FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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UNO STARNUTO NEL BUIO

Daniela Manzini Kuschnig




Sto sbirciando attraverso un buco nella siepe. Mica facile, con questi rametti che tendono a scattare in fuori stile filo spinato mirando agli occhi. Potatura malfatta. Il problema più serio, le ginocchia, comunque si è risolto: non me le sento più da una mezz'ora. Bene. L'insensibilità mi aiuta a concentrarmi sulla casa. Villetta, dovrei dire. E' esattamente quel tipo di ciarpame residenziale che i geometri definiscono "villetta": due piani fuori terra più garage seminterrato e certamente, tavernetta attigua. Nel giardino, betulle. Ma la colpa non è di Lisa. Lei non è responsabile dei faretti sul prato e dell'antenna satellitare spadellata sul tetto a... Finalmente! Eccola. Si è aperto il portoncino blindato e lei è lì, qui, a tre metri da me che mi emoziono e perdo l'equilibrio e mi spino la faccia e... C'è mancato poco. Scricchiolio di rotule come una fucilata nel silenzio. Ma lei non se n'è accorta. Guarda la luna, lei. Forza, bella, avvicinati ancora un po', abbassa quella dolce testolina, sì, così, vieni, altri due passi, ma, insomma! dai, come fai a non notare niente? Proprio lì, tra Dotto e Mammolo, dove dovrebbe starci Pisolo, non la vedi la terra che è scavata di fresco, tutta nera? L'ha vista. Ha già raccolto il volantino. Lo sta orientando verso la luce di un faretto. "Comitato di Liberazione dei Nani da Giardino" è scritto in grosso, quindi...


fai lavorare la testolina bella. Per pietà delle mie ginocchia.
Tiene il volantino inclinato così che la luce del faretto ci piove sopra in pieno. Legge. Alza gli occhi, guarda dalla parte dei nani, Dotto, buco, Mammolo. Pisolo non c' è. Sembra perplessa. Bene. Di certo se ne sta immobile. Proprio ferma. Bellissima. Pare una statua che uno può animare a piacere: darle vita. Naturalmente l'idea mi esalta. E starnutisco. Perché starnutisco sempre (o quasi) quando mi esalto, nel bene o nel male.
Adesso è sul chi va là. Uno starnuto nel buio non lo si può prendere sottogamba. Neanche ignorare. Può voler dire tante cose, prima fra tutte che c' è qualcuno nei paraggi, magari con raffreddore da fieno. Passa un attimo e Lisa si muove.
" No, non rientrare. " imploro.
Si ferma. Forza del pensiero.
" C' è qualcuno? " fa.
Bella voce, così fresca, una musica.
" Pensa, su! Chi può esserci? Pensa! "
" Marco, sei tu? Non fare il cretino, vieni fuori! "
A Marco non costerebbe nessunissimo sforzo fare il cretino perché è proprio un cretino, anche se lei al momento ancora qualche riserva in proposito ce l'ha.
Silenzio.
" Chi c' è? " e' attenta, un filo titubante, con il volantino ANCORA in mano.
" Rileggilo, dai. " supplico.
Sorride, illuminata dalla luce del faretto. Come sorride la Lisa famosa di quel quadro che sta al Louvre. Che poi non è che sappia proprio bene com' è il suo sorriso, solo per dire che se quello lo vanno a vedere milioni di persone, ecco allora anche questo che ho davanti per me è eccezionale, è un'opera d' arte.
"......non è che occorra una testa da wonderwoman per capire che c' è qualche novità in giro. No? Dai, dai, su. Falle girare le rotelline che hai in quella bella testolina che mi piace tanto, per non dir del resto. Allora? "
" Pisolo? " Sì, addio. Pisolo a chi? Mi viene il dubbio che non ci arriverà mai, ma proprio mai. E non perché sia cretina. Solo perché fra antenna satellitare, faretti, tavernetta e ganzetti tipo Marco il cretino con macchina GT, si è confusa, non pensa a nient ' altro che alle cose che vede perché luccicano, che so, vestiti firmati per esempio, una cinepresa da sballo, cose così. Per il resto, quello che se ne sta un po' come raggomitolato in ombra, ma che se solo hai un briciolo di fantasia, lo puoi fare diventare brillante come per magia, per il resto, dicevo, è come se fosse cieca, proprio non riesce a vederlo. Ma non è colpa di Lisa. E' tutta la confusione che fanno in giro fra spot pubblicitari e i discorsi sulla grana e i vip e i giornaletti sulle stars, le top models con quel che segue. Che poi sono tutte storie. Favole. Balle. Mentre di vero ci sono le mie ginocchia incardinate. Tutto il resto è pura finzione. Per come la vedo io.
Me poi non mi vede proprio. E adesso mi dà del Pisolo. Che sono sveglissimo e non so più dove ho il piede sinistro, per non parlare del polpaccio destro.
" Dai, un po' d' immaginazione! Un briciolo di creatività! Mica ti chiedo tanto. Solo che sto come un idiota ad aspettare e incomincia a prudermi il naso, ancora, maledetto ".
Mi trattengo. Cerco di trattenermi. Starnutisco. Fa qualche passo all'indietro, gli occhi puntati proprio sul buco nella siepe da cui il mio starnuto è decollato. Su, dunque.
" Eolo? " Ossignore. C' è arrivata.
" Sei tu? " Chi poi poteva essere se non questo sfigato dai jeans indecenti che al garage dove porti la Rover 200 nuova di trinca, starnutisce tutte le volte che ti vede perché è così che gli capita da sempre quando s'agita e perciò da sempre tutti lo chiamano Eolo, tanto che solo mia madre povera donna contina a chiamarmi Francesco? Certo che son io, che voglio portarti a spasso sulla motoretta di seconda (terza?) mano che ho in comproprietà con mio fratello, e stasera era il suo turno per usarla, ma s' è abbioccato dopo cena e così gliela ho fregata che se se ne accorge, mi spacca le ossa, no, si accontenta di finirmi le rotule.
In nome della libertà ai giovani e ai nani da giardino, chiaro, vero? Insomma io il cavallo bianco non ce l'ho, ma un nano accanto sì: Pisolo mi guarda addormentato e sorridente nell'angolo scuro dove l'ho disteso, che dorma sdraiato una buona volta, dopo essermi intrufolato fra le betulle, in casa tutti erano a cena, come un cane che scava sotto una rete per scappare, solo che io volevo entrare: per farle un regalo, lasciarle un messaggio. Tipo: sei la mia biancaneve, la mia monna Lisa, sei tutto quell'accidenti che vuoi per me, solo che sei addormentata dura proprio come 'sto nano che andrebbe un po' svegliato per farlo rientrare nella favola da dove l'han tirato fuori, lui e gli altri, per far da pupazzo in un giardino che poi è solo uno sputo di terra, insomma, via, lasciateli tornare nel loro mondo, e tu, entra un po' nel mio. Liberi tutti.
E adesso, spinato e felice con le gambe incerte e irrigidite, con lei sul sellino dietro a me, me ne vado: l'ho liberata nella notte e come il principe azzurro che mai sarò, la bacerò ancora e ancora e ancora finché non sarà del tutto sveglia. Mi sa che sarà un lavoro impegnativo. Lungo e impegnativo. Quasi quasi mi vien da starnutire.



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