FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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CAMBIO DI CONSEGNA

Gaetano Munno





L'uomo stava appoggiato allo schienale della panca, sul tavolo aveva lasciato mezza bottiglia di vino, un poco di formaggio nel piatto e qualche pezzo di pane. Nel locale c'erano pochi avventori e l'oste era scomparso dietro una tenda, forse in cucina. Una finestra era aperta e il vento caldo entrava carico di polvere e sabbia. Dall'altra parte della strada le facciate delle case brillavano al sole: sotto un portico alcuni bambini giocavano diversi giochi tutti insieme, andavano in bici, calciavano un pallone, accudivano bambole, si rincorrevano. Una bambina giocava a stendere il suo immaginario bucato. Sua madre, tre piani sopra, stava invece stendendo nella canicola il bucato vero.
Poi, lentamente, quasi seguendo un copione già noto, le poche persone presenti cominciarono ad uscire dal locale. Era entrato Angelo Troiano, detto "naso di cane". In paese lo conoscevano tutti, era più prudente stare alla larga dai luoghi che frequentava.
Solo l'uomo non si mosse, continuò a guardare fuori, accostò lentamente il bicchiere alla bocca, e bevve un altro bicchiere di vino. Aveva un'età intorno ai quaranta, vestito di scuro, il suo aspetto ricordava quello di un pastore evangelico.
L'oste ritornò in sala e si mise a sedere di fronte al Troiano, tirò fuori dalla tasca una mazzetta di soldi tenuta insieme da un elastico, la mise sul tavolo.
"Don Antonio mi ha lasciato questi... per i fratelli carcerati..."
Troiano li prese e cominciò a contare, voltando ogni tanto lo sguardo verso l'unico avventore seduto tre tavoli più in là: "dov'è il tuo padrone?" chiese.
"E' andato dalla moglie, in ospedale..."
"Ancora non è migliorata la signora? Eppure ha preso un piccolo spavento, confetti non ne ha avuti, solo una piccola cosa..."
"Con la caduta si è rotta il femore."
"Ah! Le femmine cadono, spesso, a volte scivolano..." e rise tra i denti.
"E dimmi un po', chi è quel tipo seduto li?"
"Un cliente, viene da fuori, si è trattenuto una settimana, è della compagnia del gas, è qui per quei lavori che stanno facendo giù al Cavone."
Poi, d'improvviso, Troiano afferrò per il grembiule l'oste accostando la sua bocca all'orecchio del poveretto: "sei sicuro che non c'è il tuo principale? Dovevamo avere almeno il doppio. Lui lo sapeva. Sapeva pure che questo paese è pieno di delinquentucci, di mezze cartucce, che sparano per duecentomila lire. Se non ci fosse la famiglia a guardargli il locale? Eh? Con chi andresti a lavorare?"
"No, no... non so nulla. Questi sono i soldi che mi ha lasciato."
"Bene - gli disse allentando la presa - significa che perderò un altro po' di tempo. Lo aspetterò."
"Va bene, come volete", e corse verso la cucina.
L'uomo guardava ancora oltre la finestra, i bambini continuavano a giocare, la bambina aveva smesso di stendere, sua madre pure.
Il Troiano cominciò a parlare ad alta voce: "Vento africano! Scirocco! Ti brucia i polmoni, ti secca la gola e ti fiacca il cervello. Quest'anno ha cominciato presto, figuriamoci più avanti che succede."
L'uomo si girò di scatto, lo guardò dritto negli occhi, ed il suo sguardo fu un'unica cosa con il fuoco che la pistola cominciò a sputare. Quattro colpi precisi e silenziosi che fecero schizzare il cervello fuori dalla testa del Troiano: il corpo molle si riversò per terra, ed un fiotto di sangue cominciò ad imbrattare il pavimento.
L'oste si precipitò di nuovo fuori: "Presto tiralo dentro"
Intanto, don Gerolamo Coriano, il proprietario del ristorante giunse con secchio e stracci.
"Pure il sangue ha il colore della merda", disse.
"Dove li ha messi i soldi?"
"Sono qui, nella tasca destra"
"Figlio di...lo sapevano da tempo che non è più zona loro questa"
"Dovevate ammazzarlo fuori da qui."
"L'occasione mi è capitata qui, è uguale..."
"Pesa quest'animale..."
"Trascinalo..."
Il Coriano pulì velocemente il pavimento. L'uomo assisteva impassibile alla scena.
"Che ne facciamo?", chiese don Gerolamo.
"Fatelo a pezzi e surgelatelo, poi passiamo noi...", rispose l'uomo.
Don Gerolamo prese dalla tasca la mazzetta di soldi recuperata dal Troiano e gliela porse. L'uomo fece un cenno di soddisfazione e disse: "C'è da pagare il servizio, lo aggiungiamo al prossimo mese?"
"Sì, non abbiate timore..."
L'uomo, prima d'uscire, bevve l'ultimo sorso di vino. Poi, una volta fuori, si fermò per un attimo. Dall'altra parte della strada le facciate delle case erano in ombra, il sole aveva compiuto il suo lieve spostamento. Sotto il portico i bambini erano scomparsi.
Il lieve rumore del vento copriva gli sguardi dietro le persiane.


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