FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
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NELLO SGUARDO DEL TONNO
Chiara Carminati
L'uomo stava appoggiato allo schienale della panca, sul tavolo aveva lasciato mezza bottiglia di vino, un poco di formaggio nel piatto e qualche pezzo di pane. Nel locale c'erano pochi avventori, e l'oste era scomparso dietro una tenda, forse in cucina. Una finestra era aperta e il vento caldo entrava carico di polvere e sabbia. Dall'altra parte della strada le facciate delle case brillavano al sole: sotto un portico alcuni bambini giocavano diversi giochi tutti insieme, andavano in bici, calciavano un pallone, accudivano bambole, si rincorrevano. Una bambina giocava a stendere il suo immaginario bucato. Sua madre. tre piani sopra, stava invece stendendo nella canicola il bucato vero.
Da giurare che si sarebbe asciugato in un batter d'occhio.
L'uomo sbriciolò un pezzetto del pane che gli restava; l'afa asciugava le briciole. Dietro la tenda, l'oste canticchiava in sordina. Era l'unico suono all'interno del locale, all'infuori del vento, e del fruscio di un mazzo di carte da gioco ben consunte. Due giocatori proseguivano una partita sempre uguale, accanto ad un piatto di melanzane fredde. Il vento passava e ripassava, a ondate stanche.
Una macchina passò sulla strada, sgangherata e rumorosa. Frenò qualche metro oltre l'entrata della trattoria, e sollevò un nugolo di polvere. Dal posto di guida scese un ragazzo dai vent'anni scarsi. Salutò i bambini in bicicletta con un cenno della mano, scaricò dal bagagliaio una cassetta di pomodori ed entrò in trattoria.
<<Ciao Lupo - disse a voce alta, posando la cassetta sul bancone - Ti ho portato i pomodori, che ancora un poco mi dimenticavo>>.
L'oste riemerse dalla penombra del retrobottega. <<Che si racconta, Francesco?>> gli domandò stringendogli la mano.
<<Tieni, niente di che. Ho preso un altro tonno stamattina. Ha abboccato subito, neanche il tempo di pensarci su, sembra che il caldo li tiri scemi.>>
<<Oppure sei tu che diventi più bravo...>> ammiccò l'oste, asciugando un bicchiere. Francesco sorrise, compiaciuto ma già troppo uomo per darlo a vedere.
Con i gomiti appoggiati al bancone, il ragazzo si voltò a guardare i clienti della taverna. L'uomo al tavolo continuava a guardare fuori dall'unica finestra aperta. Francesco fece all'oste un cenno interrogativo nella sua direzione. L'oste si strinse nelle spalle. <<Di' a tua madre che le devo pagare anche quelli della settimana scorsa>> aggiunse. Francesco annuì, ma non accennò a partire. Guardava la partita di carte, senza un particolare interesse. L'alito del vento spostava a tratti regolari le fettucce di plastica colorata della tenda d'ingresso. S'intravedevano i bambini: abbandonati i giochi, si erano riuniti attorno ad uno di loro.
Con voce che voleva sembrare distratta, Francesco chiese: <<E Rita, non viene oggi?>>
L'oste si voltò a posare due bicchieri sul piano di marmo, forse per nascondere un sorriso. <<Rita lavora al bar della spiaggia da ieri mattina. Tutta l'estate>>.
<<Ah>> commentò Francesco, dondolando un ginocchio. <<Ah>>.
<<Sta' attento che non te la soffino i motoscafi...>> disse uno dei due giocatori, senza alzare gli occhi dal ventaglio di carte. Francesco ebbe un moto di stizza, ma poi sorrise. <<Siete solo degli imbecilli!>> esclamò, ed uscì in strada.
L'uomo al tavolo si accese una sigaretta, seguendo Francesco con lo sguardo. Il ragazzo scostò con un calcio un pallone impolverato che era rimasto in mezzo alla strada, risalì in macchina e la riaccese. Il motore si ingolfò tossicchiando. Francesco riprovò ad accenderlo, poi rinunciò, scese sbuffando dalla macchina e s'incamminò con le mani in tasca lungo la via.
Il giocatore di carte commentò qualcosa sottovoce, scuotendo la testa bonariamente.
Dal suo angolo, l'uomo al tavolo si alzò. Pagò all'oste ciò che gli doveva per il pranzo, e sparì nella luce accecante del pomeriggio.
La piazza della chiesa terminava su un vecchio muretto di sassi bianchi, in cima ad un pendio coperto da piante di capperi. Francesco guardava verso la spiaggia, o verso il mare scuro. Alle sue spalle, anche il cielo cominciava ad incupirsi, ed una coltre densa di nubi si avvicinava trascinata dal vento.
L'uomo si fermò, in piedi, a qualche passo dal ragazzo. Francesco riconobbe lo sconosciuto della taverna, e lo salutò, diffidente, con un cenno del capo.
<<Gran bel posto>> osservò l'uomo. <<Se non fosse per quelli...>>. Tre motoscafi stavano ormeggiati ad un moletto di cemento, mentre un quarto volteggiava sulle onde increspate. Francesco guardò l'uomo di sbieco, sospettando una canzonatura. Ma il tono era sincero.
<<Roba da ricchi>> rispose il ragazzo, distogliendo lo sguardo.
<<Certo, certo>>. L'uomo parlava con un accento della capitale, la voce grave, appena raschiata dal fumo. Sugli occhiali scuri si specchiava la linea dell'orizzonte. <<Eppure, non si è mai troppo poveri, se si ha coraggio>>.
Il vento rotolò sulla piazza una palla di sterpi.
<<Che vuol dire?>>
<<Vuol dire che se sei abbastanza bravo per prendere all'amo i tonni, non ti tirerai di certo indietro davanti a qualche pollo di città>>. Francesco rimase silenzioso. <<Pensa: con un aggeggino del genere puoi portarti a spasso la bella tutti i fine settimana, in un lampo sei in città, e non devi neanche faticare per inseguire i tuoi pesci>>.
<<Storie. I pesci non si inseguono, si aspettano. E poi, a cosa serve parlarne? Quella roba non è mia, basta>>.
<<Potrebbe diventarlo, però. Immagina di scendere al bar, giù alla spiaggia. Immagina che ci trovi quattro squali dai denti finti che sussurrano parole belle alla tua cameriera...>> Francesco rimase impassibile. <<Immagina di sfidare uno di loro. Una scommessa. Chi arriva primo allo Scoglio del Baffo, a nuoto. Il suo motoscafo contro...>>
<<...contro?>> lo incalzò Francesco, con aria di scherno.
<<Bah, poco importa, contro la tua vita se vuoi, in ogni caso sei sicuro di vincere.>>
<<Al diavolo il motoscafo, non sono così scemo. Basta un crampo e mi fotto l'esistenza! E se la fotte pure lui, date un occhio al mare... tra un paio d'ore sarà nero come pece vecchia, e agitato come uno zabaione. Solo un matto si metterebbe in acqua con un tempo simile. A nuoto, poi! Lo Scoglio del Baffo sta troppo in là, le correnti ti portano via come una foglia secca!>>
<<Ma cosa credi, che le scommesse siano fatte per essere facili? Comunque, questa sarebbe semplicissima, per te. Promettigli in cambio la tua macchina, se preferisci... basta che tu sappia innervosirlo a tal punto che non riesca a tirarsi indietro nella sfida, e poi sarà un gioco da bambini. Ma li hai visti, quelli? Muscoli gonfiati così, e ci darei la mano che non sono capaci di fare due bracciate di fila! Gente che il mare lo ha sempre visto dal finestrino...>>
<<Nessuno arriva allo Scoglio del Baffo col tempo che si prepara>>.
<<Sei duro di capo. Ma forse hai ragione tu, meglio essere prudenti e lasciar perdere. Anche se...>>
Un rombo lontano annunciò l'avvicinarsi del temporale. Il vento soffiava a tratti, caldo, scompigliando i cespugli di erba secca.
<<Anche se cosa?>>
<<Anche se forse potrei aiutarti. La vedi quell'insenatura lì dietro? Ce l'ho anch'io un piccolo motoscafo, rosso, ancorato là. Basta che io ci sia sopra, e appena vedo arrivare una difficoltà passo a prenderti. Per un fuoribordo un po' di onde sono nulla>>.
Francesco non lo guardava in faccia. Seguiva con lo sguardo il quarto motoscafo attraccare, mentre il mare si agitava sempre più. <<Perché? - domandò - Perché mai tutto questo interesse per me? Che volete in cambio? Eh?>>
<<In cambio! - l'uomo abbozzò una breve risata - Voi giovani non avete davvero più il senso dei valori! In cambio non voglio nulla: faccio tutto questo perché mi diverte, perché sei un ragazzo in gamba, ed è giusto che la vita ti offra qualche possibilità in più, ecco tutto. Ma se non vuoi, pazienza. Io ora scendo giù al fuoribordo. Ho bisogno di qualcosa di fresco, una lemon del mio banco frigo farà l'affare. Se vuoi, sai dove trovarmi. Arrivederci>>. Si toccò il bordo del cappello di paglia, e partì a passi lenti.
Francesco dondolò il piede contro il muretto per un po'. Giù in spiaggia, quattro tipi bevevano e ridevano sulla terrazza del bar. Il vento agitava le frange degli ombrelloni e le cannucce di plastica giravano nei bicchieri. Rita uscì dal bar con un vassoio carico di altre bevande, le servì al tavolo e tolse i bicchieri vuoti. Uno dei quattro giovani alzò il bicchiere pieno nella sua direzione. Rita scosse la testa in segno di diniego, ma il giovane insistette. La ragazza rientrò nel locale. I quattro confabularono tra loro, poi quello del bicchiere si alzò, ed entrò nel bar.
Francesco balzò giù dal muretto con un'imprecazione, ficcò le mani nelle tasche posteriori e guardò sbuffando il mare mosso. Si voltò, e rincorse l'uomo. Lo raggiunse che era ancora sulla strada.
<<Il motoscafo è già pronto nella baia?>> domandò. L'uomo annuì con un solo gesto del capo. <<Pronto a partire in caso di pericolo?>>
L'uomo sorrise e tolse gli occhiali da sole. Guardò il ragazzo con due grandi occhi color cenere. <<Non ti preoccupare di nulla. - gli disse - Pensa solo a quello che guadagnerai...>> e con gesto eloquente indicò il molo.
Il lato destro della chiesa, quello verso il mare, sporgeva un poco sul sentiero, in modo da offrire ai passanti un pratico sedile di pietra. Durante i pomeriggi d'estate, e fino al tramonto, quel sedile era l'unico posto comodo e all'ombra di tutta la piazza
Ma di ombra non c'era più un grande bisogno: il sole se n'era ormai andato, inghiottito dalle nuvole. Il vento caldo continuava a soffiare, ma già i brontolii del temporale si facevano più vicini. La donna che poco prima aveva steso il bucato, nella casa lungo la strada, uscì a ritirarlo, e chiamò a gran voce la figlia perché rientrasse. La bambina, ferma sotto il portico a giocare con le bambole, finse di non sentire. Poco lontano si sentì un fischio, e lo scampanellio di qualche capra. Un cane abbaiò nell'aria tesa.
L'uomo si era sistemato sulla panchina della chiesa in maniera da vedere la terrazza del bar. Francesco scendeva per la strada, ravviandosi i capelli con gesto nervoso. L'uomo si accese una sigaretta e glissò gli occhiali da sole nel taschino della giacca. Francesco si avvicinò al tavolo dei quattro giovani. Rimase qualche attimo in piedi, probabilmente discutendo. Uno dei ragazzi si alzò bruscamente. Rita prese Francesco per un braccio, ma lui l'allontanò. Fece un gesto verso il mare, indicando lo Scoglio del Baffo. Il suo rivale scoppiò a ridere, e ci fu una serie di scambi verbali piuttosto accesi. Infine i due ragazzi scesero sulla spiaggia, si spogliarono rapidamente, ad un segnale di un altro del gruppo si tuffarono ed iniziarono la traversata.
Per arrivare allo Scoglio del Baffo bisognava proseguire verso il largo per circa un chilometro. Non era uno scoglio molto alto: per questo e per la sua forma allungata era stato spesso causa di incidenti alle imbarcazioni che non conoscevano il posto. Dall'alto del paese lo si vedeva bene, anche se con il mare in tempesta si confondeva con il grigio delle onde. Un tuono spaccò il cielo, e il primo scroscio di pioggia cadde violentemente sulla strada polverosa. Rita e gli altri tre corsero a ripararsi sotto le canne della terrazza. La ragazza teneva le mani sul viso. I due nuotatori si accanivano contro le onde, e da riva probabilmente li si intravedeva appena. Francesco era in testa, più abile e svelto. Ma anche l'altro non se la cavava male, per essere uno di terraferma. Esitava un poco nelle bracciate, ma filava abbastanza rapidamente. Coperto dalla grondaia della chiesa, l'uomo osservava la scena. La cenere si accumulava immobile sulla cima della sua sigaretta, mentre una tenda di pioggia gli cadeva ai piedi.
Quando Francesco capì che non sarebbe mai riuscito a raggiungere lo Scoglio del Baffo con le sue sole forze, si girò a controllare la posizione dell'avversario. La pioggia gli sferzava il viso mentre cercava di sollevare la testa, gli impediva la vista e la respirazione. Dapprima non vide nulla. Poi scorse un volto riemergere tra un'onda e l'altra, e delle braccia cercare un appiglio, una ventina di metri più indietro, per poi scomparire ancora, mentre il mare rombava minaccioso. L'altro si trovava in difficoltà. Forse stava addirittura affogando. Lui stesso faticava a tenersi a galla, e a controllare il respiro ansimante. Sempre annaspando, si girò in direzione della baia, cercando con gli occhi il motoscafo rosso dello sconosciuto, ma senza vedere nulla. In quell'istante, come un'allucinazione, ricordò lo sguardo del tonno. Il pesce preso all'amo. L'attimo di sbigottimento, prima della morte. Vide l'esca davanti a sé, enorme.
Un'onda più violenta delle precedenti lo ricoprì, costringendolo a nuotare sott'acqua, alla cieca. Francesco tirò il respiro finché potè, dirigendosi con tutte le sue forze verso il punto in cui gli pareva di aver visto sparire il ragazzo. Lo raggiunse, ma l'altro, fuori di sé dalla paura, cercò di aggrapparsi a lui. Francesco lo afferrò da dietro, passandogli il braccio sotto l'ascella, e cercando di tenergli ben alta la testa; puntò con tutte le sue forze verso la baia, sperando che l'uomo del motoscafo lo avvistasse e lo raggiungesse prima. In tutto quel tempo, Francesco non riusciva a togliersi dagli occhi l'immagine del pesce che abbocca all'amo, il boccone di morte. Impiegò le ultime forze per evitare che le onde li scaraventassero entrambi sulle rocce della baia. Stremato dalla fatica, riuscì a mettere in salvo anche l'altro nuotatore, che nel frattempo aveva perso conoscenza.
Ma quando si voltò verso l'interno della baia, aspettandosi di incontrare il motoscafo, la trovò completamente vuota.
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