FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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SENZA TITOLO

Loris Binotto



Sto sbirciando attraverso un buco nella siepe. Mica facile, con questi rametti che tendono a scattare in fuori stile filo spinato mirando agli occhi. Potatura malfatta. Il problema più serio, le ginocchia, comunque si è risolto: non me le sento più da una mezz'ora. Bene. L'insensibilità mi aiuta a concentrarmi sulla casa. Villetta, dovrei dire. E' esattamente quel tipo di ciarpame residenziale che i geometri definiscono "villetta": due piani fuori terra più garage seminterrato e, certamente, tavernetta attigua. Nel giardino, betulle.
Ma la colpa non è di Lisa. Lei non è responsabile dei faretti sul prato e dell'antenna satellitare spadellata sul tetto a... Finalmente! Eccola.
Si è aperto il portoncino blindato e lei è lì, qui, a tre metri da me che mi emoziono e perdo l'equilibrio e mi spino la faccia e... C'è mancato poco. Scricchiolio di rotule come una fucilata nel silenzio. Ma lei non se n'è accorta. Guarda la luna, lei. Forza, bella, avvicinati ancora un po', abbassa quella dolce testolina, sì, così, vieni, altri due passi, ma, insomma! dài, come fai a non notare niente? Proprio lì, tra Dotto e Mammolo, dove dovrebbe starci Pisolo, non la vedi la terra che è scavata di fresco, tutta nera? L'ha vista. Ha già raccolto il volantino. Lo sta orientando verso la luce di un faretto. "Comitato di Liberazione dei Nani da Giardino" è scritto in grosso, quindi...

Quindi, per quel poco che la conosco, dovrebbe -
dovresti! - scoppiare a piangere... Maledetti rami che
mi tagliano la visuale. Piangi, Lisa. Piangi...
Ecco che viene, su: ecco la prima, timida lacrimuccia.
Povero nano dormiglione: stavolta pisolerà in eterno
quel nasobombato... Altre lacrime in caduta libera...
Bene. Benissimo. Pianto di bocca, ora, come quando
decapitai le dodici barbie a mia sorella Rosa, con la
ghigliottina mignon ancora sporca del sangue di
giacobino; aveva un bel vantarsene nonno Attilio del
suo esercito di rivoluzionari francesi, ammuffiti su in
granaio nelle loro redingote rosse... Te li regalo a te,
Ginetto, soldatini d'infanzia, quanto di più caro che
mi resta... E Gino za-zac, li decapita tutti, dal primo
all'ultimo. Nessun superstite, diobon.
Tientelo il foglio, Lisa, non strapparlo per carità. Papà
tuo avvocato lo archivierà come prova. Notti in bianco
per processare ignoti liberatori di nani - sei forte,
Gino. Trafiletti d'epoca sotto il lentone alla Holmes:
"Continua il ratto dei nani, colpito iersera un famoso
avvocato".
Illuminata dalla luna sembri uno spettro, Lisa.
Sembri lady Ligeia, diobon... Confidagli anche al
giornalista che questi qui sono (meglio erano) "veri"
nani d'autore, mica nanerottoli qualsiasi. Diglielo che
Pisolo era un'opera giovanile di Achille Tornabuoi,
scultore potentino amico di famiglia - specialmente di
tua madre.
Avevo un bel daffare con la tua tetta sinistra - uno
scemo in equilibrio sul sellone del PX -, a strofinarci
il gomito e sorbirmi quei discorsi apollinei sul decò e
il novò e il popo' dei tuoi cari amici-artisti (i
veterorealisti liceali: scoprire poi che te li scopavi
tutti... ma no, ti scopavi la loro arte presunta, l'unica
medicina che la tua fica griffata riesca a tollerare).
E vuoi che non ti uccida il nano del potentino? Prima
l'ho castrato a martellate - ce l'aveva duro come una
stalattite, il piccirillo. Non so se c'entri con stanotte,
ma un giorno o l'altro te lo dico, Lisa: sono stato io a
rapirti il nano Pisolo! Io, Gino! Così tenterai il colpo
basso: sia denuncia, ginocchiata o altro... Mi
sbroglierò, mi schiverò... Andrei anche in galera,
guarda. Così quando sarò evaso (non finirò di
scontare la pena) riscavalcherò il muro del tuo
giardino e qui, dove ora, ti tenderò l'agguato:
dall'ombra ti torcerò un braccio finché supplicherai di
smetterla e allora, diobon, lo sgancio fuori e te lo
sbatto in quelle chiappe callipigiche: eccolo il
monacuzzo calvo, Lisetta mia: senti come l'è feroce? E
sai perché? Perché non c'hai mai fatto un briciolo di
carità, troiona!
C'ho caro davvero che piangi, Lisa... Caro che mai.
Torna dentro, dillo a papi... Piangi... Piangi che mi
passa.

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