FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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SPALT
Ilaria Della Chiara
Stai dormendo raggomitolata in sogni ancora confusi quando qualcosa si infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie verso la realtà.
Forse un suono. Apri gli occhi.
La stanza è in penombra. Ma la luce è sufficiente per capire che questa non è la tua stanza da letto, e questo non è il tuo letto.
Cerchi di ricordare cos'hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto, ma la tua mente è vuota.
Cerchi con la mano l'interruttore della lampada sul comodino...
..., avverti qualcosa di strano, ma non sai cos'è, poi all'improvviso capisci: Se questa non è la mia stanza e quello su cui sono sdraiata non è il mio letto, quali risultati spero di avere nella ricerca della lampada sul comodino? Mentre realizzi l'assurdo del tuo comportamento, istintivo quanto si vuole, ma comunque assurdo, la tua mano tocca qualcosa di rotondo e duro; lo tasti spingendo dappertutto per riuscire a trovare il clic liberatorio. Hai nelle mani l'interruttore della lampadina, quella che non dovrebbe essere lì, in quella che non è la tua stanza, vicino a quello che non è il tuo letto. Invano, dopo averlo premuto per ogni suo verso, capisci che non succede niente. Poi ti ricordi che la lampadina si è fulminata qualche giorno prima e quindi non potrà mai accendersi. Nel frattempo le pupille si sono adattate alla penombra iniziale e decidi di sederti a ragionare, o a cercare di farlo. La stanza non è la stessa, il letto neppure, ma la lampada e la sua posizione sì.
Non vedi a sufficienza per distinguere in maniera precisa e definitiva le cose nei loro contorni; i tuoi pensieri si muovono dietro agli altri sensi raccogliendo gli indizi dell'udito, dell'olfatto, del tatto. La schizofrenia di vivere senza sapere, di vedere senza riconoscere e di pensare senza ricordare ti creano il distacco tra il conscio e l'inconscio entrambi tangibili, ti senti viva e morta, cosciente ed incosciente, partecipe ed abbandonata. Sei in uno stato di cristallizzazione dell'essere che ancora vive dentro al suo involucro. Una condizione difficile da sperimentare nella realtà; sono quelle condizioni di sogno e di droga che si cancellano una volta svegli ed una volta terminato l'effetto dello stupefacente. Ma tu non sei né addormentata né drogata perciò il tuo stadio di morte nella vita è qualcosa di irriconoscibile e sconosciuto. Nella tua mente si è creata una netta separazione tra la realtà che vivi e quella che non conosci. Pensi di essere ancora nel dormiveglia e di non avere la lucidità sufficiente a ricordare questo posto solo per essere rintronata dal sonno. Non ti è mai successo un fatto del genere, ma la serata precedente è stata molto movimentata e non è detto che le poche ore di sonno siano riuscite a toglierti tutti i torpori di dosso. Ti alzi e cammini verso la finestra discostandone le tende; guardi fuori e cerchi di capire dove sei finita. Diventa chiaro quello che fino a quel momento poteva essere solo un presupposto, cioè la constatazione di non sapere dove sei e cosa ci fai lì. Torni al letto e cerchi di ricostruire gli ultimi momenti che di veglia che ti ricordi. Eri a casa di Jack, stavate festeggiando un compleanno o qualcosa del genere; mentre stai pensando si ricrea lo stato di distacco tra la realtà e quello che sta da qualche parte nella mente a giustificarla. Così non va bene per niente, è inutile starsene qui a rimuginare su quello che potrebbe o non potrebbe essere successo; devo uscire da questo posto ed andare in cerca di tornare da me. A tentoni cerchi una luce, un interruttore, un accendino, qualsiasi cosa possa illuminare per capire da che parte andare. Ma non trovi niente, non ci sono porte, non ci sono luci, non ci sono interruttori, la finestra è sigillata. Il distacco nella mente diventa spropositato e si assomma alla paura claustrofobica di non poter uscire da quella stanza. Il cuore inizia a battere forte, la testa non ragiona ed il corpo si muove senza né senso né direzione, si accresce la sensazione iniziale di tutto perduto. I sensi che prima raccoglievano qualche indizio adesso sembrano imbottiti di ovatta e paralizzati dalla paura; le orecchie suonano di continuo, con lo stesso rumore che ti ha svegliato e con l'impazzimento del silenzio. Il naso avverte odori acri e forti e subito dopo profumi dolci e teneri. Le mani non trovano più il contatto con alcunché e vagano nell'aria davanti a sé stringendo tra la punta delle dita il loro sudore e l'unto che aleggia nell'aria. Solo gli occhi hanno sempre la stessa visione di penombra indefinita, ma non riescono a stare fermi e ti girano nell'orbita come satelliti impazziti. Ti lasci andare a quella confusione sperando che possa darti qualche appiglio per uscire fuori di lì; crolli sul letto senza neppure avvertire l'inciampo dei piedi che, non essendo diretti in senso preciso, cadono su loro stessi. Ti verrebbe da piangere, ma l'angoscia ha preso il sopravvento e nessun altra emozione è possibile; il tempo non ha più i connotati di trascorrevolezza e non capisci quanto tempo passi sdraiata su quel letto. Quando ti rialzi la memoria non dà segnali di ripresa, le sensazioni sono le stesse che hai lasciato prima di crollare e la disperazione è ormai preda di te stessa. Ti lanci contro le pareti ferme, imprechi contro qualcuno che non sai, le lacrime iniziano a scendere copiose, ora che con certezza hai dovuto abbandonare anche l'idea che potesse trattarsi di un incredibile incubo.
Il tuo piede incontra qualcosa nel suo muoversi saltellante ed incoerente. A tentoni vai a scoprire cos'è; non hai paura di brutte sorprese il tuo peggio è già arrivato. La mano incontra del pelo irto e bagnato, le dita stringono un corpo freddo e non troppo grosso. E' un animale. Lo alzi per vedere se la penombra possa spiegare qualcosa in più di quello che tocchi. La bestia è morta, questo è evidente, ma non riesci a capire quale riferimento possa avere con te e con quel posto.
Poi ricordi che un gatto simile ce l'aveva Laura, quella ragazza carina e stronza che si era permessa di intromettersi tra te e Paul. Ben gli sta, al gatto, e a lei che ce l'aveva.
La confusione di stacco nella mente torna a farsi sentire quasi con dolore; improvvisamente
spariscono quegli unici piccolissimi appigli cui potevi attaccarti per scoprire il senso della tua
situazione. Nella mancanza assoluta in cui ti trovi i movimenti ed i comportamenti sono dettati da
quella parte della mente che si distacca dalla tua realtà. Posi il corpo del gatto su di un piano
attaccato alla parete; le dita iniziano a muoversi sicure senza che tu decida quello che stai facendo.
Spelli l'animale piano piano fino a togliergli completamente il pelo, poi gli apri la bocca ed estrai la
lingua... in quella condizione di nudità morta inserisci le unghie nelle pupille e le tiri fuori intere ed
intatte. La mostruosità di quello che stai facendo non si riversa nel tuo conscio mentale; dopo aver
conciato il gatto il quelle condizioni lo prendi per la collottola e ne reggi le gambe rigide. Inizi a
girare attorno a te stessa roteando l'animale morto che tieni davanti a te come se quegli occhi
penzolanti potessero illuminarti il buio e la penombra in cui sei costretta a stare. La mano sinistra che
regge le zampe urta contro il ventre gonfio e freddo del gatto, ma nonostante le condizioni pessime
riesci lo stesso ad avvertire che dentro alla pancia c'è qualcosa. Una voce si sovrappone al suono
che ti ha svegliata e che è l'unico motivo di vita in quella stanza. Non definisci bene quello che dice, l'articolazione dei suoni ha qualcosa di conosciuto e sinistro allo stesso tempo. Torni sul piano di prima ed inizi ad aprire il ventre della bestia; sicura di te e con l'eccitazione di chi sta scoprendo un tesoro togli cuore, fegato, polmoni e tutti gli altri budelli fino ad arrivare agli organi della riproduzione. La voce è diventata sempre più presente nonostante la sua incomprensibilità'; i baratri dell'assurdo si aprono di fianco alla tua mante, mentre davanti tutto sembra avere una sua logica ed un suo disegno ben preciso. Barcolli, la mancanza di lateralità mentale ti causa degli scompensi fisici. Un coltello dalla lama lucente ti taglia la testa in due, ma non senti dolore. Capisci che è solo un'immagine, ma il coltello si è riempito di sangue. Sei ferma sul corpo della bestia morta e sventrata, adesso la mente viaggia da sola, con e senza il sostegno delle sensazioni fisiche. Quel coltello ti balla davanti, ti ferisce e non senti dolore, ti tormenta e te lo ritrovi tra le mani. Quella voce che ti parla da fuori riesce a farti vedere brevi fotogrammi di immagini, volti conosciuti e sconosciuti, sorrisi e smorfie. Gioia e morte. La perlustrazione del corpo della bestia riprende con gli squarci aperti sulle budella che hai estratto. Sei arrivata all'utero, dove avevi capito esserci qualcosa; trovi un accendino. La vita ti si illumina improvvisamente e tutto il mondo attorno brucia, sotto di te e assieme a te nella sudata che ti sei fatta in quella stanza del nulla.
Numero quindici, il pranzo; numero quindici vieni allo sportello; numero quindici!
L'acre odore del rogo che esce dalla cella dà il senso definitivo a quello che è successo.
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