FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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DELITTO IMPOSSIBILE

Sergio Rilletti




L'uomo stava appoggiato allo schienale della panca, sul tavolo aveva lasciato mezza bottiglia di vino, un poco di formaggio nel piatto e qualche pezzo di pane. Nel locale c'erano pochi avventori e l'oste era scomparso dietro una tenda, forse in cucina. Una finestra era aperta e il vento caldo entrava carico di polvere e sabbia. Dall'altra parte della strada le facciate brillavano al sole: sotto un portico alcuni bambini giocavano diversi giochi tutti insieme, andavano in bici, calciavano un pallone, accudivano bambole, si rincorrevano. Una bambina giocava a stendere il suo immaginario bucato. Sua madre, tre piani sopra, stava stendendo nella canicola il bucato vero.


L'uomo era immobile, con gli occhi fissi sulla bambina, mentre la sabbia sollevata dal vento gli faceva venire strani ricordi da un passato lontano, un passato che non gli apparteneva più; uno di quei passati vissuti in un'altra epoca, che quando li ricordi ti sembra di ricordare un sogno.
Quella bambina gli ricordava se stesso quand'era bambino; quando, con l'anima ancora linda, poteva contemplare i suoi sogni affacciandosi alla finestra che dava sul futuro.
Ora lui era lì, quarant'anni dopo i suoi sogni; era lì, e non sapeva cosa fare. In trent'anni di duro lavoro, quello era l'incarico più ingrato che gli avessero affidato.
Perché uccidere quella bambina?
Perché?
Perché lei può vedere!, gli avevano risposto.
Al momento, rimase sbigottito: non riusciva a capire cosa volessero dire; ma era meglio accontentarsi! Quella era gente dura, che non apprezzava molto le domande; neanche da un collaboratore fidato come lui.
Così, era approdato in quel paesino; un paesino da sogno, ben lontano dalla realtà. Lì, tutto era calmo: l'aria, serena; la gente, tranquilla; persino il vento sembrava soffiare al rallentatore.
Un mondo irreale. Un mondo fuori dal mondo. Un mondo da abitare con la fantasia.
Come faceva quella bambina!
Quella bambina che doveva essere ammazzata!
Assolutamente.
Non era una pericolosa testimone, non era neppure la figlia di un superpentito, né quella di un integerrimo poliziotto o di un incorruttibile giudice ministero. No, non era niente di tutto questo.
Ma doveva essere ammazzata, perché poteva vedere!
All'inizio aveva accettato malvolentieri. Non capiva l'utilità di quell'omicidio. Ma poi cominciò a seguirla, e allora capì.


L'aveva incontrata subito, appena arrivato.
Era alla guida della sua auto, con il motore acceso, di fronte ala scuola elementare del paese.
Lei uscì, ridendo e saltellando, tutta contenta di poter festeggiare l'inizio delle vacanze. Di fianco a lei, due sue amichette la guardavano sorridendo.
Arrivarono in fondo alle scale, le salutò allegramente e salì sull'auto che la stava aspettando.
Lui la seguì.
L'auto arrivò in quello spiazzo sabbioso, si fermò per far scendere la bambina, poi si avviò, dolcemente, a trovare parcheggio più avanti.
-- Ciao, principessa! -- urlò una signora.
Lei si girò e fece un inchino, alzandosi leggermente la gonna. Poi si avviò per entrare in casa, quando si girò verso di lui, e lo vide! Vide lui e la sua auto.
Chinò la testa di lato e guardò per bene quel balordo; verso quel balordo che non aveva abbastanza fantasia per leggere il cartello VIETATO INQUINARE.
Lui premette sull'acceleratore, sollevando una nuvola di sabbia e di gas.
Sfrecciò accanto alla bambina che lo guardò coi suoi occhioni marroni. Lui guardò nello specchietto retrovisore, lei lo stava guardando ancora; e, insieme a lei, anche tutti gli altri.
Aveva commesso un errore, un gravissimo errore: si era fatto notare!
Avrebbe dovuto studiare un piano. Un piano lucido, semplice, razionale.


Il giorno dopo, la piccola era seduta su una panchina del parco, impegnata a conversare seriamente con un'amica. L'amica parlava, e lei annuiva.
--...Capisci? Lei si sentiva sola, non si era ancora fatta degli amici, e io l'ho portata alla mia festa. Alla mia festa, capisci!? E quella ha cominciato a fare la smorfiosa col mio ragazzo, durante la festa del mio compleanno!, ma ti rendi conto!? --
Sì, si rendeva conto benissimo; tuttavia la principessa vedeva, vedeva tutto, anche quello che gli occhi non possono percepire.
Vedeva e sapeva parlare!
La principessa parlò.
-- Ti racconterò una storia. "Era un giorno come tutti gli altri quando il bambino incontrò il marziano. Dopo un attimo di sbalordimento, il bambino prese per mano il marziano e lo portò a casa sua. Il marziano, che aveva appena visto una festa dove le persone per divertirsi spaccavano tutto, per dimostrarsi simpatico cominciò a turbinare per tutta la casa, scaraventando a terra tutto quel che trovava. Il bambino, terrorizzato, gli corse dietro per tutta la casa, fino a quando riuscì a fermarlo." --
-- E poi? --
-- E poi il bambino si arrabbiò e mandò via il marziano. --
-- No, poverino, lui non era cattivo. --
La principessa si limitò a fissarla negli occhi. La bambina si riscosse, sorrise, abbassò il capo, e arrossì.
Fu in quel momento che la principessa si accorse che un signore anziano, con baffi grigi e cappello bianco, si era avvicinato a lei.
-- Ha bisogno di qualcosa? --
-- No, volevo solo complimentarmi con te per la magnifica storia che hai raccontato alla tua amica. Senti: io sono vecchio e stanco, e non ho molte persone con cui stare; ti piacerebbe venire a raccontare delle storie per me? --
Lei ci pensò un po', poi disse: -- Senta, facciamo così: io ogni mattina vengo qui con qualche mia amica, se viene anche lei le racconterò una storia. Le va? --
Il "nonno" le sorrise. Sì, poteva andare (per il momento).

Giunto a casa, il vecchio si tolse il cappello e i baffi finti. L'uomo si contemplò allo specchio.
Ce l'aveva fatta! Aveva conquistato la sua fiducia!
Sì, travestirsi da "nonno" era stata un'idea fenomenale!
Ora non doveva far altro che aspettare il momento buono, attirarla in disparte, e ammazzarla.
No, aspetta! La principessa aveva un animo nobile, ma non era affatto sprovveduta: aveva accettato di accontentare la richiesta del vecchio, questo è vero; ma solo in compagnia di un'amica, e in un luogo pubblico. Se voleva ingannare per bene quella bambina, doveva inventare un passato a quel nonno.
E doveva essere un passato credibile, perché lei poteva vedere!

Quella notte andò a letto, ripensò alla razionalità del suo piano, e si addormentò. Al risveglio si sentì più leggero.


-- Oggi vi racconterò una storia che mi è venuta in mente due giorni fa. --
La principessa era seduta sulla stessa panchina; alla sua sinistra, l'amica del giorno prima; in piedi, un nugolo di ragazzini che pendeva dalle sue labbra. Stava per cominciare, quando lo vide arrivare.
-- Fermi tutti! Questo è Nonno... -- Lo guardò interrogativamente.
-- Fai tu! -- le sorrise.
-- Nonno Charles. Le va bene "Nonno Charles"? --
-- E vada per "Nonno Charles"! -- Le si sedette accanto.
Lei si accomodò tutta gongolante, e iniziò a raccontare.
-- Allora. "Era un giorno tranquillo nella contea di Peace. Il sole brillava su nel cielo, i ragazzi giocavano, mentre alcuni adulti andavano tranquillamente a passeggio a piedi o in bicicletta. Sembrava una giornata come tante altre, quando un bambino alzò lo sguardo verso il cielo, e lo vide! Un grande disco d'aria grigio con il centro nero stava ruotando sopra le loro teste. Dal centro partì un fulmine, che colpì il terreno davanti al bambino. Dal fumo grigio dell'esplosione apparve un gigantesco guerriero in armatura grigia. Il guerriero abbassò lo sguardo verso il bambino: due piccoli rombi gialli immersi in una macchia nera lo stavano osservando dalla feritoia dell'elmo. Il bambino si terrorizzò. Sembrava incredibile, ma solo lui era in grado di vederlo!" --
La principessa si fermò.
-- E poi? -- chiesero i ragazzini, tutti in coro.
-- E poi... "Fine 1a Parte". Il seguito domani. --
No, dài, ti prego! Un coro di proteste.
Ma la principessa, essendo una principessa, era sì buona, ma anche determinata.
-- Niente da fare! Ora mi dedico a Nonno Charles! --
I bambini, delusi, si dileguarono. Solo l'amica rimase lì, al suo posto.
-- Non ti sembra di essere stata un po' cattiva ad interrompere la storia così, proprio sul più bello? --
-- Sì, è vero. Ma non sapevo proprio come continuare! --
Il nonno rise garbatamente, come solo un nonno sa ridere.
-- Ma di' un po': Come ti è venuta l'idea per questa storia? --
-- Due giorni fa un'auto si è fermata sotto casa mia, col motore acceso. Ci ha impuzzolentiti tutti! Non mi ha fatto una bella impressione. No, neanche un po'; anche perché poi è ripartito a razzo, e a momenti mi tirava sotto! --
Lui trasalì leggermente.
-- Ma ora, la prego, mi racconti qualcosa di lei! --
-- D'accordo, ma facciamo due passi: non mi va di stare seduto! --
Si erano appena incamminati, quando, improvvisamente, come un'aquila reale che avvista un pericolo per i propri piccoli, la mamma della principessa sbucò dal nulla e planò su di loro.
-- Salve! -- esclamò affannosamente, accarezzando dolcemente le spalle della bambina.
-- Ciao, mamma! Ti presento Nonno Charles! Nonno, questa è mia mamma! --
Preso inevitabilmente alla sprovvista, Nonno Charles bofonchiò qualcosa e se ne andò.


Ora lui era lì, in quel ristorante, ad osservare quella dannata principessa giocare ad essere grande.
Ma lei non sarebbe diventata grande.
Mai!
Era troppo pericoloso, non gliel'avrebbe permesso! Sarebbe potuta diventare una scrittrice, una divulgatrice di fantasia; una di quelle persone che con la loro arte inducono le persone a riflettere in modo sereno e apparentemente spensierato. Una brutta razza!
Meglio stroncarla subito, quando il suo raggio d'influenza era ancora limitato e non poteva commettere troppi danni!
E lui sapeva come fare! L'indomani sarebbe andato a scusarsi con la mamma della piccola: la mamma era già adulta; lui, Nonno Charles, era vecchio; sarebbe stato facile carpire la sua fiducia, e andare a passeggio con la principessa!...
Sì, domani avrebbe completato il suo lavoro. E poi, addio Nonno Charles!

Mentre si stava svestendo per andare a letto, ripensò al suo piano: si sarebbe presentato alla mamma, si sarebbe scusato per il giorno prima, avrebbe raccontato una storia lacrimevole sul suo passato, e avrebbe chiesto se poteva fare un giro con la sua nuova nipotina.
Lei avrebbe detto di sì.
Lui avrebbe preso la bambina per mano, avrebbe cominciato a parlare raccontandole un po' di sé; poi, una volta portata lontana dagli occhi di tutti, zac!, addio principessa!
Andò a letto, ripensò al suo piano, lo considerò perfetto, e si addormentò.

Il giorno dopo, non si svegliò. Non era morto, era semplicemente svanito.
Era andato lì per uccidere una bambina, per uccidere la fantasia. Aveva studiato un piano semplice, perfetto, impeccabile. Nessuno scrittore sarebbe riuscito a fare altrettanto.
Ma qualcosa non aveva funzionato, qualcosa di imponderabile a cui non aveva pensato.
Lui avrebbe voluto uccidere la fantasia, senza considerare un piccolo particolare: qualunque piano avesse elaborato sarebbe stato frutto della fantasia; quella stessa fantasia che, inconsciamente invocata, anziché venire uccisa l'aveva eliminato.


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