FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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C'E' VITA SULLA LUNA

Rosa d'Angelo




Sto sbirciando attraverso un buco della siepe. Mica facile, con questi rametti che tendono a scattare in fuori tipo filo spinato mirando agli occhi. Potatura malfatta, Il problema più serio, le ginocchia, comunque si è risolto: non me le sento più da una mezz'ora. Bene. L'insensibilità mi aiuta a concentrarmi sulla casa. Villetta dovrei dire. E' esattamente quel tipo di ciarpame residenziale che i geometri definiscono " villetta" due piani fuori terra più grande seminterrato e certamente, tavernetta attigua. Nel giardino, betulle. Ma la colpa non è di Lisa. Lei non è responsabile dei faretti sul prato e dell'antenna satellitare spadellata sul tetto a...
Finalmente! Eccola. Si è aperto il portoncino blindato e lei è lì, qui, a tre metri da me che mi emoziono e perdo l'equilibrio e mi spino la faccia e... C'è mancato poco. Scricchiolio di rotule come una fucilata nel silenzio. Ma lei non se n'è accorta. Guarda la luna, lei. Forza, bella, avvicinati ancora un po', abbassa quella dolce testolina, si, così, vieni, altri due passi, ma, insomma! Dai, come fai a non notare niente? Proprio lì, tra Dotto e Mammolo, dove dovrebbe starci Pisolo, non la vedi la terra che è scavata di fresco, tutta nera? L'ha vista. Ha già raccolto il volantino. Lo sta orientando verso la luce di un faretto. "Comitato di liberazione dei nani da Giardino" è scritto in grosso, quindi...


non può non vederlo! L'ho scritto così apposta per te.
Dai, Lisa, sorridi, forse ce l'hai fatta.
Non servono antenne paraboliche per certe comunicazioni a distanza.
Quella tremenda parabola!
Mi torna alla mente quando Carlo arrivò a casa con la scatola di cartone enorme che la conteneva.
Tu, Lisa, corresti via spaventata e rimanendo nascosta dietro la poltrona di pelle vicino al camino, osservasti in silenzio il ritmo frenetico che sconvolge chi non ha più pazienza d'aspettare e deve raggiungere presto il suo oggetto del desiderio. Imballaggio inespugnabile.
Ma Carlo è perfetto, riesce sempre. Ed anche quella volta...
Selezionò i pezzi che gli servivano. Erano ben custoditi nel loro cellophane. Scappo' a chiudersi nella sua stanza.
Mamma assente, nessuno raccoglie i resti.
Tu ti sentivi sola in quell'enorme salone dove erano sparsi pezzi sbranati di polistirolo fuoriuscito dall'imballaggio.
Rimanesti lì per chissà quanto tempo, a guardare con diffidenza le piccole sfere bianche che si erano staccate e che ad ogni minimo spostamento d'aria si issavano in volo.
Poi prendesti una decisione coraggiosa, molto coraggiosa e con l'impeto del guerriero che ha scoperto cosa finalmente deve affrontare, ti fiondasti tra i pezzi bianchi, sollevandoli e lanciandoli in aria e finalmente scoprendo quale sensazione di piacere era rinchiusa in quella enorme scatola di cartone fino a poco prima, nemica.
La mamma ti trovò così, esausta, dopo tanto saltare e volteggiare pesantemente, distesa in mezzo a quel mare di materia sintetica che ancora facevi correre lungo il pavimento con i tuoi sbuffi stanchi. E ridevi.. ridevi..
Dalla mia postazione segreta e scomoda vedo quella dolce testolina spostarsi da sinistra a destra, poi ancora ricominciare da sinistra, per più volte ancora, lentamente, con difficoltà e con una flessione del capo in avanti ad ogni cadenza di sillaba che riesci a riconoscere.
Girati verso la luna, Lisa! Ora puoi guardarla diversamente la tua luna: quella enorme palla bianca cui tutte le sere ti sei rivolta.
Dunque è vero che ascolta qualcuno prima o poi.
Parole sante, quelle di papà una sera, vomitate tornando infuriato a casa dal lavoro:
"Sulla luna me ne vorrei andare! Dove non c'è aria e la gente deve stare per forza zitta, così non dice stronzate. E così anch'io potrò star zitto e non dovrò convincere più nessuno che le ragioni dell'avvocato sono sempre quelle giuste!"
Sulla luna, tu avevi allora pensato, ci devono essere anche le case dei Nani che stanno in giardino; loro non parlano mai!
E allora, Lisa, dai, piccola, rivolgi ancora i tuoi tristi occhi a mandorla verso di lei e ringraziala per aver ascoltato le tue preghiere.
Collasso incombente. Non ce la faccio proprio più a stare qui nascosto. In principio credevo che il peggio fosse la insensibilità delle mie ginocchia; ora invece mi sento come se qualcuno avesse deciso di giocare al piccolo meccano con le mie ossa. Articolazioni smontate e rimontate in gran fretta senza star lì troppo a riflettere. O quasi.
Eppure non posso cedere proprio ora.
Lisa potrebbe accorgersi di un fruscio insolito o di troppo e per lo spavento, sono certo, scapperebbe via senza riuscire a godersi la gioia che tra poco le solleverà gli angoli della bocca.
Chissà se ha già capito cosa sia accaduto.
Spesso mi chiedo dove arrivi quella sua testolina solo di poco più grande della mia.
Me lo chiedo ma non sempre so darmi una risposta. So solo per certo che dove non arriva il suo cervello, arriva senz'altro il suo cuore.
"Lisa? Lisa? Ma dove sei finita piccola mia?"
Puntuale come sempre, dopo solo cinque minuti ecco arrivare la mamma.
Guai a pensare che possa perderla di vista per più tempo. Lei stessa sa che è troppo apprensiva ma proprio non riesce a reprimere l'impulso che la spinge continuamente verso quella figlia.
Saggezza materna! Di quella figlia ha bisogno per vivere.
Del resto per tutti noi è diventata indispensabile la piccola Lisa.
"Mamma guarda eh, eh, eh, cosa c'è scritto eh, eh, eh,"
Quella risata è inconfondibile. Alcune volte, per strada, la gente si gira al suo suono con sorpresa mista a diffidenza, forse paura.
Ma io no, io la riconosco con piacere, ora.
Non nascondo che all'inizio, anche a me sembrava sgradevole. All'inizio, però, quando sapevo solo ciò che Lisa non riusciva a fare nello stesso modo in cui lo facciamo noi.
Poi ho imparato che lei vede dove noi non vediamo; sente ciò che noi non cogliamo; prende ciò che noi non riusciamo ad afferrare.
La mamma vicino a Lisa è tornata miracolosamente serena.
Prende il foglio tesole e lo legge.
"Comitato di liberazione dei Nani da giardino. Da oggi comincia il ritorno a casa, sulla luna. Si parte da Pisolo!"
La mamma è perplessa, ma non da peso.
"Su torniamo dentro, ora, Lisa che stasera è umido"
"No, mamma! Leggi, leggi"
Alle spalle di questi maledetti rametti che vorrei il sole avesse incenerito, sento la mamma leggere il messaggio due, tre, quattro volte.
Che calma quella donna!
Quando non riesce subito ad entrare in sintonia con Lisa, aspetta. Ha imparato ad aspettare. Ha imparato che con lei ci vuole un altro orologio.
Rilegge ancora e..finalmente.
Esplosione innescata!
Dai Lisa, salta! Salta! Salta sui due piedi uniti urlando come solo tu sai fare. Ora il mondo è tuo e nessuno te lo può togliere.
"Mamma, Pisolo, mamma Pisolo, Pisolo lassù"
Che spettacolo di vita la mia piccola Lisa. Umani normali, imparate da lei la semplicità, la gioia, la spontaneità! Venite, c'è lezione!
Primo spavento della mamma subito svanito.
Flash-back a quando spaventata dai suoi impeti sconosciuti e irrefrenabili, credeva che il suo ruolo fosse quello della domatrice: zittire, reprimere, correggere. Che errori stupidi!
Sbaglio in buona fede, ben inteso.
Poi, con l'aiuto dell'amico Paolo, buon medico, di quelli che se lo trovi non lo molli più, la mamma ha preso la giusta via. Una disposizione diversa al mondo esterno; una nuova angolatura da cui osservare gli altri: i normali.
Vie diverse alla vita. Ognuno sceglie la sua, del resto, cui solo un grande, grandissimo amore può condurre.
Dopo di lei, noi tutti. Uno dopo l'altro a lezione di volo.
E si, perché con Lisa, bambina down, s'impara a volare.
Mano nella mano, con lei, se ti fai trasportare ti innalzi sugli altri, plani leggero, puoi arrivare alla luna.
Dai Lisa, ridi, ridi e salta, muovi nell'aria quella dolce testolina; in fondo solo un po', più grande della mia.


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