FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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SI E' FATTO GIORNO, ORMAI

Gigliola Moschini




Stai dormendo raggomitolata in sogni confusi, quando qualcosa ti s'infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie, verso la realtà. Forse un suono. Apri gli occhi. La stanza è in penombra. Ma la luce è sufficiente per capire che questa non è la tua stanza da letto, e questo non è il tuo letto. Cerchi di ricordare cosa hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto, ma la tua mente è vuota. Cerchi con la mano l'interruttore della lampada sul comodino...

... La sensazione che provi nel tentare di allontanare dal tuo corpo una delle braccia è strana, non è dolorosa, ma la spalla si inceppa e il braccio non si muove. Il peso è diverso, enorme e sproporzionato rispetto al movimento. Non hai un braccio, due braccia, ma due tronchi, sì due rami a forma di gomito, almeno così ti sembra ma potrebbero anche essere due tubi a gomito.
Tu speri che siano due rami, in fondo tu potresti essere un albero, pensare da albero, non da essere umano. Non hai forse scritto, tempo fa, una poesia per bambini che diceva: nel vento muovi i tuoi rami come se fossero mani?
Ma cosa ci fa un albero in una stanza? Perché almeno su questo non ci sono dubbi, non ci piove. Il soffitto è perfettamente bianco anche nella penombra e se giri adagio la testa (almeno questo hai verificato che lo puoi fare) vedi una finestra attraverso la quale filtra una luce incerta. Cosa vedi ancora? Non ce la fai a riemergere del tutto da una valanga di visioni e sensazioni sovrapposte e ti concedi un attimo di tregua. Triangoli di luce che si sovrappongono, si separano alcuni rimpiccolendo altri ingrandendo a dismisura. Non hai pensato che potresti essere una forma geometrica, un triangolo appunto, simbolo della perfezione. Non c'era dentro l'occhio di Dio che ti guardava dalla parete del dormitorio del tuo collegio? Un guizzo di memoria allora? Sei stata in collegio, ma non ricordi dove, non sei un albero. Potresti essere un insetto, uno scarafaggio. Sono dappertutto. Potresti essere Gregorio o la moglie di Gregorio perché ti senti femmina e non sai perché. Non puoi toccarti, verificare, esplorare. Vuoi verificare il tuo sesso prima di verificare se sei un essere umano, un animale, un minerale, un vegetale. Nessuno ti ha dato i mezzi per farlo, te li devi inventare. Puoi procedere per esclusione Ad esempio: I vegetali e i minerali non pensano. Ma non puoi esserne certa perché non hai mai parlato con nessuno che lo sia stato. Hai detto parlato e non hai ancora provato a parlare. Magari ne sei capace, magari no. E allora apri la bocca e prova ad emettere dei suoni, a caso.
Pf, pf, cvuff, mrm. Non una vocale, tutti sbuffi, soffi, quasi sputi di suoni. Puoi riprovare guardando qualcosa, la finestra. No, concentrati sulla luce. Ti sei ripersa, forse per colpa della luce. Ti viene in mente una cometa, quale cometa? Ne hai vista una di recente o te la sei inventata. Prova a descriverla. Non era che una stella ma aveva la chioma, sembrava una matassa di capelli lucenti. Fili dello spazio impossibili da descrivere. Non tutto si può descrivere neanche ad essere bravi. In cosa eri brava, non lo ricordi, ma ti viene in mente il ballo, la danza, il ritmo. Questo anche se sei a corto di suoni lo puoi provare con gli occhi, aprili e chiudili seguendo qualche ritmo. Brava, così. Questo è un ritmo lento, vedi di accelerare. Sul fondo di te, sì laggiù, qualcosa si muove. Vedi se ti sembra il dito di un piede che forse è il tuo. Poca cosa, dirai, ma è sempre meglio che niente. Riprova per consolidare la conquista, tanto hai tutto il tempo. Già, il tempo che cos'è e perché dici di averne tanto. Cosa ne sai. Potrebbe essere l'ultimo tempo tuo. Ma non vorrai morire proprio ora che hai fatto tutti questi sforzi. Sei migliorata, in questi ultimi momenti, connetti di più, te lo posso assicurare. Consiglio di riprovare a parlare mettendoci dentro delle vocali, si capirebbe di più quello che vuoi dire. Non te ne frega più niente. Allora canta che ti passa. Canta e muovi il dito del piede, vediamo cosa viene. E' anche per stare un po' allegri, aiutati che il ciel ti aiuta. Hai visto che funziona? Questa canzone te la sei inventata, ma non è male. Parla del mare e del sole. Sì, hai detto: mare e sole e hai acchiappato ben tre vocali, ne mancano solo due. Vedi di ricordare quali, cerca due parole e infilale in quella canzone. Hai detto: muro e aiuto. Ora ci sono tutte. Perché ora stai piangendo? Mi dispiace per te perché non puoi detergerti le lacrime. Prova a fare come quando eri piccola, che le lacrime ti piaceva berle. Te le lasciavi scorrere lungo le gote e, quando erano arrivate sulle tue labbra, te le ciucciavi e le trovavi buone. Sai che piangere fa bene? Ti sentirai sollevata e potrai proseguire nella scalata della tua memoria. Non devi aver paura di ricordare. E' aumentata la luce nel riquadro della finestra, sta venendo fuori il giorno. Scuoti la testa rotolandola sul cuscino. Non so a cosa stai dicendo di no, ma non è questo che importa. L'importante è il movimento che stai compiendo molto bene. Vedrai, tutto ritornerà come prima. Ripiangi? Allora è una mania, forse è la luce che non ti basta, ma non so se alludi alla luce del giorno o alla luce della tua memoria. Se vuoi possiamo fare qualche esercizio. Potresti cominciare dall'elenco dei mesi. Su un libro di quando eri piccola, bellissimo, c'era una filastrocca che diceva: Gennaio mette ai monti la parrucca...î dai continua tu. Brava è così come hai sussurrato: Febbraio grandi e piccoli imbacucca... Passa ai giorni della settimana. Va benino ma ne hai elencati solo sei a partire da Domenica, ne manca uno. Cosa ti succede, non lo vuoi dire o non lo ricordi? Cosa viene dopo Venerdì? Hai smesso di fare no con la testa ma ora ti tremano le labbra e agiti le tue braccia imprigionate e le vorresti alzare verso il cielo. L'hai detto, bravissima. Sabato era il giorno che mancava. Ho capito è successo tutto di Sabato. Ecco le parole chiave: sole, mare, aiuto, muro, Sabato. Però mi stai facendo capire che ne mancano tre. Chiudi gli occhi più volte e sussurri: notte, auto, pino. Ho capito che era di Sabato notte, giusto? E che l'auto è andata contro un pino, giusto? No, dici, sbagliato. Peccato che tu non possa scrivere, sarebbe tutto più semplice. Eppure hai parlato tu di un pino. Sarà mica Pino con la lettera maiuscola? Fai cenno di sì con la testa più volte. Lo conosco, questo Pino, un bravo ragazzo. Con lui andavi sempre in discoteca. Ho detto andavi ma è più giusto dire vai perché sicuramente tornerai ad andarci, non sei poi male. Vuoi sapere se con Pino o senza. Non lo so, ma lo verremo a sapere presto. Riposa, ora, riposa, se puoi. Qualcuno è entrato ora nella tua stanza, sono due esseri bianchi, uno è maschio, l'altro è femmina. Puzzano di disinfettante, ma anche tu hai lo stesso odore. Forse loro ti potranno dire di Pino, se tu hai animo di sapere, perché potrebbe... Sorridono, sembrano sereni, la donna ti tocca appena la fronte. Anche lui, ora lo sai, se la caverà. Dicono che siete stati fortunati, e molto. Ora non scuoti più la testa guardando la finestra. Si è fatto giorno, ormai.



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