FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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WINDOWS (FINESTRE)

Roberto von Flüe




Paolo! Rientra, per favore, urlava nonna Carmela. Lui sarebbe pure rientrato. Stare su un cornicione al settimo piano e soffrire di vertigini non è il massimo della vita. Solo che c'era un problema. Nonna Carmela era morta da un mese d'infarto e l'aveva vista coi suoi occhi quando l'avevano chiusa nella bara.

Ma il peggio doveva ancora venire. Ad un tratto si sentì avvinghiare la caviglia destra da una morsa d'acciaio. Lo stomaco gli salì in gola, il cuore batteva all'impazzata, la paura s'era fatta terrore. L'ho preso, non c'è più pericolo, urlò una voce profonda, una voce familiare, una voce... Nonno Gerardo! Nonno Gerardo?! Bisogna infatti dire che anche nonno Gerardo saranno, quanti?, sì, buoni buoni tre anni che è passato nel mondo dei giusti. Lui non l'aveva visto quando l'avevano chiuso nella bara. Era troppo piccolo. Però l'aveva visto nella bara aperta, col vestito della festa, immobile., sembrava che dormisse.
Nonna Carmela tirò un sospiro di sollievo. Per fortuna, disse, appena in tempo, rischiavamo di perdere il nostro nipotino prediletto. Ed anche lui tirò il fiato, non riusciva a raccapezzarsi molto su ciò che gli stava succedendo, ma almeno aveva la possibilità di abbandonare quel maledetto cornicione. Tra l'altro quel cornicione, quel palazzo, quel settimo piano non li aveva mai visti. Ma tant'è, l'importante è che ora si trovava con i piedi ben piantati su di un solido pavimento, all'interno di una vasta sala, di fronte agli adorati nonni Carmela e Gerardo che lo riempivano di attenzioni, caramelle, dolciumi, carezze, bacini e coccole, mentre lo spingevano verso l'uscita di quella stanza completamente vuota.
Paolino, mi raccomando, non giocarci mai più uno scherzo del genere. Che t'è passato per la testa, eh, puoi dirlo a tuo nonno, su, non sei forse contento di stare qui con noi...?. Tu sei il nostro futuro, interruppe nonna Carmela, cerca di capirlo una volta per tutte, non puoi fare quello che ti pare. Anzi, devi ancora finire il tuo lavoro giornaliero... Avanti, con buona lena, Paolino.
Nel frattempo i tre erano giunti in una cameretta molto più piccola di quella del cornicione. La stanza, priva di finestre, era illuminata da una lampadina pendente dal soffitto, e da un abat-jour posto nell'angolo di destra, su di una scrivania. Ci vediamo più tardi, come al solito dissero in coro i due anziani nonni.
Finalmente solo, Paolo cercò di riordinare i pensieri. Un'impresa titanica. Che cosa ci faceva in quella stanzetta squallida, di fronte ad una montagna di carte, in compagnia di due nonni defunti appena usciti dalla porta? Inoltre i nonni parlavano come se lui fosse lì da una vita... ci vediamo più tardi, come al solito... che avrà voluto dire?! Si avvicinò alla scrivania ricoperta di manoscritti, ne prese uno e lo lesse. La scrittura era la sua, la narrazione riguardava la vita dei due nonni nei minimi particolari, una vita esemplare. Esemplare, ma completamente falsa. Vi si narravano episodi di eroici sacrifici l'un per l'altra, e di entrambi per la comunità. Vicende di cosciente lotta dei due coniugi per sconfiggere il nemico malevolo, divoratore di innocenti, e per far trionfare la Verità. Ma quando aveva scritto quelle centinaia di pagine? Poi lui, in realtà, non conosceva molto bene la vita dei propri nonni. Sì, quando era piccolo passava spesso l'estate a casa loro, ma negli ultimi anni li aveva vist
i solo per le festività, o per i matrimoni ed i funerali, compresi i loro. Pensandoci bene, poi, si ricordava pure che i due nonni non vivevano proprio d'amore e d'accordo. Si sopportavano, tutt'al più. Riordinando e rileggendo di sfuggita i numerosi fogli di carta, Paolo si accorse che sulla scrivania, seppellito dagli scritti, vi era anche un computer, un portatile. Forse il primo elemento reale, quello che gli poteva permettere di capire se era sveglio, o se si trattava di un sogno, o meglio, di un incubo. Accanto alla tastiera era inciso il suo nome.
Accese il computer. Funzionava. Attese che i programmi venissero caricati. Apparve anche un accesso ad Internet. Lo cliccò. Funzionava anche quello. Sembrava tutto vero. Andò alla ricerca di un paio di indirizzi di amici suoi, e non indugiò neppure un attimo nello spedire degli e-mail di richiesta di aiuto. Dopo aver spedito il secondo, la porta alle sue spalle si aprì, e comparve nonna Carmela.
Come va il lavoro, procede?, chiese con aria sbarazzina. Nonna, ribatté Paolo, che ci faccio qui?. La nonna non rispose, come se non lo avesse nemmeno sentito. Provò ancora a ribadire la domanda, ma senza successo. Si chiese seriamente se la nonna potesse sentirlo. Nonna, ora t'ammazzo! Nulla. Provo di nuovo a scappare! Nulla. Mi avete proprio stufato, ora me ne vado, e raggiunse la porta con impeto.
Mentre correva lungo il corridoio, sentiva la nonna che lo richiamava, Paolo, Paolo, torna qui. Gerardo, è scappato di nuovo, Gerardo. Il corridoio procedeva zigzagando a destra e a manca, ed ogni tanto soprattutto sul lato sinistro, Paolo incontrava una porta. Dopo alcuni minuti, quando ormai la voce della nonna era piuttosto lontana, si fermò di fronte ad una di queste porte, sulla quale vi era impresso un nome. Era quello dei propri genitori. Col cuore in gola, aprì la porta ed entrò in una stanzetta del tutto simile a quella da cui stava fuggendo. Stessa lampadina accesa, stessa scrivania ricoperta di fogli, stessa grafia, la sua, con la quale era stata scritta l'agiografia dei propri genitori. Anche per loro, una vita contro il nemico per la Grande Causa. A futura, imperitura memoria. Sotto i fogli, un computer, un portatile. Vicino alla tastiera, un nome, il suo. Cercò di vedere se erano giunte risposte agli appelli di aiuto. Ve ne era una. La scaricò. La aprì. Non proveniva dal suo amico. Era un mes
saggio pubblicitario. Giovani e anziani accomunati nella stessa sorte. Essere felici con noi, che pensiamo solo a voi. Noi, la vostra Banca d'Affari. Rabbrividì.
Dal corridoio giungevano intanto alcuni voci eccitate. Probabilmente quelle dei nonni. Uscì rapidamente dalla stanzetta, si chiuse la porta alle spalle, e riprese a correre. Si fermava a riprendere fiato solo di fronte alle nuove porte che incontrava, leggendone al contempo i nomi. Nomi di zii, generi e nuore, cugini di primo, secondo, terzo grado, ed alla fine anche un nome che conosceva bene: Paolo. Non era il solo Paolo della sua famiglia, ma sentì che quel Paolo era lui. Entrò nella solita stanzetta, con la solita lampadina ed i soliti fogli... bianchi. Completamente bianchi. Il computer era vuoto, non vi era installato nulla. Vicino alla tastiera, però, un nome a lui sconosciuto, eppure familiare: Guglielmo. Gli era sempre piaciuto. In quell'esatto momento seppe che il suo futuro figlio primogenito si sarebbe chiamato Guglielmo. Lo assalì l'angoscia.
Riprese la porta ed il corridoio, rientrò rapidamente in una stanza per verificare la risposta al suo secondo appello di aiuto. Ciò che temeva. Siamo tutti una grande famiglia, e lavoriamo tutti per uno stesso scopo, il nostro sogno globale, la nostra ricchezza, la nostra gloria. La vostra Banca d'Affari.
Sentiva le gambe vacillare. Non vedeva via d'uscita, lungo quell'infinito corridoio a zigzag. Quando giunse al termine, non credette ai suoi occhi. Il corridoio finiva contro una parete in gran parte occupata da una finestra. E da quella finestra Paolo vide il mondo, un'infinità di palazzi con pochissime finestre, e sapeva che quei palazzi racchiudevano un'infinità di corridoi a zigzag, un'infinità di stanzette, un'infinità di lampadine, di nonni, di carte scritte, di computer senza uscita, se non pubblicitaria. A Paolo non rimase che una scelta. Aprì la grande finestra, salì sul cornicione e attese l'arrivo di nonna Carmela.
Paolo! Rientra, per favore, gli urlò la nonna. Lui non sarebbe più rientrato. Attese che la nonna lo potesse vedere bene, e finse di buttarsi nel vuoto. Lo spavento stroncò il debole cuore della nonna. Infarto. Qualche rantolo, poi la fine. Il plenilunio illuminò un corpo riverso su di un cornicione al settimo piano, ed una finestra aperta.



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