FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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STRANO RISVEGLIO
Marcella Contarella Chiovaro
Stai dormendo raggomitolata in sogni confusi, quando qualcosa ti s'infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie, verso la realtà. Forse un suono.
Apri gli occhi. La stanza è in penombra. Ma la luce è sufficiente per capire che questa non è la tua stanza da letto, e questo non è il tuo letto.
Cerchi di ricordare cos'hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto, ma la tua mente è vuota.
Cerchi con la mano l'interruttore della lampada sul comodino... e non lo trovi, anzi non c'è neppure il comodino.
Senti il battito del tuo cuore che si fa più forte, si trasforma in un cadenzato martellio che ti rimbomba nel cervello, gelo nelle ossa, mani che tremano...
<<Stai calma>> dici a te stessa <<C'è sicuramente una spiegazione, basta ritrovare il bandolo della matassa. E tu sei brava a sbrogliare matasse>>
<<Come prima cosa alzati! Dai Marina, non ricordi come si fa? Scosta la coperta, tira giù una gamba, poi l'altra. Brava, così. Adesso sei seduta su questo bel letto sconosciuto. E smettila di tremare, che tanto non serve a niente!>>
<<Piano! Hai sbattuto su uno sgabello e con un bello spigolo anche! Il chiarore viene da sinistra, ma non è molto, quin-di ci sarà una finestra accostata.>>
<<Ci siamo. Ecco la finestra, ecco gli scuri. Ecco aperta la finestra!>>
Occhi spalancati per registrare ogni particolare... del nulla. Perche' fuori non c'e niente, niente.
Non si può dire che ci sia il vuoto, come quando in montagna guardi e sotto senti che c'è un precipizio, un baratro. No, nessun baratro, nessun vuoto, il nulla.
Non come quando ti affacci al mattino appena alzata per vedere che tempo fa' e ti trovi di fronte una cortina di nebbia ovattata, che assorbe i rumori, che inghiotte il paesaggio.
No, nessun paesaggio, nessuna nebbia, il nulla, assoluto, spaventoso.
<<Non è possibile! Non è vero! Non sono qui! E' un incubo. Ora mi volto ed ogni cosa è al suo posto.>>
Lentamente giri su te stessa, ad occhi chiusi, per aiutare la sorte, attendi che si calmino i battiti del cuore impazzito, poi guardi... ma non è la tua camera.
Dove è finito il letto in vimini col plaid multicolore? E i grandi cuscini contro il muro?
E il mobiletto con la lampada azzurra, la collezione di tartarughe e le foto e il pupazzo in osso di balena e il carillon e la ciotola con la bussola, la conchiglia e la biglia di vetro verde?
E la libreria? E il cestone pieno di maglioni e scialli? E il tavolo da lavoro, i tuoi colori, i pennelli, le stecche da modellare?
E' come se tutta la tua vita fosse stata annullata, sparita.
<<Forse non è un incubo>> pensi <<Forse è questa la realtà e l'altra è un sogno.>>
Ma il terrore che ormai t'invade, non si attenua, un macigno sul petto, un groppo nello stomaco.
<<Forse io non sono più io. Forse sono un'altra, con un altro aspetto, altre vicende, altri ricordi...>>
<<Ma quali altri ricordi! Quale altra persona! Io sono Marina e ricordo ogni particolare della mia vita. Ogni particolare, almeno fino ad ieri sera.>>
<<E allora cerca di calmarti.>> dici a te stessa per riprendere coraggio <<Al come, perché e quando ci penserai dopo, ora è necessario capire dove.>>
<<E soprattutto è urgente trovare il bagno!>>
A sinistra una porta socchiusa, ti ci dirigi. Hai indovinato, è proprio il bagno.
Semplicissimo, schematico, non ultimato. Alle pareti alcune mattonelle formano un abbozzo di disegno, il resto liscio e bianco. Sul pavimento le piastrelle, azzurre, ricoprono un unico angolo, come esempio per chi deve completare il lavoro, il resto liscio e bianco.
<<Strano>> pensi <<sarà un nuovo tipo di cemento!>>
Nessuno specchio, nessuna mensola, lo spazio per la doccia, vuoto, liscio e bianco.
Ma i sanitari sono funzionanti e li usi. Ti sciacqui il viso, bevi un abbondante sorso d'acqua dal rubinetto.
<<Non c'è sapone, né asciugamano, né un bicchiere in questo dannato posto, come pensano che io possa viverci?>> pensi con rabbia <<Ma mi sentiranno! Se credono di passarla liscia, si sbagliano proprio!>>
<<Sembra di essere in un appartamento non terminato.>>
<<Ma se è un appartamento non terminato, dove sono le mattonelle e le piastrelle da posizionare? E la calce e i maledetti arnesi, che servono agli operai?>>
<<Forse avranno deciso di terminarlo in un secondo tempo, saranno finiti i soldi o...>>
<<Marina smettila di fare congetture per non affrontare il vero problema. Avanti, torna nella stanza da letto. E cerca di uscire da questa dannata casa!>>
Varchi la soglia con la debolissima speranza che dietro l'uscio ci sia casa tua, ma la stanza è lì come l'hai lasciata.
Sul fondo, una porta. E' a livello della parete, che è rosa, non ha maniglia, non ha serratura ed è chiusa.
La rabbia ti toglie il respiro, ti precipiti contro la porta e batti violentemente i pugni contro il legno, venato, chiaro. Nessun suono.
La prendi a calci con furia. Nessun suono.
Eppure la porta è di legno, ha la grana porosa del legno, l'aspetto del legno, ma non il suono del legno, nessun suono.
Urli a squarciagola, senti la bocca aprirsi, spalancarsi, la gola ti duole per lo sforzo, ma nessun grido ne esce, nessun suono inonda la stanza, nessun suono.
La rabbia si tramuta in frustrazione. Ti lasci scivolare sul pavimento, le mani appoggiate alla maledetta porta di legno, che forse non è legno.
Ti raggomitoli come in un bozzolo, le ginocchia sollevate, le braccia conserte, la testa abbassata sul petto, gli occhi chiusi, il respiro un soffio, il corpo abbandonato, la mente svuotata. Una pausa... per non impazzire.
Ad un tratto un'immagine nella tua mente. Chiarissima, in bianco e nero. Uno strano disegno si va formando davanti ai tuoi occhi sullo schermo del tuo computer e sei tu che lo stai creando su quattro piastrelle del bagno, all'interno di una casa virtuale.
<<Non è possibile!>> urli terrorizzata, ma l'urlo è muto <<Che significa tutto questo?>>
<<Significa, cara Marina>> dice la parte di te ancora in grado di ragionare <<Significa che, non si sa per quale strano flusso di energia, per quale comando nascosto, per quale strano gioco della sorte, sei intrappolata nel mondo che ti diverti tanto a creare, nel quale vivi quasi tutta la giornata. Ora puoi viverci la vita intera.>> e aggiunge <<A meno che qualcuno non spenga il computer...>>
<<Ma se ha registrato le modifiche al file prima di spegnere...>>
<<Smettila, Marina. Cerca di capire se è successo veramente questo e guardati attorno, ora che sai cosa guardare!>>
Adesso che finalmente la vedi, ti accorgi che la stanza dove ti trovi ed il suo contenuto sono esattamente come li avevi disegnati.
Il colore sulle pareti rosa confetto (una prova da modificare), il letto appena delineato, il copriletto ancora senza colore.
E quello sgabello in mezzo alla stanza, lo avevi già spostato tre volte, ma non volevi eliminarlo, per utilizzarlo come appoggio per la marionetta, che rappresenta il tuo logo.
Guardi la finestra sul fondo, l'armadio, le ante, i cassetti coi pomelli, la porta del bagno, socchiusa. Tutto sembra corrispondere.
<<Sembra proprio la mia casa virtuale>> pensi <<Ed è esattamente com'era quando mi sono addormentata, o sono svenuta o sono stata trasportata o quello che diavolo è successo. Posso averne la certezza se nell'armadio c'è la scatola dei biscotti.>>
Tiri un pomello e su uno scaffale, l'unico ben rifinito, c'è una magnifica scatola di metallo, rotonda, coloratissima, con uno splendido disegno di giostre, palloncini ed orsetti.
<<Lo sapevo che c'era!>> E stranamente ti senti rasserenata.
Apri il coperchio e la scatola è piena di biscotti, ovali, rotondi, a raggera, a pallina. Alcuni ricoperti di cioccolato o di zucchero granellato o di confettini colorati. Ne afferri uno, un wafer alla vaniglia, gli dai un morso, buonissimo.
<<E pensare che non ho ancora disegnato la maniglia della porta, altrimenti potrei uscire da qui!>> rifletti intanto.
<<E per trovarti dove? Nel nulla?>>
<<Già, se la finestra da sul nulla, anche la porta da sul nulla, che poi non è il nulla, ma lo sfondo bianco del foglio elettronico.>>
<<Ma certo! Lo sfondo bianco del foglio elettronico! Come ho fatto a non pensarci subito. Il computer!>>
Chiudi l'armadio ed ecco la terza porta, completa di maniglia. L'apri e ti trovi in un piccolo studio. Una finestra con tendine giallo sole, una libreria piena di manuali, una scrivania con relativa poltroncina girevole, rossa.
Ed ecco lì il Mac, perfetto, completo di mouse, cavo e spina inserita nella presa, che spicca contro il muro.
Lo studio era la parte più avanzata del lavoro, importata per intero da un altro progetto, restava solo da apportare qualche modifica.
Ti siedi. Le stelle e le lune del salvaschermo scorrono su e giù e sembrano inviarti messaggi segreti.
Muovi il mouse ed ecco apparire la tua camera, come in un film. Al momento è inquadrato il letto in vimini col plaid multicolore aggrovigliato e due cuscini, gli altri sono sul pavimento.
E accanto il mobiletto con la lampada azzurra, la collezione di tartarughe e le foto e il pupazzo in osso di balena e il carillon e la ciotola con la bussola, la conchiglia e la biglia di vetro verde. Non manca niente.
<<E ora cosa faccio?>> pensi disperata <<Non posso modificare il disegno, non posso creare maniglie, né uscite. Cosa posso fare?>>
<<Attenta, Marina, devi riflettere bene.>>
I gomiti sulle ginocchia, gli occhi chiusi, cerchi di pensare.
Di scatto apri il cassetto della scrivania e indossi guanto e occhiali per la visione virtuale.
Ora puoi sentirti a casa, potresti spostare gli oggetti, potresti aprire le porte o prendere i libri dagli scaffali, potresti toccare il computer.
Allunghi la mano verso la scrivania, ma...
<<Non toccarlo!>> una voce interna ti grida con affanno e terrore <<Guarda bene. Cosa vedi esattamente sul monitor del computer di casa tua?>>
Un colpo di zoom per ingrandirlo e sul monitor del Mac reale, divenuto virtuale, ecco apparire, selezionato e lampeggiante, il disegno abbozzato del letto virtuale, divenuto reale.
Ora Marina sa! Gettati occhiali e guanto, afferra il mouse, clicca Seleziona tutto e la linea tratteggiata circonda la camera piena di colori, che appare sullo schermo.
<<E' fatta.>> esclama <<Uno, due e tre!>>
Menu Modifica, Annulla Inverti, click!
Un lampo e sei di nuovo nel tuo letto, sotto la tua coperta multicolore, mentre dal monitor sulla scrivania stelle e lune vaganti sembrano inviarti messaggi segreti.
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