FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it







SHAKESPEARE

Emilio Casalini




L'oggetto era più strano di quanto fosse apparso nelle radiografie. Lo sollevò con le pinzette, poi lo deterse con delicatezza del sangue che lo ricopriva, usando un brandello di garza. L'aspetto era quello di un proiettile, ma irto di piccoli ami ritorti. In tutta la sua carriera di chirurgo aveva estratto dai corpi dei pazienti i reperti più impensabili ma mai qualcosa di simile al frammento di metallo che ora brillava sotto la lampada. Né di così sinistro.

Posò lo sguardo sul piccolo corpo immobile e livido dal freddo del bambino steso sul vecchio tavolo da cucina, coperto da una sudicia tovaglia natalizia ora cosparsa di chiazze di sangue. Tante nuove asimmetriche decorazioni natalizie che si erano sovrapposte alle precedenti. Non si trovava più nella sua attrezzata e asettica sala operatoria, ma in una cantina nascosta ad una guerra; ad ogni guerra in cui la follia umana sembra non avere altro limite che la sconfinata, umana, bestiale razionalità.
Alzò gli occhi cercando di distinguere, nel cerchio di buio che avvolgeva la stanza, i volti vecchi e scanzonati dei bambini che lo circondavano. Il proiettile con i mille aghi si era conficcato nell'addome del bambino, proprio all'altezza dell'ombelico, devastandolo. Lo prese in mano, lo girò stringendolo tra le dita fino a macchiarlo anche del proprio sangue. Poi fece avvicinare la decina di ragazzi, che lo osservavano agire in un silenzio surreale per una città abituata al frastuono delle bombe. Li prese ad uno ad uno, e come in un rituale inserì un piccolo amo, preso dal proiettile, nel lobo dell'orecchio sinistro di ognuno.
Nessuno capiva il significato esatto di quell'azione, ma tutti i ragazzini, compresi tra i dodici ed i quindici anni, ne intuivano il valore simbolico. Un boato squarciò il silenzio, ma nessuno si mosse. Tutti aspettavano che il medico compisse qualche altro gesto. Ma lui stesso non si rendeva conto del perché delle proprie azioni; agiva come in stato di trance, guidato da pensieri che lui stesso faceva fatica a riconoscere come suoi. Ritornò a riflettere sul tipo di proiettile che aveva ucciso il bambino. Iniziò a cercare di entrare nella mente di colui che aveva progettato quell'arma che non poteva essere estratta.
Dauani taieme cataia! gridò all'improvviso una voce di donna dall'esterno e la luce del giorno invase la stanza esplodendo nella sua mente e annullando tutti i pensieri e i ricordi che si stavano accavallando come una gigantesca matassa disordinata. La giovane si avvicinò silenziosa al corpo immobile del figlio, lo baciò sulla fronte, poi sulla bocca e sollevando lo sguardo vide i rudimentali piercing che ornavano i lobi dei ragazzi. Prese anche lei un piccolo amo dalle mani del chirurgo e lo fece passare tra le pieghe del proprio ombelico. Poi avvolse il piccolo nella tovaglia e uscì.
Lui la seguì e l'odore che lo investì al suo svincolarsi dalla morsa del buio era quello immaginato sui libri che parlavano delle foreste amazzoniche, ma poteva riconoscervi anche l'aspro calore delle oasi, nascosto in qualche meandro della sua immaginazione di quando era adolescente. Una mano lo prese con forza e lo trascinò veloce attraverso la piazza. Ripensò per un momento ai campi appena arati del vecchio padre, osservando le ferite che le bombe recavano alla terra. E' un modo particolare di rendere fertile il terreno pensò ricordando le pulizie etniche avvenute in ogni parte del mondo e della storia distruggendo i parassiti che lo occupano e rendendolo libero per le nuove coltivazioni. E rimase sorpreso dal suo stesso cinismo.
Non riusciva a stupirsi più di niente, o meglio, a razionalizzare il proprio stupore, tanto era lo sconcerto che avvolgeva la sua mente in ogni istante, rendendolo incapace di completare un ragionamento esaustivo e un conseguente giudizio. Era dunque questa l'ataraxia che occupava le infaticabili menti degli antichi greci? Un'imperturbabilità che andava oltre il sentenziare, di fronte all'immane fatica di discernere il tutto?
Fu praticamente scaraventato ancora una volta in una stanza buia. Il suo riadattarsi ai repentini cambiamenti di situazione si era fatto sempre più istintivo e veloce. Gli si avvicinò Chaco, il bambino senza fronte, col viso deturpato da una scheggia di granata. Il buio è vita, disse la luce è morte. Non capisco gli ribatté il medico, inoltre tu sei cieco. Sì, ma il sapore del sole sulle mie labbra ha il gusto delle pallottole di un cecchino ubriaco: colpisce dappertutto senza guardare dove. E io lo sento. Poi aggiunse: Non è poi un gusto tanto strano, quando ci sei abituato; solo che l'assuefazione è sinonimo di sconfitta e nessuno di noi è così umile da capire il significato di questa parola.
Il muro alle sue spalle si era fatto sempre più pesante, sembrava comprimere il petto contro la sua anima. Lentamente sentiva i suoi pensieri rigogliare con un sordo movimento verso il basso ventre. Le mani sul viso, a coprire un espressione che lui stesso non riconosceva come sua; i pollici sotto il mento, gli indici sulle tempie, le altre dita a comprimere le orbite rugose degli occhi chiusi. Si sentiva sempre più anestetizzato da tutto ciò che lo circondava e si lasciò scendere verso il pavimento accartocciandosi dolcemente su se stesso.
Un immagine si fece a poco a poco più nitida nella selva di colori che riempiva caoticamente le sue percezioni. Vide due persone, due innamorati, due amici vicini, due fratelli gemelli che si accarezzavano. Avevano addosso due armature medievali, d'acciaio spesso, ma che riproducevano esattamente le fattezze del corpo, i lineamenti del viso, la luce degli occhi, il palpitare del cuore in preda all'emozione. Come se si trattasse di una pelle e di un corpo veri.
Si sfioravano dolcemente e si ascoltavano attentamente. E percepivano ogni sensazione che procurava il loro contatto. Lo scafandro dell'uomo è così completo da non lasciare traccia della sua vera natura. Si esaurisce compiutamente in sé. Ma se, in un frammento di intuizione, di autoalienazione, l'uomo giungesse a percepire l'esistenza della corazza che lo distacca da reale, non potrebbe mai disfarsene. Aprendolo non troverebbe altro che il vuoto.
E mentre cadeva pesantemente in quell'assenza di realtà venne richiamato indietro da un fragore che esplose nella sua mente e da una luce che oltrepassò la barriera delle sue palpebre chiuse. La luce è morte! ricordò mentre ai suoi occhi si apriva uno scenario sconvolgente. Una bomba aveva dilaniato il muro alla sua destra, a non più di un paio di metri da lui. Nessuno era rimasto ferito, ma l'ordigno aveva colpito in pieno la misera dispensa, costituita in maggior parte da scatole di pelati e l'effetto era di una estrema, grottesca, drammatica comicità. Daune, la ragazza che lo aveva condotto all'interno della casa urlava in preda ad una crisi isterica togliendosi dal viso e dal petto frammenti di una gelatina rossa che aveva imbrattato tutti i muri.
Si alzò di scatto e l'abbracciò con forza tentando di tranquillizzarla. Sulla soglia della porta, intanto, erano giunti tre o quattro ragazzini che erano rimasti pietrificati più dall'incapacità di leggere la scena in maniera logica che dall'idea di trovarsi di fronte ad una tragedia. Uscirono piano in un silenzio surreale specie in rapporto al fragore di pochi secondi prima.
Entrarono in un'altra casa a due piani, intatta; cosa curiosa da quelle parti e di quei tempi. Rimasero in silenzio seduti uno affianco all'altro per ore, su di un vecchio divano di quella che un tempo poteva essere una mansarda; immobili.
Poi fecero l'amore. Senza una parola.
Aprendo gli occhi vide che il sole era ormai calato da qualche minuto, quando un ultimo raggio sfuggito alla barriera delle montagne, riuscì a filtrare e a colpire il ventre lucido di Daune. Si frantumò e si smaterializzò in mille riflessi sul piccolo amo che ornava il suo ombelico. Ricordò il suo camice verde appeso nello studio di mogano, i bisturi, le infermiere, i computers. Poi ripensò a quel proiettile che non poteva essere estratto ed al bambino. Anche lui ne era rimasto vittima, pur senza ferite esteriori. Non se ne poteva più andare.
Tra tutta quella assurda assenza di normalità aveva dimenticato l'esistenza dello scafandro che lo isolava dal sentire la vita; le bombe avevano distrutto una corazza più spessa di quella naturale: quella che lui si era creato per evitare di sentirsi dentro un'armatura.
Le angosce che l'uomo conosce sono spesso figlie delle inquietudini che lo abbracciano fin dall'infanzia, ma da cui mai vorrà liberarsi.
Ehi disse la voce secca di Daune ora basta sognare, è tempo di vivere! Amleto e il suo "essere, non essere, dormire, sognare, forse" lo lasciamo a Stratford on Avon. Su questo palco ce n'è abbastanza per essere originali. A proposito, come ti chiami?
Lui la guardò in silenzio per una manciata di secondi pensando a tutto quello che era accaduto in quelle poche precedenti ore, poi aprì la mano, lasciando cadere il proiettile. Non lo so più rispose, Fai un po' tu.



ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.