FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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HAL

Biagio Fanelli




L'uomo stava appoggiato allo schienale della
panca, sul tavolo aveva lasciato mezza
bottiglia di vino, un poco di formaggio nel
piatto e qualche pezzo di pane. Nel locale
c'erano pochi avventori e l'oste era
scomparso dietro una tenda, forse in cucina.
Una finestra era aperta e il vento caldo
entrava carico di polvere e sabbia.
Dall'altra parte della strada le facciate
delle case brillavano al sole: sotto un
portico alcuni bambini giocavano diversi
giochi tutti insieme, andavano in bici,
calciavano un pallone, accudivano bambole, si
rincorrevano. Una bambina giocava a stendere
il suo immaginario bucato. Sua madre, tre
piani sopra, stava invece stendendo nella
canicola il bucato vero.

L'uomo sussultò, tirò un pugno sul tavolo. Una imprecazione attraversó la sua mente:

- Incipit? Che cazzo me ne frega dell'incipit! -

Prese allora carta e penna e incominció a scrivere.

Il centro di calcolo va svuotandosi del personale alla fine di una
tranquilla giornata di lavoro. Il soffice rumore delle macchine è
sembrato anche piú soffice del normale. D'un tratto Romeo sobbalza.
Sulla console di sistema è comparso uno strano messaggio:

- Wall: alle 19 in punto smetto, per sempre. Hal -

Chi è quello stronzo? Pensa Romeo sollevando la testa e guardandosi
attorno. Ma attorno tutto è tranquillo. Chiama Lorenzo, il caposala.
La console è inibita ai messaggi che non siano di sistema. Ed il
sistema si chiama Hal: un omaggio ad un vecchio film di Kubrick. Hal,
le tre lettere dell'alfabeto che nell'ordine precedono IBM.

Il messaggio sembra provenire dal cuore della macchina e dipendere
dal sistema operativo. Ma Lorenzo ignora l'esistenza di messaggi del
genere, in italiano peraltro. Chi puó aver concepito uno scherzo del
genere? Le 19 sono a cinque minuti di distanza. Non c'è nemmeno il
tempo di procedere ad un backup per proteggere il lavoro della giornata.

- Stut e appicc! Spegni senza preavviso e riaccendi tra cinque minuti,
cosí quello stronzo capisce che non deve piú rompere i coglioni -

Tuona Lorenzo. Essea, s.a., il vecchio comando non fallisce mai. Una
macchina incraniata si spegne e poi si riaccende. Quasi sempre tutto
torna a posto.

Romeo spegne tutto senza nemmeno lo shutdown previsto prima di ogni
interruzione di alimentazione. Alle 19 e un minuto rialza
l'interruttore. Ormai la sala macchine è deserta. Gli ultimi utenti
infastiditi dalla brusca interruzione hanno pensato bene di
abbandonare il lavoro. Con il ripristino dell'alimentazione le macchine
riprendono fiato e ben presto tornano a regime.

Il bootstrap, la partenza del sistema operativo procede
tranquillamente. Romeo sorride e Lorenzo ammicca. Qualcuno ha
simulato un messaggio di sistema riuscendo a perforare le inibizioni
della console. Non è poi tanto difficile. Il messaggio, sicuramente
innocuo, proviene da qualche file nascosto nella struttura del
filesystem. Qualche comando di ricerca ed il colpevole sarebbe stato
smascherato. Lorenzo giustifica l'essea con il bisogno di far morire
lo scherzo prima che svolgesse tutti i suoi effetti.

Alle 19 e quattro minuti la console è pronta a riprendere il lavoro.
Romeo digita il suo codice, poi la password e al prompt una smorfia
gli riempie la faccia. Un altro messaggio:

- Wall: sorpresa! Il primo messaggio era volutamente generico. Mancava
la fissazione di data. Ora saró piú preciso. Fra tre ore, alle 22 di
oggi 29 settembre cesseró di esistere, per sempre. Hal -

Lorenzo fissa Romeo e lo tranquillizza.

- Non ti preoccupare, lo stronzo ci sa fare, ma non ha fatto bene i
conti. Troviamo il file -

Passa una ventina di minuti. Niente, puttana della miseria. Nessuna
traccia nel filesystem di un messaggio del genere. In sala non c'è
nessuno, e poi non avrebbe avuto il tempo di precedere l'operatore.

- Dove diavolo l'hanno sepolto? -

Romeo abbozza:

- E se fosse il sistema? -

- Non dire puttanate -

Il tono di Lorenzo è ora piuttosto seccato. É giá fuori orario e
rischia di far tardi per cena. In televisione trasmettono un importante
incontro di calcio, la sua passione. Niente, le procedure di ricerca di
files anomali rientrano a mani vuote. Nessun file ascii, nessun codice
oogetto che possa aver generato un messaggio del genere. Il tempo passa,
il nervosismo cresce, l'inizio della partita è volato.

- Backup completo, poi ripuliamo il sistema, lo rigeneriamo e ripartiamo
puliti -

Lorenzo ha sibilato la sua decisione. Romeo reagisce:

- Ma se ne vanno quattro ore, non si finisce nemmeno il backup -

- Bisogna rischiare. Backup selettivo in due parti. Prima delle 22, fino
a due minuti prima. Poi essea. Si riparte dopo le 22, se va si riprende
il backup fino al termine, poi si distrugge il sistema. Si ripulisce
tutto. Si rigenera l'ultima release e si riparte con le vecchie copie di backup.
Si cambiano le password -

- E se la procedura assassina si nasconde nella release? Che si fa? -

- Buttiamo tutto a mare e si riparte dalla penultima -

- Che palle! Se ne va tutta la notte! -

- Magari!!! Avec la sanda pasciens -

Mormora Lorenzo tra i denti. Come dicono i francesi. Come dicono i
francesi nel dialetto di Bari. Con la santa pazienza.

- Se trovo quello stronzo che ha inventato i virus... -

La partita è volata, la cena pure. I due si rassegnano a passare la
notte in bianco. Arriva la prima telefonata di protesta.

- Cercavo di andare in rete. Perché avete spento? -

- Senti, Enrico, fammi il cazzo di piacere di non rompere i coglioni e
mettiti a vedere la partita -

Romeo capisce che deve registrare un messaggio chiarificatore nella
segreteria telefonica prima di inibire tutti i processi provenienti
dall'esterno e far partire il backup.

Avec la sanda pasciens. Parte il backup selettivo. Il tempo passa con
il sottofondo di una radiolina. Alle 21,58 la squadra del cuore è
sotto di due goals ad uno. Poco male, siamo in trasferta e il goal in
trasferta vale doppio. Romeo ferma il backup. Lorenzo si avvicina
sconsolato. Ha continuato a cercare anomalie, a spremere il cervello, ad
operare congetture. Niente, niente. Stut e appicc. Poi esegue con rabbia
il comando.

Il sistema riparte tranquillo. Tutto straordinariamente tranquillo.
Nessun messaggio alla fine del bootstrap.

- Se trovo quello stronzo che mi ha fatto perdere la partita, gli
faccio un culo... -

E non continua.

- Potevamo anche rischiare -

Protesta l'operatore.

- E se poi si cancellava tutto? Chi cazzo vuoi che ti giustificava?
Riprendi il backup e stai zitto! -

La partita è finita da un pezzo tre ad uno, serata amara. Sono le due
quando finisce il backup completo.

- Quanto ci vuole per finire la procedura? -

- Poco per azzerare la boot area e distruggere il sistema, un'ora per
ricrearlo, tre ore per ricaricare le copie. Per le sei si va a nanna.
Quando rientrano gli altri non si accorgono di nulla -

L'occhio corre sulla console. Un altro messaggio:

- Wall: conosco bene le tue reazioni, Lorenzo, e i tempi di risposta
necessari. Bravo. Veramente bravo. Questo è l'ultimo messaggio. Alle
6, con il primo turno, io esco di scena. Finito, tutto finito. Hal -

Un urlo riempie la sala macchine.

- Come cazzo ha fatto??? -

- Stut! Stut! Stut! -

L'urlo isterico riempie la sala. Spaventato
Romeo stacca l'interruttore generale. Va via anche l'illuminazione. La
sala piomba in una situazione irreale. Buio pesto e silenzio profondo.
Si apprezza il respiro dei presenti.

Si riaccendono le luci. Solo quelle. I due si ritrovano faccia a faccia.
Disperati. Avec la sanda pasciens. Riaffiora la rassegnazione. Se il
killer è nel sistema, con la distruzione sparisce.

- Rigeneriamo il sistema operativo, poi cerchiamo nel backup -

Alle tre il nuovo sistema operativo è generato.

- Spostiamo avanti il cron di quattro ore, ma mantieni la data corrente -

Abbozza timidamente Lorenzo.

- Cosí lo freghiamo, perché perde il riferimento temporale. Non
potrá piú ripartire la procedura prevista -

- Splendido!! -

Romeo esegue l'idea del capo, come se fosse sua. Ma l'espressione si
smonta perché la console si riempie di un nuovo messaggio:

- Wall: sposta pure l'orologio, piccolo mortale. La morte è ormai in
agguato. Hal -

La testa di Romeo sbatte sulla tastiera. Lorenzo, impietrito, fissa la
console.

- Avec la sanda pasciens! Rimetti pure tutto a posto, tra poco sapremo -

Romeo, assonnato, riprende le operazioni di routine.

L'alba fa giá filtrare le prime luci tra i neon della sala macchine.
Qualcuno incomincia ad arrivare. Sta per partire il primo turno. Sulla
console si affacciano le massime autoritá del centro. Romeo, sfatto
dalla stanchezza, sonnecchia sulla sedia girevole. Lorenzo, rassegnato,
attende dalla console il messaggio rivelatore.

Alle 6 in punto, con puntualitá sconcertante, un colpo di rivoltella
scuote il centro.

In un angolo della sala macchine, su una scrivania bianca, un rivolo di
sangue scorre dalle tempie di Alfredo, il vecchio sistemista, il piú
vecchio di tutti, ormai alle soglie della pensione.

Tutti corrono in soccorso, tranne Lorenzo. Il suo sguardo fissa la
console. Ecco:

- Mesg: ciao Lorenzo, ho scelto te per questo messaggio. Ti devo una
spiegazione. La procedura è in un file che si chiama slash. Si /, come
il simbolo di radice del filesystem. Si nasconde facilmente in tutti i
pathnames, specialmente quando si è stanchi. É registrato in tutte
le release. Oggi è stato l'ultimo giorno di lavoro. A casa nessuno mi
aspetta. Non saprei cosa fare. Cura le mie cose, dona tutto in
beneficenza. Ti regalo i miei libri. Buon lavoro! Hal. Alfredo -

Un sorriso amaro compare sul viso di Lorenzo. Poi un occhio al monitor,
le dita sulla tastiera:

Login: root

password: alfredo

$ cd /usr/lib/spool/cron/crontabs

$ vi root -

Eccoli, eccoli i due slash attaccati!

dd

La linea sparisce.

:wq!

- E Wall, che cosa vuol dire Wall? -

- Last mesg: questo messaggio è partito tre minuti fa. Era in sleep per
te. Write to all, scrivilo a tutti coglione, come è morto Alfredo -


Raccolte le sue carte, l'uomo si alzó e si diresse verso la cassa.
L'oste si avvicinó premuroso.

- Tutto bene, signore? -

- Si grazie! -

Lorenzo saldó il conto e si allontanó
portandosi appresso un amaro senso di colpa. Il rumore
dei suoi passi si perse nel vento.


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