FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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LA DONNA CHE CAMBIO' LA MIA VITA
Vincenzo Mancuso
Sto sbirciando attraverso un buco nella siepe. Mica facile, con questi rametti che tendono a scattare in fuori stile filo spinato mirando agli occhi. Potatura malfatta. Il problema più serio, le ginocchia, comunque si è risolto: non le sento più da una mezz'ora. Bene. L'insensibilità mi aiuta a concentrarmi sulla casa. Villetta, dovrei dire. E' esattamente quel tipo di ciarpame residenziale che i geometri definiscono "villetta": due piani fuori terra più garage seminterrato e, certamente, tavernetta attigua. Nel giardino, betulle. Ma la colpa non è di Lisa. Lei non è responsabile dei faretti sul prato e dell'antenna satellitare spadellata sul tetto a... Finalmente! Eccola. Si è aperto il portoncino blindato e lei è lì, qui, a tre metri da me che mi emoziono e perdo l'equilibrio e mi spino la faccia e... C'è mancato poco. Scricchiolio di rotule come una fucilata nel silenzio. Ma lei non se n'è accorta. Guarda la luna, lei. Forza, bella, avvicinati ancora un po', abbassa quella dolce testolina, sì, così, vieni, altri due passi, ma insomma! dài, come fai a non notare niente? Proprio lì, tra Dotto e Mammolo, dove dovrebbe starci Pisolo, non la vedi la terra che è scavata di fresco, tutta nera? L'ha vista. Ha già raccolto il volantino. Lo sta orientando verso la luce di un faretto. "Comitato per la Liberazione dei Nani da Giardino" è scritto in grosso, quindi...
Lei legge il biglietto, lo strige tra le dita e lo accartoccia, posso sentire il rumore della carta che si appallottola, e mi si appallottola pure il cuore.....
Mi sposto veloce tra i cespugli e mi metto in modo tale da poter avere sotto controllo il finestrone della sala.
M'è sempre piaciuto quel finestrone tuttovetro aperto sul giardino, e sui nani.
La vedo entrare, la sua sagoma è bellissima, longilinea e irreale, sento che mi sto pure eccitando un poco, ma non è questo il momento...
Lei va verso il fondo della stanza, le luci sono accese, ora li spegne, li riaccende, ripete l'operazione tre volte.
Questo è il segnale. Ci siamo capiti.
Mi alzo da terra, noto con imbarazzo che ho un principio di erezione, passo la mano sui cespugli pungenti sperando che facciano un effetto di dissuasione. Non lo fanno.
Cammino a piccoli passi, per fare meno rumore e perché costretto da ovvi motivi.
Trovo la porta aperta, la casa è completamente buia, cerco di orientarmi prima di muovermi.
Devo ricordare quello che mi aveva detto, dunque, a destra l'attaccapanni, più avanti c'è quel brutto mobile pacchiano, a forma di cassonetto post-moderno, poi la poltrona e qua dovrebbe esserci la scala che va nella taverna.
C'è.
Scendo i gradini, lentamente, in fondo vedo una piccola luce. Mi fermo un'attimo per sistemarmi i pantaloni, mi do pure una pettinata, poi sento una voce.
Cacchio stai a fare, ti muovi? O aspetti che si sveglino?
Faccio i gradini tre alla volta, e in un attimo sono nella taverna, tutto legno massiccio illuminato da una lieve luce giallognola.
Lei è seduta vicino al caminetto, ha le gambe incrociate, un'abito lungo e nero, è bellissima. Fuma una sigaretta sottile e bianca, di quelle per le fighette, effettivamente lei lo è.
Mi avvicino, mi fissa negli occhi e poi porta lo sguardo in basso, sotto la cintura.
Fa un sorriso.
Ma sai che stiamo per fare? Te ne rendi conto?
A me trema la voce, non ho idea di cosa dirgli, anzi, non me ne frega assolutamente nulla di dirle qualcosa, non ci penso proprio, ho la mente completamente vuota e libera.
Lei si alza e mi mette una mano sulle spalle, mi strige a sé e mi sfiora nelle zone erogene, o forse non lo fa, ma questo è quello che mi immagino io.
Sei pronto?
Io faccio sì con la testa, come un'idiota.
La porta è la seconda a destra, dopo le scale, ma te la ricordi no? Te n'ho già parlato.
Ancora sì con la testa.
Bene. Puoi usare questa, mi raccomando, un colpo secco e preciso, non fare cazzate.
Mi passa una mazza da baseball, di legno, luccicante, c'è pure scritto LUNTAGE U.S.A., che non ho idea di che significhi, comunque è bella, e non pesa neppure.
Mi fa cenno di andare, e sorride, io deglutisco e tiro un grosso respiro, poi mi volto e vado.
Arrivo di nuovo nell'atrio, davanti ho il corridoio, in fondo vedo le scale che portano al secondo piano. Cammino lentamente, il respiro mi si soffoca in gola, ho la faccia sudata, il collo, ho anche le mani sudate, se non sto attento mi scivola la mazza.
Scivola.
Il suono cupo e sordo eccheggia un po' per casa, poi si spegne lentamente, sfumando. Non credevo che potesse fare un suono tanto bello e ricco di sfumature.
Adesso il silenzio, ho le orecchie tese come un cane, aspetto il peggio, aspetto che qualcuno mi chieda che sta succedendo. Che sto facendo.
Invece sento soltanto un leggero sìbilo, un psst che m'arriva da dietro le spalle, mi volto e vedo lei, ha la faccia rossa rossa. Che sia eccitata?
Capisco di essere sulla strada sbagliata quando mi fa segni poco fini e mi indica la mazza, poi, con un filo di voce tanto leggero e sospeso quanto un'alito di vento mi dice:
Cazzofaicoglione? Matiseipropriorincoglionito,cazzociseivenutoafarequa? Vai su muoviti, stronzocoglionecazzuto....
E poi sparisce di nuovo, come una fata, una splendida visione nel mio attimo di smarrimento.
Passo le mani sui pantaloni, le asciugo ben bene dal sudore, e raccolgo la mazza, salgo le scale.
La porta è chiusa, sento che dentro c'è qualcuno che russa, dovrei aprirla ma senza far troppo rumore, si potrebbero svegliare, allora mi avvicino e inizio un'operazione lunghissima con la maniglia, l'abbasso un millimetro alla volta, mi sembra di aprire un forziere.
Sono dentro.
La stanza è buia, il letto è di fronte a me, lui sta a destra e lei a sinistra.
La donna ha un viso beato, sta sicuramente facendo un bel sogno.
I capelli biondotinto arruffati in una sorta di cuffia in plastica, la coperta morbida e di un bianco tenue.
Non so se faccio la cosa giusta, ma credo che non posso tornare indietro. Non posso più ora.
Poi guardo lui.
Ha pochi capelli in testa, l'espressione da cinghiale infuriato anche mentre dorme, me lo vedo mentre gira per la sua fabbrichetta a controllare i pezzi.
Me lo vedo mentre passa una mano sulle spalle di Lisa. E gli da un bacio.
Un' uomo così non può avere una figlia come Lisa. Non può baciarla.
Tiene gli occhi chiusi, ha un sonno pesante, e a tratti sembra che faccia pure qualche smorfia.
Un' uomo così non può sognare.
Sferro il primo colpo, e lo centro in testa, il sangue mi schizza in faccia, lo sento sulle guance.
Che schifo.
Lui un sussulto.
Veloce prendo la mazza. La donna apre gli occhi, ci guardiamo, vedo paura, la sua e la mia.
Poi colpisco. Due volte.
La casa è in silenzio, non un rumore, non un lamento, neanch'io sento niente, mi tremano sole le gambe, e la faccia è rossa di sangue.
Sento dei passi veloci sulle scale.
Entra lei, si avvicina e mi abbraccia, poi dice che dobbiamo andare via, di sbattere tutto un po' per aria, deve sembrare un furto.
Inizio a ribaltare cassetti, sollevo i materassi, il corpo della donna cade sul pavimento, la figlia lo scavalca e apre il cassetto con i soldi.
Ok dai, andiamo via, muoviti.
Scendiamo le scale e siamo fuori. L'aria mi passa sulla faccia, sento il fresco consolarmi la fronte.
Usciamo dal giardino, mi molla un valigione con dentro della roba, riconosco un pellicciotto di sua madre, ne vedo il pelo spuntare fuori.
I soldi li tiene lei.
Si avvicina al mio viso, fresco e bagnato, rosso.
Calmati ora. Noi ci vediamo tra un paio di mesi, quando tutto è passato, io torno in città, sono sotto esame e nessuno sa che ero qua. Il tempo che la denuncia passa, che i funerali pure, poi mi sistemo e ci ritroviamo. Mi faccio viva io. Tu intanto tieni questa, e non perderla.
E' il mio pegno d'amore.
Mi passa un ciondolo grosso come una noce, il centro è blu. Come i suoi occhi. Come il mare.
Di tutto quello che ha detto non c'ho capito niente, la vedo solo allontanarsi, bella come una visione, una visione da ubriaco.
Mi sveglio.
Sono le due di pomeriggio. Ho un sapore strano in bocca, vicino vedo la bottiglia di vodka. Vuota.
Questa notte ho strippato, mi sono dato alle feste. La testa mi pesa, vado a lavarmi.
Mi sveglierò.
Passano tre mesi.
Suona il telefono, sono al cesso e faccio numeri pazzeschi per arrivare alla cornetta.
Ciao, come stai, mi hai pensato?
Giorno e notte, secondo per secondo, ogni attimo della mia inutile vita. Ma tutto questo non esce dalla mia bocca, perché ho il cuore in gola, ho la voce strozzata. Faccio soltanto un debole mhmh.
Sono contenta. Anch'io t'ho pensato tanto, grazie per le condoglianze, mi sono arrivate.
Senti, io questa settimana sistemo le ultime cose, sai, ho venduto la casa, dopo il tragico fatto non posso più abitarci, mi capisci no?, e allora possiamo vederci i primi del mese prossimo, ho noleggiato una casetta sul lago, ti passo a prendere e stiamo qualche giorno insieme, ti va?
Deglutisco e faccio cenno con la testa, ma lei non può vedermi, allora mi sforzo e dico sì.
Ci salutiamo.
Il tempo scorre veloce, e io conto le ore, poi un giorno suona il citofono.
Dai vieni giù che andiamo, portati il costume, e il nostro pegno d'amore.
Faccio in un'attimo. Avevo tutto pronto da giorni. Tiro su il sacco ed esco, sistemandomi i pantaloni che tradiscono un principio di erezione.
Mi abbraccia e mi bacia.
E' più bella che mai, mi sembra felice, e io sono contento di stare con lei.
Saliamo in macchina, lei ora guida l'auto dei compianti genitori, e iniziamo a parlare.
Anch'io mi sento più sciolto, mi pare che tutto vada bene, e vedo lei, con i capelli che il sole rende ancora più belli, lucenti, e gli occhi azzurri che ridono.
La casa è piccola, isolata e tranquilla.
Mi passa un bicchiere e brindiamo, e poi, come nei mie sogni erotici più ricorrenti, si avvicina e mi slaccia i pantaloni.
Ci perdiamo nei nostri corpi, in sudore e affanni, risate e sospiri.
Fuori la tranquillità del lago.
Alla mattina mi sveglia con un bacio, e mi tira giù dal letto, vuole che ci facciamo una promessa d'amore, ha preso una barca, ha uno spirito romantico.
Sto remando verso il centro del lago, l'aria è calda, lei ha una maglietta bianca e i capelli sciolti, poi prende una bottiglia dal suo zaino e mi dice che dobbiamo brindare e giurarci l'amore eterno.
Fermo la barca, che sembra sospesa nel vuoto.
Ci baciamo e riempiamo i bicchieri, le sue labbra sono secche, ruvide. Io prendo il nostro pegno d'amore, c' ho messo pure una catenina d'oro, che m'è costata i risparmi di un anno, e gliela metto al collo.
E' bellissima. Sono in mezzo al blu del mare e del cielo. I suoi occhi, brillano e ridono.
Poi brindiamo e io mando giù tutto d'un sorso.
Buio.
Mi sveglio di colpo, come una doccia fredda. Sono sospeso nello spazio, come se stessi precipitando, sento che faccio fatica e respirare, trattengo il fiato e apro gli occhi, intorno acqua, e io sto scendendo.
Cerco di nuotare, mi agito, ma sento un peso alle gambe, guardo in su, dove c'è la luce, e vedo un piede che si bagna nell'acqua, poi guardo verso il basso, l'abisso del lago, e vedo una corda che mi trascina sul fondo, c'è attaccato un peso.
Con l'ultimo fiato che ho nei polmoni mi abbasso per guardare meglio, scorgo un piccolo Mammolo impiccato alla corda, è felice e mi sorride. Lo fisso un po' e gli ricambio il sorriso, liberando grosse bolle d'aria che salgono al cielo, che salgono verso il blu del cielo.
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