarebbe svegliato sudato, invece aveva un freddo boia in mutande e canotta, scalzo, sopra ad un cornicione, con la voce di nonna nelle orecchie.
Proprio una bella situazione del cazzo! E si che era stato proprio lui che l'aveva messo in questa situazione, il vecchio compagno d'avventure sempre in cerca di nuove frontiere.
La Gianna, la nuova vicina arrivata da appena qualche mese, sconvolgente con le sue minigonne vertiginose. Un paio d'incontri in ascensore, una chiacchierata sul pianerottolo, un invito al bar per un aperitivo e guarda caso la stessa fermata della metropolitana per andare in ufficio. Scambio di sguardi, telefonate, un paio di toccate e fughe nella cabina della ascensore: sette piani, sarebbero bastati un altro paio per una sveltina.
Poi quella mattina una telefonata: Stasera mio marito ha un impegno e rincasa tardi.
Una scusa con Regina e alè il gioco era fatto.
O meglio doveva essere fatto, non era neanche iniziato, non era arrivato neanche ai preliminari, doveva togliersi ancora canottiera e calzini, uno squillo alla porta, ed il più classico:
Cielo mio marito!
Neanche il tempo di rimettersi i pantaloni. Maledette case riadattate a mini appartamenti, senza spazi in cui nascondersi, letti alti come stuoie giapponesi, non ci si sarebbe infilata una sogliola, a quei belli armadi di una volta!
Uno squillo di campanello e si era ritrovato in un attimo sul cornicione a parlare con nonna Carmela.
Sì nonna tuo nipote è un idiota.
Regina reginella quanti passi mi darai
per arrivare al tuo castello...
Quale castello, devo girare l'angolo, arrivare alla finestra del bagno sperando che sia aperta, entrare, mettere l'accappatoio, poi quattro quatto sgattaiolare in camera da letto, e se Regina si fosse svegliata, una scusa:
<<Mi sono spogliato in bagno cara, per non svegliarti.>>
Domani è una altro giorno, vado, recupero vestiti e scarpe da Giovanna e sono salvo.
Intanto fa altri due passi da granchio, tutto appiccicato al muro. Meno male che questi palazzi romani hanno sti belli cornicioni larghi. I nuovi mini appartamenti ricavati dalle grosse camere di una volta sono buchi, ma sui cornicioni si starebbe comodi, se non fossero al settimo piano!
Per fortuna che è sera altrimenti qualcuno l'avrebbe potuto vedere e chiamare i pompieri.
Idiota cosi avresti avuto qualche possibilità di salvarti.
Nonna Carmela pure cominciava ad offendere. No panic, niente strizza, è la paura o il freddo che lo faceva tremare o tutti e due?
Regina reginella quanti passi...
Altri due passi da granchio ed ecco l'angolo. Mette una mano per oltrepassare lo spigolo e girare, si aspetta la sensazione ruvida del muro e invece incontra un'altra mano.
Chi c'è
Sono Leonardo Franchi, chi va là
Chi va là? Ma che siamo in guerra?
Sono Paolo Villoresi
Un compagno di sventura, una mano da stringere per sostenersi a vicenda, chi l'avrebbe mai immaginato su quel cornicione, un amico a quell'ora?

Poi di nuovo la voce della nonna: Idiota, Leonardo è il marito della tua amante e da quella parte c'è solo la finestra della tua camera da letto Che ci fa Leonardo sul tuo cornicione?
Già che ci fa?.
Paolo dimentica il cornicione, le vertigini, i passi del granchio, gira di colpo l'angolo e vede l'uomo, Leonardo, il marito di Gianna. Anche lui in mutande, anche lui ha capito la situazione è un attimo i due si guardano stupiti con un identico interrogativo negli occhi:
Chi diavolo ha suonato allora il campanello dell'appartamento?
Poi trascinati dalla loro stesso movimento improvviso si scontrano e precipitano.
Regina Reginella,
senza fede e senza anello
cado giù e mi sfracello.

Il Messaggero, Cronaca di Roma: Brutto pasticcio in via Merulana: misteriosa morte di due coinquilini, precipitati seminudi dal settimo piano.



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