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IL TESORO DI GISSEI

Alessandro De Belli




L'oggetto era più strano di quanto fosse apparso nelle radiografie. Lo sollevò con le pinzette, poi lo deterse con delicatezza del sangue che lo ricopriva, usando un brandello di garza. L'aspetto era quello di un proiettile, ma irto di piccoli ami ritorti. In tutta la sua carriera di chiururgo aveva estratto dai corpi dei pazienti i reperti più impensabili, ma mai qualcosa di simile al frammento di metallo che ora brillava sotto la lampada. Nè di così sinistro.

Robert, per un attimo, cercò di ricordare i volti dei due uomini che avevano lasciato il corpo senza vita del loro compagno alla portineria dell'ospedale mentre lui, in quel momento, si trovava casualmente proprio li. Ma non riusciva a focalizzare nessun particolare e d'altronde era una sua caratteristica quella di dimenticare subito la fisionomia delle persone, un volto, il colore dei capelli o degli occhi. La sua mente era come se venisse regolarmente lavata dalle informazioni che vi si fissavano.
Qualcosa però si era fermato nella memoria. Un immagine confusa che sapeva essere importante ma che non riusciva ancora a definire. Si soffermò di nuovo con lo sguardo sull'oggetto che aveva estratto e lo esaminò con maggiore attenzione. Era piuttosto pesante pur essendo così piccolo, non ci aveva fatto caso prima e sul fianco si poteva distinguere un puntino colorato, una specie di disegno o logo che però era impossibile distinguere a occhio nudo. Provò con una lente d'ingrandimento ma non riuscì ancora a definire bene l'immagine che si stava materializzando sotto i suoi occhi. Chiamò allora in suo aiuto Jack Turner, uno degli analisti che a quell'ora stava finendo il suo turno e che sapeva avere un'ottima vista, anche se ormai, dopo dieci ore di esami microscopici, non sarebbe stato nelle migliori condizioni per sfruttare i suoi occhi al meglio.
Guarda qui Jack, secondo me è il simbolo di una setta religiosa o qualcosa di simile. Tu che ne dici
Jack Turner prese la lente d'ingrandimento e si lasciò cadere pesantemente sulla poltrona dello studio sprofondandovi. Poi prese l'oggetto con le pinzette e vi si chinò sopra per esaminarlo.
Ehi, ma che razza di roba è questa?
Non lo so. Io speravo che tu mi potessi almeno dire cos'è quel disegno sul fianco
Jack Turner cominciò a giraci intorno con lo sguardo ma l'espressione del suo volto diceva che anche per lui la cosa rimaneva alquanto misteriosa ed inquietante. Un coso del genere o di simile non l'aveva mai visto e ciò lo rendeva piuttosto nervoso.
Direi che assomigli di più ad un geroglifico o qualcosa che abbia comunque a che fare con la scrittura egiziana. Ma da dove diavolo esce questa specie di proiettile?
Dalle budella di quel tizio che hanno portato qui un paio d'ore fa. Ci ho messo un bel po' per estrarlo, con tutti quegli strani uncini.
Ehi, proviamo a chiedere a Nessie se ne può capire qualcosa di più. Lei è un appassionata di cultura egiziana.
Jack Turner andò a chiamarla. Era l'infermiera di turno in quel momento e Jack avrebbe trovato qualsiasi scusa per passare un po' di tempo con lei, come d'altronde quasi tutti i dipendenti di sesso maschile dell'ospedale. Una splendida bionda di un metro e ottanta dagli occhi blu e misure mozzafiato non passava di sicuro inosservata e dal primo giorno che iniziò a lavorare all'ospedale, dopo che nel giro di alcune ore si sparse la voce, al reparto dove lei era stata assegnata cominciarono a gironzolare stranamente dottori e infermieri di altri reparti e che non si erano mai visti li. Nessie, comunque, nonostante le apparenze, non era la solita ragazza che pur sapendo di avere al suo seguito una folta stuola di ammiratori che sbavavano per lei, non faceva per questo la preziosa ignorando la massa dei suoi fans. Era invece, oltre che molto simpatica e disponibile, anche una ragazza intelligente e piena di interessi in particolare per le culture degli altri paesi e civiltà.
Nessie entrò chiaccherando con Jack nello studio, appoggiò il palmo delle mani sulla scrivania e vi si sedette incrociando le gambe, emanò un sorriso ed il tempo si fermò per una decina di secondi.
Beh, dov'è questo oggetto misterioso che dovrei esaminare?
Jack glielo porse con le pinzette, si mise le mani in tasca e sprofondò nuovamente nella poltrona dello studio.
Mmm, non mi sembra che abbia niente a che fare con gli egizi. Piuttosto ho letto non molto tempo fa un'interessante articolo su una rivista specializzata dove si parlava delle usanze nei riti funebri dei Maya.
Sono sicura che una figura molto simile a questa era scolpita su dei monili che venivano riposti sul corpo del defunto
A questo punto la vicenda si stava trasformando in un caso sempre più complicato e contraddittorio nella versione dei suoi protagonisti. Le varie interpretazione si scontravano fra di loro e non facevano altro che rendere sempre più oscura e lontana la risoluzione del mistero. Robert, però, sentiva che almeno una delle tre versioni poteva essere vicina alla verità.
Ok disse A questo punto dobbiamo tirare in ballo Estevez. Dovrebbe essere ancora giù, nella sala B
Robert lo chiamò al citofono e difatti Estevez gli rispose subito.
Estevez, cosa è successo alla tua voce, ti hanno ibernato le corde vocali?
Ciao Robert. Lasciamo perdere la storia della mia voce. Cosa ti serve?
Una consulenza. Puoi salire un attimo nel mio studio?
Se non mi sbaglio l'ultima volta che mi hai chiesto una consulenza è finita che mi sono preso una sbronza micidiale
Ci siamo presi una sbronza, amico. Comunque stai tranquillo, stavolta al massimo ti potrà capitare di finire ricercato dalla mafia. Ah, c'è anche Nessie qui che ti sta aspettando
Non aveva finito la frase che probabilmete Estevez stava già salendo in ascensore. Potenza delle curve.
Quando entrò gli altri stavano sorseggiando un caffè facendo nuove supposizioni sulla provenienza dell'oggetto misterioso e sulla raffigurazione che vi era su di esso. Erano tutti in una posizione girata di spalle o di fianco di modo che nessuno dei tre si accorse dell'entrata di Estevez, e quando egli vide sul tavolo l'oggetto improvvisamente si bloccò mentre dal suo viso trapelava un evidente senso di stupore.
No so dove l'abbiate trovato ma il fatto che sia qui ha dell'incredibile
Beh, potrei anche crederti visto la faccia che hai fatto quando l'hai visto. In ogni caso vorresti spiegarci cos'è dato che ormai nessuno di noi potrebbe andare a dormire prima di saperlo?
Questa e la collana di Gissei, o meglio una parte di essa, ed è il reperto archeologico più ricercato al mondo, nel senso che se ne conosce ormai da secoli l'esistenza ma non si è mai riuscito a trovarla nonostante le numerose spedizioni fatte alla sua ricerca. Le leggende che si sono create intorno a questo oggetto lo hanno nel tempo reso sempre più ricercato ma anche temuto. Sembra, difatti, che nonostante la fortuna che porti a chi lo ritrova data la sua preziosità, allo stesso tempo trasmetta una maledizione. Ma da dove arriva?
L'ha estratto Robert dal cadavere di un uomo al quale evidentemente ha portato sfortuna
Nessie che a questo punto, più che mai eccitata dal breve racconto di Estevez, cominciò a porgli una serie di domande circa l'epoca di appartenenza, il materiale del quale era fatto e di come egli era a conoscenza di questa storia che lei, invece, ignorava. Estevez sembrava preparatissmo sull'argomento ed era in grado di rispondere a quasi tutti i suoi quesiti. Le spiegò anche che non poteva sapere nulla della vicenda in quanto, per motivi ancora sconosciuti, tutti i governi degli stati che avevano finanziato la ricerca della collana intendevano mantenere segreta la cosa e solo grazie ad un amico archeologo che aveva partecipato ad una spedizione, era riuscito a sapere tutto ciò. Anche Jack Turner era interevenuto nella dicussione che ormai stava raggiungendo un particolare punto di eccitazione per tutti.
Fra le incitate questioni, Robert uscì dallo studio e come se fino a quel momento non fosse successo niente, percorse il corridoio fino alla macchina distributrice e si prese un caffè. Il suo sguardo era fisso su un punto ma non stava guardando niente. A un certo punto si voltò e guardò il lungo corridoio. Era vuoto e dalle porte che vi si affacciavano non usciva alcun rumore, nemmeno da quella del suo studio.
Scese le scale fino all'iingresso, uscì dalla porta principale e si fermò davanti guardandosi con circospezione intorno. Vide l'insegna luminosa di un bar e vi si diresse attraversando la strada senza nemmeno guardare e finendo per poco sotto le ruote di un camion.
Dopo essere entratto nel bar, si sedette ad un tavolo ed ordinò alla cameriera una tazza di caffè. Il suo sguardo era sempre fisso in una direzione e l'espressione del volto era quella di un condannato.
Dopo qualche minuto Robert si accasciò in avanti scivolando su tavolo e poi di lato rotolando in terra. La cameriera accorse subito quasi gridando mentre un cliente chiamò un poliziotto in strada.
Il poliziotto entrò e si inginocchiò vicino al corpo vicino al quale, sul pavimento, si stava formando una macchia di sangue. Tastò il polso e poi il collo. Poi scuotendo la testa disse:
Chiamate un ambulanza ma senza mettergli fretta
Un'ora dopo il corpo di Robert era già sotto i ferri del chirurgo che vi estrasse una strana cosa.
L'oggetto era più strano di quanto fosse apparso nelle radiografie. Lo
sollevò con le pinzette, poi lo deterse con delicatezza del sangue che lo ricopriva, usando un brandello di garza. L'aspetto era quello di un proiettile, ma irto di piccoli ami ritorti. In tutta la sua carriera di chirurgo aveva estratto dai corpi dei pazienti i reperti più impensabili, ma mai qualcosa di simile al frammento di metallo che ora brillava sotto la lampada. Nè di così sinistro.



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