FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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SONNO
Marco Bucci
Stai dormendo raggomitolata in sogni confusi, quando qualcosa ti s'infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie, verso la realtà. Forse un suono. Apri gli occhi. La stanza è in penombra. Ma la luce è sufficiente per capire che questa non è la tua stanza da letto, e questo non è il tuo letto. Cerchi di ricordare cos'hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto, ma la tua mente è vuota. Cerchi con la mano l'interruttore della lampada sul comodino...
Accidenti! Ero sicura che fosse qui! Ma dove diavolo... eccola! Dunque, spingiamo... non funziona. Maledetta! Una congiura! Bè, almeno stiriamoci. Aaaaaahh! Così va meglio. Molto meglio. OK. Ora, per carità, concentrati, mia cara...? Oddio non ricordo il mio nome! Benone!! Una ragione in piu' per concentrarsi. Ma cos'era quella voce di prima? Mi parlava da qui, da dentro la mia testa. Mi spiegava cosa stavo facendo. O forse mi ordinava cosa fare. Maledetta...
Il tuo corpo viene attraversato da convulsioni nervose. Si agita sul letto, si arcua quando la tua bocca sputa, si aggrappa ai bordi quando la tua testa sbatte violentemente da una parte, dall'altra.
Eccola di nuovo! Cosa vuole? Non mi ero accorta delle convulsioni. Ehi tu! Mi senti? Non voglio nessuna voce. Non voglio sapere cosa sto facendo. Capito? Sono abbastanza in difficoltà così, a non ricordarmi chi diavolo sono, e cosa faccio qui. Dunque, vediamo di fare ordine. Cerchiamo di ricordarci cosa ho fatto ieri sera... sono andata a ballare? O al cinema? Strano, ricordo perfettamente le mie abitudini, le mie preferenze, i locali e i luoghi che frequento di solito. So che mi piace ballare, che adoro il cinema, e che poco tempo fa ho visto quel film tristissimo sui morti nei campi di concentramento tedeschi. Mi ha fatto piangere, e quanto! Solo, non ricordo chi sono. Ma se ricordo ogni caratteristica della mia personalità, non posso forse dire di ricordarmi perfettamente chi sono? In fondo il mio nome è qualcosa che non mi appartiene, una etichetta che mi è stata appiccicata a mia insaputa, e che ho dovuto imparare a rispettare. Non ricordo dove lavoro, se lavoro, chi conosco e dove abito. Ma so perfettamente che mi piace bere con moderazione, mangiare dolci e cucinare. Dunque tutto di me mi è in realtà noto. Mi mancano solo i dettagli esterni. Quelli che vengono dalla posizione che ricopro nella vita.
Le convulsioni si calmano, il tuo corpo si distende. Le membra, rilasciate, si abbandonano sulle coperte. Ogni tuo muscolo si rilassa. La tua bocca si apre, la lingua cade in fondo al palato. Rimani così, fissando il soffitto sopra di te.
Chissà se questa voce conosce qualcosa in più su di me? Sembra che mi stia osservando. Ehi!! Mi senti? Cosa faccio qui? Rispondimi!... niente! Si attiva quando le pare e piace. Che situazione! Costretta ad ascoltare una voce che non sono nemmeno sicura stia parlando con me; senza ricordare chi sono, cosa sto facendo. Forse sto perdendo tempo prezioso, magari ho qualcosa di urgente da fare, qualcosa di non rimandabile. Un impegno di lavoro, un appuntamento galante, o sono in ritardo con i miei amici per il weekend al mare. Anzi, ho proprio l'impressione di stare perdendo tempo prezioso. Ma cosa dovevo fare? Di sicuro, stare qui bloccata a farsi domande inutili non è un impiego ottimale del mio tempo! Proviamo a muoverci, a fare qualcosa! Ora mi alzo... oddio, non muovo le gambe! Magari sono rimasta vittima di un incidente, ed ora ho la parte inferiore del corpo completamente paralizzata! Mio Dio... calma!! Non lasciamoci prendere dal panico! Ora sollevo le coperte e dò un'occhiata al mio apparato deambulatorio. Vediamo...
La tua testa si solleva, ondeggiando per lo sforzo di tenersi alta sopra il petto. Un tremito batte il tuo braccio destro, una contrazione residua lega i tuoi muscoli addominali...
Mio Dio Mio Dio Mio Dio! Non posso muovermi! Oddio! Non precipitiamo! Forse e' solo un sogno! Ed io sto qui a preoccuparmi! Oltretutto sento le voci, quindi dovrei essere anche matta, oltre che invalida. Tutto questo è molto improbabile. Quindi sicuramente sto sognando o vaneggiando, e questo è solo un brutto incubo. Non è che mi senta completamente rassicurata. Potrei gridare, chiedendo aiuto a qualcuno che mi aiuti a svegliarmi. Ma, dato che forse sto sognando, non mi sentirebbe nessuno. Da piccola mi riusciva. Quando facevo un brutto sogno riuscivo ad impormi il risveglio, addirittura. A volte riuscivo a gridare nel sonno, e la mia sorellina mi svegliava. Sono anni che non lo faccio più. Potrei provare, però. Se non avessi paura di non poter emettere un grido! Supponiamo che ci provi, e non esca nessun suono. Allora questo assomiglierebbe ai miei peggiori incubi. E non ho nessuna intenzione di dare a questa già allucinante condizione la possibilità di diventare ancora più terribile. Dunque, per adesso, non gridiamo. Eppoi la situazione non è particolarmente angosciante, come nei miei peggiori incubi; la stanza è calma, non ci sono mostri assetati di sangue che mi inseguono, e se mi metto qui buona buona ed aspetto semplicemente che il risveglio sopraggiunga naturalmente potrei pure attraversare in maniera quasi indolore l'esperienza.
Ora sei calma, finalmente. Il tuo corpo rilassato occupa e si espande su tutto il letto. La tua testa posa (non più in una posizione innaturale), i muscoli facciali si rilassano. Sei bella. Ora sei desiderabile. Hai accettato la tua condizione. Sei pronta, per me.
Che cavolo vuole adesso, questo? Pronta per cosa, per chi? Questo sogno comincia pure a diventare divertente. Ma sì, vieni pure. Ormai sono adulta, non ho paura dei mostriciattoli. Posso sconfiggerti con la mia razionalità. Non hai più di fronte una bambina. Vieni, vieni...
Sono qui, davanti a te.
Ma sentilo! Questo è il sogno più bizzarro ed inconcludente... così si troverebbe davanti a me!! Ehi, tu! Fatti vedere!! Non ti vedo. Vieni qui, così che possa vederti.
SONO QUI, DAVANTI A TE!!
Cosa cazzo gridi!? Ti ho sentito. Ah, che sbadata. Ho ancora gli occhi chiusi! Bè, apriamoli e vediamo cosa c'è da gridare tanto...
I tuoi occhi si aprono, le tue sopraciglia si alzano... il tuo volto si contrae. Una smorfia di disgusto. Nel vedermi. Non te lo aspettavi? Credevi che la voce fosse una tua fantasia? Invece eccomi. Uomo in carne ed ossa. Ero seduto dietro la spalliera del tuo letto. Ti osservavo, e ti parlavo da lì. Ora basta parlare! Ora devi soddisfarmi. Poi dovrò eliminarti. Non posso correre il rischio che tu parli. La paralisi degli psicofarmaci è solo temporanea. Ma ora basta parlare. Agisco. Sei alla mia mercè. Non puoi neanche gridare. E comunque nessuno ti sentirebbe. Siamo soli, in corsia. Tu ed io. La paziente, col suo infermiere di turno. Urli. Cominciamo...
Cos'è? Mi sembra di aver udito un rumore. Oddio! Sono sveglia, finalmente! Mamma mia, appena in tempo! Che sogno perverso. I miei incubi di bambina erano più spaventosi, ma meno angoscianti. Bè, adesso è finito. Adesso mi alzo e mi verso un po' di quell'aranciata che sta sul tavolo. Mmmmh, buono questo succo d'arancia. Ora va meglio. Diamo un'occhiata fuori dalla finestra. Sembra bel tempo. Una giornata meravigliosa. Il sole illumina il parco giochi qui davanti. Ma... cosa sono quelli lì? Orsetti che portano al guinzaglio bambini?? Nel cielo, un cavallo alato... mi sorride! Ho sapore di sangue in bocca... oddio!! Il bicchiere è pieno di sangue!! ODDIO!! QUAL E' IL SOGNO? MIO DIO!! QUAL E' IL SOGNO?
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