FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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L'UNICO VOLO DISPONIBILE
D'Angelo Rosa
Paolo! Rientra, per favore, urlava nonna Carmela. Lui sarebbe pure rientrato. Stare su un cornicione al settimo piano e soffrire di vertigini non è il massimo della vita. Solo che c'era un problema. Nonna Carmela era morta da un mese d'infarto e l'aveva vista con i suoi occhi quando l'avevano chiusa nella bara.
Come era dunque possibile che sentisse ancora il suo richiamo?
Con le braccia ancora in alto ad aggiustare quel maledetto filo dell'antenna televisiva che ogni giorno regolarmente trovava attorcigliato come fosse stato oggetto di uno scuby-do di qualche scherzoso angelo di passaggio, Paolo cercava di non sentire l'eco di quelle parole.
Si ripeteva che era solo uno scherzo dell'immaginazione e che mai e poi mai la voce di nonna Carmela avrebbe più fatto parte della sua ormai solitaria esistenza.
Ma le onde sonore si ripetevano inarrestabili tanto da turbinargli intorno alle orecchie facendogli perdere il senso delle distanze.
Già per lui era uno sforzo enorme resistere alla tentazione di guardare in basso. Eppure sapeva di doverlo fare, altrimenti si sarebbe trovato di sotto in meno di un secondo. Ora poi, ci si mettevano anche le parole che la nonna era solita ripetere ad intervalli regolari ogni pomeriggio.
A quell'ora, infatti la TV dava il programma che la donna non avrebbe perso per niente al mondo.
Si trattava di uno di quei quiz demenziali in cui un pubblico (certamente preselezionato) faceva il tifo per concorrenti (anch'essi sicuramente istruiti) che cercavano disperatamente d'indovinare l'età ed il nome di persone fotografate a caso (un caso accuratamente selezionato) per la via, con il semplice ausilio di poche rime baciate declamate in modo canino dal conduttore più pupazzo che uomo.
La nonna Carmela ne andava matta! Partecipava con tifo da stadio, rompendo tutti gli argini della buona educazione; inveendo in modo blasfemo all'ordine di coloro i quali (solo ai fini di una giusta riuscita del programma) sbagliavano miserevolmente.
Allora se la rideva dichiarando al mondo intero, ma soprattutto a se stessa, che lei nonostante i suoi suonati novantacinque anni, sarebbe stata più in grado di quei giovani imbecilli, di vincere il famoso viaggio offerto in premio dallo sponsor.
Per Paolo quell'ora e mezza di trasmissione era l'unico momento che non vivesse insieme alla nonna Carmela.
Per la verità ci aveva messo impegno e grinta a sottrarsi ai tentativi della donna che cercava di farlo sedere accanto a sé.
Ed all'inizio ci era anche riuscita.
Poi era accaduto un fatto insolito: fasce oblique di grigio intenso, avevano invaso lo schermo e Nonna Carmela aveva cominciato ad agitarsi per il panico di non poter continuare a vedere il suo quiz preferito.
Così, tra urla e pianti, Paolo aveva fatto il tentativo di raggiungere la vecchia antenna posta sul terrazzo di copertura.
Solo l'incontenibile disperazione della donna era riuscita a vincere le resistenze del giovane poiché egli sapeva bene di soffrire di vertigini e quindi avrebbe dovuto raggiungere la terrazza senza guardare neanche un attimo verso il basso.
Salire era, per la verità molto facile. Scorreva di fianco ai balconi, infatti, una scaletta di emergenza di ferro che rendeva accessibile a chiunque sia gli appartamenti che i tetti.
Nessuno dei condomini, però, aveva mai protestato per quella ipotizzabile precarietà; forse perché dalle case popolari, la gente pensa solo di fuggire e mai di entrarvi, fosse anche furtivamente.
Del resto cosa si può derubare in un agglomerato di cemento armato tenuto in piedi dall'immensa povertà dei suoi abitanti più che dalle sue strutture portanti?
Comunque sia, pur di non sentire più il pianto della nonna, Paolo si era armato di coraggio ed era salito.
Un lieve tocco del filo e voilà, il miracolo era stato compiuto.
Dai vetri del balcone era uscita, con stridula eccitazione la voce della donna che gridava Si vede, si vede! e poi ancora Non toccare più niente e rientra, per favore.
Poi il silenzio. La nonna doveva aver indirizzato di nuovo tutta la sua attenzione verso il programma, così dimentica dell'antenna, delle fasce grigie ma soprattutto di Paolo a metà strada tra il cielo e la terra.
E Paolo era rimasto lì ancora un poco. Il cornicione non gli faceva più paura, il vecchio caseggiato popolare era sotto i suoi piedi con tutte le sue miserie e tutte le sue brutture, mentre sopra di lui solo il cielo gli regalava sogni e fantasie come lui le volesse. Bastava solo pensarle, volerle, afferrarle e tutte le avventure erano là, a portata di mano.
Non aveva mai provato quell'immenso senso di libertà che viene offerto a chi, per la prima volta nella sua vita, prova l'incontenibile piacere della solitudine. Lui ed il cielo; nient'altro! e soprattutto nessun altro!
Da quel giorno la benevola televisione aveva come rispettato un quotidiano appuntamento e solo dopo che il volenteroso Paolo si decideva ad arrampicarsi sulla scaletta di ferro semiarruginita, nonna Carmela poteva ritrovare la compagnia dei suoi beniamini televisivi.
Ci fosse pioggia o vento, sole o neve, il giovane rimaneva sul terrazzo per la sua ora di libertà vagando con la fantasia senza controlli e senza alcun confine.
Per la verità, la vecchia ci provava a farlo rientrare, specialmente quando il tempo era cattivo.
Ad intervalli più o meno regolari chiamava: Paolo! rientra, per favore, ma Paolo faceva finta di non sentirla mentre anche lei poi se ne dimenticava, presa dalle avvincenti emozioni che il programma sapeva regalarle.
Ora, ad un mese dalla morte della vecchia Paolo era certo di averne risentito la voce stridula e la cosa non gli era piaciuta affatto.
Lui stesso avevo voluto chiudere il coperchio sulla bara quando era uscita dalla chiesa dopo la funzione religiosa cui aveva partecipato solo lui e lo scemo che chiedeva l'elemosina ai passanti.
Si ripeté che doveva essere stata solo la sua fertile immaginazione e si disse che avrebbe fatto meglio a pensare allo splendido panorama che quel rovente sole rosso di fine agosto gli stava regalando.
Lo guardava appoggiarsi mollemente sul profilo delle montagne lontane e si ripeteva che solo ora che era un uomo libero poteva goderne appieno lo spettacolo.
Poi, decise di distogliere lo sguardo da quell'immensa bellezza e girarlo altrove, perché un uomo libero può guardare dove gli pare.
Si soffermò a scrutare l'argenteo luccichio del mare lontano; poi abbracciò con gli occhi umidi per la leggera brezza vespertina, gli stilettanti grattacieli di vetro del Centro Direzionale; infine, dopo aver completato il giro, ritornò alla sfera incandescente che ormai era quasi del tutto sparita.
Decise di rientrare. La certezza che domani esso sarebbe di nuovo ritornato al suo posto lo faceva sentire bene. Anche lui sarebbe stato ancora lì a guardarlo ne era certo.
Paolo! rientra, per favore, non lo vedi che è quasi notte. Vuoi lasciarmi sola ancora altro tempo. Non ti basta mai stare lì; è più di un'ora.
Lo spettacolo Indovina chi c'è in foto? doveva essere finito.
Insomma vieni a fare compagnia alla tua povera vecchia nonna. Tu sei giovane hai tempo per fare ciò che vuoi. A me rimane poco, ormai. Vieni da me che solo sola e vecchia.
Sto scendendo nonna, arrivo
Poggiò un piede sul primo scalino, ma qualcosa di scivoloso gli fece perdere per un attimo la stabilità. Si riprese. Aveva avuto un po' di spavento; ma la strada era ormai consolidata dall'abitudine delle innumerevoli volte in cui l'aveva percorsa.
Ciò nonostante doveva reggersi bene. Il medico gli aveva detto che superata la quarantina un cuore già così dolente come il suo doveva essere riguardato.
Certo che lui non aveva la fibra forte dell'anziana nonna, -Pellacce così non se ne fanno più-aveva commentato il dottore.
Sul cornicione sopra il balcone due colombi si strofinavano senza alcun pudore Paolo li invidiò per un attimo, solo per un attimo, il tempo necessario a mettere un piede fuori dal secondo scalino della scaletta semiarruginita.
Nell'unico volo libero della sua misera vita Paolo riuscì a pensare solamente che non avrebbe più visto quell'inossidabile sole incandescente di fine agosto.
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