FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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SINDROME DI STOCCOLMA

Valerio Piseddu




Stai dormendo raggomitolata in sogni confusi, quando qualcosa ti s'infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie, verso la realtà. Forse un suono.
Apri gli occhi.
La stanza è in penombra.
Ma la luce è sufficiente per farti capire che questa non è la tua stanza da letto, e questo non è il tuo letto. Cerchi di ricordare cosa hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto, ma la tua mente è vuota.
Cerchi con la mano l'interruttore della lampada sul comodino...

... ma non trovi né l'uno né l'altro.
Rimani immobile senza trovare il coraggio di alzarti e cerchi disperatamente di coordinare i tuoi pensieri offuscati ancora dal sonno profondo. Ma ecco che quel suono ora si ripete più chiaro e tu distingui la melodia storpiata di una canzonetta in voga suonata con un'armonica a bocca.
Trovi finalmente la forza di alzarti e ti guardi attorno.
Una stretta feritoia sistemata orizzontalmente a pochi centimetri dal solaio fa penetrare la tenue luce di un probabile mattino o di una sera senza sole. Quanto hai dormito? La stanza è completamente sgombra di mobili ed i suoi muri sono ricoperti da molte macchie di umidità' giallastra. Una semplice lampadina pende dal centro del soffitto, ma l'interruttore non c'è.
Nella tua mente si accavallano scene e personaggi violenti con episodi di dolcezza infinita. Sembra che il sogno ancora non ti abbia abbandonato. Lo sforzo di ricordare ti rende sempre più incapace di discernere gli episodi sognati da quelli reali. Un pesante cerchio alla testa è l'unica cosa che percepisci lucidamente.
Qualcuno ha introdotto una chiave nell'unica porticina in ferro alta appena un metro e fa scricchiolare le sue cerniere arrugginite.
Uno strano personaggio incappucciato si piega in due per superare lo stipite e si ferma davanti al tuo letto.
Tu credi ancora di sognare.
E' alto, ben piantato, collo taurino, spalle larghe, mani grandi che gli pendono sui fianchi stretti. Il cappuccio a punta alla Ku Klux Klan che gli ricopre completamente il viso, ha due grandi buchi dai quali si scorgono gli occhi azzurri molto vivi. Sembrano molto giovani. Non si vedono chiaramente nella penombra, ma tu li intuisci giovani, da ragazzo di campagna, forse anche biondo.
Ora cominci a ricordare.
Uscivi dalla discoteca dove avevi trascorso una serata favolosa. Il tuo ragazzo era stato stupendo, Avevate ballato per tutta la sera e allo scoccare della mezzanotte ti aveva trascinato in uno stanzino per fare all'amore. Non era la prima volta che succedeva, ma era la prima volta che avevi avuto un orgasmo pieno. Uno di quelli che prima di finire ti toglie il respiro e quando hai finito ti immobilizza per diversi minuti sul letto. Poi siete scesi nuovamente in pista e vi siete lasciati prendere dal ritmo ossessionante della musica.
Ad un certo punto hai detto: -E' tardi devo rientrare-e lui ti ha accompagnato fuori.
Ma fatti pochi passi per raggiungere la tua macchina, qualcuno o molti, ti hanno incerottata la bocca, sollevata di peso e infilata in un furgone. Da quel momento hai perso i sensi.
No. Non ricordi i loro volti. Era molto buio e loro tenevano delle sciarpe sul volto.
Questo che ti sta ora davanti sicuramente non c'era assieme agli altri. Avresti ricordato almeno la sua taglia. Ora se ne sta immobile a guardarti come se tu fossi una cosa rara.
Si avvicina ancora, ti prende la mano per aiutarti a scendere dal letto e senza parlare ti fa sedere su l'unica sedia della stanza. Noti che la sua mano è calda e morbida. Lui toglie una polaroid dalla grande tasca del pastrano e ti scatta tre foto. Poi passa quella mano sui tuoi riccioli biondi da adolescente e tu capisci che lui non sarebbe mai capace di farti del male. Se ne va senza dire una parola, ma per te è come se ti avesse fatto un lunghissimo discorso affettuoso e tranquillizzante.
La notte fa sparire il tenue chiarore della prigione; tu sei angosciata, ma non hai il coraggio di gridare perché lui ritorni. Dentro di te è scattato irrefrenabile il desiderio di compagnia, della sua compagnia.
No, lui non c'era quando ti hanno rapita.
Ne sei certa.
Gli altri erano sicuramente adulti e malvagi... lui invece è appena un ragazzo.
Ne sei certa.
Una mano come la sua non può non essere giovane...è calda... è morbida.
Ne sei certa.
E poi... quella carezza sui capelli...
Ora Morfeo chiude i tuoi occhi e tu sogni paesaggi lunari inariditi da un sole cocente. Nessuno si avvicina a te perché intorno ci sono solo rocce appuntite che non consentono a nessuno di raggiungerti. Il sole fa scoppiare le tue tempie ed asciuga la tua gola. Tu vuoi gridare, ma la voce si spegne nell'intenzione. Ti agiti, e ti accorgi che le rocce si avvicinano sempre di più al tuo corpo nudo lacerandone già una parte. Il tuo sangue tinge di rosso la valle, fino a formare un fiume e questo trascina grossi tronchi che s'accavallano l'un l'altro fino a formare barriere insormontabili.
Tu non ti arrendi e ti metti a cavallo di quello più alto. Ma è appuntito e scivoloso. Al di là c'è un meraviglioso paesaggio verde di tigli ombrosi e tu devi ad ogni costo arrivarci, anche graffiandoti le gambe e deturpando i tuoi bianchi seni. Ma il tronco è appuntito... e tu non riesci a stargli in sella...
Attenta, ti potresti far male. Sei senza protezione.
Attenta, ti potresti far male. Sei perduta per sempre.
Ti potresti far male. Non hai scampo. Morirai...

L'incubo ti sveglia di soprassalto. Il sogno è svanito e tu apri gli occhi in un letto disfatto, ma già noto. Ora sai dove ti trovi. Ricomincia una nuova giornata. Ti riassetti con le dita i riccioli scomposti e ti siedi sul letto in attesa. Sulla sedia è stata messa una ciotola piena di latte fumante. Lui deve essere entrato mentre tu dormivi. Cosa avrà fatto? Ti avrà toccato? E' stata per causa sua che tu hai sognato... hai sognato... hai...
Forse!
Ora è molto importante coordinare le idee. Cosa ti sta succedendo? Anche lui è un mascalzone perché ti tiene prigioniera. Non c'è nessuna attenuante. Se tu lo interessassi in qualche modo farebbe di tutto per liberarti. Invece fa il carceriere in modo professionale. Non parla. Non mostra il suo viso. Entra quando dormi, forse per soddisfare una sua libidine perversa, senza compromettersi. Al diavolo anche lui. Un timido puzzolente. Si, anche lui è uno stronzo... è uno stronzo... uno stronzo.
Lo scricchiolio dell'uscio si intrufola nei tuoi pensieri e tu cerchi di assumere una posizione più composta. Viene a ritirare la ciotola e ti indica la bacinella dell'acqua che ti ha portato mentre dormivi. Ma non va via subito. Rimane lì, con quel cappuccio in testa a guardarti fisso negli occhi, quasi volesse comunicarti qualcosa di importante. Le sue mani grandi si protendono verso di te per aiutarti a scendere dal letto e tu gli cadi addosso come una pera cotta. Sfiori con le labbra il suo ruvido cappuccio e ti viene la tentazione di sollevarlo. Ma ti accontenti di rimanere abbracciata a lui e di sentirne il suo acre odore di stalla. Lui ti crede svenuta. Ti solleva con le sue braccia potenti e ti ridistende sul letto.
Tu allora capisci che è giunto il momento di prestarti al suo gioco.
Ti solleva la gonna. Ti toglie le mutandine. Tuffa la sua testa fra le tue gambe.
Si è tolto il cappuccio e tu, fra le palpebre semichiuse, riesci a vedere il suo viso. E' come lo avevi immaginato. E' un angelo. Non riesci più a trattenere la foga che ti salta alla gola e lasci sfuggire un gridolino di piacere. Ma lui si spaventa e fugge via.
Non torna da tre giorni. Al suo posto viene un anziano barbuto che non si mette nemmeno il cappuccio.
I tuoi sogni diventano sempre più rosa. Il desiderio del giovane ti rende ardita al punto di chiederne ragione al vecchio che ora si ferma volentieri a chiacchierare con te delle sue cose e della sua famiglia. Si tratta di suo figlio. Ha solo qualche anno più di te e accudisce le pecore del padre. E' sceso giù in paese per comperare le provviste. Lo aspettava lo stesso giorno che è partito. Anche lui è in pensiero. Non si sà mai come vanno a finire queste cose. Potrebbe aver incontrato una pattuglia delle forze dell'ordine. Anche tu sei in pensiero, speri che se la cavi
Al quinto giorno tu preghi perché lui torni. Ora, quando senti il cigolare della porta, tu trasali come una collegiale di fronte al suo primo amore. Ti riprometti di non fare più finta. Quando tornerà gli getterai le braccia al collo e lo bacerai con passione.
Ma lui non è tornato. La banda dei sequestratori è stata arrestata; e con loro il tuo carceriere che ha tentato la fuga non appena un elicottero si è posato sul cortile della tua prigione. Li hanno presi tutti e saranno processati.
Ora sei di fronte alla Corte in Tribunale ed il pubblico ministero petulante ti fa delle domande imbarazzanti. Tu guardi dentro la gabbia ed incroci il tuo sguardo col suo dei suoi occhi azzurri. Sono d'un azzurro che sa di cielo ed i suoi lineamenti sembrano quelli d'un angelo. Hai giurato di dire la verità, tutta la verità e soltanto la verità. Hai detto: lo giuro. Ma tu continui a guardarlo; e quando il pubblico ministero ti chiede se là dentro la gabbia c'è qualcuno che tu conosci, tu guardi anche tutti gli altri. Brutti ceffi, commenti in cuor tuo. Mi hanno tenuta segregata in quella prigione per un mese, pensi. Meritano tutti la galera, pensi. Se non li riconoscerai faranno altri sequestri e faranno soffrire chissà quant'altra gente, pensi. Basta, non sei più una bambina, devi assumerti tutte le tue responsabilità, devi rispondere subito che hai riconosciuto i tuoi carcerieri, pensi. Ma continui a guardarlo e vedi le sue ali di angelo spezzarsi, ed il sangue inondare quel tribunale austero e serio che vorrebbe che tutte le cose fossero solo o bianche o nere. Quel tribunale che non è mai stato rinchiuso in una cella di tre metri per tre e non ha visto nelle macchie gialle di umidità dei muri, dei visi che assomigliano molto agli angeli del cielo. Ora però devi rispondere. Quel pubblico ministero corpulento esige da te una sollecita risposta. Ti potrebbe accusare di favoreggiamento. Rosso in viso ti ripete ancora la domanda:
-Là, dentro quella gabbia, fra gli imputati, c'è qualcuno che lei riconosce? Guardi bene prima di rispondere-
Tu guardi quel ragazzo, forse per l'ultima volta, e decidi di rispondere. Poi guardi fisso per un attimo il pubblico accusatore e con la franchezza più adamantina rispondi:
-No! Non conosco nessuno-.
E' solo il vecchio pastore che ti sorride. Il ragazzo tiene gli occhi bassi. Lui è comunque certo che tu non lo avresti tradito.



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