FABULA - CIRCOLO LETTERARIO TELEMATICO
www: http://www.fabula.it/
email: staff@fabula.it







IL PASSATO E' QUI

Wilma Picci




L'aria intorno sembrava a dir poco pesante, in quel pomeriggio di luglio dal caldo afoso e dalla luce accecante. "E' il ritratto di lei", pensava l'uomo guardando l'allegra brigata di bambini intenti a giocare sotto il portico
Valdo (non aveva mai capito perché gli avessero affibbiato quel nome) mangiò ancora un po' di formaggio, si mise in bocca un pezzo di pane, si versò un po' di vino nel bicchiere e s'incamminò verso la porta del locale, dove una tenda a pioggia tratteneva fuori le mosche. Guardò ancora verso il portico e si appoggiò allo stipite della porta come se aspettasse qualcuno o qualcosa.
Di lì a poco una voce di donna, da una finestra al terzo piano, chiamò: "Giulia!". "Si, mamma", rispose la bambina che giocava a stendere i panni. "Vieni su che...." stava dicendo sua madre, quando vide l'uomo uscire dal locale e guardare nella sua direzione. "Maria", parve sussurrare l'uomo tra le labbra.
Dodici anni spazzati via di colpo dalla loro vita non le permisero di continuare. Si voltò anche la bambina, cercando di capire cosa spingesse quell'estraneo a guardare, con tanto interesse, la finestra di casa sua. La madre continuò: "....la cena è pronta!". La bimba si affrettò a raccogliere le sue cose, salutò i compagni di giochi e corse su per le scale. L'uomo sollevò il bicchiere che aveva in mano verso la finestra e sorrise. Lei non rispose e tornò in casa.
"Mamma, chi era quel signore?" Chiese Giulia, una volta in casa. "Non lo so amore", rispose lei, "forse solo un curioso". Il cuore le batteva forte, mentre lo diceva, e aveva paura che la bambina lo notasse.
Le era parso di vedere un fantasma. Dopo dodici anni di silenzio e rassegnazione sembrava impossibile che fosse comparso così all'improvviso. E poi, come aveva fatto a trovarla? Era stata una coincidenza. Si, non poteva che essere così. Si sentiva scoperta. Che cosa avrebbe fatto? E se avesse bussato alla sua porta? E se avesse fermato Giulia per strada? Mille domande le affollavano la mente, alle quali era consapevole di non poter rispondere.
Intanto, nel bar sotto casa, Valdo stava facendo quattro chiacchiere con l'oste e, tra una battuta e l'altra, ebbe le informazioni che cercava. Seppe che la madre di quella bella bambina era vedova (o almeno tutti credevano che lo fosse) e che si era trasferita in quel paese da circa undici anni. La bambina frequentava la scuola pubblica ed era veramente sveglia ed intelligente. Sua madre lavorava ogni giorno fino alle prime ore del pomeriggio, poi si occupava della casa e della figlia. E, nonostante fosse una bella donna, nessuno l'aveva mai vista con un uomo, anche se non le mancavano i corteggiatori.
Malgrado il gran caldo, un brivido attraversò la schiena dell'uomo, mentre un pensiero gli attanagliava la mente: "Le date", pensò, "coincidono. Non è possibile! Non posso crederci: me l'avrebbe detto! Non l'ha fatto, però, e ha preferito rifugiarsi qui. Io le avrei dato tutto, lei lo sapeva. Forse non mi amava abbastanza. Non può che essere questa la risposta! Devo vederla, devo parlarle, ho bisogno di sapere la verità!"
Chiese all'oste l'indirizzo di una pensione dove passare la notte e si diresse là per rinfrescarsi un po' e pensare al da farsi. Certo, non poteva capitarle in casa e spaventarla. Decise che l'avrebbe incontrata in un posto pubblico per farla sentire più tranquilla.
Una volta liberata la mente dalle decisioni più urgenti, il pensiero andò subito a colei che, in questa storia, era all'oscuro di tutto: Giulia. Continuava a cercare, nel ricordo fugace di quel visino, un segno, una somiglianza, un tratto che gli facessero sperare o temere che fosse sua figlia.
Si addormentò, alla fine, nell'angusta camera della pensione Taddei e sognò. Vide la piccola Giulia che piangeva, sua madre che l'abbracciava, cercando di calmarla, e lui che si sforzava di avere un contatto con loro per dare un po' di conforto, ma non ci riusciva: qualcosa glielo impediva e, ciò che era peggio, loro non lo vedevano né lo sentivano.
Si svegliò madido di sudore e guardò l'orologio sul comodino: le quattro e trenta. Cercò di riprendere sonno e, non riuscendoci, si alzò e uscì sul terrazzino, oltre la porta-finestra. C'era un'aria irreale, a quell'ora del mattino. Tutto era muto. Si sentiva solo il rumore e il profumo del mare oltre le case del centro, più alte del suo terrazzino, tanto da occultarne la vista.
Guardò davanti a sé: il piccolo centro dava qualche timido segno di risveglio; qualcuno, con l'ausilio dell'illuminazione artificiale, armeggiava in cucina nell'intento di prepararsi il caffè e cercando di non far rumore per evitare di svegliare il resto della famiglia. Erano gli operai della locale industria conserviera che aveva adottato l'orario estivo, anticipando di un'ora l'inizio del lavoro. Pensò subito a lei. Chissà se anche Maria stava alzandosi e preparandosi per andare a lavorare. E Giulia? Chi avrebbe badato a lei, mentre la mamma era al lavoro? Si sdraiò ancora sul letto e, mentre si lasciava prendere da tutti questi pensieri, si addormentò.
Maria, intanto, dopo avere compiuto una serie di gesti meccanici, che ormai ripeteva da anni, ogni mattina, stava quasi per uscire e dirigersi verso il suo posto di lavoro, ma tornò indietro per dare un bacio a Giulia, la quale, al tocco delle sue labbra, si svegliò. "Vai via?", chiese la bimba. "Si", le rispose la madre, "ma non ti preoccupare, è tutto pronto. Quando ti alzerai, andrai, come sempre, dalla moglie del portiere. Al mio ritorno, verrò a prenderti. Ma ora dormi, tesoro, ché è ancora presto." Le diede un altro bacio e se ne andò.
Era un po' preoccupata, ma la presenza della signora Bonini, la moglie del portiere del suo palazzo, la rassicurava. Maria aveva trovato in lei quasi una seconda mamma che aveva vegliato su di lei e Giulia ed era stata sempre disponibile per loro, soprattutto appena trasferite.
Quando Valdo si svegliò di nuovo erano le nove. Si fece una doccia, si vestì e uscì alla ricerca di un posto dove poter fare colazione. Trovò un locale sul lungomare: aveva i tavolini disposti fuori e alcuni ombrelloni li riparavano dal sole. Si sedette e ordinò un cappuccino e una brioche, pensando a cosa avrebbe fatto fino alla fine del turno di lavoro all'industria conserviera. Immaginò che Maria lavorasse lì, visto che quasi tutte le persone del paese lo facevano.
Girovagò per un po', ammirando i monumenti e tutto quello che il posto offriva, come un normale turista. Visitò la cattedrale sul lungomare, il parco, la fontana monumentale e i bellissimi palazzi settecenteschi. All'una del pomeriggio si ritrovò alla trattoria dov'era la sera prima e decise di fermarsi lì per il pranzo. Si sedette al solito tavolo, dal quale poteva vedere la strada e il portico, dove non c'erano più i bambini a giocare: erano tutti a pranzo o a riposare, cercando di evitare il caldo di quell'ora del giorno.
Erano circa le quattordici e trenta quando vide Maria girare l'angolo in fondo alla strada e dirigersi verso casa. Valdo stava sorseggiando un caffè freddo, posò il bicchiere sul tavolo e, con il cuore in gola, si diresse verso la porta della trattoria, deciso a fermarla.
Lei lo vide, istintivamente pensò di evitarlo o far finta di non conoscerlo, ma, quando fu a due passi da lui, non ci riuscì e rallentò il passo. "ciao Maria", le disse lui timidamente, "finalmente riesco ad incontrarti". La convinse ad ascoltarlo e si avviarono verso la villetta lì vicino, si sedettero su di una panchina all'ombra e cominciarono a parlare. Come colonna sonora di quell'incontro solo il rumore del mare, appena oltre le case che costeggiavano la pineta.
Valdo vedeva, nei tratti della donna che gli stava di fronte, la ragazza che aveva tanto amato dodici anni prima, per la quale sarebbe stato disposto a mettersi anche contro la sua famiglia, ma lei era sparita all'improvviso senza lasciare traccia di sé. Quella ragazza era lì di fronte a lui, magari un po' più stanca e meno curata di allora, ma con la stessa bellezza, la stessa dolcezza negli occhi cerulei e la stessa determinazione.
"Tua madre fu molto chiara", gli stava dicendo Maria, "mi spiegò come avrei potuto rovinare la tua carriera, rendendo pubblica la nostra storia e costringendoti a lasciare la figlia del giudice Laurenti, grazie al quale ti si sarebbero aperte molte porte dopo la laurea. Che diritto avevo io di distruggere la tua vita e toglierti tutto quello per cui avevi lavorato fino ad allora? E poi c'era Giulia, ero già incinta di lei e, siccome ti amavo, per non danneggiarti con la mia presenza, ho deciso di lasciare il lavoro e andarmene per sempre".
"Che stupido che sono stato!" Ogni parola di Maria era stata, per Valdo, pesante come una pugnalata: "Sono stato solo uno stupido a dare retta ai discorsi che mi facevano. Mi dicevano che te n'eri andata con un altro, che non mi avevi mai amato, che volevi solo i miei soldi e non me. Erano riusciti a farmi vedere ogni tuo gesto d'amore, ogni tua carezza come una recita, una finzione allo scopo di incastrarmi. Non ci volevo credere, ma la tua improvvisa sparizione non mi aiutava a ricredermi. All'inizio ero troppo arrabbiato con te per ragionare con lucidità e distacco e così ho sposato la figlia del giudice Laurenti. Ma non è andata, lei non era te e così ci siamo separati. Si, all'inizio credevo che fosse la donna della mia vita, abbiamo avuto due bambini, ma poi, quando l'incanto è finito, circa due anni fa, è venuta fuori la verità su tutte e due. Lei è più attaccata alle cose materiali e al prestigio, ma la capisco, non aveva conosciuto altro nella vita. Io, invece, ho sempre cercato qualcosa di più: quella tenerezza, quella dolcezza e quella sincerità che avevo conosciuto solo una volta nella mia vita, con te.
E' stato allora che ho deciso di rivolgermi ad un investigatore privato per rintracciarti. Quando mi disse dove abitassi e che non c'era alcun uomo nella tua vita, mi decisi a venirti a trovare e chiarire ogni cosa una volta per tutte. Maria, sono disposto a fare tutto quello che vorrai pur di contribuire alla vostra felicità."
E' troppo tardi Valdo." Rispose Maria. "E' vero, io ti ho amato moltissimo e nessun uomo, che ho conosciuto dopo di te, ha retto il confronto. Ora, però, c'è una persona che io amo più di tutto al mondo: si tratta di Giulia. E' la cosa più preziosa che io abbia e non ho alcuna intenzione di sconvolgerle l'esistenza, facendo risuscitare un padre che lei ha sempre creduto morto. Ti prego, non chiedermi di farlo, non è pronta lei e non lo sono io. Nella vita ci si abitua a tutto, anche a quello che non vorresti."
C'era molta amarezza nella sua voce e Valdo la colse chiaramente, poi aggiunse: "Sono disposto a afre qualunque cosa mi chiederai, Maria. Permettimi almeno di tornare a trovarvi ogni tanto e prendermi cura di voi. Presentami pure a Giulia come un lontano parente del papà, ma permettimi di rivedervi ancora."
Maria ci pensò un po', era indecisa, non voleva riaprire vecchie ferite, ma una vocina dentro di se' le suggerì la risposta: "Va bene," disse, "ma dammi il tempo di preparare Giulia con calma". Si scambiarono i numeri di telefono.
La sera stessa Valdo partì con una speranza nel cuore: quella di ritornare a conoscere sua figlia. Da quel momento in poi, ne era sicuro, la sua vita sarebbe cambiata in meglio, perché in una sperduta cittadina vicino al mare aveva ritrovato quello che credeva di aver perduto per sempre.


ATTENZIONE!
Questo testo è tutelato dalle norme sul diritto d'autore.
L'autore autorizza solo la diffusione gratuita dell'opera presso gli utenti della banca dati e l'utilizzo della stessa nell'ambito esclusivo delle attività interne al circolo.
L'autore pertanto mantiene il diritto esclusivo di utilizzazione economica dell'opera in ogni forma e modo, originale o derivato