FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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SENZA TITOLO
Ghita
Paolo! Rientra, per favore, urlava nonna Carmela. Lui sarebbe pure rientrato. Stare su un cornicione al settimo piano e soffrire di vertigini non è il massimo della vita. Solo che c'era un problema. Nonna Carmela era morta da un mese d'infarto e l'aveva vista coi suoi occhi quando l'avevano chiusa nella bara.
Lui aveva vomitato e pianto e loro la avevano sotterrata. Due giorni dopo era tornato sulla sua tomba e le aveva giurato che avrebbe chiuso con l'alcol.
Era l'ultimo giorno dell'anno e
Paolo! Per favore, rientra, urlava nonna Carmela.
Cinque giorni che non beveva, cinque lunghe notti di dolori atroci ad acqua e tavor, chiuso a chiave dentro la stanza numero 33 dell'hotel caporetto, sul lungomare di palo laziale.
Paolo! Rientra, per favore, urlava nonna Carmela. Lui sarebbe pure rientrato. Stare su un cornicione al settimo piano e soffrire di vertigini non è il massimo della vita. Solo che c'era un problema. Nonna Carmela era morta da un mese d'infarto e l'aveva vista coi suoi occhi quando l'avevano chiusa nella bara.
E a pensarci bene c'era anche un altro problema. Nonna Carmela non era morta di infarto, l'infarto forse stava venendo a lui, quando la vide volare, sempre da questo maledetto settimo piano, urlando amen con tutta la voce che aveva.
Non l'aveva più vista da quel momento, neanche nella bara, perché nessuno fu capace di rimetterne insieme i pezzetti e dunque il tutto venne velocemente sotterrato. Seppe però che si era lanciata con la corona del rosario in mano.
Ma allora chi era morto di infarto e chi aveva visto nella bara?
E perché nonna Carmela continuava a gridare, al punto da costringerlo ad uscire fuori dalla finestra e arrampicarsi sul cornicione per cercare una via d'uscita sui tetti?
Era una notte calda di stelle, paolo guardò in basso verso la sua sinistra, strinse gli occhi e si lanciò sul terrazzo del palazzo accanto. Sua nonna aveva urlato tutto il giorno senza sosta. Paolo, rientra, per favore. Paolo rientra per favore. Ma da dove sarebbe dovuto rientrare il poveretto, visto che erano mesi ormai che non usciva più? Stava disteso nel letto immobile, imbottito di medicine, sorvegliato a vista da un turno circolare di parenti, oppure chiuso dentro, chiuso a chiave in quella maledetta stanza.
Per fortuna atterrò subito dopo dentro un albero di limoni, spinse lo sguardo fuori dai rami, vide la città sottostante e pensò da qui potrò vedere il mondo. Nonna Carmela smise di urlare e di colpo apparve quel solito silenzio che fa dormire la gente sana. Quel silenzio che mille volte aveva ispezionato, stando steso sul letto con gli occhi aperti ad ascoltare. Fino a quando non era incominciata quella voce.
Poi sentì un forte odore di gas e sprofondò in una luce bianca ed euforizzante.
Rosa, affacciata alla finestra del quinto piano lo vide passare come una freccia con la coda dell'occhio e pensò di avere le traveggole, ma poi si girò e guardò in su, vuoi vedere pensò, che è il pazzo del piano di sopra?
Entrò di corsa nella stanza, sua cugina rideva, Aldo era steso nudo su di un tavolo,
Aldo era disteso, nudo e rideva. Rideva di loro. Sapeva che anche sua cugina l'avrebbe fatto a pezzi, per questo anche lei rideva con quello strumento in mano. Non avrebbe sentito alcun dolore, capiva che loro due non capivano e sapeva che tutto sarebbe stato inutile. Doveva sempre fare così con loro. Altrimenti perdevano la pazienza e cominciavano a urlare.
Rosa rideva di lui che non scappava e che restava lì, immobile, semplicemente ridendo. All'improvviso si ricordò della freccia del piano di sopra e cominciò ad urlare.
Aldo e sua cugina smisero di ridere. Lei posò lo strumento e corse incontro a Rosa.
Aldo prendi un po' d'acqua
Sì disse aldo nudo con in mano una lattina di birra. E gliene fecero ingoiare una bella sorsata.
Il vicino disse rosa sputando, è atterrato sul limone!
Aldo aspirò un sorso e si rimise al suo posto sul tavolo.
Dobbiamo salvarlo! urlò rosa e fuggì di corsa verso le scale.
Sua cugina ne seguì per un po' la scia con lo sguardo, poi riempì il bicchiere di gin, infilò a caso una cassetta nel videoregistratore e spofondò sui cuscini davanti alla televisione.
Rosa salì di corsa le scale fino all'ultimo piano, spinse con forza la porta che dava sul terrazzo condominiale e si catapultò fuori. Da qui poteva vedere il terrazzo sottostante, l'albero di limoni e paolo ancora adagiato sui rami, non poteva capire però se fosse ancora vivo oppure morto. Provò a chiamare ehi... scusa,... tu? ma non ebbe nessuna risposta. Doveva raggiungerlo, che palazzo era, e soprattutto in che via si trovava il portone? Da lì era assolutamente impossibile scoprirlo. Rosa si orientava a malapena sobria dentro casa sua, figuriamoci fuori ubriaca. Si guardò intorno e in un angolo vide due ombrelloni, ne prese uno lo aprì e si lanciò senza ombra di dubbio sul terrazzo sul limone e su paolo.
Inutile dire che l'ombrellone assunse forma convessa e che rosa precipitò su paolo violentemente e che entrambi rotolarono a terra. Il limone perse gran parte dei rami e questa volta per la botta Rosa perse i sensi, mentre Paolo per fortuna rinvenne. Aprì gli occhi, si guardò intorno ma non riuscì a capire dov'era. Il primo pensiero fu che nonna carmela gli fosse piovuta in testa, infatti la vide stesa per terra in mezzo a dei rami di limone, poi vide i tetti, le luci accese e si ricordò della gente viva che dorme. Stava bene, si sentiva bene e soprattutto non aveva niente di rotto. Guardò meglio quella signora ai suoi piedi, piovuta dal cielo, ma non la riconobbe. Aveva un'aria familiare, ma di sicuro non era sua nonna. aveva forse qualcosa a che fare con lei? Da tempo faceva una gran fatica a ricordare e la sua mente era afflitta da frammenti di immagini e fatti irricomponibili. Non riusciva a dare significato alle cose e non riusciva a collegare il succedersi. Fatti strani che da anni succedevano nella sua vita.
Paolo, a tavola urlò la madre dalla cucina. E poi rivolta verso il marito va' un po' a vedere che sta combinando!
Porca miseria è scomparso!
Ma che dici,... scomparso!, Hai guardato nel bagno?
Ti dico che non c'è.
Ma allora è uscito? Vuoi dire che si è alzato dal letto e se né andato in giro? Ma è una cosa meravigliosa. Beh però poteva almeno parlarcene. Infilati il cappotto che voglio andargli incontro per abbracciarlo. Dobbiamo festeggiare. Muoviti!
Il geometra infilò il suo cappottino fuori moda e scese le scale trascinato dalla moglie al settimo cielo.
Ma adesso era fuori, sicuramente adesso era proprio fuori e ai suoi piedi giaceva distesa qualcosa di simile a nonna carmela, un po' più giovane, ma comunque morta.
Forse dovrò sotterrarla. Sicuramente sì, si disse e fece il segno della croce.
Paolo è sul cornicione perché i suoi non lo capiscono e perché sente delle strane voci. Strizza gli occhi allarga le braccia e si tuffa nel terrazzo del palazzo accanto.
Sono le nove e la sua famiglia sta per mettersi a tavola. Lo chiamano, lui non risponde, il padre va in camera sua poi torna in cucina e dice è uscito
Poteva almeno salutare risponde la madre, incominciando a mangiare.
Rosa lo vide con la coda dell'occhio sfrecciare giù e corse veloce verso le scale.
Esce sul terrazzo condominiale apre un ombrellone e si tuffa giù. Proprio sulla testa di paolo.
Paolo non sapeva chi fosse questa signora che gli era piovuta in testa. Rosa era ubriaca e non sapeva più se era viva o morta, fatto sta che non riusciva a muovere un dito. Certo la botta era stata forte.
Paolo vedendola immobile capì che si trattava di una amica della nonna e che veniva da dove se ne era andata lei e decise che fosse il caso di sotterrarla. Raccolse un po' di rami per coprirla, poi si guardò intorno e pensò di chiedere aiuto in una delle stanze che davano sul terrazo. Per fortuna c'è una finestra aperta! Pensò infilandosi dentro la stanza.
Era la prima volta che Ambra poteva vedere da vicino due veri ladri, così indugiò a lungo nascosta dietro le tende, dopo essere stata svegliata da tutto quel fracasso. Voleva assaporare per un pochino quella paura che si prova di fronte al pericolo, quello vero e non quello dei film. Quando però vide Paolo alzarsi in piedi ed entrare in salotto, la paura arrivò al culmine ed in punta di piedi corse verso la stanza della madre.
Mamma, mammina. Ci sono i ladri!
Vieni tesoro, non preoccuparti. Ficcati qui sotto le coperte
Mamma, mammina. Ci sono i ladri
Sì, tesoro, ti ho detto che puoi rimanere
In quel preciso momento entrò Paolo. Aveva un paio di jeans e la giacca del pigiama che poteva sembrare una camicia, però era scalzo. Quando la mamma di ambra lo vide apparire nel buio non fece in tempo a capire che fosse in difficoltà. Ma chi si sognerebbe mai di chiedere ad un estraneo entrato in casa di notte, se per caso ha bisogno di qualcosa?
Fu per questo che lui la scappo' e lui corse dietro, mentre lei cerca invano di ricordare dove aveva messo il telefono senza fili. Lui aveva soltanto bisogno di aiuto. Lì fuori c'era un'amica della nonna morta che bisognava seppellire.
Solo Ambra riuscì a comprendere la gravità della situazione, riconobbe il pigiama e si accorse che l'uomo era scalzo. Ma allora è fuggito di casa, pensò
Anche a lei spesso era venuto in mente di scappare sui tetti la sera prima di addormentarsi e le si era presentato lo stesso problema delle scarpe, che ogni sera venivano portate in cucina e pulite. Allora corse dietro agli altri due urlando ehi,... mamma,... aspettate!
Nel palazzo intanto era corsa la voce che paolo fosse guarito. La madre scendendo aveva suonato a sua cognata che aveva svegliato il nonno, perché paolo finalmente era uscito non solo dal letto ma anche di casa.
Giù al portone si era già formato un nutrito gruppetto di parenti, tutti nel buio alla ricerca di paolo.
Dove sarà andato?
Io vado di là
Ognuno con nel cuore la gioia della guarigione di paolo e il desiderio di trovarlo in fretta per riabbracciarlo. Ma ad un tratto una sirena gelò il sangue. In tutti si insinuò un sospetto di paura, ognuno di loro si fermò a guardare.
Una macchina della polizia arrivò di corsa ululando, scondinzolò in frenata e velocemente ne uscirono due poliziotti.
I parenti tornarono indietro e si riunero sotto il loro androne.
Mio dio deve essere successo qualcosa! disse il ragioniere. Restate lì che io vado a vedere.
Mani in alto, polizia
fermi tutti. Qui c'è un morto, dice Paolo.
Di chi si tratta? Voi siete un conoscente?
No. O perlomeno non direttamente. E' un'amica di nonna carmela
Prendi nome e cognome di questa Carmela che poi dobbiamo interrogarla, io mi occupo del sopralluogo. Chiama unìambulanza e porta il ferito in ospedale e poi porta in centrale questo signore che dobbiamo interrogarlo.
Sì capo!
Dov'è il cadavere? Chiese il maresciallo al ragazzo.
è qui maresciallo, rispose paolo facendogli strada verso il terrazzo.
Rosa, coperta da rami di limone giaceva ancora tra il coma e la sbronza.
Il maresciallo, scostò i rami dal viso, poi lo illuminò a giorno con la sua potente torcia, tentò di sentirle il polso e ne constatò il decesso.
Appuntato, qui c'è una vittima. Chiama l'ambulanza e falla portare in ospedale. Poi accompagna questo signore in centrale, disse indicando paolo.
Paolo ringraziò sentitamente per la premura di essere accompagnato, e pensò che si dovesse trattare della centrale del latte. Così faremo colazione! I cornetti li offro io, però!
Confermo disse l'appuntato alla radio. Ambulanza e gazzella. Confermo in via degli elci 84. Terminato.
Io vado a interrogare gli altri presenti, appuntato lei vada incontro all'ambulanza
Sì, maresciallo! disse l'appuntato-Poi rivolto a paolo Lei mi raccomando non si muova di qui e soprattutto non tocchi la vittima
No, non la tocco, vada pure non si preoccupi Era la prima volta che paolo rimaneva da solo con un cadavere per giunta nel buio ed in un posto che non conosceva. Ma per rispetto alla nonna, per via di questa sua amica, rimase lì immobile per paura di combinarne un'altra delle sue e fu di nuovo preso dalla sindrome della pietra. Cadde a terra stecchito ed incapace di muoversi.
Quando l'appuntato tornò su per smistare vittima e pregiudicato, non si accorse che qualcosa era cambiato.
Rosa, seduta per terra chiese qualcosa di forte da bere l'appuntato pensò, poi fece stendere sulla barella il cadavere, e dopo aver procurato un sorso di wisky a rosa, la fece accompagnare in centrale.
In quel momento per fortuna il telefono squillò e la madre di Ambra riuscì ad individuarlo nel caos.
Il giorno dopo al TG regionale dettero la notizia che paolo non solo era guarito, ma aveva anche soccorso una povera ragazza che aveva tentato il suicidio.
Nel palazzo intanto era corsa la voce che paolo fosse guarito. La madre scendendo aveva suonato a sua cognata che aveva svegliato il nonno, perché paolo finalmente era uscito non solo dal letto ma anche di casa.
Giù al portone si era già formato un nutrito gruppetto di parenti, tutti nel buio alla ricerca di paolo.
Dove sarà andato?
Io vado di là
Ognuno con nel cuore la gioia della guarigione di paolo e il desiderio di trovarlo in fretta per riabbracciarlo. Ma ad un tratto una sirena gelò il sangue. In tutti si insinuò un sospetto di paura, ognuno di loro si fermò a guardare.
Una macchina della polizia arrivò di corsa ululando, scondinzolò in frenata e velocemente ne uscirono due poliziotti.
I parenti tornarono indietro e si riunero sotto il loro androne.
Mio dio deve essere successo qualcosa! disse il ragioniere. Restate lì che io vado a vedere.
Il giorno dopo al TG regionale dettero la notizia che paolo non solo era guarito, ma aveva anche soccorso una povera ragazza che aveva tentato il suicidio.
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