FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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CD ROM
Di Massimo Bombardi
Quando il mio amico Max De Blasis si decise a raccontarmi questa storia, il professor Orso era già morto, Miss Olga aveva regolato il conto con Rao e i suoi, e la casa alla tonnara era stata pignorata.
La mia scelta -confessò Max- era semplice. Spararle, un colpo dietro la nuca e chiudere con un dolore lungo dieci anni. Un giudice mi avrebbe condannato, ma chiunque avesse letto la cronaca sul giornale mi avrebbe difeso. Oppure infilare in tasca la Beretta e lasciar perdere. Salvare la ragazza, se la sua vita con quelli poteva considerarsi una salvezza. Nel villaggio non c'era nessuno, nessuno avrebbe sentito il colpo. Delitto perfetto. Misi il colpo in canna e serrai l'indice. Fu allora che un gallo cantò lontano e mi venne in mente mio padre, che leggeva la Bibbia ad alta voce "Prima che il gallo canti mi tradirai". Uscii. Pioveva a dirotto. Attraversai il sentiero, presi un libro dalla casa della tonnara, e, malgrado la bufera, uscii in barca. In meno di tre ore avrei potuto raggiungere Miss Olga e partire con lei. Al largo mi investì la luce di un faro, prima un motoscafo, poi un altro, mi accostarono e abbordarono la vecchia barca a vela. Rao m'era sempre sembrato orribile, ma in quella luce violetta il suo naso rotto e gli occhietti porcini erano davvero mostruosi. La ragazza invece, bagnata, pallida e feroce, aveva il volto di un angelo perduto: "Solo uno sciocco come te, Max, poteva salvarmi la pelle. Che t'ha preso? Amore o viltà?".
L'amavo, credo, ma nella pioggia le sputai in faccia.
Così come Miss Olga non si scompose, se non piegando il capo all'indietro per facilitare lo scorrere della pioggia lungo la guancia offesa dalla mia saliva, con eguale velocità Alfonsine appoggiò la canna del suo fucile sul mio sopracciliare destro.
Rao guardò la mia pistola che dovevo pur avere in mano e che sentii pesante fra le mia dita, lasciandola scivolare lungo il gavone sul quale ero seduto. Quando il ferro dopo aver grattato il fondo della barca, giunse ai piedi di Rao, bastarono i suoi occhi a convincere Alfonsine ad abbassare la mira, staccando il fucile dalla mia fronte. Era un arma, che non sapevo di possedere, caduta a terra; non sarebbe stata la mia resa. Mi accorsi degli occhi di Miss Olga che strusciarono a terra insieme a quel ferro. Occhi chiari, bassi, nella luna. Il motoscafo girò su onde d'acqua, puntò verso la costa in direzione della tonnara. Tutto sulla barca girò sull'acqua e sobbalzò. Il Prof. Orso morì prima di dirmi tutto su Miss Becker. Miss Olga trattenne i suoi seni con le mani per smorzare i sobbalzi del motoscafo. Li avevo già toccati, dopo averli sfiorati con misurata attenzione. Nell'angolo generato dalla scrivania e dall'armadio di lacca rossa, li avevo stretti fra le mani, quando Miss Olga, nella mediateca dell'Univeristà di Princeton si convinse che erano pochi ed inutili i bottoni della sua camicia giallina ed aderente.
La amavo così come avrei amato una sua menomazione che avesse alterato tanta perfezione. I colpi del motoscafo sull'acqua e le mani chiuse a coppa sui seni di Miss Olga avevano rinnovato sulle mie dita quelle sensazioni strappate dall'interno della camicia della ragazza. Copiando nella memoria la posizione, il libro, preso alla casa della tonnara, scivolò a terra. Accadde all'improvviso e non fu notato da nessuno.
Così come nessuno si accorse che Miss Becker, l'assistente del Prof. Orso, era interessata alla stessa camicetta giallina ed alle stesse intrusioni al suo interno. Proseguivamo verso la costa, nel buio, scuro come l'aula del Prof. Orso a Princeton, quando, anni prima, Miss. Olga, quell'angelo accanto a lui, riceveva tutti gli sguardi e le attenzioni della Becker.
Quest'ultima era solo "una tenutaria per un dopolavoro militare" secondo il Prof. Orso. Del resto come era possibile sospettare che quella donna fosse la consulente di una potente organizzazione internazionale di archeoeditori di cui Rao era il braccio esecutivo?
Non sapevo dove stavamo andando, ne conoscevo solo la direzione ma non la ragione di quella corsa, mancava meno di un miglio alla costa, uno spazio breve per decidere tutto sul momento. Al diavolo le nostre ricerche, avrei buttato tutto in quel mare in quel momento se solo avessi avuto il conforto di uno sguardo di assenso di Miss Olga, che aveva diviso con me ed il Prof. Orso tanta fatica.
Tuttavia quella non sarebbe stata la mia resa. Non avevo ancora il premio, ero convinto che sicuramente mi spettava una ricompensa per quegli anni difficili spesi nel nulla. Non mi sarei incastrato nella pallottola del fucile di Alfonsine, anche se sarebbe stato facile uccidermi nel canneto dove approdammo: non avrei sparato dieci anni della mia vita insieme al proiettile di quell'arma.
Rao spingeva Miss Olga, il pilota del motoscafo era rimasto in barca, sembrava che tutto fosse deciso perché nessuno decideva nulla in quella oscurità. Nel buio ero riuscito a recuperare, non visto, il mio libro dal fondo della barca, ed ora lo sentivo, bagnato, sotto la mia camicia.
La sedia sembrò simile a quella dello studio del Prof. Orso. Pelle scura come l'acqua che avevamo lasciato da poco ed i tratti ed il portamento di chi la occupava erano privi di emozioni. Lo sguardo: nessuna emozione e due punti chiari sotto la fronte. Dal lucernaio altri punti luminosi che sfioravano l'acqua del mare si confondevano con quelli più alti: stelle della notte. Oscurità che entravano nella stanza dove arrivammo, bagliori come fuochi, aria densa come fango. Investii pochi istanti nel mettere a fuoco quello sguardo e quello di Miss Olga che prima di me aveva riconosciuto, gambe incrociate sulla sedia di pelle scura, Miss Becker.
- La nostra storia finirà ora.
Quasi un vaticinio più che una minaccia. Solo comunicazione per chi non era più padrone del proprio destino
- Avrei voluto che finisse prima. Ho avuto la pazienza di questi dieci anni solo perché sapevo che avrei recuperato quel testo.
Fu allora che tutto sembrò in movimento e nulla fu mosso o spostato in quella stanza. Miss Olga incrociò i miei occhi in direzione del lucernaio, cercava intesa e chiedeva disperatamente una linea di fuga, Rao in piedi accanto a Miss Becker sembrò respirare soddisfatto, anche per lui finiva un inseguimento in cui aveva coinvolto uomini e mezzi, seguendo le indicazioni ricevute dalla Mitik, la casa archeoeditrice per la quale lavorava la Becker, e quanto rimaneva del suo fiuto speso ma non affinato in tanti anni di rincorse. Alfonsine strinse a se il suo fucile, perché un vero sgherro si alimenta, soddisfatto, solo di un facile delitto.
- E' vero, adesso è finito tutto, volete l'ultimo libro fatto di carta. Ora è nostro, presto sarà della Mitik e finirà su un CDRom, l'ultima possibilità di ascoltare il suono delle pagine di carta sfogliate dalle dita di una mano finirà su un dischetto tirato a lucido dalla sua densa traccia digitale.
Ripetei tutto ai presenti guardando ciascuno in faccia perché a tutti fosse chiaro quale fosse il delitto che si stesse consumando. Le nostre vite, non sarebbero state nulla difronte allo scempio che stavano per compiere gli emissari della Mitik.
Miss Olga aveva gli occhi lucidi. Rao si avvicinò ad Alfonsine. Con movimento lento cominciai a sfilarmi la mia camicia che fini nelle mie mani chiusa attorno ad un oggetto che dalla stessa era stato nascosto a tutti, e del quale nessuno sopettava la presenza.
Miss Olga di quel gesto capì che volevo cedere, che volevo morire prima della mia donna. Morire per fuggire, stanco.
- Ti amo. Mi disse.
Sapevo che mi amava. Sapevo che voleva amarmi prima di tutto.
- Sono pronto, potete torturami e poi ammazzarmi.
Consegnai la camicia e tutto il resto a Miss Becker depositandola sulle sue gambe.
La donna sensibile all'insolito peso di quell'involto vi adagiò sopra la mano.
Attimi. Pulsazioni infinitamente estese. Prolungamenti innaturali del tempo. Spazi che diventano capaci del gesto di afferrare Miss Olga e scivolare.
Via da quella casa, via da quel buio di fango colato dal lucernaio, lungo il canneto sino alla barca.
Ansimando con gli occhi spalancati senza vedere nulla.
Sul motoscafo divenni padrone del mezzo così come del marinaio spinto in acqua e dei giri del motore.
Soli. In fuga. Insieme.
Miss Olga era insieme a me con le mani sul timone.
Attimi. Per respirare dando nuovamente fiato alle nostre bocche ed ai suoi seni gonfi, liberi.
Non era successo nulla pensai. C'era l'equilibrio di un tempo tutto era tornato a posto. Io avevo Miss Olga la Mitik era in possesso della sua prossima vittima da clonare in CD Rom.
- Mi ami vero?
Si Miss Olga ti amo. Amerei qualsiasi cosa di te. Amerei anche una tua menomazione come mia. Ti amo più dello sfogliare di un libro, ti amo più dell'odore dell'inchiostro, ti amo più del profumo di colla rimasta tra il dorso ed i fili della rilegatura. Ti amo più di quel libro di un uomo e di scritti così corsari, come noi due in quel momento, che avrebbe sacrificato la vita stessa per un amore.
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