FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it
VOCI
Massimiliano Dernini
-Paolo! Rientra, per favore,-urlava nonna Carmela. Lui sarebbe pure rientrato.
Stare su un cornicione al settimo piano e soffrire di vertigini non... il massimo della vita. Solo che c'era un problema. Nonna Carmela era morta da un mese d'infarto e l'aveva vista coi suoi occhi quando l'avevano chiusa nella bara.
Ora, era vero che non si trattava più di una novità, se sentiva voci, ma quella di nonna era un altro paio di maniche. Nonna Carmela era sempre stata un mito in famiglia per la sua autorità. Correva voce che avesse fatto marchette, per mandare avanti la baracca quando il nonno era stato portato dentro, durante la guerra. E l'aveva fatto alla grande. Mandare avanti la baracca, intendo...
Lui, Paolo, era sempre riuscito ad avere rapporti sfumati con la nonna, al limite dell'indifferenza. La temeva, gli faceva paura. Non che ci fosse un motivo particolare, lei lo aveva sempre trattato come gli altri nipoti, né più né meno, senza particolare durezza o che. Solo che quell'alone di leggenda che la circondava...
Eppoi c'erano alcuni piccoli particolari che lo mettevano in allerta:
n l lo aveva chiamato Paolo
n 2 aveva parlato in italiano
n 3 aveva detto per favore.
Lei non chiamava mai nessuno per nome: al limite guaglione. Lei non parlava mai in italiano, e se succedeva erano cazzi. Lei non aveva mai detto per favore; neanche prima che il nonno andasse in gattabuia.
Insomma c'era di che stare sulle spine.
Finora le voci lo avevano stupito, poco ma sicuro, ma gli avevano sempre fatto fare cose che gli erano piaciute, a ripensarci. Non aveva mai avuto dubbi che sarebbe successo qualcosa di buono, non aveva mai avuto nemmeno un attimo di esitazione: come la volta che lo avevano chiamato e chiamato e chiamato -forse era stata la prima in assoluto-finché non si era deciso a seguirle e ad un certo punto si era ritrovato dentro ad una specie di saloon, sì, decisamente assomigliava a quello che nella sua testa doveva essere un saloon: porte girevoli, bancone di legno, giocatori ai tavoli e mignotte dappertutto. Beh, era lì e a un certo punto Mr. Hickock, Mr. W. B. Hickock, gli aveva rivolto la parola:-Eh, figliolo, è dura per tutti di questi tempi, ma se tu te ne vai in giro senza neanche una Colt, non dico due, ma almeno una, eh, figliolo, per te sarà durissima. Ti cerca Harry Ruggito Noonan. Lo sapevi, sì?-
-Eh!?-aveva fatto Paolo.
-Ecco figliolo-aveva detto Mr. Hickock appoggiando un grosso revolver sul bancone, proprio uno di quelli che aveva nelle sue fondine-Usa questa e ridammela poi. Io ho un momento da fare... e si stava già defilando quando si era voltato e facendo a Paolo un gesto con l'indice puntato e il pollice alzato aveva detto:-Non è il primo colpo che spara:è il primo colpo che colpisce. Ricordatene.-gli aveva strizzato l'occhio ed era sparito. Paolo era un po' sull'esterrefatto, ma Harry Ruggito non gli aveva dato il tempo di pensarci su troppo: era entrato, ruggendo, e aveva cominciato a sparare a due mani di qua e di là. Una mignotta era crollata di schianto. Il barista si era lanciato sotto il bancone.
Tutti gli astanti si erano dileguati. Paolo aveva preso la Colt. Sulla canna c'era inciso: Peacemaker cal. 45; l'aveva presa con tutte e due le mani, aveva alzato il cane, l'aveva puntata su Harry Ruggito e aveva tirato il grilletto. Niente più Harry, quindi. Non in piedi. Aveva alzato ancora il cane e sparato, e ancora e ancora. Dei quattro tiri, tre avevano preso Ruggito, che ormai aveva tirato gli ultimi. Paolo era davanti al cadavere appoggiato al bancone, la Colt fumante nella destra, la sinistra a sfregarsi gli occhi rossi per la cordite, quando d'incanto era riapparso Mr. Hickock:-Potresti chiamarti... Come fai di nome figliolo?-
-Paolo-
-Mm, perfetto: Paolo Quattro Colpi. Eh, che ne dici?-Paolo lo fissava stranito.
-Questa me la riprendo, perché costa un occhio. Ci vediamo.-e se ne era sparito di nuovo, sempre strizzando l'occhio. Paolo s'era svegliato per il male al polso, l'aveva sotto il fianco e gli si era intorpidito tutto. Poi aveva sentito l'odore, un po' acre e un po' dolciastro. Giorni dopo, quindi, aveva notato i buchi sul soffitto, e s'era dato da fare con lo stucco e la paletta.
Il problema attuale, comunque, richiedeva una soluzione immediata: non ricordava come c'era arrivato, sul davanzale, e anche volendo non avrebbe saputo tornare indietro. Senza parlare del fatto che c'era lì la vecchia Carmela ad aspettarlo... Un'altra leggenda sul conto della vecchia diceva che aveva provveduto da sola a vendicarsi di un tale che aveva detto al nonno come lei se la fosse cavata durante la sua prigionia. Nonna Carmela aveva invitato quel tale a bere un caffè, lo aveva drogato, gli aveva tagliato i cosiddetti e il coso e glieli aveva messi in tasca, avvolti in un pezzo di carta su cui stava scritto così penserai ai cazzi tuoi. C'era poco da stare allegri: perché nonna lo voleva? Cosa gli avrebbe fatto se lo avesse preso? Se solo adesso le voci lo avessero aiutato, gli avessero suggerito qualcosa... La gente cominciava a fare capannello, là sotto, qualcuno avrebbe chiamato i pompieri e allora sì, che la nonna si sarebbe inquietata: non avrebbe mai tollerato di essere coinvolta in un casino del genere, specie ora che un sacco di domande sarebbero state inevitabili: perché la nonna era lì e non al suo posto? Perché Paolo aveva dovuto disturbarla con quella cazzata del davanzale? Perché Insomma un sacco di perché.
E di sicuro avrebbero dato la colpa a lui. Ma che ne poteva lui se la vecchia era più cocciuta di un mulo? Aveva visto personalmente mettere il coperchéio di zinco col saldatore, era proprio lì quando i becchini si erano passati l'avvitatore a batteria per bloccare le viti di acciaio. E nonna non era poi così robusta. Era solo dura come il cemento. Poteva magari spiegarle di come avesse conosciuto la ragazza, presentargliela, farle balenare l'idea dei nipotini... Lei gli aveva fatto qualche volta accenni ad una fantomatica fidanzata.
La nonna diceva sempre che bisogna trovarsi una ragazza seria. Ma no, non ci avrebbe creduto: raccontarle di come aveva seguito le voci, del casino tutto intorno, degli incendi e dei corpi abbrustoliti e la bionda lì, in mezzo alla strada. Paolo aveva visto Godzilla spuntare da dietro un palazzo, gli occhi che brillavano alla vista dei due pupattoli pronti per la cottura:-Godzilla, vecchio Godz, guarda che t'ho portato-aveva detto sollevando senza sforzo una tanica di Super da 25 litri. Aveva sempre a portata di mano tutto quello che occorreva, quando seguiva le voci.
-Godz, lucertolaccia puzzolente, quanto è che non ti fai un sorso come si deve?-E il vecchio sputafuoco aveva abboccato, visto il colore, sentito l'odore, non aveva resistito: aveva afferrato il bidone di Super -purissima 98 ottani-con le zampette davanti e aveva cominciato a tracannare, estasiato. Allora Paolo lesto aveva sfilato la sua Katana, quella che appunto aveva al fianco, spadone lungo e stretto e gli aveva affettato il codone. -Godz, stronzone, statti in piedi così se ti riesce!-Ma non poteva, poveraccio, senza coda, perché lì stava tutto il suo equilibrio, così s'era schiantato sulla schiena e Paolo, impietoso, d'un balzo gli era stato sulla panza -gli scottava il panzone al vecchio drago, se lo ricordava bene Paolo, che l'aveva sentito attraverso le scarpe da tennis-e con precisi profondi fendenti gli aveva aperto le budella. -Toh, tiè, piglia.-Ormai era scatenato, Paolo. Non era più sorpreso come la prima volta: sapeva bene cosa fare e non aveva paura. Con Godzilla. Ma nonna Carmela...
Inutile dirle della fidanzata salvata dal drago, perché gli avrebbe chiesto come l'aveva conosciuta. E poi cosa doveva raccontarle? Come aveva trovato bruciacchiate le lenzuola che giusto lei aveva lasciato a mamma? Come aveva dovuto nascondere la bionda per portarla fuori senza che nessuno s'accorgesse che aveva dormito lì con lui? Come aveva imbiancato tutta la stanza perché la fuliggine non se ne andava assolutamente?
Insomma, non c'era proprio via d'uscita. -Allora, Paolicchio, te ne vieni o no da nonna tua?-Questa era una richiesta precisa. Forse avrebbe apprezzato la sincerità.
-No, non ci vengo! Nonna, mi fai paura. Non ci posso venire fino a lì, da te.-
-Beh, guaglio', mo' m'hai scassato. Non ci vuoi veni'? E allora buttate, ma a capa sotto, così stiamo sicuri.-I pompieri stavano giusto tirando fuori il telone, ma quando videro che Paolo arrivava, mollarono tutto e schizzarono veloci, e visti da sopra sembravano come le formiche in gruppo che si dileguano ognuna in una direzione diversa quando gli avvicini un fiammifero da sopra.
Uguali.
ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato.