FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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STANZE D'ALBERGO
Sara Burchielli
Stai dormendo raggomitolata in sogni confusi, quando qualcosa ti s'infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie, verso la realtà. Forse un suono. La stanza è in penombra.
Ma la luce è sufficiente per capire che questa non è la tua stanza da letto, e questo non è il tuo letto. Cerchi di ricordare cos'hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto, ma la tua mente è vuota.
Cerchi con la mano l'interruttore della lampada sul comodino...
Chiara smise di leggere e si guardò intorno. Anche per lei la stanza in cui si trovava era una stanza sconosciuta, di un albergo sconosciuto di una città sconosciuta. Si alzò dal letto e guardò fuori dalla finestra. I vetri attutivano il rumore che veniva dalla strada: interminabili suoni di clacson dei taxi, i motorini e le urla dei venditori ambulanti. Dal settimo piano della sua stanza il mondo fuori era lontano. Doveva fare anche molto caldo, laggiù. Chiara invece si era dovuta mettere un golfino a causa dell'aria condizionata. Tornò a sdraiarsi sul letto.
Ricominciò a leggere
... ma non c'è. Allora ti tiri su a sedere; ti stropicci gli occhi pieni di sonno per aprirli. Dalla finestra filtra abbastanza luce per osservare la stanza. Fuori deve essere già giorno inoltrato. Non riesci a mettere insieme abbastanza pensieri per capire dove sei, ma ti alzi e vai alla finestra. Scosti le tende, e lasci che quel sole freddo e accecante ti innondi. Squilla il telefono...
Squillò il telefono, e Chiara con un sobbalzo rispose.
Pronto?
Buongiorno, Signora Bindi. Spero si sia ben riposata. La voce aveva un accento straniero, ma parlava un buon italiano. Faceva piacere sentire qualcuno che parlava italiano.
Sì, grazie
Ho pensato che prima di andare al Congresso volesse mangiare. Le portiamo su qualcosa, o scende lei al bar? Si ricordi che il pulmino per il Palazzo dei Congressi partirà da qui tra due ore.
Grazie. Preferisco mangiare in camera. Vorrei una spremuta d'arancia e un sandwich, per favore.
Perfetto, tra quindici minuti il cameriere sarà da lei. Buongiorno, e buona permanenza nella nostra città.
Grazie. E riattaccò.
Chiara pensò che era il caso di fare subito una doccia, prima che arrivasse il cameriere con lo spuntino. In bagno era tutto pulito e luccicante. Fece scorrere l'acqua nella doccia: l'acqua usciva immediatamente alla temperatura giusta. La doccia era grande e spaziosa, il sapone delicamente profumato, l'accappatoio bianco e morbido. Ah, le stanze d'albergo!
Bussarono alla porta e il cameriere le lasciò il vassoio. Si mise a sedere, e mangiando riprese a leggere.
... Allora! Ti sei svegliata finalmente. Immagino tu abbia un bel mal di testa dopo tutto quello che hai bevuto ieri sera. Vai a farti subito una doccia che io intanto ti porto un panino. Tra due ore vai in scena. Te lo ricordi, vero?
Sì. Rispondi, poi metti giù il telefono. Devi fare la doccia. Non ti eri ancora accorta del mal di testa, ora invece e fortissimo. Dalla tasca dei pantaloni tiri fuori i cachet, poi ti guardi intorno per cercare una bottiglia d'acqua. Non c'è. Il bagno è buio. Manca il piatto della doccia, l'acqua va a finire tutta in un buco tra le piastrelle del pavimento. Ingoi un cachet bevendo dal rubinetto del lavandino. Sotto la doccia l'acqua che scende è poca. Questi alberghi... Paola bussa alla porta e ti porta il panino e una bottiglia d'acqua. Avresti preferito una birra. Paola ha con sé anche una valigia da cui tira fuori i tuoi vestiti per il concerto.
Deve fare freddo fuori. Dici a Paola, guardando verso la finestra.
Sì, però almeno non nevica. Ho sentito dire che per questa stagione è abbastanza strano che non sia ancora nevicato. Ma la Sala dei Concerti non sarà fredda. Mi sono informata: è già tutto esaurito. Sono anche andata a vedere il posto: il palco è stupendo.
Annuisci alla tua super assistente. Lei è molto più emozionata di te per questo concerto: il concerto che decreta il tuo successo. Finalmente. Dopo tanti anni e tanto lavoro, ecco il successo; ecco tutto quello che hai sempre sognato. Ti volti per guardare lo scintillante vestito da indossare stasera. Pensi alle attenzioni, al tutto esaurito e alla Sala dei Concerti più prestigiosa. Ma tutto questo non ti provoca nessun effetto, anzi, solo una sensazione di fastidio; e non avresti nemmeno tanta voglia di andare in scena stasera. La sensazione che ti invade è nuova: ti sembra quasi di essere ancora addormentata e di fare un brutto sogno. Ti vorresti svegliare per scoprire di non essere lì. Presto il concerto sarà terminato. Ora non riesci a pensare ad altro, ed il pensiero della fine ti fa tornare il buon umore insperato. Ti volti verso Paola e la osservi in silenzio per qualche secondo senza che lei se ne accorga. Lei volta lo sguardo verso di te e ti sorride. E' proprio felice.
Paola, appena è finito il concerto, voglio prendere il primo aereo e andare a casa. Cancella tutti gli impegni che ho. Voglio andare a casa.
Paola rimane sbigottita...
Chiara posò il libro e finì di bere la spremuta. Questo spuntino le aveva messo appettito. Sopra il frigorifero c'era un vassoio di frutta: prese una banana. Mentre mangiava aprì l'armadio e tirò fuori i vestiti che aveva scelto di mettersi per la serata finale del congresso: un abito lungo blu notte. Le stava bene. Lo appoggiò sul letto e andò a lavarsi le mani. Davanti allo specchio cominciò a vestirsi. I suoi gesti erano lentissimi. Ma non abbastanza, non quanto avesse voluto. Da quando era tornata in albergo, aveva fatto di tutto per placare il nervosismo. Leggere l'aveva sempre aiutata benissimo a non pensare. Ora con calma cercava di vestirsi, concentrandosi su ogni movimento. Ma in dieci minuti aveva già finito, compreso capelli e trucco. Mancava ancora mezz'ora. Riprese in mano il libro, ma lo posò immediatamente tirando invece fuori dalla cartella i fogli con il discorso che quella sera avrebbe tenuto davanti a tutto il congresso. Il suo era il discorso di fine congresso, sarebbero tutti stati presenti, anche i giornalisti. Lo lesse e rilesse. Non le piaceva del tutto, ma non sapeva cosa fare per renderlo migliore. Lo lesse un'altra volta. E quando fu arrivata all'ultima parola, Chiara si accorse di non essere più agitata, ma di sentirsi finalmente in pace con se stessa; e quelle ultime frasi le rimbombavano piacevolmente in testa: Ripensando a questi risultati ottenuti negli ultimi anni da questa commissione, è con serenità che davanti a tutti voi presento le mie dimessioni da Presidente, con la certezza che chi prenderà il mio posta non avrà difficoltà a continuare il lavoro svolto fin qui. Ringrazio tutti per l'aiuto che non mi avete mai fatto mancare in questi anni di lavoro. Arriverderci.
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