FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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E' TORNATA NONNA CARMELA!

Nicola Marcuccetti




-Paolo! Rientra per favore,-urlava nonna Carmela.
Lui sarebbe pure rientrato. Stare su un cornicione al settimo piano e soffrire di vertigini non è il massimo della vita. Solo che c'era un problema. Nonna Carmela era morta da un mese d'infarto e l'aveva vista coi suoi occhi quando l'avevano chiusa nella bara.

-Nonna!-gridò Paolo stupefatto. Era proprio lei! Affacciata alla finestra da cui era uscito poco prima.
-Paolo! Santo cielo! Torna dentro!!-insisteva la nonna-Vuoi forse ammazzarti?
-Miao! Miao! -continuava nel frattempo il gatto.
-Torna dentro, Paolo! Il gatto rientrerà da solo!
-Miaaooo!
-Lascia perdere Paolino, vieni via di lì! -continuava nonna Carmela.
Il gatto, le vertigini, nonna Carmela... Paolo non capiva davvero più niente: inspirò profondamente, chiuse gli occhi, e con la schiena appiccicata al muro iniziò a spostarsi lateralmente verso la finestra da cui si sporgeva nonna Carmela, che intanto continuava agitatissima a chiamarlo:
-Paolo! Paolo!
-S-s-sto arrivando...-rispondeva lui balbettando mentre passo dopo passo si avvicinava tremante alla salvezza... -Arrivo, nonna! Arrivo!
Arrivò, infine. Bianco dalla paura e al tempo stesso stupito da quello strano ritorno, Paolo varcò la finestra e poggiò i piedi sul pavimento bianco della cucina, reggendosi ancora alle ante e agli infissi. Nonna Carmela, visibilmente sollevata, lo abbracciò di slancio mentre lui la guardava incredulo, senza riuscire a staccarle gli occhi di dosso: era proprio lei...
-Siediti, caro, siediti! -lo esortò nonna Carmela mentre gli indicava una sedia.
Fu però lei la prima a sedersi al tavolo della cucina,
mentre Paolo, che ancora non credeva a ciò che vedeva si

mosse verso di lei lentamente, fissando i suoi occhi chiari, oramai un po' spenti dal peso degli anni, le sue rughe, quei suoi capelli bianchi...
-Mi hai fatto prendere un bello spavento, mascalzone! -disse la nonna accennando un sorriso e muovendo la mano in segno di rimprovero.
Poi sul suo volto si disegnò la solita smorfia di dolore e portò la mano all'altezza del ginocchio.
-Ohi, ohi, Paolo, che dolori questa gamba!... Oh, Signore, che male... E' sempre la stessa gamba...
-Nonna! Sei tornata!!! -esclamò Paolo mentre si sedeva sulla sedia a fianco a lei.
-Ohi, Ohi... bisogna che ci metta una coperta e lo tenga al caldo... -proseguiva Nonna Carmela.
-Sei tornata!! Nonna! Come stai? -le chiedeva Paolo, eccitatissimo.
-E come vuoi che stia?! -rispose la nonna un po' stizzita senza staccare lo sguardo dal suo ginocchio dolente-te l'ho detto: questa gamba mi fa impazzire dal dolore!
-Nonna! -disse con gioia Paolo, con le lacrime agli occhi per la commozione.
L'ultima cosa a cui poteva pensare erano i dolori al ginocchio. Nonna Carmela era tornata! Non sapeva come ma era tornata! E lui avrebbe finalmente potuto riabbracciarla e dirle quanto le voleva bene e quanto gliene aveva sempre voluto... Afferrò la mano sinistra che la nonna teneva appoggiata sul tavolo.
Nonna Carmela alzò allora il capo e sorrise al nipote:
-Paolo! -disse.
-Nonna! -rispose lui mentre una lacrima gli scorreva

lentamente su una guancia. Non riusciva a credere a quel miracolo...
-Tesoro, potresti prendermi la coperta lì sul termosifone?
La coperta di nonna Carmela era rimasta proprio lì, esattamente dove l'aveva lasciata lei il mese prima, proprio dove la posava sempre per farla scaldare un po'. Anche se magari il riscaldamento era spento ed il termosifone freddo.
Paolo si alzò, e come aveva fatto tante volte prese la coperta e la porse a nonna Carmela perché potesse metterla sulle ginocchia, per lenire il dolore.
-Grazie, Paolo! -disse nonna Carmela.
Il giovane si inginocchiò accanto alla sedia e abbracciò la nonna dandole un bacio sulla guancia:
-Ti voglio bene! -le disse.
La nonna gli sorrise e gli diede un buffetto sul capo, come aveva sempre fatto. Il nipote si sedette di nuovo a fianco a lei:
-Nonna! Mi sei mancata così tanto!
Nona Carmela di nuovo sorrise:
-Anche tu mi sei mancato! -rispose. Poi cambiò all'improvviso espressione, come se si fosse ricordata qualcosa tutto d'un colpo:
-Perché non ti prendi dei biscotti, Paolo? -disse invitandolo con la mano ad aprire la credenza.
Ma Paolo non aveva voglia di biscotti... Continuava a fissare la sua cara nonna Carmela, che credeva di aver perduto per sempre. Ma come era possibile?
-... Nonna... Ma dove sei stata in tutto questo tempo?
-Paolo... -disse la nonna dopo un breve silenzio-sono stata

in un posto strano, sai?
Il suo sguardo si muoveva nel vuoto mentre la sua mente cercava di ricordare, proprio come quando raccontava uno dei suoi tanti viaggi in questa o quella città...
Paolo si protese nuovamente verso di lei:
-... E come era? -le chiese-Come hai fatto a tornare?
-Era un posto strano: non vedevo altro che tanta luce. Poi mi ricordo che c'era un lungo corridoio chiaro, anch' esso pieno di luce... E c'erano anche delle altre persone, sai? No, no: non ero sola...
La nonna fece una lunga e silenziosa pausa che Paolo non osò interrompere.
-Ma... E il gatto? -chiese infine la nonna guardandosi intorno.
-Eh? -Paolo restò disorientato.
-Oh, Paolo! Chiama il gatto: non è ancora rientrato!... Micio?
-Ora lo chiamerò, nonna... Ma dimmi, allora... Come era quel posto? Come sei tornata qui?
Ma nonna Carmela era ormai presa dal pensiero del gatto: nulla le avrebbe fatto cambiare idea. Si alzò e si avvicinò alla finestra ancora aperta.
-Micio? Micio? -continuava a chiamare-Chissà, forse se gli diamo la pappa torna in casa da solo-pensò ad alta voce. E si volse verso il mobiletto in cui tenevano le scatolette di cibo del gatto.
-Paolo, dove avete messo la scodella del micio? -chiese al nipote.
Paolo si rassegnò. Si alzò anche lui e si affacciò alla finestra per vedere di recuperare il gatto e accontentare
nonna Carmela. Si sporse dal davanzale per individuarlo.

-Ora vengo a prenderti! Non ti muovere! -disse Paolo al gatto.
-Ora vengo a prenderti! Non ti muovere! -disse una voce a Paolo.
-Nonna?! -chiese Paolo-hai parlato tu?
-Sto arrivando. Non muoverti! -ripetè la voce. Ma era la voce di un uomo.
Paolo riaprì gli occhi. La realtà cominciò a ricomporsi intorno a lui: si accorse di essere ancora in piedi sul cornicione, la schiena appiccicata al muro e il gatto a pochi centimetri di distanza. Sotto di loro c'erano sei piani e la strada... Allora era sempre rimasto lì! Allora si era sognato tutto!... Era stata un'allucinazione...
-Ci siamo quasi, resisti!
Paolo vide finalmente il vigile del fuoco che su una lunghissima scala stava arrivando a salvarlo. All'improvviso il gatto schizzò verso la finestra e rientrò in casa, lasciandolo lì da solo ad aspettare che il pompiere lo riportasse a terra.
Ad attenderli ai piedi del palazzo c'era una folla di curiosi. Tutti applaudivano il vigile del fuoco che era salito a prenderlo. Paolo scese dalla scala montata sull'automezzo dei pompieri visibilmente imbarazzato e ancora un po' scosso per la sua disavventura e per l'incontro che si era immaginato di avere... Tutta colpa del gatto, pensò.
Ringraziò ancora i pompieri, e facendosi strada tra la gente entrò nel portone del suo palazzo.
Quando aprì la porta del suo appartamento il gatto era già lì. Stava mangiando tranquillamente nella sua scodella. Ma dietro di lui c'era nonna Carmela che lo guardava raggiante e lanciò a Paolo un sorriso.
-Hai visto Paolo? Bastava chiamarlo per la pappa!



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