FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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L'ULTIMA FINE

Alessio Piani




Stai dormendo raggomitolata in sogni confusi, quando qualcosa ti s'infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie, verso la realtà. Forse un suono. Apri gli occhi. La stanza è in penombra. Ma la luce è sufficiente per capire che questa non è la tua stanza da letto, e questo non è il tuo letto. cerchi di ricordare cos'hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto, ma la tua mente è vuota. Cerchi con la mano l'interrutore della lampada sul comodino...

Click. Non si accende e rimani immersa in una penombra avvolgente e silenziosa. Provi a scostare le lenzuola che ti coprono ma le senti pesanti come impregnate da qualcosa. Nell'aria riesci a sentire un odore forte, denso ma non ne riesci a qualificare la provenienza, è un odore che non hai mai sentito prima. Cerchi di mettere a fuoco cosa è successo ieri sera, non puoi esserti dimenticata tutto all'improvviso e senza un motivo preciso. Ti sforzi ti concentri, ma il risultato è solo un accumulo sfocato di immagini colorate. Cerchi di raddrizzare il busto per metterti a sedere ma sembra uno sforzo immenso e ti lasci cadere sul letto con il cuscino che ti avvolge la testa. L'odore è sempre più insistente, ti entra nelle narici arrivando direttamente al cervello. Ti concentri nuovamente per ricordare, le immagini sono più nitide ma non svelano alcun particolare rivelatorio. I pensieri cominciano a farsi più veloci, si accavallano idee preoccupanti cerchi di mantenere la calma per non cadere nel panico. Non si sentono altri rumori all'infuori di quelli prodotti dal tuo cuore e dai tuoi respiri che si fanno più profondi forse a causa dell'odore che ti impedisce quasi di respirare. Non riesci a trattenere un conato di vomito e tutto quello che hai mangiato la sera prima ti finisce sulla camicetta rendendoti una palude appiccicosa di detriti masticati. Adesso devi proprio alzarti costi quel che costi. Ti metti a sedere senza troppa fatica, qualunque cosa ti abbia prodotto quello stato di spossatezza sta svanendo. Rimani in reggiseno. Allontani le lenzuola con un forte gesto del braccio, atterrano sul pavimento come un paracadute. Dalle persiane filtra una luce fievole che si infrange sul pavimento accanto al letto. Appoggi i piedi nudi sul pavimento e senti sotto di te la moquette morbida e calda. Non riesci proprio a capacitarti di cosa ci fai lì e di come ci sei finita, senti tornare nel tuo corpo un'energia che fino a poco tempo fa non avevi, tra poco sarai fuori di lì e a tutto verrà data una spiegazione. Quando ti alzi in piedi ti gira la testa come una trottola e vedi una serie di colori vivaci che girano vorticosamente in circolo poi di nuovo il buio della stanza. Ti dirigi molto lentamente verso la luce stando attenta a non urtare qualcosa che possa farti del male. Le tue mani finalmente toccano qualcosa di riconoscibile, sono i vetri di una finestra, talmente freddi che senti i brividi che ti scorrono lungo tutto il corpo. Provi ad aprire quella maledetta finestra ma la maniglia sembra cementata, fai leva con tutta la forza che hai in corpo, ma non ci sono segni di spostamento alcuno. O la tua forza in questo momento non è sufficente o questa maniglia è bloccata. Ti sposti con le mani verso destra dove pensi possa esserci una leva o una corda che possa aprire le persiane: c'è una corda. Ti aggrappi con tutta la disperazione che hai, ed in questo momento è tanta, ma nemmeno questa sembra essere in grado di farti vedere un po' di luce. Senti un incontenibile bisogno di orinare e visto che non hai addosso che le mutandine fai uscire il liquido caldo che va a scorrere sulle tue lunghe gambe nude. Il panico prende per un attimo il sopravvento sui tuoi tentativi di ritorno alla lucidità. Calma. Devi mantenere la calma. L'unica cosa da fare è cercare una porta e altri interrutori, sperando che diano luce dentro a quello che sta diventando il tuo inferno. Cammini con la schiena rasente al muro e senti sotto di te una sostanza fredda e grumosa dura come fosse in via di essicazione. Trovi una porta, ma la maniglia non c'è allora spingi con entrambe le mani tenti di sfondarla con dei colpi di spalla e poi con dei calci. Niente. Non si apre, quella porta non è una via d'uscita. Ti domandi se ce ne sarà mai una. Sei preda di una disperazione che ti rosicchia il cervello le lacrime scendono copiose sul tuo viso, sbatti più volte la fronte contro la porta in un ultimo disperato folle tentativo. Cosa hai fatto per meritare tutto questo? Guardi nuovamente la luce fioca proveniente da una delle persiane non sigillate a dovere, quella luce sembra un'utopia di libertà. Continui a girare rasente al muro in cerca di qualcosa che possa darti spiegazioni, le tue mani scorrono velocemente su ogni centimetro raggiungibile del muro liscio e umido, inciampi in qualcosa che sembrano essere dei vestiti gettati frettolosamente a terra, non ci badi e prosegui nella tua ricerca confusa e disperata. Un'altra porta, la maniglia c'è ed è grande e di metallo, si muove va su e giù ma la porta non scatta non si apre, non provi nemmeno a forzarla non ne hai la forza. Ti chini e con le unghie cominci a strappare la moquette sotto lo stipite destro nel tentativo di fare filtrare un poco di luce, forse puoi fare giungere una richiesta d'aiuto all'esterno facendo passare qualcosa sotto la porta; ma cosa? Non c'è luce, non hai carta ne penna, non sai dove sei. Alcune gocce di sudore ti colano dalla fronte girando attorno al tuo viso, lungo il collo, si fermano davanti alla salita del tuo seno facendoti prurito. Ti corrono alla mente dei suoni e dei volti. Musica, una festa una grande festa. Questi frammenti di ricordi ti dicono che sei viva, hai un passato una realtà a cui vuoi tornare ed un futuro che vuoi godere fino in fondo. Dentro alla stanza fa davvero molto caldo e l'odore si fa sempre più forte, nauseabondo. Riprendi la tua ricerca palmo a palmo. Incredibile! Accanto alla porta c'è un altro interuttore. Hai paura a premere il pulsante, migliaia di angoscie di ogni genere si impossesano della tua razionalità togliendoti ogni briciola di coraggio, l'unica cosa da fare è tentare sperando che ciò che è nascosto non sia peggio del buio che ormai più che un nemico si è trasformato in un compagno di viaggio. Le mani ti tremano, schiaccia, schiaccia quel maledettisimo pulsante, dai forza muoviti. Click. Luce. Chiudi gli occhi innondati da una luce gialla, sporca e invadente. Rimani a occhi chiusi per qualche istante che sembra cancellare tutta la sofferenza che hai dovuto patire dentro a questa stanza buia, nera come l'anima di chi ti ha tramato e organizzato il tuo dolore. Apri gli occhi lentamente, la luce penetra nelle tue pupille portandoti alla mente ricordi più nitidi di ciò che hai fatto la sera prima. Non riesci a vedere chiaramente la stanza e richiudi gli occhi. Tanta gente con te festeggiava un grande evento, amici e sconosciuti tutti insieme in una piazza grandissima, colorata e piena di luci, coriandoli e stelle filanti scendevano dall'alto di grattacieli e abitazioni. Brindisi con bottiglie di spumante e scambio di auguri, felicità e gioia per tutti. Adesso i volti di chi era con te sono divenuti chiari, ricordi come eri vestita tu e chi ti era accanto, ma tutto questo non ti aiuta a dare una spiegazione alla situazione in cui sei. Riapri gli occhi, spalanchi la bocca perché vuoi urlare ma il grido ti rimane strozzato in gola, vorresti gridare con tutto il fiato che hai in corpo ma da te non esce nemmeno un sibilo. Sul muro e sulla moquette ci sono enormi macchie di sangue, le lenzuola che hai scaraventato a terra sono di un rosso intenso. Anche tu sei sporca di sangue in alcune parti del corpo, le gambe e le braccia; ma non hai tagli ne perdite di alcun tipo. Il sangue rappreso ha delle tonalità di colore diverso, alcune macchie sono chiarissime come fossero lì da diverso tempo, le lenzuola emanano quell'odore sgradevole che ti ha tanto nauseato. Sulla moquette ci sono accumuli di sangue che hanno formato delle piccole dune rendendo fastidioso il tuo passaggio a piedi nudi, il muro è gremito da schizzi di sangue e alcune gocce hanno tracciato dei percorsi singolari scendendo verso il pavimento prima di consumarsi definitivamente. Adesso i tuoi occhi sbarrati sono alla ricerca della fonte da cui potrebbe pervenire tutto quel sangue. Non vedi alcun cadavere, guardi sotto al letto e dentro all'unico armadio che arreda quella squallida camera. Niente. La porta che prima non sei riuscita ad aprire poterbbe contenere diverse risposte, che comunque non riuscirai ad avere perché anche questa volta tutti i tuoi tentativi di aprirla risultano vani. L'unica via di fuga rimane la finestra. L'unica cosa che è in grado di rompere il vetro è la lampada sul comodino che scaraventi con tutta la tua forza residua contro il vetro che crolla a terra in una miriade di pezzi dopo il violento impatto. Le persiane sono in metallo, pesantissime e probabilmente chiuse in qualche modo dall'esterno, rinunci all'intento di romperle perché sono molto spesse. Ti sei tagliata i piedi passando sopra i cocci dei vetri e semini impronte insanguinate ovunque cammini. L'unico rumore che riesci a sentire è quello del tuo respiro che si fa sempre più affanoso, le tue narici sono ormai sature dell'odore di chiuso e di sangue che ha impregnato oramai tutta la stanza, la paura ti sta invadendo il cervello incrinando pericolosamente il tuo equilibrio mentale. Sei sudata e nervosa, la lingua sente il bisogno di immergersi in un gelido bicchiere d'acqua che le darebbe la possibilità di non dovere più sentire quel sapore di amarognolo ogni qualvolta tocca il palato. Qualcuno prima o poi sentirà la tua mancanza e comincerà a cercarti, devi solo stare tranquilla, continui a ripetere queste frasi ma non sei sicura di riuscire realmente a recepirle. Ti siedi esausta sul bordo del letto e ti passi una mano tra i capelli che sembrano incollati tra loro, ti è ormai impossibile mantenere acceso un lume di speranza.
Drin. Driin. Drriinn. Drrriiiinnnnn. Alzi la testa prestando tutta la tua attenzione al suono che si è infilato nelle tue orecchie. E' un telefono ma non riesci a capire dove possa essere, è nella stanza. Ti alzi muvendoti in direzione del suono, apri il cassetto del comodino e dentro c'è un cellulare che squilla. Lo prendi con le mani tremanti e spingi qualche pulsante finché non smette di suonare dandoti la possibilità di parlare. Ti esce un pronto strozzato dal singhiozzo, il cuore batte velocemente. Buon Anno dice una voce profonda all'altro capo del telefono. Non sai chi sia ma vorresti raccontargli tutto quello che ti è successo nelle ultime ore sperando che ti possa aiutare ma non dici niente se non un banalissimo chi sei. Non senti alcuna risposta e cominci a singhiozzare; davvero non ti ricordi di me ti chiede la voce, eppure ieri sera ci siamo parlati a lungo ma forse la dose di droga che ti ho somministrato era troppo potente per te, ma sai non potevo correre rischi. Il quadro dei tuoi ricordi grazie a questi ultimi indizi si fa decisamante più chiaro. Ieri sera hai festeggiato l'utima notte dell'anno, anzi per meglio dire l'ultima notte del secolo il trentuno Dicembre millenovecentonovantanove. Eri in piazza centrale con tutti i tuoi amici e dopo avere festeggiato l'arrivo del nuovo secolo siete andati in un locale a continuare la serata e la festa. L'unica persona che hai conosciuto e con cui hai scambiato qualche parola è stato un uomo sulla cinquantina ben vestito, non riesci a ricordare altro anche per via dei troppi bindisi cui sei stata sottoposta. Potrebbe essere lui la persona al telefono. Gli chiedi chi è e cosa vuole da te, tu non hai fatto niente di male vuoi solo ritornare a casa tua, se è uno scherzo non è simpatico, se non ti fa uscire subito da lì riattacchi e chiami la polizia, cerchi di trattenerti dal fare ulteriori domande di cui vorresti avere risposta è lui che ha il coltello dalla parte del manico e non vuoi certo peggiorare la tua situazione. La voce riprende a parlare con tono deciso e sprezzante mantenedo un tempo regolare tra una parola e l'altra, abbiamo parlato del futuro, di cosa sarebbe potuto accadere dalla mezzanotte in poi e il primo giorno del nuovo secolo, hai detto che secondo te non ci sarebbe stato alcun nuovo secolo e che tutto si sarebbe spento lentamente e inesorabilmente. Hai detto che il mondo stava vivendo i suoi ultimi momenti e che da parte tua avresti fatto il possibile per trascorrerli nel migliore dei modi e che non saresti riuscita vedere il sorgere del sole nella prima alba del duemila, e io ho deciso di accontentarti. Se vuoi adesso chiama pure la polizia ma sono curioso di sapere che indirizzo darai. A questo punto sei preda del panico più completo cominci ad urlare che è un pazzo e non ha alcun diritto di farti questo che non hai fatto niente contro di lui che avevi bevuto un bicchiere di troppo e hai fatto la stupida con un uomo che ritenevi in grado di stare al gioco, le lacrime riprendono la loro discesa dai tuoi occhi e cadono sui piedi insanguinati; rimani lì in piedi davanti al comodino aspettando che quel pazzo ti dica qualcosa, sperando che ti dica che lo scherzo è finito ma le sue parole sono tutt'altro che positive. Eri bellissima, mi piacevi moltissimo, sono stato gentile e generoso di complimenti nei tuoi confronti, ho tentato di farti partecipe di questo mio sentimento, il tono è più dolce e mite rispetto a prima ma torna subito a farsi severo e ruvido, ma tu mi hai rifiutato, dicendo falsità di ogni genere respingendomi come fossi un appestato solo perché non ero bello come volevi tu. Hai fatto un gravissimo errore, non puoi rifiutare chi non è in grado di accettare rifiuti bisbiglia l'uomo. Ti guardi intorno e capisci di chi è tutto quel sangue. La voce ride a lungo mentre tu metti a in ordine i pensieri capendo con chi hai a che fare. Sei un pazzo, uno schifoso assassino, le tue parole arrivano dirette all'altro capo del telefono e l'uomo smette di ridere, ormai sai che per te non c'è più scampo non hai più niente da perdere e continui a denigrarlo, sei un maniaco, un serial killer e chissà quante persone avrai portato a morire qui dentro, sei solo un povero squilibrato che nella vita ha sempre perso, un falso dalla moralità perversa mi fai solo pena, la tua sfortuna è solo quella di restare in vita e io ti auguro di vivere il più a lungo possibile, bastardo. Senti una chiave che gira nella toppa della serratura, getti a terra il telefono e corri verso la porta urlando che sei lì da ore e un maniaco ti tiene prigioniera e ti vuole uccidere. La maniglia gira, la porta si apre e una sagoma appare sulla soglia, tu senza pensare ti butti tra le braccia di quello che sembra un uomo dalla corporatura robusta, non si preoccupi signorina sono il propietario dello stabile, dice l'uomo con una voce rassicurante, devono abbatere l'edificio e sono venuto a controllare che non ci fossero barboni all'interno. Piangi a dirotto di gioia dici che lui è il tuo salvatore che resterai in debito con lui per tutta la vita lo strigi talmente forte che lui si lamenta e tu lasci la presa. Adesso la luce lo illumina bene, è un uomo alto con i capelli corti neri ben curati, indossa un impermeabile marrone che gli arriva fino ai piedi. Ripete che devono abbattere lo stabilimento tra pochi giorni. Però una cosa non te l'ho detta ti dice con un tono di voce beffardo, infila una mano in tasca ed estrae una pistola, ti ho telefonato dalla stanza accanto, sorridi bella, sarai la mia prima vittima del secolo.



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