FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LA SCATOLA NERA

Tiziano Mancini




L'oggetto era più strano di quanto fosse apparso nelle radiografie. Lo sollevò con le pinzette, poi lo deterse con delicatezza del sangue che lo ricopriva, usando un brandello di garza. L'aspetto era quello di un proiettile, ma irto di piccoli ami ritorti. In tutta la sua carriera di chirurgo aveva estratto dai corpi dei pazienti i reperti più impensabili, ma mai qualcosa di simile al frammento di metallo che ora brillava sotto la lampada. Nè di così sinistro.

La sua mente, votata alla razionalità da tanti anni di studi, si sforzava di ricondurre ogni sensazione verso una spiegazione scientifica, e forse ci sarebbe anche riuscito in qualche modo, se l'aspetto di quell'oggetto si fosse deciso una buona volta a rimanere coerente a se stesso. Invece, e questo era davvero ciò che montava la sua ansia, continuava a trasformarsi ad ogni sguardo. C'erano momenti più lunghi, che seguivano i suoi più lunghi vuoti di mente. Era così, che quello mutava ad ogni suo tentativo di spiegazione e non si lasciava raggiungere da alcuna definizione. Così, quando lui si arrese, e smise di tentare risposte sensate, finalmente l'oggetto cessò di mutare. Ma non fece a tempo a tranquillizzarsi: <<Bene, dottor Bonifaci, sta cominciando a ragionare nel modo giusto!>>
Questa voce, ora, così indefinibile, calma e insinuante, avvolgente e risoluta, da dove veniva? Le sensazioni che aveva erano incredibilmente diverse dal solito: gli sembrava di ascoltare, di vedere, con tutto il suo corpo, i suoi sensi non erano direzionali, vedeva e sentiva da dovunque, senza capire come. Si accorse che il buio lo stava avvolgendo, che soltanto il tavolo operatorio aveva luce, ma anche che quel corpo sdraiato, e questo lo spinse davvero verso la follia, era il suo. Era lui! Non capiva più nulla: per un attimo, ma davvero soltanto per un attimo, si illuse che fosse un sogno, ma tutto era troppo sicuro: non riusciva ad avere dubbi, tutto era assolutamente definito, assoluto, indubitabile.
<<Allora, dottore, la sua scienza cosa le suggerisce? Ce l'ha una spiegazione? Vuole uno dei suoi testi da consultare?>>
Ed ecco apparire dall'oscurità migliaia e migliaia di pagine scritte, che come uccelli impazziti ferivano il buio e il suo orgoglio di uomo di scienza, di cui per la prima volta sentiva di dover rendere conto ad un giudice che non ammetteva obiezioni, e al quale sentiva di non poterne dare.
<<Prego, dottore, si sieda, e guardi avanti a sé>> e uno schermo si illuminò.
<<Quell'oggetto>> continuò la voce, <<che lei stava contemplando così curiosamente, forse ci stava arrivando, è quella che, per renderle l'idea, chiamerò la Scatola Nera. E' per questo che mutava ad ogni suo pensiero: in realtà, dottore, era lei a mutare, durante gli istanti di trapasso tra la vita e la morte, quando gli uomini cessano la propria condizione materiale per trasfigurarsi in quello che lei è ora. Questa fase non è ancora del tutto terminata, infatti lei sta ancora ascoltando delle parole, ognuna delle quali ha un preciso significato semantico per lei, e i termini sono quelli che lei è in grado di capire, secondo la cultura acquisita durante la sua vita. Ognuno mi ascolta dandosi le parole più adatte alla sua comprensione e alla sua cultura, ai suoi codici recettivi. Ma io a tutti dico sempre la stessa cosa. Nella Scatola Nera, l'avrà capito, c'è tutta la sua vita, caro dottore. Ecco perché non do mai risposte immediate: semplicemente perchéé in quel momento, non ascolto. Non ne ho bisogno: tutto è registrato dalla Scatola, le vostre invocazioni e le vostre bestemmie, i delitti e le menzogne, gli atti d'odio e quelli d'amore. Si sieda, dunque, che proiettiamo il suo film: sarà un po' lungo, certo, ma tempo ne ha... e quando finirà, saprà la sua destinazione. Si metta comodo>> E sullo schermo cominciò davvero un film: poco a poco gli sarebbe divenuto famigliare.



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