FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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IL RITORNO
Fabrizio Ascani
L'uomo stava appoggiato allo schienale della panca, sul tavolo aveva lasciato mezza bottiglia di vino, un poco di formaggio nel piatto e qualche pezzo di pane. Nel locale c'erano pochi avventori e l'oste era scomparso dietro una tenda, forse in cucina. Una finestra era aperta e il vento caldo entrava carico di polvere e sabbia. Dall'altra parte della strada le facciate delle case brillavano al sole: sotto un portico alcuni bambini giocavano diversi giochi tutti insieme, andavano in bici, calciavano un pallone, accudivano bambole, si rincorrevano. Una bambina giocava a stendere il suo immaginario bucato. Sua madre, tre piani sopra, stava invece stendendo nella canicola il bucato vero.
Tutto uguale, come in un copione. Da una settimana ormai l'uomo tornava in quell'osteria con la speranza di trovare il coraggio di attraversare la strada.
Guardò il piatto. Una mosca si posò sul formaggio.
- Metti, metti una mano sulla pancia. Senti come scalcia la nostra bambina.
Sentiva con repulsione quei piccoli piedini che cercavano di farsi strada verso la vita. La vita. E della sua di vita? Nessuno aveva pensato alla sua vita, a come sarebbe cambiata. Nessuno aveva chiesto il suo permesso, nessuno aveva chiesto il suo parere. La sua vita non sarebbe stata più la stessa, non sarebbe stata più libera.
- Sono dodicimila.
L'aria mossa dall'oste fece volar via la mosca.
L'uomo tirò fuori dalla tasca destra i soldi e li poggiò sul tavolo accanto alla bottiglia di vino. Come sempre il conto gli veniva chiesto prima che avesse finito la consumazione. Era il segno di non essere gradito. Lentamente si riempì il bicchiere ma poi non bevve. Sul formaggio si riposò la mosca.
- Purtroppo oggi la trasmissione inizia con una di quelle notizie che non vorremmo mai dare.
La presentatrice parlava con una tristezza finta come il biondo dei suoi capelli.
- Credo che tutti ricordiate il caso di Alberto che abbiamo trasmesso la scorsa settimana. Alberto era un uomo tranquillo, che lavorava e amava la moglie. Insieme aspettano una bambina ma un tragico lunedì Alberto scompare. Saluta la moglie per andare a lavoro ma non arriverà mai a destinazione. Le ricerche della polizia e dei carabinieri fino ad oggi sono state vane. Dico fino ad oggi perché proprio questa mattina, purtroppo, è stata ritrovata l'auto di Alberto incendiata presso la pineta di Fregene. Dentro l'auto c'era Alberto, carbonizzato ed irriconoscibile. La polizia sta indagando su una possibile ipotesi di omicidio.
La presentatrice continuava a fare congetture impossibili Alberto guardava la TV del bar e tracannava birra. Strano, non aveva mai bevuto così tanto, era come se insieme ai vestiti aveva anche un po' di anima di quel barbone. Mandavano una puzza maledetta quei vestiti ma si sarebbe abituato presto sia alla puzza sia al suo nuovo nome sia alla sua nuova vita. Ma che vita sarebbe stata la vita di un barbone? Una vita libera.
Una finestra sbattè per la corrente d'aria: il vetro si ruppe, la mosca volò via.
- Porco mondo quante volte ti devo dire di tenere chiusa questa porta.
L'oste era rientrato di corsa e si dimenava come un ossesso verso un piccolo ragazzo di colore, forse indiano.
- È il terzo vetro che si rompe in un mese. Ma questo però te lo scalo dallo stipendio.
L'uomo si alzò lentamente e si diresse verso l'esterno. I vetri scricchiolarono sotto le sue scarpe. Un vetro più duro degli altri perforò la fina suola e infilzò il piede ma lui era troppo concentrato per notarlo. Portò il vetro fuori dall'osteria, gli fece attraversare la strada ed infine arrivarono al portico dove la bambina era ancora intenta a stendere i panni.
- Che fai?
- Stendo il bucato non lo vedi?
La bambina si allontanava piano piano, non per paura ma per l'odore di muffa che emanava l'uomo.
Oltretutto i vestiti erano trasandati abbastanza da far pensare: "mamma non credo vorrebbe che io parlassi con questo tipo".
- Allora sei proprio una brava bambina...
Possibile non riuscire a trovare niente di intelligente da dire?
- Come ti chiami?
Ecco una buona idea! Finalmente.
La bambina continuava ad allontanarsi "senza dare nell'occhio", così pensava lei, e aveva deciso che era meglio non rispondere più. Gli altri bambini intanto avevano smesso i loro giochi ed avevano iniziato a gironzolargli intorno. Lo prendevano in giro agitando le manine sotto i nasi o tirandogli la palla in testa. Lui cercava di schivare ma aveva i movimenti stanchi. Ad un certo punto il loro gioco diventò quello di darsi le spinte a vicenda cercando di mandare un proprio compagno a dosso al povero malcapitato. Cercava di darsi un contegno ma gli riusciva sempre più difficile.
Il brusio comincio a trasformarsi in chiasso e fece presto ad arrivare alle orecchie di chi stava tre piani sopra.
La mamma di Clara si affacciò per controllare la figlia. Chi era quel barbone che le stava così vicino?
- Non si può stare un attimo in pace.
disse sottovoce.
- Clara!
Gridò con quanto fiato aveva.
La bambina alzò lo sguardo e fu felicissima di aver la scusa per potersi allontanare palesemente da quell'uomo. Corse via prima ancora che la madre fece in tempo a gridare:
- Vieni su!
L'uomo rimase in quell'orda di ragazzini a subire ogni tipo di dispetto.
Un bimbo gli diede un calcio su un piede. Sentì un dolore spropositato. Ma che bambino era, pensò, a dare dei calci così. Si guardò il piede. Era in una pozza di sangue. Svenne.
- Se qualcuno ha visto Alberto è pregato di telefonare ai seguenti numeri...
diceva la voce della donna in TV. Era una donna dai capelli neri. Non meritava quella tristezza, era troppo bella, i suoi lineamenti troppo morbidi, la sua pancia troppo tonda, per sopportare una prova così grande.
La donna chiamava il suo uomo scomparso:
- Alberto. Alberto? Mi senti?
- Alberto. Alberto? Come ti senti?
L'uomo non rispondeva, era ancora intorpidito. Cosa era successo? Dove era? Finalmente vide due occhi neri ed il velo di nebbia scomparve velocemente.
- Barbara. Finalmente.
Finalmente rinasceva, rinasceva Alberto, rinasceva Barbara, rinasceva una famiglia.
- Papà!
Una voce di bimba lo svegliò. voltò la testa dal cuscino. La luce ed il caldo entravano nella casa. Clara era davanti la finestra. In controluce era possibile distinguere solo il suo fino contorno di bambina deperita dai tanti capelli neri ricci e scomposti.
La guardò come una sconosciuta. Poi si ricordò.
- Scusami.
Disse.
Diceva sempre cose senza senso a sua figlia, ma perché? Sarebbe bastato: "buon giorno" oppure: "ciao".
- Barbara dov'è?
Chiese alla bambina.
- Barbara?
- Barbara. Dov'è?
- Barbara?
- Barbara. Mamma. Mamma dov'è?
Forse aveva sbloccato.
- Ha! Mamma. Mi ha dato questo. Tieni.
Gli porse un biglietto scritto in fretta:
"Alberto. Devi: finire di stendere i panni, acconpagnare Clara a scuola, passare alla posta a pagare la rata del frigo. Addio!".
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