FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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MISS OLGA CHE AMA L'ABISSO
Piero Araldo
Quando il mio amico Max De Blasis si decise a raccontarmi questa storia, il professor Orso era già morto, Miss Olga aveva regolato il conto con Rao e i suoi, e la casa alla tonnara era stata pignorata.
La mia scelta - confessò Max - era semplice. Spararle, un colpo dietro la nuca e chiudere con un dolore lungo dieci anni. Un giudice mi avrebbe condannato, ma chiunque avesse letto la cronaca sul giornale mi avrebbe difeso. Oppure infilare in tasca la Beretta e lasciar perdere. Salvare la ragazza, se la sua vita con quelli poteva considerarsi una salvezza. Nel villaggio non c'era nessuno, nessuno avrebbe sentito il colpo. Delitto perfetto. Misi il colpo in canna e serrai l'indice. Fu allora che un gallo cantò lontano e mi venne in mente mio padre, che leggeva la Bibbia ad alta voce "Prima che il gallo canti mi tradirai". Uscii. Pioveva a dirotto. Attraversai il sentiero, presi un libro dalla casa della tonnara, e, malgrado la bufera, uscii in barca. In meno di tre ore avrei potuto raggiungere Miss Olga e partire con lei. Al largo mi investì la luce di un faro, prima un motoscafo, poi un altro, mi accostarono e abbordarono la vecchia barca a vela. Rao m'era sempre sembrato orribile, ma in quella luce violetta il suo naso rotto e gli occhietti porcini erano davvero mostruosi. La ragazza invece, bagnata, pallida e feroce, aveva il volto di un angelo perduto: "Solo uno sciocco come te, Max, poteva salvarmi la pelle. Che t'ha preso? Amore o viltà".
L'amavo, credo, ma nella pioggia le sputai in faccia.
Rao levò la lama di tasca, la ragazza atterrì. Strabuzzò quegli occhi smeraldini, guardandosi attorno. Il mare agitava, le onde risalivano lo scafo e dissolvevano distanze. La ragazza era confusa, mi sentii più generoso. Avevo la Beretta e il colpo in canna. Le porsi così il libro del professor Orso, e dissi: - E' davvero tuo, ora. - Alla vista del libro, Rao si calmò. Quel libro era ancora ciò che voleva. La ragazza scoccava strani sguardi di aiuto, solo allora, forse, mi divenne davvero complice.
D'altronde, liberarla aveva significato scomparire, e questo lei non lo poteva capire. Miss Olga andava eliminata, avrebbe potuto tornare alla casa della tonnara e accorgersi di tutto.
- Libro maledetto!..., - la ragazza scaraventò il libro tra le onde sempre più alte. Rao non mostrò che decisione, affondò la lama nella ragazza che crollò senza un grido. La vidi morire così, una eco di odio mi costrinse all'azione. Uno della banda si gettò tra le onde a riprendere il libro. Lo scagnozzo era stato un assistente del professor Orso, mi aveva già costretto alla tonnara e io lo odiavo. Lo seccai mentre era ancora in tuffo.
Rao non aveva ancora voglia di morire, e mi raccontò tutto. Gli altri due, che non avevo mai conosciuto, non osarono muoversi. Senza sapere della mia Beretta, probabilmente scarica.
Il professor Orso - raccontò Rao - era uno di quei cattedratici che negli anni ottanta decisero vita e morte di un animale mai visto prima. Si trattava di un uomo troppo simile a un pesce, o di un pesce molto simile a un uomo. Anche come scienziato, non saprei distinguere. Il professor Orso aveva però raccolto prove decisive per affermare (non volle divulgarlo e per questo morì) che quel soggetto aveva un linguaggio evoluto. Un giorno mi rivelò di essere riuscito a individuare più di mille fonemi tra loro differenti. Riconobbe la possibilità di un linguaggio progredito, facilmente utilizzabile nelle comunicazioni governative. Sarebbe stato sufficiente combinare quei suoni in brevi unità di senso: l'umanità avrebbe necessitato di un volume di parole per dire le stesse cose. Il professore aveva tra le mani un super individuo, dotato di una intelligenza e una forza che lui definì extraterrestri. Decidemmo così di acquistare la casa della tonnara, un laboratorio segreto in cui replicare un individuo femminile che gli permettesse di crearsi una discendenza che, prima o poi, sarebbe tornata utile.
Furono tempi felici.
Riuscimmo a riprodurre Miss Olga, una bella femmina in età già feconda. Miss Olga, però, si rivelò troppo feroce per i nostri scopi, e, dopo la tua nascita, assalì il compagno e lo sbranò. Il professore ordinò di lasciare entrare i tonni nella vasca e Miss Olga placò un po' della sua rabbia.
Tutto inutile.
Nei giorni che seguirono, seppi della ragazza. Finalmente, ora trovo il coraggio! Odio la causa di troppe morti: la ragazza è stata la ragione di tutto. Replicarla significò dare la vita a un mostro carico di risentimento. Miss Olga teme l'uomo. Solo tu, Max Blasis, puoi avvicinarla, e fermarla una volta per tutte.
Ancora ascoltavo le parole di Rao, e lentamente addomesticai il mio dolore. D'altronde, la ragazza aveva colto davvero nel segno dicendo che salvarla aveva significato ucciderla due volte. La prima, quando l'avevo strappata agli agenti del governo per sottrarle il libro (conteneva tutti i segreti sfruttati dal professore); e la seconda, trascinandola dal professor Orso che aveva deciso di manipolare le sue cellule e riprodurre una femmina più docile con la quale accoppiarmi.
In quel preciso istante, io, Max Blasis, nel pieno delle mie facoltà, ascoltai una voce. In alti schianti, le onde minacciavano lo scafo, ma il ritmo di quella voce era fin troppo nitido. Era un canto che ricordava il passo evangelico: avrei tradito? Potevo fare altro? Considero ancora il professor Orso mio padre, benché mio padre non lo abbia mai conosciuto. Miss Olga lo uccise, eppure il professore mi legge ancora la Bibbia: "Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato". Lo ricordo ancora indicare Miss Olga che nuota nel recinto della tonnara. Poi, invita Rao a domarla. Credo che il professor Orso si sentisse come se davvero la Bestia lo avesse ingannato, e lui avesse disobbedito.
Aspettava una punizione, Miss Olga era stata la sua punizione.
La voce, o una sua eco troppo compressa, sembrava sul punto di frantumarsi. Quel suono coccolava e seduceva, ancora.
Rao scorse il mare tutto attorno, spaventato. Il volto era deformato dal vuoto in cui brancolava, e si piazzò al timone. - E' lei! - sibilò tra i denti, e tentò di accendere i motori. I sopravvissuti saltarono sull'altro motoscafo. Le eliche presero a girare. Ascoltammo uno schianto di lamiere: lo scafo imbarcava acqua. L'equipaggio, ora, riconosceva di essere topi in trappola, non vi era più scampo e urlarono e bestemmiarono invano. Un'onda misericordiosa li travolse. Rao pregava. "Abbi un cuore retto e costante" - mormorò - "non ti smarrire nel tempo della seduzione." Faticavo a stare in piedi, non ci pensai molto: raggiunsi la vecchia barca a vela e mi allontanai di una decina di metri. Imprevedibilmente, il motoscafo di Rao prese fuoco.
Ascoltai un uomo inginocchiato, ridotto a una torcia umana, recitare l'Ecclesiastico, come era solito fare il professore prima di ogni esperimento. Rao, ormai null'altro che un demonio infuocato, pregava a voce alta: "Sta unito a Noi senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni". Era stata quella l'ultima lezione del professor Orso. Non avrebbe imparato altro. La bufera travolse l'imbarcazione, e Rao scomparve tra le onde. I flutti parvero molto placarsi, solo allora bruciava il giardino. Vivere oltre, Miss Olga restava l'unica. La tonnara era la casa perduta. Le sue spoglie erano già sotto sequestro, la memoria di un relitto che galleggia a lapide di un capitano affondato col vascello. Le nostalgie irruppero con una tale forza che non mi accorsi di essere osservato. La barca beccheggiò come se un gigante fosse stato aggrappato alla prua.
- Accetta quanto ti capita, e sii paziente nelle vicende dolorose. -
Ascoltavo ancora la voce sorgermi dentro. Qualcuno era alle spalle. Mi voltai di scatto e la riconobbi. A poppa, un colosso di nervi e muscoli troneggiava eretto. Aveva un volto lungo e inespressivo, occhi laterali tra loro indipendenti e una pelle a larghe squame per il respiro. Davvero quel corpo così lungo e agile sfidava tutte le leggi naturali. Miss Olga porse la fila di unghie retrattili che aveva per estremità.
Indietreggiare lentamente e attendere l'aggressione. Accarezzai la Beretta, sicuro di impugnarla. Quella di Miss Olga era tenerezza, invece. Tra gli uomini aveva capito quanto un gesto li rendesse migliori e imitava, come poteva, un sentimento.
- Credi che ucciderei mio figlio? -, ma sentii di odiare. Aveva ucciso, anche il professor Orso, benché lui avesse cresciuto me e creato lei, e quella commozione sembrò finta, inutile. Essere trasformato, dolorosamente trasformato in uomo, era stato giusto? Il professor Orso decise, il limite era oltrepassato. A suo modo mi voleva bene, il professor Orso.
- La vendetta andava conclusa, - la voce rimase interiore, Miss Olga non emetteva suoni - e tu, Max, mio unico figlio, saresti ora pronto a conoscere gli abissi marini, è lì che noi siamo destinati a vivere. -
- Appartengo all'umanità, adesso. Ho perso i tuoi poteri, e non sono più una specie di pesce malvagio. -
Risposi gridando, come se difronte avessi un mio simile. Miss Olga capiva gli uomini, alla tonnara l'avevano presto scoperto.
- Non sai quello che dici -, la voce diventò più dura, feroce. - Ero uno schiavo al prezzo più alto. Il professore andava sepolto con la conoscenza del libro. In mare, la ragazza incontrò il mio compagno, impararono a dialogare e lui si fidò. Intuì la nostra sorte e mi chiese di ucciderlo. Non ho mai obbedito! -
Rimasi in silenzio. Non le credevo, e stretta in pugno la Beretta, presi lentamente la mira. L'indice accarezzò il grilletto. L'attimo era perfetto: nessuno all'orizzonte. Nemmeno un'ombra, nemmeno una nave. Miss Olga non aveva che quel nome da animale, e per l'umanità era una sconosciuta. Anzi, non apparteneva neanche alla comunità umana, e la sua morte non avrebbe coinvolto nessuno. La giustizia non è poesia, ma una bestia addormentata che si sveglia invocando vendetta, altrimenti dorme il suo complicato sonno. Appena Miss Olga vide sollevare la pistola, mi fissò con entrambi gli occhi, ora molto più vicini. Il mio carattere non era ancora stato domato, e se qualcosa di primitivo restava, vi era per lei speranza.
La sua, forse, non era stata una vita così vana.
Accuratamente portai la Beretta al bersaglio. Immaginai, solo forse per un attimo, quel cuore frantumarsi. Miss Olga appoggiò l'occhio sinistro alla canna e sussurrò di fare fuoco. Non ero pronto, cercavo ragioni per ucciderla. Mio padre era morto e il professor Orso era stato trovato strangolato tra le reti della tonnara. Le ragioni erano molte, non riuscivo però a fare a meno di lei.
Gridai, e il cane scattò a vuoto.
- Addio Max, sono felice che tu ora sappia -
Max Blasis non ricordava altro, confessò solo di essere rimasto in mare per tre settimane. La ammirava, persino. Nell'attimo che Miss Olga scomparve, quell'ultimo abbraccio gli sembrò l'abbraccio di una nostalgia vicina.
A lungo l'avevo cercato. Max Blasis, mio figlio.
Non conosce il mio vivere triste e attivo, non verrà mai a saperlo. Se sospettasse che tanto avevo già imparato da confondermi tra gli uomini, non mi avrebbe mai donato la sua amicizia. L'angelo ci divise, ma la vita ci unirà ancora. Sarà come quando nuotavamo alla tonnara, e il professor Orso vegliava la creatura che mi aveva affidato. Ora so che è tornata e aspetta. Andrò tra i fondali più inavvicinabili, certo che il professor Orso avesse ragione: - C'è un tempo per uccidere e un tempo per guarire, c'è un tempo per perdere e un tempo per cercare. -
Ritroverò Miss Olga, lo giuro!
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