FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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ULTIMO ATTO
Marco Lori
Stai dormendo raggomitolata in sogni confusi, quando qualcosa ti s'infila nel profondo e comincia a riportarti in superficie, verso la realtà. Forse un suono. Apri gli occhi. La stanza è in penombra. Ma la luce è sufficiente per capire che questa non è la tua stanza, e questo non è il tuo letto. Cerchi di ricordare cos'hai fatto ieri sera, dove sei stata, chi hai visto, ma la tua mente è vuota. Cerchi con la mano l'interruttore della lampada sul comodino...
..., ma non c'è lampada su quel comodino. La tua vista si annebbia, sempre più e fatichi a mettere a fuoco i particolari che ti circondano. Il grigio del metallo del letto, ai tuoi piedi, si sfalda e sublima nell'aria e diventa nebbia, che avvolge ogni cosa, che confonde. Devi capire, a ogni costo devi capire e allora ti sforzi, sgranandoli, di tenere gli occhi aperti. Ti concentri, perché solo così ce la puoi fare e cerchi di sollevare un poco il capo, per meglio scrutare. E' lì, a un angolo della stanza, lo hai visto. E' un uomo, senz'altro è un uomo anche se non sei riuscita a riconoscerlo, che la tua vista è durata soltanto pochi attimi e anche lui, come tutto, era avvolto nella nebbia. Devi provare ancora. Lui è lì e ti sta osservando e tu non sai chi sia: forse ti può salvare da questo naufragio, forse è la tua àncora... Sollevi di nuovo il capo e spalanchi ancora gli occhi; lui è al solito posto ma ecco che si anima, muovendo alcuni passi verso il tuo giaciglio. Per un istante, per quell'unico istante in cui riesci a focalizzare le immagini e incontri il suo viso, lo riconosci. Sarebbe meglio dire che lo vuoi riconoscere: è Lui, lo senti che è Lui, lo hai atteso una vita e adesso è arrivato, è qui, che si muove verso di te. I suoi occhi... i suoi occhi... i suoi occhi... tu conosci quello sguardo... dove lo hai già visto? Cerchi di ricordare e intanto ti contorci nel letto. Le bianche lenzuola sembrano avvolgerti senza darti più alcuna speranza, ti si incollano al corpo, bagnate come sono del tuo stesso sudore. Tuo padre! ma si, quello è lo sguardo di tuo padre, sono i suoi quegli occhi, non ricordi? Non ricordi come ti guardava mentr'eri seduta al tavolino per il pranzo e facevi i tuoi capricci e lui ti guardava... con quello sguardo... quello sguardo ammonitore... Padre, sei venuto a salvarmi oh padre? E la bocca, di chi è mai la bocca che hai visto? Non son certo di tuo padre le labbra vermiglie... Son piuttosto le labbra che per prime avresti voluto baciare e che non potesti avere. Son le labbra di quel tuo compagno di scuola, di quel principe azzurro, così schivo a ogni tuo tentativo di approccio. Ora sei qui, in quest'alto mare senza neanche il ricordo di un bacio. Ti volti e rivolti nel letto e scalci le lenzuola nel tentativo di liberartene, una volta per tutte, ma ti costa fatica quel gesto e il respiro ti si fa grosso. L'uomo è a ridosso del letto. Lo guardi di nuovo. E' coperto con una tunica bianca, ma non riesci a scoprirne i confini, sembra quasi che sfumi nella nebbia, che al contorno dell'uomo diventa chiarore e anche i suoi capelli, forti e lunghi, appaion come illuminati, d'una luce speciale, della quale non si capisce la fonte. Sono i capelli che hai sempre sognato... Che sia Dio? Che quell'uomo sia Dio? Si, potrebbe essere, perché no? Ecco, Dio è dinanzi a me e io non riesco a svegliarmi... Allunga una mano protendendola verso la tua fronte e ti asciuga il sudore usando la manica larga del suo candido vestito. Ti sorride e ti libera, Lui, finalmente, dell'opprimente lenzuolo, che prima di toglier di torno ti strofina addosso, per asciugarti in tutto il tuo corpo. Sei nuda e sei bella ed è bello anche Lui. Sei meno ansimante, sei meno insicura... Gli afferri la mano e d'un tratto, come per magia, accade qualcosa di strano... le sagome degli oggetti della stanza, che non riesci ancora a distinguere, diventano fonti di mille colori. Era forse un vaso di fiori quel corpo che vomita fumi colore dell'oro e del sangue? E quella nube verde? Era forse una tenda? O una pianta? O che cosa? C'è azzurro e c'è arancio, c'è giallo e c'è viola... Le nubi si muovono svelte e si fondono in un caotico arcobaleno che riempie la stanza e tu ti senti leggera... Il tuo corpo è ora privo di massa, mentre il tuo Dio ti ha stretto la mano e con te ora vola quasi fino al soffitto. Stai bene, finalmente stai bene e lo abbracci il tuo Dio e gli strappi il vestito di dosso e lo palpi con tutte le mani... e che suoni ora hai intorno alla testa, che musica dolce e soave... Ti sei persa, ti sei persa nel nulla. Dopo, ogni rumore si smorza. Ogni colore si spegne. La nebbia cede il posto al buio assoluto. Non esiste più nulla.
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