FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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CIOCCOLATA AMARA

Rosa D'angelo




L'uomo stava appoggiato allo schienale della panca, sul tavolo aveva lasciato mezza bottiglia di vino, un poco di formaggio nel piatto e qualche pezzo di pane. Nel locale c'erano pochi avventori e l'oste era scomparso dietro ad una tenda, forse in cucina. Una finestra era aperta e il vento caldo entrava carico di polvere e di sabbia.
Dall'altra parte della strada le facciate delle case brillavano al sole: sotto un portico alcuni bambini giocavano diversi giochi tutti insieme, andavano in bici, calciavano un pallone, accudivano bambole, si rincorrevano. Una bambina giocava a stendere il suo immaginario bucato. Sua madre, tre piani sopra, stava invece stendendo il bucato vero.

L'uomo riprese tra le mani il bicchiere; lo portò alla bocca bramando il piacevole sollievo che solo una sorsata fresca, di quello buono, riesce a dare. Ma la temperatura troppo alta di quel pomeriggio infuocato di mezza estate, aveva trasformato il liquido in calda melassa e reso vano qualunque tentativo umano di refrigerio.
Dunque non c'era da sperare più neanche nel vino per un po' d'aiuto?
Presto, l'afa estiva avrebbe preso il sopravvento annebbiandogli la mente.
Doveva affrettarsi, pensò, per non perdere lucidità di pensiero e di comportamento.
Perché, allora, non si decideva a rompere gl'indugi prendendo un'efficace iniziativa?
L'immobilismo, preludio all'azione, che stava vivendo, lo sapeva bene, era per lui fortemente eccitante.
Fermo al suo sporco tavolo, puntava lo sguardo oltre la finestra, come un camaleonte confuso nell'habitat fissa con l'occhio umido la preda pronto a schioccare la fulminea lingua per farla sua.
L'attesa gli faceva crescere dentro la giusta carica. Ai polsi e alle tempie il ritmico rigonfiamento delle vene aumentava la sua frequenza.
La paura lasciava pian piano posto all'insano desiderio di "amore".
Il timore, la vigliaccheria, l'interesse si andavano trasformando in potenza, voluttà, decisione: forza animale solo poco prima impensabile. Impensata.
Il sole ora accecava il portico di fronte e qualche bambino aveva scelto di spostarsi per continuare i suoi giochi un po' più al riparo dal caldo insopportabile.
Solo la piccola Melania non desisteva, continuando nell'opera di distribuzione degli abiti immaginari dell'inseparabile Barbie. Forse nel patetico convincimento di realismo che pervadeva il suo gioco, il forte sole avrebbe reso più belli gli abitini lucenti e ricamati. O forse era solo una piccola e dolce bimba obbediente che non si allontanava da quel luogo per espresso volere materno.
La madre, già! Il più grande degli ostacoli che l'uomo doveva ancora superare.
Il bucato di lei, quello vero, era consistente nel numero di capi, ma di certo non infinito. Prima o poi sarebbe rientrata e magari, sopraffatta dalla stanchezza per la prolungata esposizione al sole, si sarebbe anche lasciata andare ad un breve sonnellino.
Si trattava solo di aspettare con pazienza il momento opportuno.
L'idea che lei sarebbe stata lì, ignara, solo pochi metri più in alto, gli metteva addosso qualche brivido in più. Col rischio saliva l'eccitazione. Con essa il piacere.
Aspettare, aspettare. L'uomo amava la dolcezza dell'aspettare.
Osservare, immaginare, fantasticare.... Quante volte in passato, ancora ignaro della sua deviata passione, si era perso lontano col pensiero!
Poi l'idea non era più bastata. Uno sguardo tenero, troppo vicino, lo aveva colpito più forte e tra il pensiero e la sua mano tesa, non c'era stato più tempo. Una mano prima leggera, timorosa quasi pavida poi sempre più frequente e bramosa alla ricerca di una pelle giovane, giovanissima.
Ricordava quasi con ironica benevolenza i primi timori, le titubanze, le paure.
Poi era arrivata la prima volta. La seconda. La terza.
Al terzo piano la madre di Melania rallentava i gesti sotto i colpi inesorabili dei raggi. Indugiava sui tessuti bagnati come per rubare loro un po' di respiro. Sembrava non dovesse mai finire.
"Rientrerà in casa prima o poi" si rassicurava l'uomo immobile sulla panca mentre con le dita aveva preso a tormentare le briciole di pane rinsecchite dall'arsura.
Fu allora che Melania decise che i pantaloni della bambola non dovevano trovar posto vicino agli altri abiti e si voltò decisamente. Voleva forse andar via?
L'uomo ebbe un moto di rabbia e liberando le dita come fionda, lanciò i pezzetti bianchi all'impazzata.
Ma la bambina non aveva alcuna intenzione di smettere il suo gioco. Anzi, n'era così presa, da non accorgersi di quanto il caldo la infastidisse appiccicandole la lunga frangia di capelli neri sulla fronte bagnata dal sudore.
Si era voltata, infatti, solo per poter raggiungere, con la mano, un chiodo rimasto infisso nel muro bianco e grezzo del portico, per lei troppo alto. Più di una volta cercò di raggiungerlo allungandosi in tutto il corpo esile e sollevandosi ripetutamente sulla punta dei piedi, facendo così ondeggiare, in su e giù, i piccoli glutei nel pantaloncino bianco.
L'uomo trasalì. Quel gesto fu per lui l'ultima provocazione l'input irrefrenabile: la partenza del gioco.
Si alzò di scatto facendo tremare sul tavolo il bicchiere e la bottiglia.
Si avviò alla cassa. Doveva assolutamente far presto. Ora sapeva di non avere più tempo.
Il balcone al terzo piano era finalmente libero, l'ultima bicicletta aveva abbandonato la strada, gli altri clienti erano scomparsi.
Tutto era silenzio dentro il locale e polvere fuori di esso.
Dov'era l'oste? L'uomo cominciò ad agitarsi. Possibile che non ci tenesse al suo denaro? Tutta la pazienza di poco prima era scomparsa. Ora l'attesa non era più sua complice ma solo un nemico da sconfiggere.
Non poteva però far chiasso. Tutto doveva procedere nel verso lento del silenzioso pomeriggio di riposo. Turbarlo sarebbe stato un vero errore!
Cercò l'oste con lo sguardo. Dietro alla tenda di fili di plastica colorata, una sagoma si muoveva lentamente.
L'uomo si agitò rumorosamente per attirare la sua attenzione. Niente.
Prese allora il portafogli deciso a lasciare una cifra più alta del dovuto ed andar via senza aspettare il conto. Frugò tra le banconote e, senza titubanza, tirò fuori tre pezzi da diecimila lire.
Era senz'altro sufficiente anche per il pezzetto di cioccolata che nel frattempo aveva individuato come sicura esca per la bambina. Afferrò l'involucro di stagnola colorata e con pochi lunghi passi fu all'ingresso. Un ultimo sguardo panoramico e, quasi in volo, fu sul ciglio di fronte.
"Anche se fa caldo, la cioccolata non si rifiuta mai, vero Melania?"
La bimba corrucciò la fronte e strizzò gli occhi per vedere meglio il viso che apparteneva a quella voce maschile. Con la mano si fece schermo a mo' di visiera e solo allora rilassò il volto in un sorriso.
"AH, sei tu!" disse " aspetta, che chiamo la mamma":
"No, non preoccuparti. Ha steso il bucato per tanto tempo che ora sarà stanca morta e magari starà riposando. Io volevo darti solo questo" e mostrò timidamente il pacchetto.
Melania non rispose ignorando volutamente quelle parole. Come non fossero mai state pronunciate, riprese a giocare.
"Non la vuoi la cioccolata?" insistette l'uomo "Vieni che te ne faccio provare solo un pezzetto poi se ne vuoi ancora..."
Cominciò a stracciare la carta, ma le dita sudate per il pathos gli rendevano quasi impossibile l'operazione.
Strinse il dolce più fortemente e lo sentì quasi piegarsi. Non riusciva. Il senso di rabbia si faceva più violento e incontrollabile. Melania prese a guardarlo interrogativa: questa volta le cose andavano in un altro modo. Le insistenze di lui si erano improvvisamente fermate mentre il suo volto si era ricoperto di una fitta ragnatela rossastra; il sudore gli pesava sugli occhi costringendolo a chiuderli.
"Cosa c'è, zio? Non vuoi darmela più la cioccolata?"
L'uomo sentì qualcosa rompersi dentro di lui.
Una biglia impazzita gli si agitava nel torace scaricando scintille ad ogni contatto, ad ogni rimbalzo.
La nebbia fu nella sua testa, le mani si irrigidirono, le ginocchia si flessero: fu nella polvere.
La piccola spaventata cominciò ad urlare:
"Mamma, corri, mamma. Lo zio sta male"
Tra le dita dell'uomo il dolce ormai fuso colava sulla strada.
Guardalo senza rimpianti, Melania. Meglio lì per terra che tra le tue piccole mani.
Quanto avresti dovuto pagarlo quel dolce così amaro?


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