FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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USA E GETTA

Riccardo Flaim




L'oggetto era più strano di come fosse apparso nelle radiografie. Lo sollevò con le pinzette, poi lo deterse con delicatezza dal sangue che lo ricopriva, usando un brandello di garza. L'aspetto era quello di un proiettile, ma irto di ami ritorti. In tutta la sua carriera di chirurgo aveva estratto dai corpi dei pazienti i reperti più impensabili, ma mai qualcosa di simile al frammento di metallo che ora brillava sotto la lampada. Né di così sinistro.

Secondo lei cos'è?
Mah, non saprei... E poi, scusi sa, ma è lei il laureato è lei quello che sa le cose... disse Jolanda Lacapobanda, direttrice suprema del reparto infermieristico del "Memento Mori" di Casalezzo.
Era giusto così per... giusto per...
Per... chiedere, vero? Si mise a gridare lei, portandosi le mani ai fianchi in una classica posizione anforata. Lo dica, lo dica, lo dica! Abbia per lo meno il coraggio delle proprie azioni. Voi medici... non siete capaci di far altro che chiedere... E Jolanda qui e Jolanda là... e che due coglioni, dottore mio bello. Se sapesse che due palle. Grosse così.
Mi scusi, signora Jolanda, io, io non volevo esser...
SIGNORINA, se non le spiace! ringhiò lei
Va bene! Va bene, signorina Lacapobanda.
Signorina Jolanda, per favore. Lacapobanda mi sembra un po' duro. Non le pare? disse poi con un tono di grande intesa.
Senz'altro.
Senz'altro, senz'altro, senz'altro... non sapete dire che questo, voi... dottori. Però le trecentomila lire al mese che prendete in più degli infermieri quelle siete capaci di mettervele in tasca, eh?
Ma noi abbiamo studiato tanti anni, abbiamo investito del tempo, delle energie. Considerando tutto questo, in fondo, trecentomila lire non sono poi un gr...
E cos'è allora? Il fatto che abbiate perso un sacco di tempo sui libri vi autorizza forse a defraudarmi delle trecentomila al mese che mi spettano?
Ho capito, signorina Jolanda. Ha proprio ragione. Ora si sieda qua, si rilassi e veda di mettere al servizio della scienza e del "Memento Mori" i suoi preziosi e sottopagati neuroni. Va bene? Ora faccia un bel respiro profondo... così, brava; un altro respiro ancora... Si rilassi e mi dica... mi dica lei cos'è questo affare!
Non ci penso neanche, caro il mio signor laureato. Prima me lo deve dire lei di cosa si tratta.
E va bene, fece Milizia fulmineo: si tratta di un microfilm che testimonia il fatto che Clinton è una donna.
Bill?!
La Billessa, vorrà dire.
Oh mio dio!! E la Hillary?
E' un travesito brasiliano.
Oh, povera donna...
Ora tocca a lei, incalzò Milizia
Jolanda aveva un'espressione strana sul viso, assorta.
Beh, ecco, non saprei... a me quella cosa lì mi da l'impressione di essere... beh ecco...
Dica, dica, dica...
A me sembra che quella cosa lì sia... Sia viva.
Una creatura... vivente?
Si, proprio così: una creatura vivente. Ma non di questa terra.
Un alieno?!
Beh, ecco... non saprei se proprio un alieno. Piuttosto... l'embrione di un alieno...
Complimenti, cara Jolanda. Tra poco la spediranno al "Città di Casalezzo" per una bella perizia psichiatrica. Biglietto di sola andata, naturalmente. Lo sa anche lei che mai nessun paziente è uscito di là in posizione verticale.
In posizione verticale... Gli fece il verso lei accompagnandosi a mossette vezzose. Si ricordi, continuò poi, Mi basta una sola... e glielo ripeto in modo che se lo possa ficcare per bene nella sua bionda testolina boccoluta e laureata: mi basta UNA SOLA PAROLA, per spedirla per sempre al "Città di Casalezzo", nel reparto "deviazioni sessuali". Ci siamo capiti? concluse poi imitando crudelmente il birignao di Milizia e agitando sinuosamente buoni trenta chili di culo, così, giusto per non lasciare spazio alcuno a possibili dubbi interpretativi sul suo pensiero. Milizia se ne stava lì, colpito. Colpito e affondato.
Jolanda, come se niente fosse, (era abituata ad avere le situazioni in pugno) aveva cominciato a segare a pezzi di circa quindici centrimetri di lunghezza gli arti del cadavere della donna dal cui stomaco avevano estratto il corpo estraneo.
L'aria era pregna del rumore della sega e della vergogna di Tibaldo Milizia, di anni trentuno, omosessuale consapevole ma represso. Doveva riprendersi. Doveva dire qualcosa, qualsiasi cosa per sdrammatizzare la situazione.
E secondo lei, signorina Jolanda, che cosa ci faceva l'alieno nello stomaco di questa poveraccia?
Jolanda sigillò l'ultimo dei tre sacchi che aveva riempito con i pezzi del cadavere, si voltò verso Milizia che la stava guardando con l'espressione di un bimbo che vuole strappare un bacio alla mamma e disse:
Organo ospite... l'ha usata come una specie di incubatrice. Poi, a un certo punto... "mors tua vita mea"... e l'ha fatta a pezzi. Ha visto anche lei com'era ridotta dentro: un frullato gastrointestinale. Quell'affare, si è fatto scorrazzare in giro a suo piacimento e poi al momento buono ha tirato fuori i suoi uncini e ha fatto festa.
Tibaldo, pensò di inscenare un improvviso malore, così, giusto per allentare un po' la tensione. Emise un sordo conato di vomito e si mosse in direzione del lavandino, ma fatti solo pochi passi si bloccò nuovamente. Qualcosa non andava: quella cosa... quella cosa sotto la lampada si era spostata, ed era... Oh mio dio! era... viva, ed era cresciuta.
Jolanda! Guardi! Guardi là... fece giusto in tempo a gridare, poi tutto si fece confuso, le forze gli mancarono e si sentì scivolare a terra, svenuto.
Quando si riebbe era ancora per terra. Evidentemente Jolanda non si era minimamente preoccupata di soccorerlo. O forse non aveva potuto... Il suo sguardo corse immediatamente alla lampada accesa nel tentativo di localizzare quella cosa. Quello che vide superava di gran lunga la sua più fervida immaginazione: Jolanda se ne stava seduta accanto alla lampada con dipinto sul volto uno sguardo amorevole da neo-mamma, in grembo teneva quella cosa che nel frattempo era ancora cresciuta e aveva raggiunto le dimensioni di una palla da tennis. Tibaldo, faticosamente, e in modo un po' teatrale si levò in piedi emettendo dei patetici lamenti.
Faccia silenzio, che sveglia la creatura! disse Jolanda indispettita.
La creatura?! fece lui boccheggiando. Poi, con grande circospezione, si avvicinò per vedere più da vicino. Constatò con orrore che effettivamente quell'affare era vivo, era cresciuto tanto da decuplicare le sue dimensioni, ed era semplicemente disgustoso. Era di forma sferoidale anche se vagamente oblunga. Quelli che inizialmente gli erano parsi degli ami ritorti si erano trasformati in una serie di escrescenze mollicce ed incredibilmente mobili: si agitavano in tutte le direzioni come se stessero esplorando l'ambiente circostante.
E' orribile! disse il dottor Milizia.
Orribile sarà lei, oltre che vigliacco e fifone... lo investì prontamente Jolanda Lacapobanda. Se Fallus fosse stato pericoloso di certo me la sarei dovuta cavare da sola... Come sempre del resto.
Fallus?!
Certo, è così che si chiama.
Quell'affare sa anche parlare?!
Fallus ed io stiamo comunicando telepaticamente... mi sta dicendo certe cose... Jolanda ridacchiò arrossendo.
Era mai possibile che quella balena di una Lacapobanda preferisse coccolare quella cosa schifosa e aliena piuttosto che avere un rapporto simpaticamente civile e magari un po' protettivo con lui che aveva sempre fatto di tutto per piacerle? Tibaldo non riusciva a farsene una ragione. Se ne stava lì in piedi, attonito, osservando la genesi di quella strana amicizia dalla quale, già lo sapeva, sarebbe stato escluso.
Lei non è sposata vero? chiese Milizia.
No.
Fidanzata?
Neppure.
Filarini?
E lei, dottore, è per caso... fidanzato? E' forse in procinto di sposarsi? Ha già acquistato un bell'abito bianco pieno di tulle rosa per "la grande giornata"?
Che... che... che cosa vuole dire? fece Milizia pallido come uno straccio.
Suvvia che ci siamo capiti. Piuttosto perché mi fa queste domande? Ha forse intenzione di fidanzarsi con me? rise sguaiatamente.
Oh, mi piacerebbe moltissimo anche se penso che non potremo mai sposarci...
E perché mai? disse Jolanda con fare civettuolo.
Beh, ecco se ci dovessimo... sposare lei diventerebbe la signora "Lacapobanda in Milizia" e non mi sembra che un nome del genere rispecchi appieno il suo carattere.
Senti senti e con chi mi dovrei sposare allora? fece lei stringendo più forte a sé quella cosa che aveva preso ad agitarsi e ad emettere dei sinistri gorgoglii.
Milizia la guardò fissa negli occhi, poi guardò la cosa, poi tornò nuovamente a fissarla.
Con Fallus?
Perché no? Siete così carini!
Beh, certo non mi dispiacerebbe... Però cosa vuole che me ne faccia di una cosina così piccina...
In quel preciso istante si udì un BLOB viscido e puzzolente seguito da rumore di vetri infranti e di cose che rotolavano per terra. La luce mancò per un istante per tornare subito dopo a illuminare una scena che Tibaldo Milizia non avrebbe avuto il coraggio di raccontare neppure alla sua analista.
Fallus era diventato una cosa enorme, incombente, spropositata. Con la sua mole immensa, sovrastava quasi completamente Jolanda Lacapobanda. Protuberanze, molli e dall'aspetto viscido e scivoloso, penzolavano inerti da ogni parte del suo corpo.
Fuggiamo! gridò in preda al panico Tibaldo.
Fuggire? disse Jolanda, che se ne stava come ipnotizzata di fronte a Fallus aggiustandosi i capelli con tocchi lievi e sapienti. Non ci penso neppure... dopo quarantacinque anni di attesa... se lo crede opportuno, e io credo che lo sia, perché non si leva dai piedi lei, dottore? disse poi, aprendosi i primi due bottoni del camice e sorridendo con fare verecondo alla volta di Fallus che improvvisamente aveva drizzato tutte le antenne e se ne stava zitto e immobile nell'angolo della stanza.
Tibaldo Milizia arretrò di alcuni passi fino a raggiungere la porta. Prima di uscire disse quasi bisbigliando: Se dovesse avere bisogno di qualcosa, io rimarrò per un po' qui fuori...
Non appena si richiuse la porta alle spalle udì delle grida orrende provenire da dentro la stanza. All'inizio gli erano parse delle grida di piacere, ma subito dopo, inequivocabilmente, si erano trasformate in urla di terrore e infine in gorgoglii agonizzanti. Dopo buoni dieci minuti di silenzio assoluto Tibaldo Milizia entrò nuovamente nella stanza che aveva chiuso a chiave. Di Fallus non vi era traccia alcuna. Jolanda Lacapobanda era di spalle e, sega alla mano, aveva riempito ben quattro sacchi della spazzatura.
Si ricordi, dottore fece lei senza voltarsi, UNA SOLA PAROLA sull'accaduto e lei si ritrova in pianta stabile al "Città di Casalezzo", reparto deviazioni sessuali, naturalmente.



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