FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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RITA
Fiorenzo Ranieri
L'uomo stava appoggiato allo schienale della panca, sul tavolo aveva lasciato mezza bottiglia di vino, un poco di formaggio nel piatto e qualche pezzo di pane. Nel locale c'erano pochi avventori e l'oste era scomparso dietro una tenda, forse in cucina. Una finestra era aperta e il vento caldo entrava carico di polvere e di sabbia. Dall'altra parte della casa le facciate delle case brillavano al sole: sotto un portico diversi bambini giocavano diversi giochi tutti insieme, andavano in bici, calciavano un pallone, accudivano bambole, si rincorrevano. Una bambina giocava a stendere il suo immaginario bucato. Sua madre, tre piani sopra, stava invece stendendo nella canicola il bucato vero.
L'uomo uscì e si diresse alla bicicletta. Gettò appena uno sguardo alla donna in terrazza e fece un gesto con le dita. Poteva parere un moto involontario della mano, ma la donna capì, "ci vediamo più tardi", e dentro di sé sorrise. Anche la piccola aveva però capito, e di nuovo ebbe il dubbio su che fare, proteggere la madre o dire tutto al padre, anche a costo di una scenata o di essere punita. "Ci penserò dopo" decise, e si riavvicinò al gruppetto d'amiche che giocavano a campana.
Con la bici l'uomo prese un passo veloce, un po' per combattere il caldo, un po' per arrivare in orario al cantiere, giù al porto. Trovò gli altri operai al cancello d'ingresso, rientravano dopo aver consumato la colazione portata da casa.
- Eccolo Nicola il solitario, che ci lascia sempre soli e non dice mai dove va.
- Ha i segreti, con noi non parla.
Nicola fece un cenno col capo e un mezzo sorriso. "Avete voglia d'insistere, io di Maria Carla non dico una parola". Come gli altri, l'uomo tolse la camiciola e rimase in canottiera. La pelle era abbronzata a pezzi, chiara sotto le spalline, scura come quella d'un arabo dove aveva picchiato il sole. I muratori erano fieri del loro lavoro, da quando era finita la guerra quello era il primo edificio davvero nuovo costruito nell'area del porto. Si trattava in verità solo di un deposito per le merci, ma gli operai avevano un gran sollievo dall'aver smesso di portar via rottami e macerie dei bombardamenti. Nicola sui ponteggi tirava il cavo avvolto intorno alla carrucola e passava la malta ai compagni. Uno dietro l'altro i mattoni prendevano così la forma di una parete.
Mancava poco alle cinque, passò il capomastro e avvertì che era ora d'andare. Nicola si lavò veloce ad una fontanella e s'avviò in direzione della villa comunale dove aveva appuntamento con Maria Carla. Pedalava di lena nonostante la fatica della giornata di lavoro, aveva fretta d'arrivare. I momenti trascorsi insieme dai due amanti erano davvero pochi, ogni bacio sembrava rubato al destino, una vincita alla S.I.S.A.L.. D'un tratto l'uomo si sentì affiancato da una figurina, s'accorse che era Rita, la piccola di Maria Carla. La bambina correva come una furia, cercando in tutti i modi di tenere il passo con la bicicletta. Nicola fece finta di nulla, conosceva Rita di vista, ma non le aveva mai parlato. Poi si preoccupo', era chiaro che la piccola si era allontanata troppo dalla sua abitazione, quelle erano strade trafficate e piene di gente sconosciuta. Fermò la bici e si rivolse alla sua inseguitrice.
- Tu sei Rita, la figlia di Maria Carla. Che ci fai qui a quest'ora? Non è posto per te, devi tornare a casa.
- Stai andando dalla mamma. Io lo so.
- Che dici?
- Stai andando dalla mamma.
Gli occhi della piccola luccicavano, presto le lacrime sarebbero venute giù a goccioloni. Nicola si guardò intorno, imbarazzato, poi s'accostò al muro d'un palazzo, spingendo con sé Rita. Trasse da tasca un fazzoletto, provò a scuoterlo, poi lo passò alla bambina.
- Tieni, asciugati gli occhi. Ma che ti sei messa in testa?
Rita prese il fazzoletto, lo passò sulle gote e poi lo rese a Nicola, tutto in silenzio. Aveva lo sguardo basso come quando si viene brontolati.
- Ma lo sai quante ne prendi se scoprono che sei arrivata fin qui?
La piccola cacciò ancor più gli occhi nel selciato.
- Facciamo una cosa, Ora sali su in canna e ti porto fino al quartiere.
Rita acconsentì docile e si sistemò a cavalcioni sulla bici, reggendosi con le manine al manubrio. Con un po' di fatica, per via delle strade in pendenza, i due arrivarono all'imbocco d'un vicolo che portava dritto all'osteria e allo spiazzo con la casa di Maria Carla.
- Eccoci qua. Ora da brava scendi e va a casa. Tuo padre di sicuro è tornato dal lavoro e ti sta aspettando.
- La mamma a casa non c'è.
- E allora? Che centro io?
- Ha detto che andava dalla zia Mariella, ma io lo so che non è vero. T'ho visto oggi.
- Che hai visto?
- Che facevi segno alla mamma. Io lo so che vi vedete.
Nicola cominciò a sentirsi irritato. Si trattenne, non voleva maltrattare la piccola.
- Sentimi bene, Rita. I grandi non dicono bugie. Se la mamma ha detto che andava da tua zia, è vero. I bambini non possono capire le cose dei grandi. Ora fa la brava e torna a casa.
- Io non scendo.
- Ma senti questa! Ficcanaso e prepotente.
L'uomo sollevò di peso la bambina e cercò di deporla a terra, ma Rita tirò su le gambe. Lasciandola Nicola l'avrebbe fatta cadere. Rimase per un momento sospeso così, a cavallo della sella, un piede a terra e la piccola appesa alle braccia.
- O basta allora. Ti mollo giù e vado via.
Rita lo guardò dal basso, piegando indietro la testa. Sorrise.
- Tu non mi fai cadere.
- Perché?
Rispose Nicola sorpreso.
- Perché sei buono.
- Se sono buono fa quello che dico.
- No, se no vai dalla mamma.
- Dai, tira giù le gambe.
Ma quest'ultima cosa Nicola la disse quasi ridendo. Visto che Rita non si decideva, l'appoggiò con delicatezza a terra. La bambina si ritrovò seduta sul lastricato, subito si rialzò aggrappandosi alle brache di Nicola. Un paio di donne con le pentole piene d'acqua presa alla fontana pubblica si fermarono ad osservare la scena.
- E ora che fai?
- Ti tengo fermo, così non scappi. Pietro fece rapido dei conti dentro di sé. A insistere si sarebbero potute fermare altre persone e la faccenda avrebbe potuto prendere una piega davvero spiacevole. Poi Maria Carla a quel punto di certo s'era stancata d'aspettare e stava facendo ritorno al quartiere.
- Va bene, va bene, resto con te. Mi fai scendere dalla bicicletta?
Rita fece cenno di si con la testa, ma rimase aggrappata all'uomo anche quando fu smontato dalla bici.
- Mi posso mettere seduto?
Il muratore raggiunse il gradino d'una porta chiusa, appoggiò la bici al muro e si sedette. La bambina si accomodò al suo fianco, con i gomiti sulle ginocchia e le mani una dentro l'altra. Rimasero in silenzio per qualche minuto, poi Rita prese un sassino e lo tirò piano ad una sporgenza del marciapiede. Nicola, dopo un momento, lanciò anch'egli un a piccola pietra.
- Ci sono andata più vicina io.
Fece subito Rita, e rilanciò un sasso.
- Aspetta allora - disse Nicola - ci metto il fazzoletto.
Fece per alzarsi e subito Rita si riaggrappo' ai pantaloni.
- - Metto il fazzoletto e facciamo a chi lo prende. Non scappo mica!
Rita lasciò la presa, ma ancora non si fidava del tutto, seguì l'uomo passo passo, attese che il pezzo di stoffa fosse a terra, fermato ai quattro angoli, e tornò indietro con lui. Dal gradino iniziò il lancio dei sassini, prima in un silenzio concentrato, dopo poco con gridolini e sospiri per ogni centro e ogni errore. Nicola era più preciso e Rita s'arrabbiava.
- Cambiamo gioco. Questo lo sai fare?
Si trattava di lanciare in aria una pietra e, approfittando dell'attimo prima della ricaduta, afferrare prima un sasso, poi due, poi tre. Rita pareva più brava, d'altronde era allenata a queste cose. Ogni tanto si fermava per dare delle spiegazioni a Nicola, che sembrava un allievo un po' duro.
- Basta, cambiamo gioco.
Il muratore proiettò delle ombre sul muro illuminato dal sole che calava.
- Questo è un cane. Ora tocca a te.
Rita fece un coniglio, Nicola un coccodrillo, poi un elefante, un topo, un'anatra. Di nuovo Nicola vinceva e Rita voleva un altro gioco per rifarsi quando arrivò Maria Carla. La donna rimase per qualche momento ad osservare la scena a bocca aperta, poi piombò come una furia tra figlia e amante, afferrò la mano di Rita e la tirò via.
- Maria Carla, Maria Carla - gridò Nicola - Aspetta, ti spiego.
- Tu sei proprio matto.
Rispose la donna con un urlo dal vicolo, e poi tacque perché l'oste s'era affacciato dalla finestra del suo locale. Nicola capì che era meglio tacere, così si fece da parte mentre Maria Carla scompariva sotto il portico senza nemmeno voltarsi, strattonando Rita tutta torta che continuava a sorridere all'uomo e a fargli cenni di saluto con la mano.
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