FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL SEGRETO DI LISA
Cristiano Callegari
Sto sbirciando attraverso un buco nella siepe. Mica facile, con questi rametti che tendono a scattare in fuori stile filo spinato mirando agli occhi. Potatura malfatta. Il problema più serio, le ginocchia, comunque si è risolto: non me le sento più da una mezz'ora. Bene. L'insensibilità mi aiuta a concentrarmi sulla casa. Villetta, dovrei dire. E' esattamente quel tipo di ciarpame residenziale che i geometri definiscono "villetta": due piani fuori terra più garage seminterrato e, certamente, tavernetta attigua. Nel giardino, betulle. Ma la colpa non è di Lisa. Lei non è responsabile dei faretti sul prato e dell'antenna satellitare spadellata sul tetto a... Finalmente! Eccola. Si è aperto il portoncino blindato e lei è lì, qui, a tre metri da me che mi emoziono e perdo l'equilibrio e mi spino la faccia e... C'è mancato poco. Scricchiolio di rotule come una fucilata nel silenzio. Ma lei non se n'è accorta. Guarda la luna, lei. Forza, bella, avvicinati ancora un po', abbassa quella dolce testolina, sì, così, vieni, altri due passi, ma, insomma! dài, come fai a non notare niente? Proprio lì, tra Dotto e Mammolo, dove dovrebbe starci Pisolo, non la vedi la terra che è scavata di fresco, tutta nera? L'ha vista. Ha già raccolto il volantino. Lo sta orientando verso la luce di un faretto. "Comitato di Liberazione dei Nani da Giardino" è scritto in grosso, quindi...
Ci siamo. Attraverso il filo spinato ecologico posso vedere tutto lo spettacolo. Lentamente la sua bocca si spalanca, le sue pupille si dilatano. Legge e rilegge il volantino, guarda per terra, il suo viso perde colore, le ginocchia si piegano e Lisa sviene. Cioè, detto così sembra un film, o la moviola del Processo; in realtà Lisa cade sul prato proprio come una pera matura. I miei strumenti si limitano a registrare il tonfo sordo. Sul display i led dei bassi sussultano appena. Vedo perfettamente la sua dolce testolina rimbalzare due volte sull'erba. Un orecchino grosso come un'albicocca rotola via nelle viole. Lei resta lì, col suo vestito da sera nero. Una macchia di petrolio sul mare del prato di questa stupida villetta sprofondata nel verde della zona residenziale più esclusiva della capitale.
Accade tutto in fretta. Così dannatamente in fretta che non ho neanche il tempo di pensare. Per qualche istante resto lì, acquattato come un ladro dietro la siepe.
All'improvviso una voce fortissima dentro di me "Cazzo fai? Non vedi che sta male... Tutto a puttane!" Allora sì che mi muovo; e mi alzo e salto la siepe e sono da lei. Mollo il mio microfono direzionale sul prato, le sollevo la testa, le prendo una mano e sento ancora la voce, fortissima dentro la testa: "Ueh, mani a posto però che il Ghezzi te le taglia..." E allora mi tolgo l'auricolare e la guardo: Lisa Devoti, gli occhi più belli della TV, la conduttrice di "Sabato con noi", nipote del commendator Devoti, felicemente maritata col petroliere Ghezzi, protetta e forse amante del produttore Di Palma, ex protetta ed ex amante dell'ex ministro Terranova.
Lisa è bellissima, anche con gli occhi chiusi. Mi cade un occhio sulle gambe; il vestito si è appena sollevato. L'altro bulbo mi frana nella scollatura, ben oltre il filo di perle che porta al collo. La sua mano inerte tra le mie. Lisa è una fiaba. Ma se la bacio si sveglia? O divento io un rospo?
Altre voci. Gente che accorre dalla villetta. In un attimo sono circondato: facce da prime-time, peggio che a un talkshow. Gli invitati a cena; sì, la cena della beffa: le amiche di Lisa, il presentatore Salvati, la cameriera. Accorrono al capezzale della padrona di casa. La principessa del piccolo schermo addormentata nel prato. Bene, sono esautorato. Con un gesto vago di scuse la lascio alle loro cure. D'altra parte le mie nozioni di pronto soccorso non vanno oltre.
Mi alzo, raccolgo il mio microfono, ed esco dalla fiaba proprio mentre arriva De Carli, il regista, con l'aiuto e la segretaria al seguito. Tutti preoccupati e un po' seccati. Tutti con le braccia aperte come a dire "ma chi se l'aspettava..." Tutti a farfugliare scuse. Il produttore accorre scodinzolando e si informa sulle condizioni della Bella Diva Addormentata.
"E' svenuta. E' solo svenuta... Largo, largo, lasciatela respirare."
Ormai arriva gente da tutte le parti. Vedo i miei colleghi della troupe che si alzano dietro i cespugli. Mi fermo a chiacchierare con loro.
Certo che era proprio una bella imboscata. Perfino Geronimo sarebbe orgoglioso di come ci siamo mossi. Un po' da codardi però, con tutti quei complici. No, Geronimo queste buffonate non le faceva. Era proprio un bello scherzo. L'ideale per il venerdì sera in TV. Anche Lisa Devoti cade nella rete di "Una burla al giorno..."
E poi all'improvviso tutto a monte. La preda, la nostra fantastica preda era troppo debole. L'abbiamo graziata.
Sono stanco. Mi fanno male le ginocchia. Mezz'ora di appostamento per catturare dentro una scatola la sua sorpresa, il suo disappunto, le sue imprecazioni. Già si scommetteva nella troupe: quanti beep dovranno mettere in post-produzione?
E tutto per niente. Povera Lisa. Già, povera splendida Lisa. Un calo improvviso di zuccheri? Avrà bevuto troppo prima? Panico totale alla sola idea dei ladri in giardino?
Era tutto perfetto. Peccato. Certo, in questi casi devi pensare che prima di tutto sei un professionista e che quindi la giornata te la pagano comunque. Ma in fondo ci si diverte parecchio con questa trasmissione. E quando qualcosa va storto, o uno scherzo non funziona, o non ci firmano la liberatoria dopo... beh, non fa piacere vedere il lavoro di tutti buttato nel cesso.
E ci siamo pure persi il premio speciale dello sponsor: la Gigaflex con quei suoi materassi modello Pisolo e quel suo jingle idiota "Quasi quasi... schiaccio un Pisolo!" Sembrava tutto fatto apposta... e questa sviene. Va be', finiamo presto, questa sera me ne vado al cine.
Mi dirigo verso il furgone della regia audio-video. Passo accanto a Bandini, telefonino rovente, col suo trench stile finto investigatore. La truccatrice gli sta restituendo la faccia. Niente ginocchia martoriate per lui. Niente appostamento. Doveva arrivare dopo. Già, l'ispettore un po' arrogante e un po' pasticcione che in Tv fa sempre ridere.
Dentro il furgone c'è solo il signor Elvio, l'autista-tuttofare della troupe. E' tranquillo, si accarezza la pelata e fuma. Elvio fuma sempre, dall'alto della sua anzianità di servizio.
"Allora, come sta la nostra Lisa? Gran donna eh?"
"Mah, è solo svenuta. Ora si riprende."
"Gran lenza comunque... Furba come una muta di volpi." Elvio parla con un tono strano, senza nessuna ironia.
"Ma quale furba Elvio... Tutto 'sto casino per uno stupido nano..."
"Beh, sai, può essere che ci tenesse in modo particolare... Sai quel che si dice dei nani..."
"Piantala. L'unica cosa che conta è che hanno fatto proprio una bella vaccata con questo scherzo. Adesso stanno tutti lì a lisciarsela per bene, ci scusi di qua, ci scusi di là, lo spettacolo... lo sponsor le manderà un bel camion di materassi, ma poi vedrai... Domani ci tocca del gran straordinario e sicuramente De Carli sarà incazzato col mondo. Magari si becca pure una denuncia. Ci mancherebbe solo questa. Torniamo tutti a registrare le televendite, altro che scherzi, altro che dive, ci tocca tornare a lavorare con quel cretino di..."
"Stai tranquillo. Niente denunce. Sono pronto a scommettere che nessuno si beccherà neanche una stupida nota sul diario per tutto questo casino."
Elvio non scommette mai per caso.
Taccio e lo studio. Vuole dirmi qualcosa?
Poi vedo Pisolo. Appoggiato su una sedia accanto al banco regia. Quanti gessetti colorati si possono fare con un nano alto sessanta centimetri?
Elvio fa una faccia che dice "dai forza, che ci puoi arrivare anche tu, giovane fonico di presa diretta che da grande vuoi fare il cinema. Raccogli i tuoi neuroni disponibili e scatenali come bracchi!"
Un po' lo odio Elvio quando fa così.
"Cosa cazzo ne vuoi sapere tu che non esci mai di qua, che hai visto tutto dai monitor?"
"Appunto" fa lui. E guarda il nano.
Ma certo, lui è rimasto qui, dentro il furgone. Solo. Solo con Pisolo.
"Guardalo!" - mi fa - "Ma guardalo in faccia. Non è un po' strano per chiamarsi Pisolo? Non ti sembra troppo... come dire... svegliolo?"
Il nano ha un occhio spalancato e l'altro semichiuso. O forse dovrei dire strizzato. Un Pisolo che fa l'occhiolino? Ma quando mai... Beh sì, è strano. Ma che c'entra? Elvio accende un'altra sigaretta.
"Guardalo bene. In basso. Dietro..."
Mi chino. Guardo il culo del nano. Vedo qualcosa. La mia mano scende fino a trovare un'escrescenza sospetta; una specie di brufolo sul rosso dei pantaloni. E' una maniglia... cazzo no, è un pomello. Elvio annuisce. Tiro piano e si apre uno sportellino.
"Fuochino..." dice Elvio.
La mia mano entra nel nano. Plastica. Sacchetto.
La mia mano esce dal nano. Domopack. E dentro polvere e sassi biancastri.
"Fuoco."
Ci sono arrivato.
"Hai capito la Lisa... Biancaneve dentro Pisolo!"
Cazzo, ci credo io che ci teneva al suo Pisolo. Ci credo che è svenuta... La mia domanda è così impercettibile che neanche il mio microfono la registrerebbe:
"Elvio, quanto varrà tutta questa roba?"
Passi, voci che si avvicinano. Rimetto a posto tutto e chiudo il nano. Prendo una sigaretta di Elvio, l'accendo.
Si apre il portello posteriore. De Carli, il produttore e Lisa. Con gli occhi aperti finalmente. Bellissima e furente.
Ci chiedono Pisolo e io lo riconsegno proprio tra le braccia della sua affezionata padroncina. Se ne vanno senza una parola.
"Pizza?" fa Elvio.
Io resto lì, appoggiato alla consolle. Annuisco appena e mi guardo la mano che tiene la sigaretta. Ma io non fumo.
Cinque minuti dopo passiamo accanto all'ingresso della villetta. Vanno via tutti. Mi sporgo dal finestrino cercando Lisa. E' in mezzo al giardino. Sola. Guarda la luna, lei.
Magari una sera di queste le telefono.
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